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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; America Latina</title>
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		<title>Rapporto Centrale dell&#8217;Ottavo Congresso del Partito Comunista di Cuba</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 22:04:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[8º Congresso del PCC]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[L’apertura dell’Ottavo Congresso del Partito avviene in una data memorabile nella storia della nazione: il 60° anniversario della proclamazione da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, del carattere socialista della Rivoluzione, il 16 aprile 1961, in occasione dell’addio ai morti del giorno prima nei bombardamenti delle basi aeree, preludio dell’invasione mercenaria di Playa Giron, organizzata e finanziata dal governo degli Stati Uniti come parte dei piani per schiacciare l’esempio della Rivoluzione Cubana e imporre nuovamente il dominio neocoloniale nell’Isola, con la complicità dell’Organizzazione degli Stati Americani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-12061" alt="foto-estudio-revolcuion-congreso-pcc-580x435" src="/files/2021/04/foto-estudio-revolcuion-congreso-pcc-580x435.jpg" width="580" height="435" />Compagne e Compagni:</strong></p>
<p><strong>L’apertura dell’Ottavo Congresso del Partito avviene in una data memorabile nella storia della nazione: il 60° anniversario della proclamazione da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, del carattere socialista della Rivoluzione, il 16 aprile 1961, in occasione dell’addio ai morti del giorno prima nei bombardamenti delle basi aeree, preludio dell’invasione mercenaria di Playa Giron, organizzata e finanziata dal governo degli Stati Uniti come parte dei piani per schiacciare l’esempio della Rivoluzione Cubana e imporre nuovamente il dominio neocoloniale nell’Isola, con la complicità dell’Organizzazione degli Stati Americani.</strong></p>
<p>Pensiamo di concludere il Congresso lunedì prossimo, 19 aprile, quando commemoreremo anche il 60° anniversario della vittoria sulla spedizione mercenaria, ottenuta in meno di 72 ore dai combattenti dell’Esercito Ribelle, dalla polizia e dai miliziani che, sotto la direzione personale del compagno Fidel, non diedero un attimo di tregua agli invasori e versarono il loro sangue per la prima volta in difesa del socialismo. I clamorosi colpi inferti dalla Sicurezza di Stato ai gruppi controrivoluzionari, che agivano come quinta colonna all’interno del paese, hanno favorito il trionfo sui piani del nemico.</p>
<p>L’invasione a Playa Giron, realizzata da un presidente democratico, faceva parte del “programma di azioni segrete contro il regime castrista”, messo in atto dal presidente Eisenhower, repubblicano, che includeva la creazione di un’opposizione unificata a Cuba, la guerra psicologica, i piani per assassinare i principali leader rivoluzionari, specialmente Fidel, il sabotaggio di obiettivi economici e azioni terroristiche nelle città, la promozione di bande armate controrivoluzionarie che massacravano contadini, operai e giovani che partecipavano alla gloriosa campagna di alfabetizzazione.</p>
<p>Non dimenticheremo mai i 3.478 morti e i 2.099 mutilati e invalidi, vittime del terrorismo di stato applicato contro il nostro paese.<br />
Stiamo partecipando all’Ottavo Congresso due anni dopo la proclamazione della Costituzione della Repubblica, il 10 aprile 2019, un secolo e mezzo dopo la prima Costituzione &#8220;mambisa&#8221; a Guáimaro.</p>
<p>L’approvazione della Costituzione richiede l’aggiornamento di una buona parte delle leggi e di altre disposizioni legali che sviluppano i suoi precetti, per cui l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha approvato il corrispondente calendario legislativo, che viene rispettato.</p>
<p>Nel periodo da aprile 2019 a oggi, il Parlamento cubano ha approvato undici leggi nell’interesse di assicurare il funzionamento e l’organizzazione delle principali strutture dello Stato e del governo. Da parte sua, il Consiglio di Stato ha emesso 33 decreti legge.<br />
La direzione dello Stato e del governo ha adottato una serie di decisioni volte a rafforzare la capacità legislativa con la partecipazione di istituzioni, università e vari centri di ricerca.</p>
<p>Il Rapporto Centrale che vi presento oggi è stato precedentemente approvato dal Burò Politico.</p>
<p>In questa occasione, considerando le restrizioni che ci impone la lotta contro la pandemia della COVID-19, il numero di delegati al Congresso è stato limitato a 300, proposti dalla base ed eletti democraticamente in rappresentanza degli oltre 700.000 militanti, integrati in circa 58.000 nuclei.</p>
<p>In queste circostanze straordinarie si sta svolgendo l’Ottavo Congresso, adempiendo all&#8217;obbiettivo 17 approvato nella Prima Conferenza Nazionale del Partito, che ha stabilito una periodicità di cinque anni per la celebrazione del grande evento del Partito, salvo in caso di minaccia di guerra, gravi disastri naturali e altre situazioni eccezionali. Non siamo in tempi normali, tutt’altro, ma siamo giunti alla conclusione che non solo era possibile ma anche necessario svolgere il nostro Congresso nella data prevista.</p>
<p>Siamo arrivati a questo grande evento con un aumento di 27.000 iscritti al partito, segno che la diminuzione di iscritti che era evidente dal 2006 si è fermata.</p>
<p>Questo risultato incoraggiante è stato caratterizzato nonostante le perdite causate da morti, defezioni e le sanzioni esterne applicate. È anche incoraggiante il fatto che in media più di 39.400 nuovi membri sono entrati nel partito ogni anno, un terzo dei quali provenienti dalle file dell&#8217;Unione dei Giovani Comunisti.</p>
<p>Tuttavia, non possiamo ignorare il fatto che, in linea con le tendenze demografiche della nazione, l’età media dei membri del nostro partito sta crescendo, con il 42,6% che ha più di 55 anni.</p>
<p>Allo stesso tempo, c’è stato un costante aumento degli iscritti all&#8217;Unione dei Giovani Comunisti, che trae la sua forza dalla massa degli studenti e dei giovani lavoratori; tra questi ultimi, la priorità è stata data ai contadini, ai lavoratori agricoli e ad altri importanti settori dell’economia, per i quali esiste un potenziale non sfruttato che potrebbe servire come prezioso contributo alla futura crescita del Partito.</p>
<p>Una menzione speciale merita la lotta contro la pandemia secondo il piano nazionale approvato dal Burò Politico il 30 gennaio 2020, che è stato aggiornato e arricchito con le esperienze accumulate nelle diverse tappe.</p>
<p>Questo piano include azioni intersettoriali con l’integrazione delle organizzazioni dell’Amministrazione Centrale dello Stato, delle associazioni di massa e la partecipazione attiva della gente, specialmente dei giovani. La sua principale forza è la volontà politica di occuparsi della salute della popolazione.</p>
<p>L’attuazione di questo piano ha dimostrato che è possibile controllare l’epidemia seguendo i protocolli stabiliti, fornendo un’attenzione differenziata ai gruppi vulnerabili, la ricerca attiva dei casi, così come l’isolamento dei sospetti e dei contatti, l’ospedalizzazione e il trattamento preventivo e terapeutico con farmaci innovativi prodotti dall’industria farmaceutica e biotecnologica cubana, sorta sotto la direzione personale del Comandante in Capo.</p>
<p>I risultati raggiunti sono possibili solo in una società socialista, un sistema sanitario universale libero e accessibile con professionisti competenti e impegnati; tuttavia, negli ultimi mesi c’è stata un’epidemia mondiale, dalla quale Cuba non è stata esclusa, come risultato, tra le altre ragioni, della diminuzione del rispetto delle misure stabilite.</p>
<p>La risposta del paese davanti alla COVID-19 è stata caratterizzata dal contributo degli scientifici ed esperti nello sviluppo di ricerche e innovazioni, con l’introduzione immediata dei loro risultati finalizzati alla prevenzione, diagnosi, trattamento e riabilitazione dei pazienti. Stiamo lavorando intensamente sulle prove cliniche di cinque candidati vaccinali che potrebbero servire per immunizzare l’intera popolazione cubana e contribuire alla salute di altre nazioni. Questi risultati, da soli, come ho già espresso in altre occasioni, fanno crescere ogni giorno la mia ammirazione per Fidel Castro.</p>
<p>L’Ottavo Congresso concentrerà i suoi lavori sull’analisi dei risultati del lavoro di tre commissioni nominate dal Burò Politico.<br />
La prima, presieduta dal primo ministro Manuel Marrero Cruz, affronta i risultati economici e sociali raggiunti dallo svolgimento del Settimo Congresso fino ad oggi e le proiezioni per continuare ad avanzare nello sviluppo del paese, la valutazione del processo di attuazione dal Sesto Congresso delle Linee Guida della politica economica e sociale del Partito e la rivoluzione, e la proposta di aggiornarle e la concettualizzazione del modello economico e sociale cubano, così come lo stato di adempimento della Strategia Economico-Sociale per la promozione dell’Economia e la lotta contro la crisi mondiale causata dalla COVID-19.</p>
