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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Antonio Guerrero</title>
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		<title>Antonio Guerrero presenta un libro a Camagüey</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 02:27:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[26º Feria del Libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il marchio della Casa Editrice “El Lugareño”, dell'Ufficio dello Storiografo della Città di Camagüey (OHCC), l'Eroe della Repubblica di Cuba, Antonio Guerrero, ha presentato oggi il suo libro “Ajedrez hacia la luz”. La pubblicazione raccoglie una serie di aneddoti, partite e cose accadute relazionati al mondo della gioco scienza dell'antiterrorista cubano, nella sua tappa di prigione negli Stati Uniti, dove è stato in contatto con Grandi Maestri, giocatori amatoriali, ed amici che dimostrarono la loro solidarietà con la causa dei Cinque.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9797" alt="Antonio" src="/files/2017/02/Antonio.jpg" width="580" height="435" />Con il marchio della Casa Editrice “El Lugareño”, dell&#8217;Ufficio dello Storiografo della Città di Camagüey (OHCC), l&#8217;Eroe della Repubblica di Cuba, Antonio Guerrero, ha presentato oggi il suo libro “Ajedrez hacia la luz”.  </strong></p>
<p>La pubblicazione raccoglie una serie di aneddoti, partite e cose accadute relazionati al mondo della gioco scienza dell&#8217;antiterrorista cubano, nella sua tappa di prigione negli Stati Uniti, dove è stato in contatto con Grandi Maestri, giocatori amatoriali, ed amici che dimostrarono la loro solidarietà con la causa dei Cinque.</p>
<p>A dire dell&#8217;autore, “Ajedrez hacia la luz”, risulta una fonte testimoniale di quello che significa la Rivoluzione per il mondo, “perché dimostra come un carcerato cubano si trasformò in oggetto di ammirazione e rispetto con un alto livello di riconoscimento internazionale”.</p>
<p>“Il libro non è una guida per imparare a giocare a scacchi; la sua trascendenza radica nelle esperienze che raccoglie, e l&#8217;attenzione e segni di appoggio che abbiamo ricevuto come Cinque nei 17 anni di prigione”, ha affermato Guerrero.</p>
<p>Precisamente il testo, che sarà messo in vendita nella Fiera Internazionale del Libro a Camagüey, raccoglie 17 acquarelli dedicati agli avvenimenti importanti della storia degli Scacchi a Cuba, e che saranno esposti prossimamente nelle gallerie del paese.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto dal Facebook di Randy Alonso</p>
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		<title>Testo sui Cinque tra le proposte della XXVI Feria del Libro</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2017 00:25:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il libro “Quello che giace attraverso il mare. La vera storia dei Cinque cubani”, del canadese Stephen Kimber, è stato presentato oggi a L’Avana nella Fiera Internazionale del Libro (FIL).  Gli antiterroristi Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, oltre all'intellettuale cubano Ricardo Alarcon, hanno presentato il lancio che ebbe come sede il Salone di Maggio del Pabellon Cuba.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9788" alt="Kimber" src="/files/2017/02/Kimber.jpg" width="350" height="467" />Il libro “Quello che giace attraverso il mare. La vera storia dei Cinque cubani”, del canadese Stephen Kimber, è stato presentato oggi a L’Avana nella Fiera Internazionale del Libro (FIL).  Gli antiterroristi Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, oltre all&#8217;intellettuale cubano Ricardo Alarcon, hanno presentato il lancio che ebbe come sede il Salone di Maggio del Pabellon Cuba.  </strong></p>
<p>Durante l&#8217;incontro, Alarcon ed i lottatori ringraziarono per l&#8217;appoggio brindato dall’autore del libro, che conobbe il caso dei Cinque mentre realizzava una visita turistica sull&#8217;isola e si arruolò da quel momento nella lotta per la loro liberazione.</p>
<p>“Questo libro è stato il risultato che noi abbiamo sempre cercato nelle persone attorno al mondo. E’ il processo che soffre una persona onesta che si trova davanti alla verità e si decide a diffonderla”, aggregò Renè Gonzalez.</p>
<p>Da parte sua Alarcon sottolineò quanto è stato determinante l&#8217;appoggio internazionale per il ritorno da Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Ramon Labañino, il 17 dicembre 2014.</p>
<p>Il governo degli Stati Uniti si vide obbligato a modificare la sua posizione per la pressione della solidarietà internazionale.</p>
<p>La presentazione dell&#8217;opera di Kimber si iscrive nelle attività che chiudono la 26º edizione della FIL e che hanno come obbiettivo denunciare il bloqueo che mantengono gli Stati Uniti contro Cuba.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>“Las palabras como armas”: compromesso rivoluzionario e costruzione identitaria, ecco l’esempio che Tony Guerrero ha trasmesso nel suo incontro con gli studenti universitari di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2015 00:09:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il periodo di riflusso politico che ebbe inizio negli anni Novanta del secolo passato, dopo il crollo dell’URSS e della maggior parte dei paesi socialisti, fu anche lo scenario di emergenza da parte di Cuba di fronte all’implementarsi delle azioni di destabilizzazione della Rivoluzione cubana da parte degli Stati Uniti del Nord America, la cui virulenza rese necessario che il popolo cubano e il suo governo aumentassero la propria vigilanza rivoluzionaria infiltrando i propri agenti della sicurezza di Stato in seno a quelle organizzazioni terroriste anticastriste con sede a Miami.

