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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Argentina</title>
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		<title>Moira Millán denuncia il terricidio in Argentina</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 21:47:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Moira Millán ha sofferto da anni persecuzioni, minacce e il dolore di vedere il suo popolo massacrato, ma questa mapuche argentina non si è fermata e ha continuato a lottare per le popolazioni originarie. A 50 anni, questa weychafe (guerriera), una delle leader del Movimento delle Donne Indigene per il Buon Vivere, ha viaggiato per il paese da un capo all'altro combattendo per le sue sorelle, di fronte al terricidio e al costante femminicidio di coloro che sono vittime di pratiche aberranti in questo XXI secolo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12091" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-12091" alt="Moira Millan" src="/files/2021/04/Moira-Terricidio.jpg" width="580" height="343" /><p class="wp-caption-text">Moira Millan</p></div>
<p><strong>Moira Millán ha sofferto da anni persecuzioni, minacce e il dolore di vedere il suo popolo massacrato, ma questa mapuche argentina non si è fermata e ha continuato a lottare per le popolazioni originarie.</strong></p>
<p>A 50 anni, questa weychafe (guerriera), una delle leader del Movimento delle Donne Indigene per il Buon Vivere, ha viaggiato per il paese da un capo all&#8217;altro combattendo per le sue sorelle, di fronte al terricidio e al costante femminicidio di coloro che sono vittime di pratiche aberranti in questo XXI secolo.</p>
<p>In mezzo alla pandemia, l&#8217;offensiva continua e dal 14 marzo, Giornata Mondiale di Lotta contro le Dighe, lei e le sue sorelle hanno intrapreso una marcia da nord a sud del paese -per denunciare il terricidio come un crimine contro l&#8217;umanità e contro la natura- , che sperano di concludere a Buenos Aires il 25 maggio.</p>
<p>Tutto è iniziato nel 2013, racconta Millán in un&#8217;intervista esclusiva a Prensa Latina, che nel settembre di quell&#8217;anno partì per Ushuaia, la città più a sud dell&#8217;Argentina, per conoscere a fondo cosa stava succedendo con le donne mapuche e di altre varie etnie.</p>
<p>&#8220;Ad arrivare in ogni territorio, loro stesse, da varie comunità, sono venute a parlarmi dei loro problemi. Nel 2015 abbiamo realizzato una prima grande marcia delle donne indigene per il buon vivere, abbiamo presentato un disegno di legge alla nazione e ci siamo organizzate come movimento. Oggi siamo 500 delle 36 nazioni, dice.</p>
<p>Questa donna, che viene continuamente minacciata con frasi di odio, racconta che quando ha iniziato a ripercorrere il suo cammino attraverso Argentina era solo un sogno poter riunire le sue compagne in un movimento, e non aveva mai immaginato che sarebbe cresciuto così tanto.</p>
<p>STORIE EMOZIONANTI</p>
<p>Lì, in quella marcia, ha conosciuto storie strazianti, alcune che aveva vissuto in carne propria e una in particolare per la quale oggi tutti si battono, la nefanda pratica del &#8220;chineo&#8221;, un nome che all&#8217;epoca i creoli davano alle aborigene ragazze o adolescenti per i loro occhi a mandorla.</p>
<p>È abominevole. I creoli di un certo potere sociale ed economico scelgono ragazze tra gli otto e i 10 anni per violentarle, lo vivono come un rito di iniziazione, le bambine spesso muoiono a causa di queste violazioni, che a volte sono di gruppo, altre volte si suicidano, dice Millán. La situazione è ancora più dolorosa quando quelle bambine rimangono incinte.</p>
<p>&#8220;Questo purtroppo ha il consenso complice della comunità, tacciono, gli stupratori sono spesso politici, commercianti, personaggi illustri del paese e risarciscono le famiglie della vittima con una mucca o del cibo, ci sono stati addirittura casi che in cambio hanno dato un lavoro al padre&#8221;, denuncia la leader mapuche.</p>
<p>Millán si riferisce al caso di uno stupro di gruppo di una ragazza di 12 anni nel Chaco di Salta (nel nord-ovest dell&#8217;Argentina) e a questo hanno aggiunto l&#8217;obbligo di ingerire birra con pezzi di vetro. &#8220;Ci sono situazioni di stupro con oggetti, crudeltà sui loro piccoli corpi, mutilazione del seno, quello che succede è terribile&#8221;.</p>
<p>&#8220;Si passa attraverso il razzismo imperante, l&#8217;indifferenza sociale, l&#8217;indolenza di un&#8217;intera società che presume che i piccoli corpi di ragazze e donne indigene siano usa e getta, che la vita indigena non abbia valore, si svaluta&#8221;, dice uno dei volti più visibili della lotta delle donne native in questa nazione meridionale.</p>
<p>CONTRO IL TERRICIDIO</p>
<p>Insieme a questa battaglia, ne ha condotta anche un&#8217;altra, contro il terricidio, un concetto, esprime, che io personalmente ho costruito e che è accettato dal movimento delle donne indigene.</p>
<p>Siamo riusciti ad ottenere che si consideri un concetto che contribuisce a costruire una categoria penale, il terricidio come crimine contro la natura e contro l&#8217;umanità. È l&#8217;azione di uccidere i tre sistemi di vita che riconosciamo come popolazioni indigene: il mondo tangibile, il mondo percettibile e quello dei popoli, spiega.</p>
<p>L&#8217;assassinio dell&#8217;ecosistema, tangibile; il percettibile sarebbero i luoghi sacri, dove c&#8217;è un ecosistema spirituale, che rigenera il cerchio della vita, il latifondo ad esempio è una forma di terricidio, sottolinea.</p>
<p>I proprietari terrieri recintano i luoghi sacri dove dialogavamo con la natura per rafforzare il legame della vita. Oggi, osserva, è impossibile perché sono nelle loro mani. &#8220;Nel caso del sistema di vita dei popoli originari, è una struttura culturale che può contribuire a creare una matrice di civiltà&#8221;.</p>