<p>La seconda commissione, diretta dal compagno José Ramón Machado Ventura, secondo segretario del Comitato Centrale, valuta l’adempimento della risoluzione approvata dal Settimo Congresso sugli obiettivi di lavoro della Prima Conferenza Nazionale, tenutasi nel gennaio 2012, relativi al funzionamento del Partito, l’attività ideologica e il legame con le masse, così come le proiezioni per perfezionare il lavoro del Partito nelle circostanze attuali e future.</p>
<p>Infine, la terza commissione, diretta dal Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, presenta una valutazione della situazione della politica dei quadri del Partito, dell&#8217;Unione dei Giovani Comunisti, delle organizzazioni di massa, dello Stato e del Governo, così come del ruolo del Partito nel raggiungimento di risultati superiori.</p>
<p>I documenti che presentiamo oggi al vostro esame, frutto del lavoro di queste tre commissioni, sono stati precedentemente discussi nei comitati provinciali del Partito e nei consigli di governo di quel livello, con la partecipazione dei primi segretari del Partito, dei dirigenti delle organizzazioni di massa e dei quadri amministrativi dei comuni, così come nei consigli di direzione delle organizzazioni dell’Amministrazione Centrale dello Stato e nelle direzioni nazionali delle organizzazioni di massa e dell’Unione dei Giovani Comunisti.</p>
<p>Come risultato di questi dibattiti, furono introdotte modifiche significative che ne arricchirono il contenuto. Più recentemente, sono stati sottoposti alla considerazione dei delegati al Congresso raggruppati nelle rispettive delegazioni provinciali.</p>
<p>Senza pretendere di coprire tutte le questioni incluse nel lavoro delle suddette commissioni, ne passerò brevemente in rassegna alcune.</p>
<p>Si è già detto che lo sviluppo dell’economia nazionale, insieme alla lotta per la pace e alla fermezza ideologica, sono i compiti principali del Partito.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni, l’economia cubana ha dimostrato resistenza di fronte agli ostacoli posti dall’intensificazione del bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti, il che ha permesso di conservare le principali conquiste della Rivoluzione nei settori della salute pubblica, dell’educazione e della sicurezza sociale, senza rinunciare agli obiettivi di sviluppo stabiliti e all’appoggio solidale ad altre nazioni.</p>
<p>Ci sono ancora effetti negativi associati all’eccessiva burocrazia, allo scarso controllo delle risorse, causa e condizione per eccellenza del dannoso fenomeno della corruzione e di altre illegalità che limitano l’aumento della produttività e dell’efficienza. I problemi strutturali del modello economico che non fornisce sufficienti incentivi al lavoro e all’innovazione non hanno smesso di essere presenti.</p>
<p>Per trasformare irreversibilmente questo scenario, è necessario rendere più dinamico il processo di aggiornamento del modello economico e sociale, in modo da promuovere un’adeguata combinazione di pianificazione centralizzata con la necessaria autonomia e decentralizzazione ai livelli intermedi e di base del sistema imprenditoriale e dei governi locali.</p>
<p>È anche necessario consolidare il processo d’investimento, sulla base della sua completezza, senza spazio per pastrocchi e improvvisazioni, per migliorare la produttività e l’efficienza delle prestazioni del settore statale dell’economia, nelle aree che determinano lo sviluppo del paese, e allo stesso tempo rendere più flessibili e istituzionalizzate le forme di gestione non statali.<br />
Recentemente, l’ambito delle attività lavorative che possono essere svolte in forma autonoma è stato notevolmente ampliato, passando da 127 attività permesse a più di 2.000. Questa decisione, accolta con entusiasmo dall’opinione pubblica nazionale ed estera, è stata, come era prevedibile, messa in discussione pochi giorni dopo e definita insufficiente da coloro che sognano la restaurazione capitalista del paese e la privatizzazione imponente della proprietà popolare dei principali mezzi di produzione.</p>
<p>Senza aver ancora messo in pratica questa importante decisione, l’esercizio privato di alcune professioni è stato richiesto mentre altre non sono permesse. Sembrerebbe che l’egoismo, l’avidità e il desiderio di redditi più alti stiano incoraggiando alcune persone a desiderare l’inizio di un processo di privatizzazione che spazzerebbe via le fondamenta e l’essenza della società socialista costruita in più di sei decenni. Lungo questo percorso, anche il sistema educativo nazionale e il sistema sanitario pubblico, entrambi gratuiti e universalmente accessibili a tutti i cubani, verrebbero smantellati in un breve periodo di tempo.</p>
<p>Altri, sperando di far esplodere il principio socialista del monopolio statale sul commercio estero, hanno chiesto l’autorizzazione delle importazioni commerciali private per stabilire un sistema non statale di commercio interno.<br />
Sono questioni che non possono prestarsi alla confusione, tanto meno all’ingenuità dei quadri dirigenti e dei membri del Partito. Ci sono limiti che non possiamo superare perché le conseguenze sarebbero irreversibili e porterebbero a errori strategici e alla distruzione stessa del socialismo e quindi della sovranità e dell’indipendenza nazionale.</p>
<p>Quando parlo di questi argomenti, ricordo ciò che disse il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana alla chiusura del Sesto Congresso dell’Unione dei Giovani Comunisti, il 4 aprile 1992: “Senza fermezza, senza decisione, senza uno spirito coerente, la Rivoluzione non avrebbe nemmeno trionfato, perché chi fa concessioni, chi cede, chi si ammorbidisce, chi tradisce, non arriva mai da nessuna parte”.</p>
<p>Non si può mai dimenticare che la proprietà di tutto il popolo dei mezzi di produzione di base è la base del potere reale del popolo lavoratore.</p>
<p>Il sistema delle imprese statali si trova di fronte alla sfida di dimostrare nella pratica e consolidare la sua posizione come forma dominante di gestione nell’economia. Questo non è qualcosa che si può ottenere per decreto, è una condizione indispensabile per la sostenibilità della società socialista, quindi è inevitabile provocare una scossa alle strutture impresariale dall’alto verso il basso e viceversa, che cancellerà definitivamente l’inerzia, il conformismo, la mancanza di iniziativa e la comoda attesa di istruzioni dai livelli superiori. Dobbiamo cambiare le vecchie e cattive abitudini e sviluppare tratti imprenditoriali e costruttivi nella gestione delle nostre imprese e stabilimenti, che ogni giorno funzionerebbero con maggiore autonomia, perseguendo produzioni più elevate con maggiore efficienza.</p>
<p>Tutto questo è facile da dire, il difficile, ma non impossibile, è concretare e consolidare il cambiamento. È necessario cementare un vero cambiamento di mentalità per difendere l’aumento della produzione nazionale, soprattutto di alimenti, per annullare la dannosa abitudine di importarli e per generare esportazioni diversificate e competitive.</p>
<p>Senza smettere di aspirare e lavorare per livelli più alti di soddisfazione dei nostri bisogni, dobbiamo abituarci a vivere con quello che abbiamo e non pretendere di spendere più di quello che siamo in grado di generare in reddito. Fare diversamente è un errore che abbiamo già fatto e che non dobbiamo ripetere. Non dobbiamo dimenticare che il risparmio è il reddito più rapido e sicuro a nostra disposizione.</p>
<p>Il settore del turismo internazionale, in costante crescita fino al 2018, ha subito un calo nel 2019 a causa delle misure adottate dall’amministrazione statunitense, oltre agli effetti devastanti della pandemia globale della COVID-19.</p>
<p>Nonostante questo, abbiamo approfittato della chiusura della maggior parte degli stabilimenti per fare manutenzione e migliorare le istallazioni degli hotel, in modo che quando l’attività turistica riprenda possiamo offrire un servizio di qualità superiore. Siamo ottimisti e fiduciosi che questo settore non solo si riprenderà, ma continuerà a svilupparsi per il bene di tutta la nostra popolazione.<br />
Il modello economico e sociale di sviluppo socialista ci impone di avere una capacità sufficiente per regolare il mercato, nel modo più armonioso possibile, attraverso l’uso di metodi indiretti, sempre meno amministrativi. È necessario fare in modo che le richieste insoddisfatte della nostra popolazione costituiscano un incentivo per i produttori nazionali, basato sull’uso efficiente e razionale delle risorse materiali e finanziarie (Applausi).</p>
<p>Questi sono gli scopi perseguiti dalla Strategia Economico-Sociale per rilanciare l’economia e affrontare la crisi mondiale causata dalla COVID-19, approvata dai più alti livelli del Partito e del Governo.<br />
Non è ozioso ribadire che le decisioni in economia non possono in nessun caso generare una rottura con gli ideali di giustizia e uguaglianza della Rivoluzione e tanto meno indebolire l’unità del popolo intorno al suo Partito, che difenderà sempre il principio che a Cuba non sarà mai permessa l’applicazione di terapie d’urto contro gli strati più poveri della popolazione e quindi nessuno sarà lasciato indifeso.</p>