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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8667" alt="" src="/files/2015/05/Tony11.jpg" width="580" height="326" />Il periodo di riflusso politico che ebbe inizio negli anni Novanta del secolo passato, dopo il crollo dell’URSS e della maggior parte dei paesi socialisti, fu anche lo scenario di emergenza da parte di Cuba di fronte all’implementarsi delle azioni di destabilizzazione della Rivoluzione cubana da parte degli Stati Uniti del Nord America, la cui virulenza rese necessario che il popolo cubano e il suo governo aumentassero la propria vigilanza rivoluzionaria infiltrando i propri agenti della sicurezza di Stato in seno a quelle organizzazioni terroriste anticastriste con sede a Miami.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ da qui che nasce l’eroica storia dei Cinque eroi cubani, che misero da parte i propri affetti e la propria vita personale per difendere il proprio Paese da siffatte azioni terroriste organizzate dalla mafia cubano americana, e che per questo dovettero patire &#8211; inoltre &#8211; le sofferenze e le privazioni del duro regime carcerario statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un aspetto centrale di questa esperienza è il processo di costruzione dell’identità rivoluzionaria, fattore che ha reso possibile la Resistenza soggettiva alla barbarie carcerarie, come ha raccontato Tony Guerrero durante il suo incontro in un’aula piena di studenti dell’Università degli Studi di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo processo interiore, come quello inerente alla costruzione di un’identità collettiva, include la necessità di farsi proprio un universo di referenze capaci di dinamizzare la volontà, di materializzare sensazioni, di contrarrestare quelle forze centrifughe della soggettività individuale e che Tony Guerrero &#8211; rinchiuso in isolamento carcerario per 17 mesi consecutivi durante i 16 anni che ha dovuto scontare &#8211; è riuscito a trasmettere attraverso i suoi “versos sencillos”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, nel caso di Tony ciò che si evince dal suo incontro universitario “La palabra como armas” è che la dinamica di Resistenza della sua identità rivoluzionaria (la sua cosmovisione poetica) non è solo la materializzazione di un insieme di formulazioni teorico-ideologiche ma, anche, di una strutturazione di un immaginario politico &#8211; teoria e prassi &#8211; fortemente intriso di elementi propri di una cultura rivoluzionaria d’innegabile tradizione martiana, facilmente riconoscibile a partire dal trionfo della Rivoluzione cubana (1 gennaio 1959) e da colui che rappresenta &#8211; senz’altro &#8211; il più degno rappresentante, il comandante in capo di tutti gli umili della terra: Fidel Castro Ruz.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La “parola come arma”, vale a dire la poesia come strumento per interiorizzare le sofferenze delle carceri imperialiste statunitensi, in questo senso, ha rappresentato per Tony un elemento fondamentale tanto della costruzione della propria identità come rivoluzionario &#8211; fattore che traspare ascoltandolo narrare siffatta esperienza personale &#8211; come dell’esempio che ne viene fuori per tutti, là dove orbene si evince la condotta che deve mostrare un vero rivoluzionario di fronte a chi, dalla sua parte, ha solo la ragione della forza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ascoltando le parole di Tony Guerrero, davanti ad una platea di giovani universitari italiani, palesemente trasportati in cielo (come quelle farfalle cubane che diedero dignità alla sua vita carceraria), è impossibile disconoscere che i vincoli tra certe componenti del pensiero martiano e marxista rivoluzionario non sono affatto qualcosa di astratto o immaginario, ma rappresentano la forza della ragione di questi Cinque Eroi Cubani, degni rappresentanti dell’invitto popolo cubano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da siffatta prospettiva, si deve leggere l’incontro che si è tenuto presso l’università degli studi di Milano, cercando di interpretare al meglio le caratteristiche di una figura chiave dell’universo rivoluzionario cubano: quella di un eroe. La forma in cui questa figura rivoluzionaria si è articolata in un sistema di principi rivoluzionari e che nella interiorizzazione delle sofferenze carcerarie, nella conquista della libertà, costituiscono a loro volta uno degli esempi più alti della vita di un rivoluzionario che ha deciso di dare tutto per una giusta causa come quella della difesa della propria Patria e della propria Rivoluzione, contro le azioni terroriste e sovversive degli Stati Uniti del Nord America.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli studenti universitari di Milano non hanno ignorato tale esempio che è riuscito a trasmettergli Antonio Guerrero, oggi le sue poesie, le sue parole di amore alla vita e di indomabile Resistenza, riecheggiano nelle aule di quell’università e prendono il volo verso l’orizzonte, verso quel sol dell’avvenire che oggi, grazie a Tony, grazie ai Cinque eroi cubani, grazie a Fidel e Raul, grazie al comandante eterno Hugo Chavez, è diventato realtà e che si chiama: Patria Grande!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandro Pagani, scrittore e storico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>esclusivo per it.cubadebate.cu</p>