<p>Millán esemplifica come le società multinazionali siano sparse in tutti i territori, accaparrandosi migliaia di ettari di terra, come nel caso dell&#8217;italiano Luciano Benetton, che ha usurpato circa un milione di ettari nella Patagonia ricca di minerali.</p>
<p>Parte di questi territori ricade nel bacino di interesse degli idrocarburi e la maggior parte dei latifondisti si insedia in luoghi dove c&#8217;è molta acqua dolce, minerali e petrolio.</p>
<p>&#8220;Le multinazionali godono della totale impunità, distruggono la vita dei territori, violano tutti i tipi di diritti dei popoli indigeni con la complicità dei diversi governi che si sono succeduti nello stato&#8221;, sottolinea.</p>
<p>RICONOSCIMENTO DELLA PLURINAZIONALITÀ</p>
<p>Dopo aver sottolineato che è molto complesso rivendicare diritti contro uno stato storicamente razzista, Millán chiede, a nome del movimento che lei e altri connazionali dirigono, il riconoscimento dell&#8217;autodeterminazione dei popoli, dei territori e della plurinazionalità dei territori.</p>
<p>Che lo Stato assuma una verità categorica, che non esiste un&#8217;egemonia cittadina, ma molte nazioni che sopravvivono nello stesso territorio. Siamo soggetti alla regolamentazione e all&#8217;omogeneizzazione della visione di un modello di paese con cui non siamo d&#8217;accordo, estrattivista, inquinante, predatore, che non rispetta la vita, dice.</p>
<p>Millán si batte oggi per il riconoscimento di alcuni territori dove c&#8217;erano popoli indigeni che, indica, mantengono in vigore le loro tradizioni. &#8220;Abbiamo il diritto di definire politiche in relazione alla nostra visione di popolo, nella salute, nella comunicazione, nei trasporti e nella produzione alimentare, nel modello educativo&#8221;.</p>
<p>Vorremmo anche che i diritti linguistici venissero rispettati per comprenderci a vicenda, aggiunge. A una domanda su cosa significhi vivere tra paura e forza mentre si difende un popolo massacrato da secoli, fa notare che entrambi i sentimenti si alimentano a vicenda.</p>
<p>&#8220;La paura è vinta dal desiderio di garantire la vita, di sognare un mondo migliore e di costruire un nuovo pane di solidarietà, giusto ed equo, con cui nutrire i sogni dei popoli verso l&#8217;autodeterminazione&#8221;.</p>
<p>Per Millán è molto importante non tacere, riferire, cercare di costruire ed elaborare proposte. Non possiamo aspettare condizioni miracolose per poterlo fare perché sono passati secoli e secoli di crimini contro di noi, di espropriazione, impoverimento, riduzione del territorio, afferma.</p>
<p>Bisogna usare molto coraggio per poter proporre quello che vogliamo, dove vogliamo andare, costa molto perché abbiamo l&#8217;incuria, la persecuzione, il silenzio maschilista di settori di potere nefasti, ma anche a volte dei mariti, delle autorità comunitarie, denuncia.</p>
<p>Al di là dell&#8217;accusa e dei messaggi odiosi, Millán afferma che continuerà a combattere con lo spirito weychafe che vive in lei e la fratellanza tra i suoi compagni di tutti i popoli, che a volte, dice, soffrono più di me.</p>
<p>Agli estrattivisti manda un messaggio: state attenti perché i vostri giorni da terricidi stanno per finire. &#8220;La terra nel suo movimento tellurico sta risvegliando le donne e i popoli del mondo per dire basta. Confido in quella forza della terra per porre fine a tanta morte&#8221;.</p>
<p>Infine, aggiunge che i popoli indigeni devono continuare a rivendicare i propri diritti alla spiritualità e alla costruzione di una nuova matrice di civiltà per questo pianeta che ne ha bisogno in tempi di così tanta crisi.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cinque chiavi geopolitiche per pensare America Latina nel 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 01:58:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11282" alt="america-latina-620x400-580x374" src="/files/2020/01/america-latina-620x400-580x374.jpg" width="580" height="374" />Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.  </strong></p>
<p>Probabilmente nell&#8217;anno 2020 ci saranno ancora più “focolai” rossi sui quali puntare la nostra attenzione, ma cerchiamo di dare priorità ed analizzare i 5 principali:</p>
<p><strong>L&#8217;asse progressista Messico-Argentina.</strong> Il ritorno del “kirchnerismo” e del peronismo nella terza economia latinoamericana non solo implica la sconfitta del progetto neoliberale “macrista” alle urne, essendo il primo presidente latinoamericano in tutto il ciclo progressista che non ottiene la rielezione, ma insieme al Messico conforma un asse progressista conformato da 2 dei 3 paesi latinoamericani membri del G20.</p>
<p>La buona sintonia tra Alberto Fernandez ed Andres Manuel Lopez Obrador, il cui governo inoltre è incaricato della presidenza pro tempore della CELAC (che avrà un primo incontro di conversazioni l’8 gennaio a Città del Messico) potrebbe dare un nuovo impulso all&#8217;integrazione regionale di un’America Latina agitata da golpe di Stato e ribellioni popolari. Benché ogni Presidente abbia molto da fare in casa sua per smontare il danno sociale neoliberale, con la rinegoziazione del debito di più di 50.000 milioni di dollari contratta con l’FMI nel caso di Fernandez, e le sfide per diminuire i tassi di povertà, disuguaglianza e violenza, nel caso di Lopez Obrador, sembra che ci sia un&#8217;intenzione per spingere una leadership regionale che nessun Presidente della destra latinoamericana può avere.</p>