<p>Nonostante l’aggravarsi delle tensioni sull’economia nazionale, questa è un’occasione appropriata per ringraziare molti dei nostri creditori per la loro disponibilità a ristrutturare i debiti scaduti e allo stesso tempo per assicurare loro la nostra volontà di riprendere l’adempimento dei nostri impegni finanziari internazionali mentre iniziamo la ripresa dell’economia. Allo stesso modo, ratifichiamo la decisione di garantire i depositi bancari in valuta liberamente convertibile e in pesos cubani, così come il contante nelle mani della popolazione e delle persone giuridiche straniere e nazionali.</p>
<p>La situazione estrema di mancanza di liquidità ci ha costretti a reintrodurre le vendite in moneta liberamente convertibile in una parte del commercio al dettaglio e più tardi nel commercio all’ingrosso.</p>
<p>Questa misura necessaria aveva lo scopo iniziale di assicurare la presenza sul mercato nazionale di una serie di assortimenti che negli ultimi cinque anni erano scomparsi dall’offerta statale, lasciando spazio all’attività illegale di acquisto all’estero e alla rivendita di quegli articoli a tassi di profitto molto elevati.</p>
<p>Già sotto gli effetti della COVID-19, le vendite in moneta liberamente convertibile sono state estese ad altri prodotti, compresi quelli alimentari, con lo scopo di incoraggiare le rimesse che i cittadini cubani all’estero inviano ai loro parenti nel territorio nazionale. Inoltre, il governo ha assicurato l’assegnazione di una quantità considerevole di valuta estera per garantire la sostenibilità della fornitura in pesos cubani di un piccolo gruppo di prodotti alimentari di base, di igiene personale, e sta lavorando per ristabilire la presenza di fornitori nazionali in questo mercato.</p>
<p>Credo che si debba sottolineare che, a causa di un’inadeguata politica di comunicazione sociale e della pubblicazione di approcci errati in diversi nostri mezzi di stampa, si è generata una certa confusione tra alcuni quadri dirigenti che si sono scagliati contro la presunta disuguaglianza derivante da queste vendite e hanno preteso che tutto il commercio interno del paese ritorni sulla tessera annonaria (libreta de abastecimiento). Con il passare dei mesi e gli interventi pubblici del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro e di altri responsabili del governo, è diventato chiaro che le vendite in moneta liberamente convertibile sono necessarie e che dureranno per tutto il tempo necessario per recuperare e rafforzare l’economia e garantire così la reale convertibilità della moneta nazionale.</p>
<p>In mezzo a queste circostanze complesse, abbiamo continuato ad adottare misure nell’interesse di incoraggiare l’investimento straniero, eliminando ritardi, rallentamenti e ostacoli nel suo funzionamento, che compromettono il suo contributo decisivo al rendimento dell’economia nazionale.</p>
<p>È ora di cancellare dalle nostre menti i pregiudizi del passato associati all’investimento straniero e garantire un’adeguata preparazione e progettazione di nuove imprese con la partecipazione di capitale straniero.<br />
Lo dimostrano i risultati raggiunti nella Zona di Sviluppo Speciale del Mariel, che è diventata un importante polo d’attrazione per gli investitori stranieri e nazionali che godono di infrastrutture impressionanti che non hanno cessato di essere realizzate nonostante le misure prese dagli Stati Uniti per rafforzare il blocco.</p>
<p>Per quanto riguarda l’attuazione delle Linee Guida e della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, si può dire che in generale la tendenza al progresso si sta consolidando; tuttavia, ci sono ancora alcune carenze nella pianificazione, organizzazione, controllo e monitoraggio dei processi e in alcuni casi reazioni lente e tardive per correggere le deviazioni, così come una mancanza di completezza e visione rispetto ai livelli di rischio e alle carenze. Le azioni di formazione e comunicazione sociale non hanno avuto la tempestività, la qualità e la portata richieste.</p>
<p>Persistono la resistenza al cambiamento e la mancanza di capacità innovativa, che si esprime in atteggiamenti di inerzia e immobilità quando si tratta di attuare le misure adottate, la paura di esercitare i poteri concessi e il pregiudizio verso forme di proprietà e gestione non statali.</p>
<p>La Commissione Permanente per l’Attuazione e lo Sviluppo non è riuscita a organizzare adeguatamente la partecipazione dei diversi attori coinvolti nell’attuazione delle Linee Guida e ha assunto funzioni che hanno superato il mandato concesso loro dal Congresso, che ha limitato il ruolo che corrispondeva alle imprese, organizzazioni ed enti.<br />
Allo stesso tempo, le organizzazioni politiche e di massa non sono state sufficientemente incoraggiate a svolgere un ruolo più attivo in questo processo.</p>
<p>Di conseguenza, il Burò Politico ha preso la decisione di distribuire le responsabilità per l’attuazione delle Linee Guida tra la Commissione e le imprese dell’Amministrazione Centrale dello Stato e le entità nazionali, e dopo questo fatto sono stati fatti progressi maggiori.</p>
<p>Come risultato dell’aggiornamento delle Linee Guida approvato al Settimo Congresso, si propone di mantenerne 17, modificarne 165, eliminarne 92 e aggiungerne 18, per un totale di 200.</p>
<p>Come è noto, la Concettualizzazione del Modello Economico e Sociale, o, in altre parole, la guida teorica e concettuale per la costruzione del socialismo a Cuba, è stata approvata in linea di principio nel Settimo Congresso, con il mandato di discuterla nelle organizzazioni del Partito e dell’Unione dei Giovani Comunisti e con ampi settori della società e poi sottoporla all’approvazione della sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito.</p>
<p>Nell’ambito del lavoro affidato alla Commissione n. 1, creata dal Burò Politico per valutare l’aggiornamento del contenuto di questo documento programmatico, sono stati ratificati i suoi postulati principali e sono state introdotte modifiche, in conformità con la Costituzione, volte anche a raggiungere una maggiore precisione in alcune questioni, che saranno discusse dai delegati nelle rispettive commissioni.</p>
<p>Il 1º gennaio di quest’anno, dopo più di un decennio di studio e di lavoro, abbiamo iniziato l’applicazione del Compito di Ordinamento, che, come è stato ribadito, non è una soluzione magica ai problemi della nostra economia, ma permetterà, come indica il suo nome, di ordinare e rendere trasparente la performance dei diversi attori dello scenario economico e di favorire l’amore per il lavoro come mezzo e significato di vita dei cittadini. È necessario cancellare l’idea dannosa, sorta sotto la protezione del paternalismo e dell’egualitarismo, che Cuba è l’unico paese dove si può vivere senza lavorare. Il livello di vita e di consumo dei cubani dovrebbe essere determinato dal reddito legale che ricevono e non da sovvenzioni eccessive e gratuità indebite.</p>
<p>I pochi mesi trascorsi hanno confermato la complessità e la portata di questo processo, che tocca tutte le componenti della società cubana con un ampio insieme di decisioni e azioni che non hanno precedenti nella storia recente della Rivoluzione.</p>
<p>Non per niente la fase di ideazione e progettazione ci ha richiesto così tanto tempo, con la partecipazione e il contributo di specialisti e ricercatori altamente qualificati della sfera produttiva e accademica del paese e il prezioso contributo di istituzioni di altre nazioni, così come le esperienze di processi simili applicati in Cina e Vietnam, salvando le differenze.<br />
Come è stato ampiamente spiegato, insieme a risultati riconosciuti nell’istituzione dell’unificazione monetaria e del tasso di cambio, nella riforma generale dei salari, delle pensioni e dell’assistenza sociale, così come nella riduzione dei sussidi e delle gratifiche, garantendo l’attenzione alle persone vulnerabili, nella sua attuazione ci sono state anche carenze causate da una debole preparazione e formazione, negligenza, mancanza di esigenza, controllo, sensibilità politica e insufficiente comunicazione istituzionale da parte dei quadri e dei funzionari incaricati della sua esecuzione pratica, che ha portato alla fissazione di prezzi eccessivi e non conformità con le tariffe dei servizi pubblici, cioè, elettricità, acqua, gas, mense dei lavoratori, eccetera. Ci sono stati anche errori e ritardi legati alla riforma dei salari e ai sistemi di pagamento.</p>
<p>Tutto ciò ha richiesto un intenso lavoro da parte della direzione del Partito, dello Stato e del Governo nell’interesse di correggere rapidamente le deviazioni rilevate e modificare quelle che si discostavano dal disegno previsto.</p>
<p>Il Compito Ordinamento deve continuare il suo processo di attuazione secondo il calendario approvato fino alla sua piena applicazione, e soprattutto, il consolidamento dei suoi postulati e il raggiungimento dei risultati economici e produttivi che contribuiranno alla costruzione di un socialismo prospero e sostenibile a Cuba.</p>
<p>Il contenuto dell’articolo 5 della Costituzione della Repubblica, la cui formulazione completa è opera personale del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, è stato mantenuto nella Costituzione attuale, con lo stesso numero e contenuto di quella promulgata nel 1976, consacra il Partito Comunista di Cuba come la forza dirigente superiore della società e dello Stato, che organizza e guida gli sforzi comuni verso la costruzione del socialismo.</p>