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		<title>Antonio Guerrero, uno dei cinque eroi cubani: «Chi considera Cuba un piccolo faro, dovrebbe desiderare il cambiamento anche a casa propria»</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/20/antonio-guerrero-uno-dei-cinque-eroi-cubani-chi-considera-cuba-un-piccolo-faro-dovrebbe-desiderare-il-cambiamento-anche-casa-propria/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 01:04:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già, la storia: Antonio, che ha ripetuto di rappresentare i cinque ma di voler essere considerato uno degli undici milioni di cubani, ha spiegato: «la storia del mio paese è piena di eventi importanti, forse quella di noi cinque non è così grande come quella dei nostri medici che in Sierra Leone hanno lottato contro l’Ebola», ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-full wp-image-8641" alt="" src="/files/2015/05/Tony.jpg" width="960" height="720" />«Come diceva il nostro eroe  rivoluzionario José Martí: “Un principio giusto, in fondo a una grotta, è più forte di un esercito”; e per un periodo le nostre celle, negli Stati Uniti, erano in pratica dei buchi. Ma noi siamo sempre stati determinati, mai deboli. Anche quando abbiamo pensato che forse saremmo morti in prigione. Non potevamo tradire un popolo che ha resistito a tutte le aggressioni.». <strong>Antonio Guerrero</strong>, uno dei cinque eroi cubani («los 5»), ingegnere, poeta e pittore, ha raccontato a Roma ad un evento organizzato da Associazione italiana Cuba e l&#8217;Ambasciata cubana in Italia, fra gli applausi, la sua lunga prigionia, sulla base di una <strong>sentenza di condanna per spionaggio oltremodo ingiusta</strong>: i cinque agenti cercavano solo di proteggere Cuba dalle attività terroristiche statunitensi che hanno costellato la storia dei due paesi.</div>
<div></div>
<div>Già, la storia: Antonio, che ha ripetuto di rappresentare i cinque ma di voler essere considerato uno degli undici milioni di cubani, ha spiegato: «la storia del mio paese è piena di eventi importanti, forse quella di noi cinque non è così grande come quella dei <strong>nostri medici che in Sierra Leone hanno lottato contro l’Ebola</strong>», precisando: «uno di loro mi ha raccontato che i dottori degli altri paesi lasciavano ai cubani le situazioni e i casi più difficili». Del resto «anni fa il presidente nordamericano Barack Obama disse che le decine di migliaia di medici cubani che salvavano vite nelle situazioni più disperate erano fra le carte vincenti di Cuba e perdenti per gli Usa». Tanto che «a soli 90 chilometri dall’impero che minaccia di portare il mondo alla catastrofe, la rivoluzione continua, Cuba resiste e continua a scrivere pagine importanti. E questo dimostra che un mondo migliore è possibile».</div>
<div></div>
<div><strong>La vicenda de «los 5» è servita a sensibilizzare molto le persone</strong>. Ma ad esempio gli statunitensi hanno potuto sapere qualcosa dei cinque solo quando loro sostenitori di diversi paesi hanno comprato una pagina a pagamento sul New York Times. Ma questo non basta: «Il popolo statunitense – e non solo &#8211;  vive disinformato, vive in un altro mondo. E’ che i grandi media, e le teste “pensanti” in molti posti del mondo cercano, nel loro interesse, di far sì che l’essere umano sia egoista. Ma ancora una volta, ricordiamo José Martí: “La vera persona non guarda a dove si vive meglio ma a dove si trova il proprio dovere”; ecco una delle grandi battaglie dell’umanità. Il nostro eroe diceva anche: “La morte non è vera, quando abbiamo compiuto bene l’opera della vita».</div>
<div></div>
<div><strong>Antonio Guerrero, ringraziando chi ha agito per la liberazione dei cinque agenti antiterroristi</strong> («la prima manifestazione di solidarietà pubblica la avemmo al ritorno in cella, dopo la terribile sentenza; tutti i detenuti applaudivano e ci incoraggiavano»), ha esortato i sostenitori di Cuba ad agire per il cambiamento anche a casa propria: «Se vedete Cuba come un piccolo faro che fa la differenza nel mondo, ognuno di voi dovrebbe avere il desiderio che il paese nel quale vive sia diverso. La lotta non può essere in una sola direzione. Noi abbiamo poche risorse, voi ne avete molte di più. Ma la porta della speranza è aperta».</div>