<p><strong>Il golpe di Stato in Bolivia.</strong> Con Evo Morales protetto dal governo argentino e già molto più vicino alla Bolivia, i prossimi movimenti passano per la convocazione di elezioni il 6 gennaio (per il 3 maggio, con la presa di possesso il 6 agosto) e la designazione il 19 gennaio del candidato del MAS-IPSP, che tutto sembra indicare potrebbe essere Luis Arce Catacora, l&#8217;ex Ministro di Economia, artefice del miracolo economico boliviano, come una forma di ricorrere non tanto alla classe media bensì soprattutto alla tasca della gente comune, che rimarrà seriamente colpita in caso che i golpisti continuino nel potere. Il suo accompagnatore potrebbe essere un indigeno come l&#8217;ex Cancelliere Diego Pary, o un dirigente contadino come Andronico Rodriguez, Vicepresidente delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba.</p>
<p>Ma malgrado il MAS potrebbe essere il partito più votato nel primo turno, è necessario essere coscienti che quelli che hanno spinto il golpe di Stato in Bolivia non consegneranno il potere in un appuntamento elettorale, e faranno tutto quello che possono e non possono fare per mantenerlo. Il ritorno della DEA, USAID e dell&#8217;Ambasciatore degli Stati Uniti, come la privatizzazione di aziende pubbliche o la vendita del litio, non saranno facilmente messe a rischio dai golpisti e dai loro soci del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Venezuela.</strong> Nonostante abbia sofferto durante il 2019 un&#8217;aggressione militare, diplomatica e mediatica maggiore che quella che ha provocato la caduta del processo di cambiamento boliviano, ed un blocco economico che ha rubato più di 30 mila milioni di dollari di pesos dovuto alle sanzioni, Venezuela comincia il 2020 come uno dei paesi più stabili della regione, consegnando l&#8217;abitazione numero 3 milioni ai settori più umili (con una meta di 5 milioni di abitazioni per il 2025) e dedicando il 76% del PIB ad investimento sociale, qualcosa di inedito nel continente.</p>
<p>Questo 2020 ci saranno le elezioni legislative, il numero 26 dal 1998 (delle 25 anteriori il chavismo ne ha vinte 23) e se si riesce a riattivare l&#8217;economia e l&#8217;opposizione golpista si mantiene divisa, può essere l&#8217;anno in cui si consolidi la tappa post Chavez della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p><strong>Ribellioni anti-neoliberali.</strong> Con un capitalismo globale in fase di decomposizione, ed un modello neoliberale che non può garantire condizioni di vita degne per la maggioranza della popolazione, le mobilitazioni popolari che adottano differenti ritmi, intensità e leadership secondo il paese, saranno in aumento durante 2020. Se a questo si somma l&#8217;onda femminista che può convertirsi in tsunami proprio là dove la sinistra non assuma il femminismo come parte del suo orizzonte politico, si danno le condizioni affinché la destra non possa imporre il suo programma grazie alle lotte di quelle e quelli più in basso.</p>
<p><strong>Stati Uniti.</strong> Last but not least, l&#8217;elezione presidenziale colpisce in America Latina, dal Messico all&#8217;Argentina, passando per Cuba ed ovviamente Venezuela, oltre a Bolivia o Brasile di un sempre più discusso Bolsonaro e di un Lula che può dimostrare una leadership in libertà non solo politica, bensì sociale.</p>
<p>L&#8217;atto di inizio della campagna “trumpiana” eseguito a Baghdad mediante l&#8217;assassinio del generale iraniano Soleimani è solo la conferma della necessità che ha Trump di una guerra e vari nemici esterni per assicurarsi la rielezione.</p>
<p>Se il 2020 non ci troverà confessati, speriamo almeno di essere informati.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Carone il furioso o l&#8217;ira imperiale</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 01:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell'ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11250" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11250" alt="Mauricio Claver Carone" src="/files/2019/12/Mauricio-Claver-Carone-580x341.jpg" width="580" height="341" /><p class="wp-caption-text">Mauricio Claver Carone</p></div>
<p><strong>Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell&#8217;ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  </strong></p>
<p>Il direttore dei temi dell&#8217;Emisfero Occidentale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti non ha potuto sopportare nemmeno fino al momento della cerimonia presidenziale ed ha inoltre cancellato la sua riunione col Presidente Fernandez e con il suo ministro di Relazioni Estere. “Sfortunatamente, dovuto ad alcuni inviti ed ad alcune sorprese che abbiamo ricevuto arrivando, ho deciso di non andare e vado via presto. Non parteciperò alle riunioni di lavoro che avevo programmate per domani”, ha detto a Clarin il funzionario yankee, prima della sua partenza intempestiva.</p>
<p>Carone ha segnalato che ha trasmesso il suo dispiacere ed il suo messaggio e quello di Trump al nuovo segretario dei Temi Strategici dell&#8217;Argentina, Gustavo Beliz.</p>
<p>Il rappresentante dell&#8217;Imperatore non poteva ammettere simili sfide al suo potere. Era già di per sé abbastanza il percorrere migliaia di chilometri per rendere onori ad un binomio presidenziale che ha sconfitto chiaramente il delfino di Washington nella lite elettorale.</p>
<p>Benché non l’abbia detto pubblicamente -sarebbe stato umiliante -, il tale Carone deve avere considerato un pugno in faccia, la presenza di successo e molto seguita del Presidente cubano Miguel Diaz-Canel e l&#8217;evocazione frequente dello storico viaggio di Fidel in Argentina nell&#8217;anno 2003. Carone, di origine cubana, è uno dei furibondi macchinatori della raffica di misure anti-cubane promosse dal 2017 per l&#8217;amministrazione Trump. Il suo odio viscerale contro la Rivoluzione Cubana l&#8217;ha versato con accanimento contro il nostro popolo.</p>