<p>Pertanto, il testo costituzionale implica un’enorme responsabilità per tutti i militanti, poiché l’autorità morale dell’unico partito che garantisce e rappresenta l’unità della nazione, emana proprio dall’adempimento esemplare del dovere e dei postulati costituzionali, così come da alte qualità etiche, politiche e ideologiche, in stretto contatto con le masse.</p>
<p>Il Partito, come organizzazione che riunisce l’avanguardia rivoluzionaria, ha l’onorevole missione di essere il degno erede della fiducia riposta dal popolo nel leader fondatore della Rivoluzione, il Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz. Questo non è qualcosa di nuovo, l’ho detto quasi 15 anni fa per evitare qualsiasi tipo di confusione, e lo ripeto oggi perché sento che è un concetto che conserva tutta la sua validità per il presente e il futuro della nazione.</p>
<p>Lo stesso Fidel, già il 14 marzo 1974, diceva: “Il Partito è l’avanguardia del popolo, la sicurezza del popolo, la garanzia del popolo.[…] L’organizzazione dell’avanguardia è fondamentale. Sapete cosa dà sicurezza alla Rivoluzione? Il Partito. Sapete cosa dà l&#8217;immortalità alla Rivoluzione? Sapete cosa dà futuro alla Rivoluzione, cosa dà vita alla Rivoluzione, cosa dà futuro alla Rivoluzione? Il Partito. Senza il Partito la Rivoluzione non potrebbe esistere”.</p>
<p>Nel periodo trascorso dal Settimo Congresso, tenutosi nel 2016, si è continuato a progredire nella realizzazione degli Obiettivi della Prima Conferenza Nazionale in termini di modifiche introdotte nei metodi e nello stile di lavoro dell’organizzazione del partito, nell’attenzione alle organizzazioni di base e ai principali problemi della vita politica, economica e sociale della nazione, con lo scopo di superare la soppressione e l’interferenza nelle funzioni e decisioni che corrispondono allo Stato, al governo e alle istituzioni amministrative, lo stiamo ripetendo da più di 60 anni e, in realtà, bisogna dire che si è fatto ben poco: ognuno nel suo, e il Partito in quello che gli corrisponde, senza smettere di condurre, insieme a quelle autorità, il confronto delle situazioni che colpiscono la popolazione.</p>
<p>Gli statuti del nostro Partito lo definiscono come la continuazione del Partito Rivoluzionario Cubano, creato da Martí per guidare la lotta per l’indipendenza, del Primo Partito Comunista fondato da Carlos Baliño e Julio Antonio Mella e di quello nato dall’integrazione volontaria delle tre organizzazioni rivoluzionarie che guidarono la lotta contro la tirannia di Batista.<br />
L’esistenza a Cuba di un solo partito è stata e sarà sempre il centro delle campagne del nemico, determinato a frammentare e disunire i cubani con i canti delle sirene della sacrosanta democrazia borghese, basati sull’antica tattica del “divide et impera”.<br />
L’unità dell’immensa maggioranza dei cubani intorno al Partito, al lavoro e agli ideali della Rivoluzione è stata la nostra arma strategica fondamentale per affrontare con successo ogni tipo di minaccia e aggressione. Per questo questa unità deve essere custodita con zelo e mai accettare la divisione tra i rivoluzionari sotto falsi pretesti di maggiore democrazia, perché questo sarebbe il primo passo per distruggere la Rivoluzione stessa, il socialismo e di conseguenza l’indipendenza nazionale dall’interno e ricadere sotto il dominio dell’imperialismo statunitense.</p>
<p>Ora, se abbiamo un solo partito, dobbiamo promuovere, nel suo funzionamento e in generale nella nostra società, la più ampia democrazia e un permanente scambio sincero e profondo di opinioni, non sempre coincidenti, rafforzare il legame con le masse lavoratrici e la popolazione e assicurare la crescente partecipazione dei cittadini alle decisioni fondamentali.<br />
L’attenzione del Partito verso l’Unione dei Giovani Comunisti, le organizzazioni studentesche e i movimenti giovanili è stata rafforzata per valorizzare il loro ruolo guida e rafforzare il loro lavoro politico-ideologico, pur preservando la loro indipendenza organizzativa.</p>
<p>Per continuare a consolidare l’unità dei cubani, abbiamo continuato ad affrontare i pregiudizi e tutti i tipi di discriminazione che ancora persistono.</p>
<p>Allo stesso modo, è stata aggiornata la politica di attenzione alle istituzioni religiose e alle associazioni fraterne che sono sempre più coinvolte in diverse sfere dell’attività nazionale.</p>
<p>Per quanto riguarda le organizzazioni di massa, siamo giunti alla conclusione che è necessario rivitalizzare la loro azione in tutti gli ambiti della società e aggiornare il loro funzionamento secondo i tempi che viviamo, che sono molto diversi da quelli dei primi anni della Rivoluzione quando nacquero. È necessario salvare il lavoro alla base, nelle fabbriche, nelle fattorie, negli isolati e nei quartieri in difesa della Rivoluzione e nella lotta contro le manifestazioni di criminalità e indisciplina sociale. È necessario elevare la militanza rivoluzionaria e l’intransigenza e rafforzare il loro contributo al lavoro ideologico, alla lotta contro i piani sovversivi del nemico e alla creazione e al consolidamento dei valori.</p>
<p>Il Partito continua a sostenere il lavoro della Federazione delle Donne Cubane e di altre istituzioni nella difesa dei diritti delle donne e nella denuncia della violenza di genere. I pregiudizi associati all’orientamento sessuale e all’identità di genere saranno affrontati in modo più approfondito.</p>
<p>In conformità con il mandato costituzionale, il Consiglio di Stato ha approvato la commissione che redigerà il progetto preliminare del Codice della Famiglia per l’analisi in Parlamento e la successiva discussione con la popolazione, attività sulla quale si sta già lavorando.</p>
<p>L’istituzione del programma di governo e della commissione presieduta dal presidente Díaz-Canel per affrontare la questione della discriminazione razziale permetterà di affrontare più efficacemente l’eredità del passato e di assicurare una maggiore coerenza nella presentazione e nello svolgimento del dibattito pubblico sulla questione.<br />
D’altra parte, anche se il lavoro ideologico è una delle direzioni principali del lavoro del Partito, devo confessare che non sono soddisfatto dei progressi ottenuti.</p>
<p>Se è vero che i nostri media si caratterizzano per la loro aderenza alla verità e il rifiuto della menzogna, è anche vero che ci sono ancora manifestazioni di trionfalismo, stridore e superficialità nel modo in cui trattano la realtà del paese. A volte vengono presentati lavori giornalistici che, invece di chiarire, tendono a confondere. Questi approcci danneggiano la credibilità della politica di informazione e comunicazione sociale approvata. L’immediatezza nell’approccio dei temi nazionali non dovrebbe essere in contrasto con l’obiettività, la professionalità e, soprattutto, l’intenzionalità politica.</p>
<p>Nel lavoro politico-ideologico, non basta fare di più; abbiamo bisogno di creatività, di adattarci efficacemente allo scenario in cui viviamo, di promuovere lo studio della storia del paese, di trasmettere ad ogni cubano il messaggio di ottimismo e la fiducia che insieme sapremo affrontare e superare qualsiasi ostacolo. In breve, abbiamo bisogno di una profonda trasformazione volta a rafforzare l’essenza e i valori che emanano dal lavoro della Rivoluzione.</p>
<p>Il programma di sovversione e di influenza ideologica e culturale volto a screditare il modello di sviluppo socialista e a presentare la restaurazione capitalista come unica alternativa è stato raddoppiato.</p>
<p>La componente sovversiva della politica degli Stati Uniti verso Cuba è concentrata nel minare l’unità nazionale. In questo senso, la priorità è data alle azioni rivolte ai giovani, alle donne e agli accademici, al settore artistico e intellettuale, ai giornalisti, agli atleti, alle persone di diversità sessuale e alle religioni. Vengono manipolate questioni di interesse di gruppi specifici legati alla protezione degli animali, dell’ambiente o delle manifestazioni artistiche e culturali, il tutto finalizzato a disattendere le istituzioni esistenti.</p>
<p>Le azioni di aggressione non hanno cessato di essere finanziate con l’uso di stazioni radio e televisive con sede negli Stati Uniti, allo stesso tempo che cresce l’appoggio monetario per lo sviluppo di piattaforme per la generazione di contenuti ideologici che chiamano apertamente a sconfiggere la Rivoluzione, lanciano inviti a manifestazioni in spazi pubblici, incitano all’esecuzione di atti di sabotaggio e terrorismo, incluso l’assassinio di agenti dell’ordine pubblico e rappresentanti del potere rivoluzionario. Senza la minima modestia dichiarano le tariffe pagate dagli Stati Uniti agli esecutori di queste azioni criminali.</p>
<p>Non dimentichiamo che il governo degli Stati Uniti ha creato il &#8220;Gruppo di Lavoro di Internet per Cuba” che vuole trasformare le reti sociali in canali di sovversione, creando reti wi-fi al di fuori del controllo statale e realizzando attacchi informatici alle infrastrutture importanti.</p>