<div></div>
<div>Guerrero ha parlato del presente e del futuro dei cinque nel contesto della Cuba di adesso. «Non so che cosa faremo, l’importante è fare le cose con amore e per il bene di tutti. C’è tanto da fare, non riesco a immaginare come ci siano persone che la mattina si svegliano e non pensano a questo! E sempre per citare Martí: “Dimentica quel che hai fatto, concentrati su quello che devi ancora fare”. E anche <strong>“il miglior modo per dire è fare”</strong>…ma certo per adesso noi parliamo tanto, dappertutto, fino a quando daremo conferenze?&#8230;»</div>
<div></div>
<div>L’attualità è certo piena di dubbi, apparentemente confusa. «Adesso i media occidentali parlano – male – più del Venezuela che di Cuba. <strong>Dobbiamo appoggiare la rivoluzione in Venezuela</strong>, e studiare il pensiero di Hugo Chávez». I Cinque sono stati invitati a caracas dal presidente bolivariano Nicolás Maduro. Racconta Antonio: «La visita ci ha fatto capire la complessità, le sfide e i successi della rivoluzione avviata nel 1999. Quel paese ha diritto di decidere sul proprio destino, senza ingerenze. Saremo sempre dalla sua parte!». Guerrero ha anche raccontato della visita a un barrio, che prima della svolta bolivariana era come tanti altri in una situazione di totale miseria. Il riscatto è in corso, anche con l&#8217;aiuto della missione medica cubana, nel quadro della collaborazione fraterna fra i due paesi. Sull’avvicinamento agli Stati uniti, e sugli eventuali pericoli, rispondendo a una domanda dal pubblico Guerrero è stato chiaro: «<strong>Il capitalismo non è la soluzione per i problemi di questo mondo</strong>. Noi diciamo che così come finirono gli altri imperi, forse un giorno finirà questo incubo, ma fino a quel momento non sarà possibile una politica totalmente onesta e giusta con Cuba e con gli altri paesi. Per sostenere lo stile di vita degli Stati uniti, questi hanno bisogno per forza di dominare altri paesi. In precedenza, abbiamo visto quello che facevano a Cuba, adesso i meccanismi sono altri. Gli Usa avevano visto che stavano perdendo opportunità. Adesso cercano di inserirsi nella nuova apertura. E secondo me lo stanno facendo con un calcolo ben preciso».  Del resto, lo hanno anche dichiarato, sia Obama sia la Clinton per la quale «nonostante le buone intenzioni, la nostra politica di decenni di isolamento ha solo rafforzato la presa del regime di Castro sul potere». Molto chiaro.</div>
<div></div>
<div>Ma, ha continuato Antonio Guerrero, <strong>«noi cubani non siamo idioti</strong> Magari qualcuno pensa che i giovani cubani abbiano meno coscienza, meno senso storico. Ma questo vale anche per la gioventù italiana» (avremmo voluto dire ad Antonio: “mille volte di più”), «i tempi sono cambiati, ma io ho incontrato varie volte i giovani cubani e posso dirlo: le giovani generazioni hanno passato a Cuba momenti economici molto difficili – durante il <em>periodo especial</em> &#8211; ma continuano a difendere la rivoluzione. Hanno la responsabilità di succedere alla generazione storica della rivoluzione, e saranno loro a difendere il futuro di Cuba. Sono sicuro che loro conoscono il mostro. Siamo preparati. E adesso i nostri giovani sono anche in Nepal ad aiutare le vittime del terremoto. Questa è la gioventù cubana».</div>
<div></div>
<div>Tuttavia, gli abbiamo chiesto per <em>L’AntiDiplomatico</em> e per <em>Radio Habana Cuba</em>, malgrado la tenuta politica e morale dei cubani, non si profila il pericolo di una invasione del consumismo, la seguito di milioni di turisti statunitensi e degli altri aspetti dell’acercamento (avvicinamento) che sta sostituendo il bloqueo? Non sarà il consumismo a sconfiggere gli ideali della rivoluzione martiana, che in questo mondo è anche abbastanza marziana? Antonio, dopo tanti anni di assenza, come ha trovato Cuba? La sua risposta: <strong>«in 24 anni il mondo è cambiato. Cuba anche. Il consumismo non c’è a Cuba. </strong>Noi abbiamo la sfida di soddisfare i bisogni delle persone, non ha niente a che vedere con il consumismo. Basta stare a Cuba e confrontarla con altri paesi. Dobbiamo dare di più al popolo. Produrre di più. Eliminare la doppia moneta. Nel mondo di oggi nessuno sfugge alla povertà. E chi ha consumismo ha più problemi, ci sono più differenze. Hanno di tutto, incentivano la gente a comprare e la gente si sente sempre più frustrata. Noi cerchiamo di lavorare per migliorare il livello di vita delle persone, dopo il periodo especial.  Cuba non c’è consumismo. Ci sono più possibilità, di mangiare e di altro. E vogliamo che arrivi a tutti. Questo è quel che percepisco, dopo 24 anni di assenza». <strong>Quindi nessun pericolo di invasione? «Nessun pericolo, nessun pericolo. No hay peligro. No hay peligro. No hay peligro</strong>».</div>