<p>“&#8230;Abbiamo le migliori intenzioni di avere una relazione produttiva per aiutare Argentina a progredire ed affinché lui abbia successo (cioè il presidente Fernandez). Tuttavia, queste distrazioni non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina”, ha dichiarato il funzionario imperiale, tra il contrariato ed il minacciante. “Jorge Rodriguez e Maduro non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina. Evo Morales non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Rafael Correa non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Al contrario. Tolgono beneficio all&#8217;Argentina, e sfuocano quello che deve essere la priorità dell&#8217;Argentina, che è il benessere del popolo, e mi chiedo come possono lavorare bilateralmente con noi e con altri alleati”.</p>
<p>Carone, che è stato rappresentante statunitense nel vilipeso Fondo Monetario Internazionale, aveva offerto i suoi favori per propiziare la relazione di Alberto Fernandez con l&#8217;organismo finanziario. “Ma credo che debba sapere (sempre Fernandez) che, o ci mettiamo a fuoco nella relazione bilaterale, per aiutare i due paesi a prosperare, a promuovere la democrazia, i diritti umani e la crescita economica, o permettiamo che tutti questi dittatori di seconda e terza categoria continuino a minacciare ed a sequestrare l&#8217;emisfero e la politica dell&#8217;emisfero”, ha ammonito.</p>
<p>Per la Washington di Trump non è tempo di cerimonie. O si sta con lui o si sta contro di lui. Claver-Carone è un buon riflesso dei vigneti dell&#8217;ira che imperano nelle proprietà dell&#8217;impero. Dicono che ieri mattina l’hanno visto col viso rosso ed i denti stretti quando è atterrato in Argentina l&#8217;aeroplano che trasportava Evo Morales, ricevuto come rifugiato politico in questo paese. Ci sono governi genuflessi nella regione, eccome se ci sono!, ma rimane anche dignità ed una buona saggezza per questi lari.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Diaz-Canel ha assistito all’atto di solidarietà con Cuba nell&#8217;Università di Buenos Aires</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 01:15:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[solidarietà tra i popoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la presenza di Diaz-Canel si è svolto l’Atto di Solidarietà con Cuba nell'Aula Magna della Facoltà di Scienze Esatte dell'Università di Buenos Aires. Il Movimento argentino di solidarietà con l'Isola e l'Ambasciata cubana hanno organizzato questo incontro per l'amicizia tra i popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11243" alt="DiazCanelBuenos Aires" src="/files/2019/12/DiazCanelBuenos-Aires.jpg" width="580" height="326" />Con la presenza di Diaz-Canel si è svolto l’Atto di Solidarietà con Cuba nell&#8217;Aula Magna della Facoltà di Scienze Esatte dell&#8217;Università di Buenos Aires.</strong></p>
<p>Il Movimento argentino di solidarietà con l&#8217;Isola e l&#8217;Ambasciata cubana hanno organizzato questo incontro per l&#8217;amicizia tra i popoli.</p>
<p>Evocando il ricordo del Comandante in Capo, Fidel Castro, e la sua dimensione latinoamericana è cominciato l&#8217;Atto con l&#8217;intervento di Eugenia Mendez, argentina laureata della prima laurea dell&#8217;ELAM e membro del Movimento di solidarietà con Cuba.</p>
<p>Nel suo intervento questa notte nell&#8217;università, il capo di Stato ha sottolineato i tempi di cambiamenti e trasformazioni che vive Nostra America, ed ha condannato la dominazione imperialista, il neoliberalismo e le ingiustizie che generano nei nostri popoli.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto:Cancilleria Cuba/Twitter</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://twitter.com/i/status/1204163683032731648" >video di Diaz-Canel nell&#8217;Università di Buenos Aires</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11244" alt="DiazCanelArgentina" src="/files/2019/12/DiazCanelArgentina.jpg" width="580" height="347" /></p>
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		<title>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:15:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l'infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11140" alt="Che-Guevara-poster-2" src="/files/2019/10/Che-Guevara-poster-2.jpg" width="564" height="564" />(Lettera di Haydée Santamaria al Che Guevara, scritta dopo l&#8217;assassinio del Che in Bolivia)</strong></p>
<p>Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l&#8217;infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.</p>
<p>Come può essere certo, questo continente non merita tutto ciò; coi tuoi occhi aperti, l&#8217;America Latina avrebbe avuto ben presto il suo cammino. Che, l’unico che avrebbe potuto consolarmi sarebbe stato il fatto di essere andata con te, ma non ci sono stata, sono vicino a Fidel, ho fatto sempre quello che lui vuole che io faccia. Ti ricordi?, me l’avevi promesso nella Sierra, mi avevi detto: non rimpiangerai il caffè, avremo il mate. Non avevi frontiere, ma mi avevi promesso che mi avresti chiamato quando saresti andato nella tua Argentina, e dal momento che l&#8217;aspettavo, sapevo bene che l’avresti compiuto. Non può più essere possibile oramai, non hai potuto, non ho potuto. Fidel l’ha detto, deve essere vero, che tristezza. Non poteva dire “Che”, prendeva forza e diceva “Ernesto Guevara”, così lo comunicava al popolo, al tuo popolo. Che tristezza tanto profonda, piangevo per il popolo, per Fidel, per te, perché non potrò, oramai. Dopo, nella