<p>Sono ormai diverse decine di anni che parliamo dei benefici e dei pericoli dell’uso di Internet e delle reti sociali in questo Parlamento, utilizzando anche la favola delle lingue di Esopo, che possono essere usate per i migliori e anche per gli scopi peggiori. Non ci deve essere spazio per l’ingenuità in questa fase e l’entusiasmo sfrenato per le nuove tecnologie senza prima garantire la sicurezza informatica.</p>
<p>La menzogna, la manipolazione e la propagazione di false notizie non conoscono più limiti. Attraverso di loro, viene plasmata e diffusa ai quattro venti un’immagine virtuale di Cuba come una società morente e senza futuro, sul punto di crollare e cedere il passo all’agognata esplosione sociale. Tuttavia, la verità è diversa, la controrivoluzione interna, che manca di una base sociale, di una leadership e di una capacità di mobilitazione, continua a diminuire nel numero dei suoi membri e nel numero di azioni di impatto sociale, concentrando il suo attivismo sulle reti sociali e su Internet.</p>
<p>Siamo fermamente convinti che le strade, i parchi e le piazze appartengono e apparterranno ai rivoluzionari e che non negheremo mai al nostro eroico popolo il diritto di difendere la sua Rivoluzione (Applausi).</p>
<p>Queste circostanze richiedono di per sé l’urgente trasformazione di cui ho parlato nel campo ideologico.</p>
<p>Nell’area della politica dei quadri, si è continuato a lavorare per adempiere agli accordi degli ultimi congressi del Partito e della Prima Conferenza Nazionale. Sono stati fatti progressi nella concezione organizzativa e nella materializzazione della politica di rinnovamento graduale delle cariche decisionali. Allo stesso modo, c’è stato un aumento progressivo e sostenuto nella promozione di giovani, donne, afroamericani e mulatti sulla base del merito e delle qualità personali, anche se ciò che è stato raggiunto è assolutamente insufficiente rispetto alle principali responsabilità nel Partito, nello Stato e nel Governo. Continua la promozione dei quadri dell&#8217;Unione dei Giovani Comunisti nel lavoro professionale nel Partito.</p>
<p>Allo stesso tempo, persistono debolezze nell’attuazione della politica dei quadri, che si riflettono nella tendenza al formalismo e nella superficialità di molti quadri che si considerano indispensabili e non prestano attenzione alla formazione delle riserve. C’è uno scarso legame con il popolo, una mancanza di sensibilità e incapacità di mobilitare i collettivi nella soluzione dei problemi e un lavoro debole verso i subordinati.</p>
<p>C’è un’insufficiente cultura della comunicazione che limita la capacità di motivare, capire, partecipare e discutere le questioni che riguardano la massa dei lavoratori. Ci sono ancora casi di compagni che vengono promossi a posizioni di comando senza aver dimostrato la loro capacità e preparazione per esercitarle, mentre c’è una debole intenzionalità e proiezione per migliorare la composizione del quadro in termini di donne, afroamericani e mulatti.</p>
<p>Persiste l&#8217;abitudine di mantenere come vicedirettori e sostituti compagni che sanno tutti che non possiedono le condizioni per essere promossi, il che danneggia l’autorità del capo, invece di preservarla, e congela il normale sviluppo e la promozione dei nuovi leader.</p>
<p>Ritengo opportuno fare riferimento al contenuto dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica, che afferma: “La difesa della Patria socialista è il più grande onore e il dovere supremo di ogni cubano”.</p>
<p>Questo importante postulato della Costituzione deve essere preso in considerazione nel lavoro di tutti i militanti comunisti, compresa la politica dei quadri. Non si può permettere la promozione a posti superiori di compagni che, per motivi ingiustificati, non hanno completato il servizio militare attivo, che è il principale percorso di formazione militare che tutti i cittadini, in primo luogo i quadri, devono seguire. Questo problema diventa più importante con il passare del tempo. La tendenza al basso tasso di natalità sarà un problema serio sotto molti aspetti entro il 2030, quindi bisogna trovare altre soluzioni.</p>
<p>In questo ambito, abbiamo il prezioso esempio della decisione, presa su richiesta del Ministero delle Relazioni Internazionali dal 2002, ormai 19 anni fa, che tutti gli studenti dell’Istituto Superiore di Relazioni Internazionali, di entrambi i sessi, prima del loro ingresso, debbano prestare servizio militare per un anno nella Brigata di Frontiera, di fronte alla base navale illegale di Guantánamo. Tutto questo è stato realizzato durante tutti questi anni senza alcun tipo di problema.</p>
<p>Alla luce della tendenza all’invecchiamento della popolazione cubana – come dicevo – che, tra molti altri effetti negativi, limita il numero di cittadini che raggiungono l’età legale per unirsi al servizio militare, l’esperienza dell’Istituto Superiore di Relazioni Internazionali dovrebbe essere studiata con lo scopo di generalizzare gradualmente che tutti gli studenti di istruzione superiore adempiano precedentemente questo dovere.<br />
Lo stesso presidente della Repubblica, Díaz-Canel, su richiesta del Comandante in Capo, fece volontariamente il servizio militare in unità di difesa antiaerea per assimilare la nuova tecnica, dopo essersi laureato come ingegnere elettronico all’Università Centrale di Las Villas, e, come lui stesso mi ha detto, questo periodo, nel suo caso, di tre anni, fu molto utile nella sua formazione come quadro rivoluzionario.</p>
<p>Vorrei applaudire il presidente per l’esempio che ha dato (Applausi).</p>
<p>A causa della sua natura strategica, la politica dei quadri richiede un costante miglioramento e aggiornamento, in modo da assicurare la selezione, la formazione e la promozione di quadri caratterizzati dall&#8217;impegno per la Rivoluzione, umiltà, modestia, esempio personale, leadership e fermezza di convinzioni di fronte a qualsiasi vestigia elitaria, di vanità, di autosufficienza e di ambizione.</p>
<p>La politica dei quadri del Partito Comunista di Cuba deve garantire la formazione dei dirigenti di domani, in stretta unione con le masse, con la capacità di mobilitare, dialogare, argomentare ed essere decisivi, per elevare la sensibilità politica e umana, la responsabilità, la disciplina, l&#8217;esigenza e il controllo, facendo uso della leadership collettiva come unica via per trovare le migliori soluzioni ai problemi.</p>
<p>Ora passerò alle questioni di politica estera.</p>
<p>Lo scenario internazionale che affrontiamo oggi è notevolmente diverso da quello dell’aprile 2016, quando abbiamo tenuto il Settimo Congresso. Questi cinque anni sono stati caratterizzati da un aumento senza precedenti dell’aggressività del governo degli Stati Uniti.</p>
<p>Storicamente, l’egemonismo imperialista degli Stati Uniti ha rappresentato una minaccia per il destino e la sopravvivenza della nazione cubana. Non è un fenomeno nuovo. Ha accompagnato i cubani fin dalle origini della Patria, quando i primi aneliti di sovranità e indipendenza sono sorti nel nostro popolo.</p>
<p>Era già una sfida per gli eroi che intrapresero la lotta contro il colonialismo spagnolo nel XIX secolo. L&#8217;hanno affrontato le generazioni di cubani che hanno continuato la lotta nel XX secolo e lo affronta il popolo che oggi difende, in stretta unità, la libertà e la giustizia raggiunte.</p>
<p>Si materializzò con particolare durezza durante l’occupazione militare del nostro paese tra il 1898 e il 1902, e la successiva imposizione dell’emendamento Platt come appendice alla Costituzione.</p>
<p>Si consolidò con il Trattato di Relazioni del 1934, un argomento che ho osservato nelle conversazioni che ho avuto con diversi cittadini che è poco conosciuto, che il vicino del nord impose al governo nazionale del giorno sotto la minacciosa presenza di unità navali della Marina degli Stati Uniti nella baia de L’Avana. Così, in un apparente e ipocrita gesto amichevole, fu sostituito l’emendamento Platt, le cui disposizioni più laceranti rimasero nel nuovo strumento, insieme agli impegni politici ed economici che consolidarono la subordinazione e la dipendenza di Cuba dagli Stati Uniti fino al gennaio 1959.</p>
<p>È una sfida intimamente associata alla concezione imperialista del &#8220;Destino Manifiesto&#8221;, della brutale Dottrina Monroe e delle visioni del panamericanismo con cui hanno cercato di soggiogare la nostra regione fin dai tempi di Simón Bolívar.<br />
Negli ultimi quattro anni, all’immenso e ineguale potere degli Stati Uniti e all’escalation dell’aggressione contro Cuba, si è aggiunta l’impunità. Il governo degli Stati Uniti sembrava convinto di godere della libertà di agire a suo piacimento e del diritto di imporre la sua volontà al mondo con il semplice supporto dell’uso della forza e cercò di mettere in crisi politica, giuridica e morale i pilastri su cui si erano appoggiate per decenni le relazioni internazionali.</p>
<p>La comunità internazionale sembrava incapace di fermare gli oltraggi e gli abusi più flagranti da parte della principale potenza economica, militare e tecnologica, le cui azioni irresponsabili sono state la più grande minaccia alla pace, alla stabilità, all’equilibrio ecologico e alla sopravvivenza della vita sulla Terra.</p>
<p>Questo contesto spiega in parte l’effetto particolarmente dannoso del bloqueo economico con cui gli Stati Uniti stanno attaccando il nostro paese. Si spiega anche con le condizioni di un’economia internazionale sempre più interconnessa, interdipendente e sempre più soggetta ai dettami dei centri di potere finanziario controllati da Washington.</p>