<div></div>
<div>di Marinella Correggia</div>
<div></div>
<div>foto: Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba</div>
<div></div>
<div>da www.lantidiplomatico.it</div>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-8642" alt="" src="/files/2015/05/Tony1.jpg" width="720" height="480" /><img class="alignleft size-full wp-image-8643" alt="" src="/files/2015/05/Tony2.jpg" width="720" height="480" /><img class="alignleft size-full wp-image-8644" alt="" src="/files/2015/05/Tony3.jpg" width="960" height="720" /><img class="alignleft size-full wp-image-8645" alt="" src="/files/2015/05/Tony4.jpg" width="720" height="479" /><img class="alignleft size-full wp-image-8646" alt="" src="/files/2015/05/Tony5.jpg" width="720" height="540" /></div>
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		<title>Antonio Guerrero nel Festival di poesia di Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 20:39:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ass Amicizia Italia Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[Festival di Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[La città italiana di Venezia —i giorni 16 e 17 maggio—, è stata la sede del IX Festival Internazionale di Poesia “Palabra en el mundo”. Il Festival, contò con la partecipazione di poeti provenienti dal Messico, Vietnam, Francia, Italia e Cuba. Tra i quali risaltò Antonio Guerrero come invitato speciale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8631" alt="" src="/files/2015/05/Tony-a-Venecia.jpg" width="600" height="400" />La città italiana di Venezia —i giorni 16 e 17 maggio—, è stata la sede del IX Festival Internazionale di Poesia “Palabra en el mundo”. Il Festival, contò con la partecipazione di poeti provenienti dal Messico, Vietnam, Francia, Italia e Cuba. Tra i quali risaltò Antonio Guerrero come invitato speciale.  </strong></p>
<p>Non è la prima volta che Antonio Guerrero partecipa al Festival di Venezia. In tre edizioni anteriori, nonostante il suo confino nella stretta cella di un carcere nordamericano —con la categoria di “Presente en la Distancia”—, Tony e la sua poesia si erano fatte strada ed hanno conquistato molte voci per rompere il muro di silenzio con cui la stampa imperialista cercava di coprire ingiustamente il caso dei Cinque cubani condannati per lottare contro il terrorismo.</p>
<p>In maggio del passato anno, nel suo bel Messaggio Poetico diretto ai partecipanti all’VIII Festival, Tony aveva confessato: “La poesia è venuta a salvarmi”.</p>
<p>Ora, cinque mesi dopo la sua liberazione, la presenza fisica di Tony è stata un momento di gran allegria per tutti quelli quale si sono uniti alla grande battaglia per i Cinque in terra italiana.</p>
<p>La dottoressa Giuliana Grando, presidentessa del Festival di Poesia e del Circolo di Amicizia con Cuba Vittorio Tommasi, dando il benvenuto, sottolineò la gran importanza della presenza a Venezia dell&#8217;eroe della Repubblica di Cuba.</p>
<p>Da parte sua, a nome dei Cinque, Tony ringraziò per la solidarietà del popolo italiano e proclamò che —durante i lunghi anni di prigione—, il potere della poesia era riuscito a portare un raggio di luce e di libertà a lui ed ai suoi compagni.</p>
<p>Il Festival contò con la presenza di Alba Soto Pimentel, ambasciatrice di Cuba in Italia; Oneida Barò Estrada, console cubana a Milano; l&#8217;insegnante Susanna Regazzoni ed il professore Luiz Beneduz, rappresentanti dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari e Sergio Marinoni, presidente dell&#8217;Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.</p>
<p>Questo 17 maggio, sotto la direzione artistica della poetessa Anna Lombardo, nell&#8217;Auditorium dell&#8217;Università di Ca’ Foscari —in Piazza Margherita—i partecipanti al Festival hanno dato lettura ai loro versi e la lettura di Tony Guerriero suscitò una standing ovation del pubblico presente.</p>
<p>di Acela Caner Roman</p>
<p>foto di Silvia Favaretto e di Acela Caner Roman</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8632" alt="" src="/files/2015/05/6879-antonioguerrero-festiv.jpg" width="580" height="294" /></p>