veglia, questo gran popolo non sapeva che grado ti avrebbe dato Fidel. Te l’ha dato: artista. Io pensavo che tutti i gradi erano pochi, limitati, e Fidel, come sempre, ha trovato quelli veri: tutto quello che hai creato è stato perfetto, ma hai fatto una creazione unica, ti sei creato a te stesso, hai dimostrato come quell&#8217;uomo nuovo sia possibile, tutti così abbiamo visto che quell&#8217;uomo nuovo è la realtà, perché esiste, tu lo sei. Che cosa posso dirti ancora, Che. Se sapessi, come te, dire le cose. Comunque, una volta mi hai scritto: “Vedo che ti sei trasformata in una letterata con dominio della sintesi, ma ti confesso che come più mi piaci è in un giorno dell’anno nuovo, con tutti i fusibili sparati e tirando cannonate tutte intorno. Quell&#8217;immagine e quella della Sierra (perfino le nostre liti di quei giorni mi sono gradite nel ricordo) sono quelle che porterò di te per uso proprio”.</p>
<p>Per questo motivo non potrò mai scrivere niente su di te ed avrai sempre questo ricordo.</p>
<p>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</p>
<p>Haydée</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Le menzogne dei fantocci di Trump</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 00:15:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Menzogne e capri espiatori sono le due leve fondamentali per fare politica del “trumpismo”. Si è già calcolato che il presidente statunitense dice 20 menzogne al giorno, con una produttività quasi insuperabile. I capri espiatori principali di Trump sono i messicani, responsabili di tutti i mali degli USA]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11094" alt="bolsonaro-1-580x385" src="/files/2019/08/bolsonaro-1-580x385.jpg" width="580" height="385" />Menzogne e capri espiatori sono le due leve fondamentali per fare politica del “trumpismo”. Si è già calcolato che il presidente statunitense dice 20 menzogne al giorno, con una produttività quasi insuperabile. I capri espiatori principali di Trump sono i messicani, responsabili di tutti i mali degli USA.</p>
<p>I suoi seguaci cercano di camminare in questa direzione. Bolsonaro ed i suoi fantocci mentono tutto il tempo e cercano di attribuire al PT i problemi attuali del paese, come se non avessero ereditato tre ani di governo disastroso di Temer. Allo stesso modo, la sconfitta del suo amico Macri li ha lasciati sconcertati. Un governo tanto buono che gli argentini non hanno saputo stimare, preferendo diventare un Venezuela ed esportare la sua popolazione verso Porto Alegre. (Lui non sa che tutti gli anni gli argentini vengono, ma a Florianopolis e non a Porto Alegre).</p>
<p>In un’intervista a Clarin, il ministro dell’Economia “pinochetista” di Bolsonaro, Paulo Guedes, credendo che gli argentini non sono informati sul Brasile, distilla le sue menzogne continuamente, e le più scandalose sono quelle che hanno a che vedere con Lula.</p>
<p>Un governo che ha 14 milioni di disoccupati, (fatto che non suppone nessuna preoccupazione), accusa Lula di non avere creato impieghi per i brasiliani. Lula, con il suo governo ha creato 22 milioni di impieghi formali per i brasiliani. Il PT alla fine del mandato di Dilma, in dicembre del 2014, aveva ottenuto, per la prima volta in Brasile, pieno impiego e l&#8217;economia in crescita. L&#8217;eredità che ha ricevuto Bolsonaro non è stata quella dei 12 anni di governo del PT, bensì quella dei tre anni disastrosi di Temer, responsabile della restaurazione della politica economica neoliberale.</p>
<p>Ma questo non era sufficiente, Guedes, colui che aveva promesso, insieme a Bolsonaro, durante la campagna elettorale, che l&#8217;economia brasiliana sarebbe tornata a crescere nel primo anno del suo mandato, adesso ha bisogno di uno o due anni in più, per superare la recessione. Tuttavia, per il quotidiano Clarin, Guedes sta guidando al recupero dell&#8217;economia brasiliana.</p>
<p>Così si comportano i fantocci di Trump e dell’FMI.</p>
<p>di Emiro Sader</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolsonaro si scaglia contro la formula presidenziale Fernandez-Fernandez</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 15:13:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che “banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere” in Argentina, in una nuova dimostrazione di ingerenza nei temi interni nazionali, dopo la vittoria di Alberto Fernandez nelle elezioni primarie di domenica. “Argentina sta affondando nel caos, Argentina comincia a seguire la rotta del Venezuela, perché nelle primarie banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere”, ha dichiarato il mandatario di estrema destra, in un incontro politico nel nordest del Brasile.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11081" alt="bolsonaro-ap-580x325" src="/files/2019/08/bolsonaro-ap-580x325.jpg" width="580" height="325" />Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che “banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere” in Argentina, in una nuova dimostrazione di ingerenza nei temi interni nazionali, dopo la vittoria di Alberto Fernandez nelle elezioni primarie di domenica.</strong></p>
<p>“Argentina sta affondando nel caos, Argentina comincia a seguire la rotta del Venezuela, perché nelle primarie banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere”, ha dichiarato il mandatario di estrema destra, in un incontro politico nel nordest del Brasile.</p>