<p>Nonostante il ripetuto e schiacciante rifiuto della comunità internazionale, il bloqueo danneggia le relazioni economiche di Cuba praticamente con tutte le nazioni del pianeta, indipendentemente dalla posizione politica di un paese o dalle sue relazioni con noi.<br />
In molti casi, i governi non hanno nemmeno la capacità di far valere le loro prerogative sovrane sulle azioni delle entità nazionali situate nei loro territori, poiché spesso si subordinano docilmente a Washington, come se vivessimo in un mondo soggiogato dal potere unipolare degli Stati Uniti.</p>
<p>È un fenomeno che si esprime con particolare impatto nel settore finanziario, quando le banche nazionali di diversi paesi privilegiano le disposizioni dell’amministrazione statunitense rispetto alle decisioni politiche dei propri governi. Queste realtà si riaffermano con la diffusione della globalizzazione neoliberale.</p>
<p>Quel bloqueo, che il nostro popolo ha affrontato da quasi 60 anni con sforzo, sacrificio e creatività, sarebbe stato capace di devastare l’economia e la stabilità sociale di qualsiasi paese, anche quelli più ricchi e potenti di Cuba. È la guerra economica più completa, disuguale e prolungata mai scatenata contro una nazione.</p>
<p>Solo nelle condizioni del sistema socialista, basato sulla giustizia sociale, sull’unità del popolo intorno al Partito e sullo sforzo unitario e compatto per difendere il paese, una nazione sottosviluppata e relativamente piccola come la nostra, con scarse ricchezze naturali, può evitare il collasso e persino avanzare nel suo sviluppo.</p>
<p>La politica  contro Cuba scatenata dalla precedente amministrazione statunitense è stata rafforzata proprio nelle dure condizioni della pandemia della COVID-19. La natura spietata dell’imperialismo è diventata palesemente evidente.</p>
<p>A volte i dati oggettivi sui danni che gli Stati Uniti hanno causato all’economia cubana e l’impatto obiettivo delle più di 240 misure coercitive adottate dal 2017 non sono sufficientemente compresi o attentamente valutati. Bisogna capire che non si tratta di semplici azioni per aumentare il bloqueo, ma di nuovi metodi, alcuni dei quali senza precedenti, che hanno portato la grandezza della guerra economica a un livello qualitativamente più aggressivo, che si riflette nella penuria materiale che accompagna la vita quotidiana di ogni cubano.</p>
<p>A questo si aggiunge la spudorata campagna finanziata da Washington per promuovere la menzogna che il bloqueo non è reale, che non danneggia realmente l’economia cubana, che non è un problema significativo per il nostro sviluppo e la nostra stabilità economica. È una falsità che si diffonde attraverso i potenti media al servizio dell’imperialismo e le reti digitali destinate a influenzare il pensiero di molti, compresi alcuni dei nostri compatrioti.</p>
<p>Tra le prime azioni per rafforzare l’assedio economico contro Cuba c’è stata la designazione nel novembre 2017 di una lista di entità commerciali cubane che sarebbero state sottoposte a restrizioni aggiuntive a quelle già subite per colpa del bloqueo. Quella lista, che è stata aggiornata diverse volte, comprende oggi 231 unità, molte delle quali hanno la responsabilità della rete di vendita al dettaglio del paese, il sistema di approvvigionamento dei bisogni più importanti per l’economia e la popolazione, tutte le strutture alberghiere del paese e diverse istituzioni del settore finanziario.</p>
<p>Il governo degli Stati Uniti giustifica questa azione con il pretesto di limitare l’attività delle imprese appartenenti al settore della difesa e della sicurezza, che accusa di sostenere la repressione dei diritti umani a Cuba e l’intervento cubano in Venezuela.<br />
Il nostro popolo sa bene che questa persecuzione illegittima è diretta contro entità prospere, la cui funzione sociale è interamente economica e commerciale, come accade in tutto il mondo, e che assicurano un contributo significativo all’economia nazionale.<br />
Sanno anche con molta evidenza e per esperienza storica che l’obiettivo di questa misura è estendere l’assedio economico per sabotare il sistema imprenditoriale, ostacolare il processo di aggiornamento dell’economia, rompere la gestione dello Stato e imporre l’informalità, l’atomizzazione dell’attività economica e il caos, con l’obiettivo dichiarato di strangolare il paese e provocare una rivolta sociale.</p>
<p>Nel compito straordinario di affrontare la pandemia di COVID-19, abbiamo dovuto dedicare notevoli risorse per garantire urgentemente le attrezzature e i materiali necessari ai nostri ospedali e centri di assistenza sanitaria. Il costo sarebbe stato meno oneroso se Cuba non avesse dovuto ricorrere a mercati lontani e spesso a paesi terzi per acquisire tecnologie soggette ai divieti del bloqueo.<br />
La persecuzione finanziaria, invece, ha assunto le caratteristiche di una vera e propria caccia contro le transazioni cubane, che danneggia la nostra capacità di pagare i prodotti e i servizi che importiamo e ricevere i soldi di quelli che esportiamo, con il conseguente aumento del costo del commercio estero nel suo insieme.</p>
<p>Per punire Cuba e i cubani che vivono dentro e fuori del paese, gli Stati Uniti hanno prima limitato e poi tagliato praticamente ogni possibilità di inviare denaro a Cuba.</p>
<p>Queste realtà sono presenti nella carenza di prodotti essenziali per il consumo della popolazione. Sono anche la causa di molte delle difficoltà dell’industria nazionale per contare in tempo, con la qualità e gli standard richiesti, le materie prime necessarie per la produzione. Questo include beni di consumo così come medicine e prodotti dell’industria alimentare.</p>
<p>L’inasprimento del bloqueo complica l’adempimento degli impegni finanziari internazionali, nonostante la ferma determinazione di onorarli e lo sforzo che stiamo facendo per effettuare pagamenti che, sebbene modesti, comportano grandi sacrifici.<br />
Sempre più spesso sono state realizzate misure per limitare i viaggi a Cuba, sia per via aerea che marittima, il che ha inferto un colpo brutale a una parte considerevole del settore non statale dell’economia dedicato ai servizi.</p>
<p>Il danno causato da queste misure al livello di vita della popolazione non è né fortuito né il risultato di effetti collaterali; è la conseguenza di un proposito deliberato di punire, nel suo insieme, il popolo cubano.</p>
<p>Una delle azioni più significative, per il suo grado di crudeltà, la sua inammissibilità di fronte al diritto internazionale e l’impunità con cui gli Stati Uniti la compiono, è la determinazione, da aprile 2019, di privare Cuba delle forniture di combustibile. Per ottenere questo, stanno applicando misure tipiche della guerra non convenzionale per impedire che queste forniture raggiungano il territorio nazionale.</p>
<p>È una delle azioni che meglio illustra la nuova dimensione acquisita dalla guerra economica contro Cuba. Per affrontarlo, abbiamo attraversato periodi di grande tensione e se il costo non è stato devastante, come previsto dagli Stati Uniti, è grazie alla forza della società che abbiamo costruito e difeso e alla capacità di resistenza del nostro eroico popolo.</p>
<p>Un altro degli atti che meglio descrive la natura dell’imperialismo e l’escalation della sua aggressione contro la nazione è la campagna immorale scatenata contro la cooperazione medica internazionale fornita da Cuba.</p>
<p>Il nostro record su questo fronte non ha eguali nel mondo. È uno sforzo basato sui principi morali su cui è costruita la società cubana. Si basa sulla nozione che si condivide ciò che si ha, non quello che è d&#8217;avanzo. Il successo di aver costruito, con perseveranza e dedizione, una capacità significativa di risorse umane e di avere un sistema di salute pubblica robusto, efficace e sostenibile ci dà la possibilità di condividere con gli altri.</p>
<p>È uno sforzo di solidarietà che continuerà indipendentemente dalle campagne. Ha salvato vite, affrontato malattie, alleviato sofferenze e migliorato la salute e il benessere di milioni di persone in tutto il mondo, quasi sempre tra le popolazioni più vulnerabili o svantaggiate, nelle zone più remote, a volte in condizioni di estrema difficoltà e persino di pericolo. Include un lavoro importante e lodevole per assistere i paesi che hanno subito disastri naturali.</p>
<p>L’attacco degli Stati Uniti vuole screditare un lavoro così nobile e riconosciuto e a privare Cuba del reddito giusto, onesto e legittimo che migliaia di professionisti tecnicamente ed eticamente formati nel paese assicurano con i loro sforzi.<br />
L’accesso alla salute è un diritto umano universale e il governo degli Stati Uniti commette un crimine quando, per attaccarci, sabota l’unica fonte di servizi medici a cui hanno accesso milioni di persone nel mondo.</p>
<p>Oltre a tutto ciò, nell’aprile del 2019, e con l’obiettivo di intimidire gli investitori, le imprese e gli imprenditori stranieri che scommettono su una relazione economica e commerciale con Cuba, gli Stati Uniti hanno deciso, per la prima volta, di permettere, sotto il Titolo III della famigerata Legge Helms-Burton, l’ammissione nei tribunali statunitensi di cause intentate da presunti rivendicatori di proprietà che furono giustamente e legittimamente nazionalizzate nei primi anni della Rivoluzione.</p>