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		<title>Antonio Guerrero è già in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 23:17:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Antonio Guerrero, uno dei tre dei Cinque cubani, che è stato liberato lo scorso 17 dicembre, dopo 16 anni di carcere, per essere stato prigioniero politico negli Stati Uniti, è arrivato ieri all’aeroporto di Venezia, con sua sorella Maruchi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8629" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8629" alt="Tony Guerrero al suo arrivo a Venezia accolto da Giuliana Grando, segretaria del Circolo di Venezia “Vittorio Tommasi” dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e da altri compagni del Circolo" src="/files/2015/05/Tony-Guerrero.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Tony Guerrero al suo arrivo a Venezia accolto da Giuliana Grando, segretaria del Circolo di Venezia “Vittorio Tommasi” dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e da altri compagni del Circolo</p></div>
<p><strong>Antonio Guerrero, uno dei tre dei Cinque cubani, che è stato liberato lo scorso 17 dicembre, dopo 16 anni di carcere, per essere stato prigioniero politico negli Stati Uniti, è arrivato ieri all’aeroporto di Venezia, con sua sorella Maruchi.</strong></p>
<p>Grazie ad un invito dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e la collaborazione di vari circoli della stessa, Antonio parteciperà ad incontri ed a conferenze a Venezia, Roma, Firenze, Torino e Milano.</p>
<p>Il primo appuntamento sarà a Venezia, domenica 17 maggio, dove parteciperà all’evento internazionale dedicato alla poesia “Palabra en el mundo”, che si svolgerà dalle 10:00 in poi all&#8217;Auditorium di Campo Santa Margherita.</p>
<p>Un secondo sarà a Roma, con il titolo “Cuba: presente e futuro”, organizzato dall’Ambasciata cubana in Italia e dal Circolo di Roma dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba. Oltre a Tony interverranno Gianni Minà, Alessandra Riccio e l&#8217;Ambasciatrice di Cuba in Italia, Alba Soto Pimentel, e si svolgerà al Centro Congressi Frentani, martedì 19 maggio dalle 17:00 in poi.</p>
<p>Speriamo in seguito di poter comunicare con precisione le altre date degli incontri.</p>
<p>di Ida Garberi</p>
<p>Foto dal post di Giuliana Grando</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chavez ha trasformato l&#8217;America Latina, afferma Ramon Labañino</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2015 23:31:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ramon Labañino, uno dei Cinque cubani, ha affermato oggi a Caracas che l'America latina non è oramai il patio posteriore degli Stati Uniti, realtà resa possibile grazie all'opera dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chavez. Ci sono molte cose da perfezionare, ma l'unità regionale cresce, ha assicurato Labañino, che è arrivato questo pomeriggio alla Caserma della Montaña insieme all'antiterrorista Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez; è qui dove riposano i resti mortali di Chavez. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8600" alt="" src="/files/2015/05/Cinco580.jpg" width="580" height="329" />Ramon Labañino, uno dei Cinque cubani, ha affermato oggi a Caracas che l&#8217;America latina non è oramai il patio posteriore degli Stati Uniti, realtà resa possibile grazie all&#8217;opera dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chavez.  </strong></p>
<p>Ci sono molte cose da perfezionare, ma l&#8217;unità regionale cresce, ha assicurato Labañino, che è arrivato questo pomeriggio alla Caserma della Montaña insieme all&#8217;antiterrorista Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez; è qui dove riposano i resti mortali di Chavez.</p>
<p>Il leader bolivariano è stato uno dei principali propulsori della campagna mondiale per la liberazione dalle carceri statunitensi del citato gruppo, conosciuto internazionalmente come i Cinque.</p>
<p>Labañino ha affermato che lui ed i suoi compagni avevano un debito con Chavez per tutto l&#8217;appoggio che aveva offerto loro.</p>
<p>Ha aggiunto che sono venuti in Venezuela per compierlo e, pertanto, si sentono soldati della Rivoluzione bolivariana.</p>
<p>Da parte sua, il vicepresidente venezuelano Jorge Arreaza, che ha accompagnato gli antiterroristi nella loro visita al mausoleo, ha sottolineato che per Chavez la causa dei Cinque era quella dell&#8217;America Latina.</p>
<p>Oggi deve essere felice di ricevere qui cinque dei suoi figli, come lo è il presidente Nicolas Maduro, ha osservato.</p>