<p>Bolsonaro da mesi sta dimostrando il suo appoggio a Macri e le sue politiche economiche neoliberali, e la sua preoccupazione per un eventuale ritorno del “kirchenrismo” al potere. Lunedì ha avuto un contrasto di parole con Alberto Fernandez dopo aver detto che, se vince il candidato peronista, Argentina percorrerà “lo stesso tragitto del Venezuela” e ci sarà un&#8217;ondata di rifugiati simile a quella che Brasile affronta nella sua frontiera col paese caraibico. Bolsonaro ha inoltre assicurato che la relazione con Fernandez sarà “conflittuale”, un fatto che potrebbe colpire Mercosur e l&#8217;accordo commerciale di questo blocco con l&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Fernandez ha replicato, segnalando Bolsonaro come un “misogino, razzista e violento”, ma ha scartato la possibilità che possano esserci problemi a lungo termine tra i due paesi. “Bolsonaro è una congiuntura nella vita del Brasile, come Macri è una congiuntura nella vita dell&#8217;Argentina”, ha dichiarato.</p>
<p>L&#8217;appoggio di Bolsonaro, che ha un&#8217;immagine negativa tra l&#8217;elettorato argentino, starebbe pregiudicando Macri e segna un atteggiamento di ingerenza senza precedenti in temi di un altro paese, qualcosa di poco abituale nella politica estera brasiliana, tradizionalmente equidistante nei suffragi stranieri.</p>
<p>(Preso da Pagina 12)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Macri, sconfitto e senza rotta con un’Argentina in fiamme</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 23:59:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caduta dei salari, una svalutazione enorme, negozi chiusi nell'attesa di un dollaro stabile, il presidente argentino Mauricio Macri affronta oggi una delle sue peggiori tappe, a quattro mesi dalla fine della sua gestione. Tutto è accaduto in appena una settimana, il Macri che segnalava con ottimismo che tutto stava migliorando e ratificava che il “cambiamento” -in riferimento alla sua coalizione politica - era la cosa migliore, già non c’è più. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11078" alt="Macri-2-580x330" src="/files/2019/08/Macri-2-580x330.jpg" width="580" height="330" />Caduta dei salari, una svalutazione enorme, negozi chiusi nell&#8217;attesa di un dollaro stabile, il presidente argentino Mauricio Macri affronta oggi una delle sue peggiori tappe, a quattro mesi dalla fine della sua gestione.  </strong></p>
<p>Tutto è accaduto in appena una settimana, il Macri che segnalava con ottimismo che tutto stava migliorando e ratificava che il “cambiamento” -in riferimento alla sua coalizione politica &#8211; era la cosa migliore, già non c’è più.</p>
<p>Lo stesso che il giorno delle primarie di domenica ha detto che queste elezioni avrebbero definito i prossimi 30 anni, sta vivendo in questi giorni uno dei momenti più tesi e complicati del suo governo.</p>
<p>Mentre gli specialisti segnalano che non trova la rotta, il mandatario cerca in tutti i modi di fermare la corrida cambiaria che tiene in tensione da tre giorni questo paese, dopo l&#8217;esplosione del biglietto verde che un&#8217;altra volta affonda la moneta argentina.</p>
<p>Ieri il mandatario ha chiesto scusa in un messaggio alla nazione per le dichiarazioni che ha offerto lunedì, un giorno dopo avere ricevuto un colpo elettorale che complica sempre di più la sua rielezione, e che abbia dato la colpa alla proposta popolare che dirigono Alberto e Cristina Fernandez, i suoi principali rivali.</p>
<p>Inoltre, ha annunciato un palliativo di misure che include il congelamento delle tariffe dei combustibili per 90 giorni, un incremento del salario minimo ed aumento di alcuni piani sociali, ma con cifre che, benché addolciscano qualcosa, rimangono molto basse rispetto all’impatto che ha sofferto la moneta nazionale.</p>
<p>D’accordo con gli specialisti, la svalutazione della moneta nazionale ha un impatto negativo molto più profondo del pacchetto di misure di contenimento che ha proposto il mandatario, che tenta di smuovere il più possibile il timoniere affinché la barca non affondi.</p>
<p>Nell&#8217;Argentina di questa prima quindicina di agosto, senza schema di prezzi in tutti i settori, oggi in processo di accomodamento e nell&#8217;attesa di che il mercato migliori, realmente l&#8217;effetto di quello che succede nel paese si sente già, ma si sentirà ancora di più la settimana prossima con gli aumenti in quasi tutti i servizi.</p>
<p>Ieri, lo stesso Macri ha perfino chiamato per telefono il suo principale rivale nelle urne per tentare di calmare le acque nei mercati e lo stesso presidente ha segnalato in un messaggio che l&#8217;aspirante presidenziale per il “Frente de Todos” ha detto che è disposto a collaborare.</p>
<p>“Si è dimostrato con l’intenzione di cercare di portare tranquillità ai mercati rispetto ai rischi di un&#8217;eventuale alternanza nel potere e ci metteremo d&#8217;accordo per mantenere una linea aperta tra noi due”, ha detto Macri.</p>
<p>Lo stesso Fernandez ha ratificato che è disposto ad aiutare in tutto ciò che che possa, ma ha anche sottolineato che il mandatario è Macri e la soluzione è nelle sue mani.</p>
<p>Mentre nel Governo revisionano i conti una ed un&#8217;altra volta e prendono misure, i ministri della Produzione, Dante Sica, e dei Trasporti, Guillermo Dietrich confidano che il dollaro si calmerà questo fine settimana.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: El Mundo</p>
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		<title>La destra distrugge i nostri Paesi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 22:18:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendendo l'Argentina ed il Brasile come riferimento, la destra ha come unico programma ed obiettivo la distruzione dei Paesi, del loro patrimonio nazionale, dei diritti dei lavoratori, delle politiche sociali, delle politiche di sovranità estere. Cerca soltanto di ridurre il profilo dei nostri Paesi,  affinché la politica estera statunitense torni a predominare, in modo totale, nel continente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10947" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10947" alt="Emir Sader" src="/files/2019/04/emir-sader.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Emir Sader</p></div>