<p>Non è una legge nuova, è una mostruosità che risale al 1996, che codifica il bloqueo nella legge e stabilisce come obbligo del governo degli Stati Uniti di attaccare Cuba economicamente, su scala internazionale e in modo globale. Stabilisce anche come mandato legale la promozione della sovversione politica per distruggere l’ordine costituzionale cubano, con l’appoggio ogni anno di finanziamenti ufficiali e milionari del bilancio federale.</p>
<p>Arrivò a progettare il programma d’intervento politico nel nostro paese e l’instaurazione di una tutela che assoggettasse la nazione cubana alla condizione di un territorio sottomesso e subordinato alla sovranità degli Stati Uniti sotto un governatore nominato dagli Stati Uniti.<br />
È uno spregevole strumento politico e giuridico, concepito con grande opportunismo nei momenti più duri del Periodo Speciale e quando Washington era sicuro che la Rivoluzione non sarebbe stata in grado di sostenersi né di essere fedele al suo impegno di sostenere le bandiere del socialismo e salvaguardare la causa difesa dai nostri martiri.</p>
<p>Per questo diciamo che questa è una legge che il nostro popolo deve conoscere bene e che non può permettersi di dimenticare, anche se un giorno dovesse essere abrogata.</p>
<p>Quando, nel dicembre 2014, decidemmo congiuntamente con il governo degli Stati Uniti, allora diretto dal presidente Barack Obama, di procedere verso una migliore intesa tra i nostri rispettivi paesi, dissi davanti all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare: “[…] è stato fatto un passo importante, ma resta da risolvere l’essenziale, che è la fine del bloqueo economico, commerciale e finanziario contro Cuba, che si è intensificato negli ultimi anni, soprattutto nel settore delle transazioni finanziarie, con l’applicazione di enormi e illegittime multe contro le banche di vari paesi”.</p>
<p>La condotta aggressiva scatenata dalla precedente amministrazione statunitense riafferma con chiarezza che qualsiasi prospettiva di vera evoluzione positiva nelle relazioni tra i due paesi, per essere sostenibile, dovrebbe essere associata all’eliminazione del bloqueo economico e del quadro legislativo che lo sostiene.</p>
<p>Non ci illudiamo che si tratti di qualcosa di facile e semplice; al contrario, richiederà la volontà politica sensibile e rispettosa di chi governa negli Stati Uniti. Cuba ha sostenuto e continua a sostenere che non identifichiamo il popolo statunitense come un nemico, che le differenze politiche e ideologiche non sono un impedimento per una relazione rispettosa e civile con il nostro vicino.<br />
Abbiamo anche detto che possiamo sviluppare un rapporto di cooperazione su molte questioni che beneficeranno entrambi i paesi e la regione.</p>
<p>Non dimenticheremo mai il contenuto dell’articolo 16, paragrafo a) della Costituzione, che riafferma che le relazioni economiche, diplomatiche e politiche con qualsiasi altro Stato non possono mai essere negoziate sotto aggressione, minaccia o coercizione.<br />
Riaffermo da questo Congresso del Partito la volontà di sviluppare un dialogo rispettoso e costruire un nuovo tipo di relazioni con gli Stati Uniti, senza pretendere che per raggiungere questo Cuba debba rinunciare ai principi della Rivoluzione e del Socialismo, fare concessioni inerenti alla sua sovranità e indipendenza, cedere nella difesa dei suoi ideali e nell’esercizio della sua politica estera, impegnata per cause giuste, la difesa dell’autodeterminazione dei popoli e l’appoggio storico ai paesi fratelli.</p>
<p>Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di rimanere all&#8217;erta, di assumere con responsabilità le lezioni della storia e di proteggere il nostro paese e il diritto sovrano di esistere per il quale tante generazioni di cubani si sono sacrificate.</p>
<p>Dobbiamo farlo senza trascurare la difesa e con uno sforzo costante e impegnato, volto a costruire le basi economiche che ci permetteranno di affrontare con successo una guerra economica incessante e asimmetrica, da parte di una potenza disposta a sfruttare la sua grandezza e influenza economica per attaccare la nostra Patria.</p>
<p>Compagne e Compagni:</p>
<p>Esattamente cinque anni fa, abbiamo avvertito che la regione dell’America Latina e dei Caraibi era sotto gli effetti di una forte e articolata controffensiva promossa dall’imperialismo e dalle oligarchie regionali contro i governi rivoluzionari e progressisti che erano saliti al potere come risultato della resistenza e della lotta dei popoli contro gli effetti nefasti dei modelli neoliberali.</p>
<p>Questa controffensiva si è rafforzata quando la direzione della politica estera degli Stati Uniti è caduta nelle mani di personaggi sinistri, legati a episodi di ingerenza e interventismo nella nostra regione, e associati a elementi dell’estrema destra cubano-americana, molti dei quali con famosi antecedenti di terrorismo e corruzione.</p>
<p>Non hanno mai nascosto il loro impegno per la validità della Dottrina Monroe. Hanno mescolato il fanatismo antisocialista con la disperazione per raggiungere obiettivi a breve termine. Hanno fatto ricorso a metodi di guerra non convenzionale e a operazioni di destabilizzazione che si sono rivelate estremamente pericolose per l’intera regione.</p>
<p>Hanno dimostrato disprezzo per i nostri popoli e le nostre istituzioni. Hanno ignorato i diritti sovrani di tutte le nazioni dell’emisfero e hanno minacciato pericolosamente la pace e la sicurezza regionale. Diversi governi della regione hanno cercato di ignorare la Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmata a L’Avana dai capi di Stato e di governo dell’America Latina e dei Caraibi nel gennaio 2014.</p>
<p>Questo strumento politico trascendentale si basa su principi essenziali per la piena indipendenza, il reale godimento dei diritti sovrani e per le aspirazioni di unità e integrazione della nostra regione.</p>
<p>Questi includono il rispetto dei principi e delle norme del diritto internazionale e dei principi e degli scopi della Carta delle Nazioni Unite; la risoluzione pacifica delle controversie; l’obbligo di non intervenire, direttamente o indirettamente, negli affari interni di qualsiasi altro Stato e di osservare i principi di sovranità nazionale, di uguaglianza dei diritti e di autodeterminazione dei popoli; l’impegno dei paesi della regione a promuovere relazioni amichevoli e cooperative tra di loro e con altre nazioni, indipendentemente dalle differenze tra i loro sistemi politici, economici e sociali o i loro livelli di sviluppo; a praticare la tolleranza e a vivere insieme in pace come buoni vicini; e l’impegno a rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato a scegliere il proprio sistema politico, economico, sociale e culturale, come condizione essenziale per assicurare la coesistenza pacifica tra le nazioni.</p>
<p>L’uso frequente di menzogne per giustificare le azioni è stato combinato con misure coercitive crudeli unilaterali e minacce costanti, con costi elevati per i popoli della Nostra America. Il governo degli Stati Uniti ha deciso di lanciare dalla fine del 2018 un’offensiva specifica di aggressione contro Venezuela,  Nicaragua e Cuba, con lo scopo evidente di raggiungere a breve termine il rovesciamento dei governi dei tre paesi.</p>
<p>Anche se ha fallito nel suo intento, la pretesa è un forte richiamo al fatto che le ambizioni dell’imperialismo di dominare la regione non sono minacce di un lontano e oscuro passato che è stato superato, ma un pericolo che è vivo e vegeto nei circoli del potere politico negli Stati Uniti.</p>
<p>Come parte di questa offensiva, hanno promosso il salvataggio della screditata OSA (Organizzazione degli Stati Americani) come strumento di dominazione e aggressione neocoloniale, così come il suo braccio armato, il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca, il TIAR, sempre al servizio degli interessi egemonici degli Stati Uniti. Allo stesso modo, è stato fatto un tentativo di sabotare la CELAC e l’UNASUR è stata distrutta.</p>
<p>Se ci fosse qualche dubbio, dobbiamo riconoscere che il neoliberalismo ha dimostrato ancora una volta la sua incapacità di rispondere ai problemi sociali della regione. Il suo ruolo nello smantellamento delle strutture di giustizia sociale e l’attacco dottrinario a qualsiasi nozione di giustizia sociale hanno lasciato la maggior parte dei paesi impotenti e indifesi di fronte al flagello della COVID-19. La sua eredità è stata l’aumento delle disuguaglianze, l’approfondimento della polarizzazione sociale e l’aggravamento della crisi di ristagno e instabilità sofferta da molte delle società della Nostra America.</p>
<p>Come conseguenza, si è osservato l’esaurimento accelerato dei governi che promuovono politiche neoliberali, manifestazioni di instabilità sociale, l’irruzione di proteste popolari e la mobilitazione dei giovani, insieme all’attivazione delle forze di sinistra e progressiste, come dimostra il Forum di San Paolo, spazio di concertazione politica delle forze politiche di sinistra e dei movimenti sociali.</p>