<p>La lotta è valsa la pena, è valso la pena torcere il braccio all&#8217;impero, ha concluso.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Antonio Guerrero sottolinea la solidarietà con i Cinque</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 22:42:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Antonio Guerrero, uno dei tre eroi cubani ancora imprigionati negli Stati Uniti, ha sottolineato oggi la crescente solidarietà internazionale con la sua liberazione e con quella dei suoi compagni, Gerardo Hernandez e Ramon Labañino. In un'intervista pubblicata questo venerdì sul quotidiano argentino Pagina 12, Guerrero, che come Gerardo e Ramon raggiunge oggi i 16 anni di confino, sottolinea che il supporto che ricevono mostra “l'amore che tante persone sentono per Cuba e per il nostro popolo”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2493" style="width: 211px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2493" alt="Tony Guerrero" src="/files/2011/12/Tonycubadebate.jpg" width="211" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tony Guerrero</p></div>
<p><strong>Antonio Guerrero, uno dei tre eroi cubani ancora imprigionati negli Stati Uniti, ha sottolineato oggi la crescente solidarietà internazionale con la sua liberazione e con quella dei suoi compagni, Gerardo Hernandez e Ramon Labañino.</strong></p>
<p>In un&#8217;intervista pubblicata questo venerdì sul quotidiano argentino Pagina 12, Guerrero, che come Gerardo e Ramon raggiunge oggi i 16 anni di confino, sottolinea che il supporto che ricevono mostra “l&#8217;amore che tante persone sentono per Cuba e per il nostro popolo”.</p>
<p>Molte persone -ha detto- anche se non sono mai state collegate al processo rivoluzionario cubano, sostengono la causa quando conoscono il caso.</p>
<p>“Sapere che tutti loro, in un modo o nell&#8217;altro, esigono la nostra libertà, ci fa sentire molto ottimisti e forti”, ha affermato Guerrero.</p>
<p>Proprio questo venerdì a Buenos Aires è stata convocata una manifestazione davanti all&#8217;ambasciata degli Stati Uniti per esigere la liberazione di Gerardo, Antonio e Ramon.</p>
<p>Gli organizzatori della manifestazione consegneranno una lettera al presidente Barack Obama per chiedergli di esercitare il suo potere esecutivo e di terminare questo incarceramento, che è stato dichiarato arbitrario ed ingiusto da una commissione giuridica delle Nazioni Unite.</p>
<p>Nella lunga intervista, Antonio rivede il significato della parola libertà, delle manovre dei media della stampa statunitense, dell&#8217;origine e della ragione del suo lavoro poetico ed artistico dalla prigione, dell&#8217;immagine che ha del suo paese e delle sue credenze.</p>
<p>“C&#8217;è una libertà che nessuno può togliere, è la libertà quando uno sente che sta facendo del bene, è la libertà quando uno è utile per una causa giusta, è quella libertà che si sente quando uno ha l&#8217;amore di tanta gente così bella e coraggiosa”, ha risposto Antonio sul significato di questa parola.</p>
<p>“È la semplice libertà dell&#8217;uomo innocente che è stato condannato ingiustamente ad un lungo imprigionamento, incluso, anche a morire in carcere”, ha detto.</p>
<p>Quando gli hanno chiesto come le sue convinzioni politiche lo aiutano a sopportare la prigionia, ha risposto che “piuttosto che convinzioni politiche sono principi nobili su cui siamo stati educati dalla Rivoluzione e che abbiamo imparato dal nostro popolo e dalla sua storia”.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La censura non ha potuto evitare l’esposizione di Antonio Guerrero a Miami</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 22:29:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'esposizione di 15 acquarelli di Antonio Guerrero, uno dei Cinque eroi cubani nel centro comunitario Veye Yo del Pequeño Haiti, a Miami, ha aperto il sabato con la presenza di centinaia di persone, hanno informato i mass media. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8027" alt="" src="/files/2014/08/antonio-guerrero_cinco-heroes_15-acuarelas-580x341.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;esposizione di 15 acquarelli di Antonio Guerrero, uno dei Cinque eroi cubani nel centro comunitario Veye Yo del Pequeño Haiti, a Miami, ha aperto il sabato con la presenza di centinaia di persone, hanno informato i mass media.</p>
<p>“Questo è un trionfo del diritto alla libera espressione”, ha detto Victor Nieto, uno dei presenti.</p>
<p>“Qui ci sono i soldati che umilmente siamo venuti a rendere omaggio ad un patriota antiterrorista”, ha affermato Max Lesnik, direttore dell&#8217;Alleanza Martiana. “Per Antonio Guerrero ed i Cinque, rispetto e libertà”, ha aggiunto.</p>
<p>L&#8217;esposizione, intitolata Yo me muero come vivì (verso di una canzone del cantautore Silvio Rodriguez) era inizialmente annunciata nella casa discografica e galleria Sweat Records, ma questo locale l’ha cancellata per pressioni e telefonate minacciose.</p>