<p><strong>Prendendo l&#8217;Argentina ed il Brasile come riferimento, la destra ha come unico programma ed obiettivo la distruzione dei Paesi, del loro patrimonio nazionale, dei diritti dei lavoratori, delle politiche sociali, delle politiche di sovranità estere. Cerca soltanto di ridurre il profilo dei nostri Paesi,  affinché la politica estera statunitense torni a predominare, in modo totale, nel continente.</strong></p>
<p>Prendiamo la situazione di questi Paesi 5 o 10 anni fa e compariamola con ciò che vivono adesso per chiarire che tipo di alternativa ha la destra per questi Paesi e, di conseguenza, per gli altri del continente che vuole governare.</p>
<p>I Kirchner hanno tolto l&#8217;Argentina dalla peggiore crisi della sua storia, facendo in modo che l&#8217;economia tornasse a crescere, ottenendo che l&#8217;esclusione sociale diminuisse in modo significativo, e gli argentini tornassero a inorgoglirsi del loro Paese ed a credere in un futuro migliore per l&#8217;Argentina.</p>
<p>Lula ha condotto il periodo più virtuoso della storia brasiliana, dopo essere stato il Paese più diseguale nel continente, più iniquo sulla scala mondiale nella guerra alla fame ed all&#8217;esclusione sociale. Ha fatto in modo che l&#8217;economia brasiliana superasse la recessione ereditata da Cardoso e crescesse con politiche di distribuzione dei profitti. L&#8217;immagine del Brasile nel mondo non era mai stata tanto positiva.</p>
<p>In pochi anni, dall&#8217;inizio del governo di Macri e del governo di Temer, l&#8217;argentina e il Brasile sono cambiati radicalmente, in tutto, e sempre in peggio. Le economie dei due Paesi sono ritornate a recessioni simili a quelle che avevano avuto come risultato dalle politiche neo liberali degli anni &#8217;90 e il prodotto interno lordo dei due Paesi cade in picchiata.</p>
<p>La struttura produttiva delle due economie si dissolve di fronte all&#8217;avanzata impetuosa del capitale finanziario. Le due economie sono dirette senza intermediari dai rappresentanti delle banche private, che smontano lo Stato e la struttura industriale che i due Paesi avevano costruito nei decenni.</p>
<p>I lavoratori e la popolazione non sono mai stati così senza protezione nei loro diritti. Sono decine di milioni di disoccupati strutturali, ormai senza speranza di riprendere i loro posti di lavoro. Sono sindacati debilitati nella loro capacità di negoziazione e di difesa dei diritti storici dei lavoratori. La grande maggioranza adesso non ha impiego formale né contratto e lavorano a cottimo a seconda delle necessità schiavizzanti del grande capitale. Le piccole e medie aziende illanguidiscono o semplicemente scompaiono, lasciando il posto ad economie totalmente controllate dal grande capitale monopolista, nel quale il potere del capitale finanziario privato è egemonico.</p>
<p>La disperazione e lo scoraggiamento sul destino dei Paesi e la vita della gente, tornano a imporsi.  La proiezione internazionale della leadership dei presidenti di questi Paesi danno luogo alla vergognosa immagine, dentro e fuori i Paesi, dei loro presidenti. L&#8217;insuccesso dei governi arriva dopo il Successo dei governi che li hanno preceduti.</p>
<p>Per questo le destre argentina e brasiliana hanno messo mano a tutti i loro strumenti, legali e illegali, per far cadere governi popolari e democratici e riprendere il governo, per distruggere il patrimonio pubblico, per togliere diritti ai lavoratori e per finirla con le politiche di inclusione sociale.</p>
<p>Gli uruguaiani, argentini e boliviani hanno di fronte agli occhi quello che i governi di sinistra hanno fatto nei Paesi della regione, in confronto a quello che i governi di destra fanno in Paesi come Argentina e Brasile. Che futuro vogliono per i loro Paesi?</p>
<p>di Emir Sader</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Vargas Llosa, l&#8217;affabulatore</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 22:54:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[affabulatore]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Vargas Losa]]></category>
		<category><![CDATA[narratore]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono pochi dubbi sulla qualità di Mario Vargas Llosa come narratore. Nonostante le sue ultime opere non abbiano lo stesso spessore letterario delle precedenti, il peruviano rimane un notevole scrittore. Come ho però dimostrato in un libro di prossima uscita “El Hecicero de la Tribu”, il suo talento come analista politico, volendo essere benevoli, non supera la mediocrità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10906" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10906" alt="Mario Vargas Llosa" src="/files/2019/04/Mario-Vargas-Llosa-580x388.jpg" width="580" height="388" /><p class="wp-caption-text">Mario Vargas Llosa</p></div>
<p><strong>Ci sono pochi dubbi sulla qualità di Mario Vargas Llosa come narratore. Nonostante le sue ultime opere non abbiano lo stesso spessore letterario delle precedenti, il peruviano rimane un notevole scrittore. Come ho però dimostrato in un libro di prossima uscita “El Hecicero de la Tribu”, il suo talento come analista politico, volendo essere benevoli, non supera la mediocrità.</strong></p>