<p>Le immagini sono “ricordi dell&#8217;ingiusto e crudele trattamento che ci è stato dato dal primo giorno del nostro arresto, erano momenti della nostra sopravvivenza per 17 mesi, isolati nelle celle di punizione del chiamato ‘buco&#8217; del Centro Federale di Detenzione di Miami”, ha commentato Tony.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;asilo, pratica viva in America Latina</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 00:47:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sta dando un processo in uno dei paesi della Nostra America che, almeno in Messico, sembra stare passando inosservato: la petizione che Barack Obama, il presidente della nazione più poderosa, quella che generalmente impone le sue decisioni e difende i suoi interessi con superbia e forza, ha fatto, a quattro occhi, a José Mujica, mandatario della Repubblica Orientale dell'Uruguay, una delle nazioni più piccole territorialmente, una, anche, dove maggiore validità ha lo stato di diritto e dove sono più effettivi il rispetto e l'esercizio dei diritti della gente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7793" alt="" src="/files/2014/04/MujicaObama.jpg" width="350" height="197" />Si sta dando un processo in uno dei paesi della Nostra America che, almeno in Messico, sembra stare passando inosservato: la petizione che Barack Obama, il presidente della nazione più poderosa, quella che generalmente impone le sue decisioni e difende i suoi interessi con superbia e forza, ha fatto, a quattro occhi, a José Mujica, mandatario della Repubblica Orientale dell&#8217;Uruguay, una delle nazioni più piccole territorialmente, una, anche, dove maggiore validità ha lo stato di diritto e dove sono più effettivi il rispetto e l&#8217;esercizio dei diritti della gente.  </strong></p>
<p>Alcune settimane fa il presidente statunitense ha sollecitato al mandatario di Uruguay che ricevesse nel suo paese cinque o sei persone che saranno scarcerate dalla prigione di Guantanamo, e Josè Mujica ha risposto affermativamente, esponendo al suo omologo, come gesto di reciprocità che il governo della sua nazione liberasse tre cittadini cubani, detenuti e incarcerati negli Stati Uniti accusati di supposti atti di spionaggio: Antonio Guerrero (la sua liberazione è prevista per settembre del 2017), Ramon Labañino (che potrà abbandonare il carcere in ottobre del 2024) e Gerardo Hernandez (che ha ricevuto la sentenza di due ergastoli).</p>
<p>Questa decisione e progetto del governante Josè Mujica meritano un fraterno e solidale ringraziamento.</p>
<p>Accogliere in Uruguay gli scarcerati di Guantanamo merita un riconoscimento degli amanti delle libertà, perché un popolo ed un paese staranno aprendo le loro braccia e le loro porte a coloro che, per una decisione arbitraria ed inumana del governo statunitense, anche se saranno liberati, non saranno restituiti alle patrie di origine, e dato che questo governo non li accoglierebbe nel suo territorio né ha sollecitato che siano ricevuti da nessuna altra nazione, non avrebbero nessuna possibilità di dirigersi a nessuna altra parte del mondo. Uruguay o Mujica, accettando gli scarcerati di Guantanamo, non stanno chiedendo per loro nulla in cambio.</p>
<p>Con questa decisione di Mujica, Uruguay ed il suo governo staranno dando a tutti i governi del mondo un bel esempio di solidarietà umana, ricevendo senza condizionamenti politici o di un altro ordine, che non sia quello di dargli una vita di lavoro, persone che per circostanze esterne sono rimaste senza nessuna possibilità di ritornare alle loro famiglie, comunità e luoghi di origine.</p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti dell&#8217;America, sollecitando al mandatario della Repubblica Orientale dell&#8217;Uruguay che riceva nel suo paese il gruppo di prigionieri liberati, sta riconoscendo lo spirito generoso del popolo uruguaiano, l&#8217;attaccamento del suo governo ai compromessi internazionali di solidarietà, amicizia e cooperazione, e la certezza che nella nuova terra i liberati troveranno non solo ospitalità, bensì rispetto per le loro persone ed opportunità di rifarsi una vita con lavoro e dignità.</p>
<p>Inoltre, esigendo il presidente Josè Mujica al mandatario Barack Obama che, con le facoltà che possiede, conceda la liberazione di Antonio Guerrero, Ramon Labanino e Gerardo Hernandez, fortifica con la sua autorità morale la petizione giusta ed umanitaria che da tempo e nello stesso senso hanno fatto distinte istanze dello Stato e della popolazione di Cuba, oltre a numerose organizzazioni civili e cittadine di molte altre nazionalità. Questo sollecito sarà sicuramente rinforzato nella riunione che sosterranno i presidenti dell&#8217;Uruguay e degli Stati Uniti in maggio prossimo. Aspettiamo risultati favorevoli per tutti.</p>
<p>di Cuauhtemoc Cardenas</p>
<p>preso da La Jornada</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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