<p>Chiaramente l&#8217;analisi politica non è il suo meglio, perché non conosce neanche le teorie e ancora meno la metodologia, il suo mondo, quello in cui naviga con maestria, è la finzione. Come lui stesso ha dichiarato più di una volta, uno scrittore è colui che scrive menzogne che sembrano verità.</p>
<p>L&#8217;eleganza e la precisione formale della sua scrittura, accompagnate sempre da un enfasi confinante con il fanatismo quando tratta argomenti politici o ideologici, esercitano una potente seduzione sui suoi lettori.</p>
<p>Ubriaco delle sue stesse parole, Vargas Llosa oltrepassa con assoluta tranquillità i limiti della finzione e si avventura nell&#8217;analisi politica e lì, su questo terreno scivoloso e in alcuni momenti traditore, scarica a destra ed a sinistra affermazioni colleriche quando reagisce di fronte a fenomeni o ideologie politiche che sono agli antipodi delle sue convinzioni.</p>
<p>Per questo, il colombiano Cesar Gaviria, che è stato segretario dell’OSA prima che, sotto la guida di Luis Almagro, questa istituzione affondasse in un’incancellabile ignominia, ha detto che a volte a leggere Don Mario “ho l&#8217;impressione che le sue capacità di analisi politica sia proporzionalmente inverse ai suoi meriti letterari, e dovrebbe ascoltare più frequentemente il ritornello che a tutti noi hanno insegnato da bambini: “calzolaio alle tue scarpe” (parla solo di ciò che conosci).” (El Pais, Spagna, 18 giugno 2000)</p>
<p>Non metterò mai in dubbio che Vargas Llosa possa manifestare liberamente le sue opinioni politiche o, come avrebbe detto il suo amico Octavio Paz, le sue vezzosità, che sono qualcosa che deve essere disgiunto dalle idee. Però l&#8217;aria pontificale con cui le emette come se fossero il prodotto di una minuziosa analisi e la complicità di chi le riceve e le riproduce sui mezzi egemonici, trasformano in verità irrefutabili un esercizio volgare di propaganda, per il quale il narratore si trasforma in un affabulatore. La recente intervista concessa ad un giornalista del quotidiano La Nacion di Buenos Aires lo scorso 25 marzo, in occasione della sua visita a questo paese per partecipare all&#8217;VIII Congresso Internazionale della Lingua Spagnola, che si celebrava a Cordoba, lo prova senza attenuanti. Prenderò solo due passaggi a titolo di esempio.</p>
<p>Nel primo si dice testualmente che “in questo momento l&#8217;umanità ha un privilegio che non ha mai avuto prima. Gli stati possono decidere se vogliono essere prosperi o poveri. E le ricette sono lì, provate. I paesi che hanno rafforzato la proprietà privata, l&#8217;impresa privata, il libero mercato e si sono aperti al mondo hanno progredito.”</p>
<p>Se questa sparata fosse certa bisognerebbe concludere, cosa che il peruviano non fa, che almeno i quattro quinti dell&#8217;umanità sono costituiti da profondi imbecilli, che al posto di vivere nella prosperità, preferiscono vivere nell&#8217;indigenza, senza case degne, senza educazione, salute pubblica, accesso all&#8217;acqua potabile e fognature. Siccome il nostro autore non ha formazione nelle scienze sociali non gli capita neanche di consultare alcune fonti insospettabili di essere contaminate con il virus populista o sinistrorso che tanto lo mantiene insonne.</p>
<p>Come Oxfam, per esempio, che, nel suo rapporto presentato al Vertice di Davos nel 2019 ha dimostrato che dal 2015 l&#8217;1% più ricco della popolazione mondiale possiede più ricchezza che il resto del pianeta; che le entrate del 10% più povero della popolazione mondiale sono aumentate meno di tre dollari all&#8217;anno tra il 1988 e il 2011, mentre quelle dell&#8217; 1% più ricco sono incrementate 182 volte di più. E, ricordiamo, la maggioranza di questi paesi poveri si sono visti imporre dall’FMI o dalla Banca Mondiale o dai loro succedanei regionali, le politiche di libero mercato e privatizzatrici dell&#8217;imperialismo, che con tanto ardore pubblicizza Vargas Llosa.</p>
<p>Parlando specificamente dell’Argentina, il narratore ritorna ad affabulare quando sentenzia che “questo paese è stato il primo della regione a sradicare l&#8217;analfabetismo. Adesso nessuno lo ricorda però se l&#8217;è proposto e l’ha fatto. La domanda è com&#8217;è successo che l&#8217;Argentina ha smesso di essere un paese prospero. E la risposta è facile: ha scelto la strada della povertà.”<br />
Due cose: la risposta non è semplice ma semplicistica, che non è la stessa cosa. Per di più è falsa in più di un significato. E&#8217; stata Cuba, dopo la Rivoluzione, il primo paese a sradicare l&#8217;analfabetismo in America Latina. E secondo, perché, se avesse avuto la prudenza di consultare le fonti statistiche argentine si sarebbe accorto che questo Paese, a differenza dei suoi tanto ingiuriati Cuba e Venezuela, non ha sradicato l&#8217;analfabetismo.<br />
Agli albori del peronismo, il censimento del 1947 registrava un 13,6% di analfabeti tra la popolazione maggiore di 10 anni.</p>
<p>Significa che dopo quasi settanta anni di politiche liberali, gestite dall&#8217;oligarchia di questo paese, quando, ipoteticamente, argentine e argentini hanno scelto la prosperità, il tasso di analfabetismo continuava ad essere considerevolmente elevato. Si è dovuto attendere fino al 1991 per farlo scendere fino al 3,7% e nel censimento del 2010, sotto il governo di Cristina Fernandez, il tasso è arrivato all&#8217;1,92%, che è quello che tecnicamente si considera il limite minimo per certificare la fine dell&#8217;analfabetismo in un paese.</p>
<p>Giudizio finale: bocciato in analisi politica per gravi errori metodologici.</p>
<p>Come disse Cesar Gaviria “Zapatero a tus zapatos”, Don Mario. Finiscila di dire menzogne affinché sembrino verità.</p>
<p>di Atilio Boron</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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