<p>Si è anche osservato come queste forze progressiste siano state sottoposte a processi giudiziari politicamente motivati e a campagne di diffamazione con l’appoggio dei mass media corporativi, al fine di indebolirle e quindi impedire la loro partecipazione o accesso ai governi.</p>
<p>Noi cubani ribadiamo la nostra solidarietà con Venezuela, con l’unione civile-militare del suo popolo eroico, e con il suo unico presidente legittimo, il compagno Nicolás Maduro Moros.</p>
<p>Ribadiamo la nostra solidarietà con Nicaragua sandinista, con il suo popolo e con il presidente comandante Daniel Ortega Saavedra.</p>
<p>Salutiamo il presidente Luis Arce dello Stato Plurinazionale della Bolivia, una nazione dove il popolo ha messo in scena una vittoria popolare che ha costituito uno schiaffo agli Stati Uniti e al suo strumento, l’Organizzazione degli Stati Americani, che aveva organizzato il golpe di stato contro il compagno Evo Morales Ayma.</p>
<p>Osserviamo con speranza, rispetto e solidarietà i processi politici condotti dai presidenti Andrés Manuel López Obrador in Messico e Alberto Fernández in Argentina, nei loro sforzi per invertire le conseguenze dell’attuazione delle politiche neoliberali che hanno causato tanti danni alle loro nazioni.</p>
<p>Accogliamo e sosteniamo i tentativi di entrambi i governi di recuperare i processi d’integrazione veramente latinoamericani.<br />
Ribadiamo il nostro sostegno incondizionato agli sforzi della Repubblica Argentina per recuperare la sovranità sulle Malvine, la Georgia del Sud e le isole Sandwich Australi.</p>
<p>Riaffermiamo la nostra solidarietà con l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partito dei Lavoratori del Brasile, contro il quale è stato avviato un procedimento legale politicizzato. Insistiamo che la sua innocenza, la piena libertà e tutti i diritti politici devono essere ripristinati.</p>
<p>Continueremo a difendere i legittimi interessi delle nazioni caraibiche e sosteniamo la loro richiesta di ricevere un risarcimento per le conseguenze della schiavitù e del colonialismo. I Caraibi possono sempre contare su Cuba. In particolare, riaffermiamo il nostro impegno nei confronti del fraterno popolo di Haiti, per il quale la comunità internazionale dovrebbe fare molto di più.<br />
Riaffermiamo il nostro pieno sostegno all’autodeterminazione e all’indipendenza di Portorico.</p>
<p>L’impegno di Cuba per l’unità dell’America Latina e dei Caraibi è immodificabile, la lealtà in difesa della sovranità e del diritto all’autodeterminazione dei popoli è un principio della Rivoluzione, e la volontà di promuovere la cooperazione e l’integrazione regionale è parte della nostra causa. Non cesseremo un istante nel compito di contribuire a fare della Nostra America la patria comune di tutti i suoi figli.</p>
<p>Compagne e Compagni:</p>
<p>In questi cinque anni, sono state consolidate eccellenti relazioni con i partiti e i governi della Repubblica Popolare Cinese, della Repubblica Socialista del Vietnam, della Repubblica Democratica Popolare del Laos e della Repubblica Democratica Popolare di Corea, paesi socialisti asiatici ai quali siamo legati da un&#8217;amicizia storica e dalla solidarietà. I progetti economici che stiamo sviluppando con Cina e Vietnam in varie sfere della nostra economia, che contribuiscono al piano di sviluppo economico e sociale fino al 2030, sono molto importanti.</p>
<p>Inoltre, in questi anni si sono approfondite le relazioni politiche di alto livello con la Federazione Russa, un paese con il quale condividiamo ampie coincidenze sulle più diverse questioni dell’agenda internazionale e che ha mantenuto una ferma posizione di rifiuto del bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.</p>
<p>Nonostante le differenze politiche esistenti, abbiamo fatto progressi nei nostri legami con l’Unione Europea attraverso l’attuazione dell’accordo di dialogo politico e di cooperazione, sulla base del rispetto reciproco e della reciprocità. La promozione di relazioni di cooperazione in settori come le energie rinnovabili, l’agricoltura e la cultura dovrebbe essere enfatizzata.</p>
<p>Manteniamo la nostra collaborazione e solidarietà con i paesi dell’Africa, un continente al quale siamo legati da forti legami di storia, cultura e fratellanza. Migliaia di operatori del settore sanitario e di altri settori vi lavorano in più di 30 paesi. Siamo grati per la posizione unanime dell’Unione Africana in solidarietà con Cuba e contro il bloqueo durante questi anni.</p>
<p>Il nostro sostegno alle cause dei popoli palestinese e saharawi resterà un impegno immutato.</p>
<p>Lo scenario descritto e la sua probabile evoluzione nel futuro esigono da tutti noi di assicurare, in modo permanente, la priorità della difesa, in piena corrispondenza con le accurate riflessioni di Fidel contenute nel Rapporto Centrale al Primo Congresso: “Finché esisterà l’imperialismo, il Partito, lo Stato e il popolo presteranno la massima attenzione ai servizi di difesa. La guardia rivoluzionaria non sarà mai trascurata. La storia insegna fin troppo eloquentemente che chi dimentica questo principio non sopravvive all’errore”.</p>
<p>Il concetto strategico della guerra di tutto il popolo è ancora pienamente in vigore, come afferma l’articolo 217 della Costituzione della Repubblica di Cuba, il che significa che ogni cittadino deve avere un mezzo, un posto e un modo per combattere contro il nemico, sotto la guida del Partito.</p>
<p>Questa dottrina suppone l’attenzione permanente al rafforzamento della capacità e della disposizione combattiva, l’aggiornamento dei piani difensivi del paese e la preparazione dei dirigenti, dei capi e degli organi di direzione ai diversi livelli per condurre le azioni previste. In questo senso, consideriamo necessario ristabilire, non appena le condizioni della lotta contro la COVID-19 lo permettano, la realizzazione delle giornate nazionali di difesa con la partecipazione in massa del popolo, togliendo qualsiasi formalismo o fanfaronata e garantendo così la loro efficacia e utilità per la preparazione della popolazione. Non dimentichiamo che l’invulnerabilità militare si ottiene attraverso un miglioramento costante.</p>
<p>Durante questo periodo, le Forze Armate Rivoluzionarie hanno continuato la preparazione delle truppe, la produzione, la modernizzazione, la manutenzione e la conservazione della tecnologia militare e degli armamenti, la preparazione del Teatro delle Operazioni Militari, insieme alla partecipazione al confronto di situazioni eccezionali e disastri di ogni tipo, tra i quali spicca la COVID-19.</p>
<p>L’Unione dell’Industria Militare ha assicurato, sulla base del potenziale scientifico raggiunto, la preparazione e la modernizzazione di una parte significativa dell’armamento e della tecnologia militare e ha assunto sempre più la produzione di pezzi di ricambio e di articoli molto richiesti dalla popolazione.</p>
<p>Nel suo Rapporto Centrale al Primo Congresso del Partito, il compagno Fidel ha dichiarato: “L’Esercito Ribelle fu l’anima della Rivoluzione e dalle sue armi vittoriose la nuova Patria emerse libera, bella, potente e invincibile. Questa affermazione è ancora oggi pienamente valida, per questo ribadisco che le Forze Armate Rivoluzionarie, nate dall’Esercito Ribelle, non hanno rinunciato e non rinunceranno ad essere l’anima della Rivoluzione per sempre&#8221; (Applausi).</p>
<p>I combattenti del Ministero dell&#8217;Interno, in stretto collegamento con il popolo, il Partito e le organizzazioni di massa, le Forze Armate Rivoluzionarie e le altre istituzioni dello Stato e del Governo, continuarono a rafforzare la prevenzione e la lotta contro l’attività del nemico, i piani sovversivi, il crimine, le illegalità e la corruzione, così come l’indisciplina sociale e i comportamenti dannosi.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni, questa organizzazione ha raggiunto un livello superiore di organizzazione e coesione nelle strutture di comando e l’attenzione alle unità di base, una questione in cui è giusto riconoscere il contributo decisivo del vice ammiraglio Julio César Gandarilla Bermejo, membro del Comitato Centrale del Partito, deputato all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e ministro dell’Interno fino alla sua morte alla fine dell&#8217;anno scorso. Al suo brillante curriculum di servizio alla Rivoluzione, devo aggiungere oggi la corretta e lungimirante selezione e preparazione delle nuove generazioni che garantiscono la continuità con la sicura staffetta nella direzione dell’istituzione.</p>
<p>Considero opportuno riconoscere il contributo delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno nella produzione alimentare, che ha permesso alle due istituzioni di essere autosufficienti nella maggior parte dei prodotti necessari all’alimentazione del loro personale. I livelli di soddisfazione raggiunti rappresentano l’83% e il 72% delle richieste delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, rispettivamente.</p>
<p>Come previsto, l’Ottavo Congresso del Partito segnerà la conclusione del processo di trasferimento ordinato delle principali responsabilità dalla generazione storica alla nuova generazione.</p>
<p>Al Sesto Congresso del Partito, 10 anni fa, ho detto che, sebbene abbiamo fatto diversi tentativi di promuovere i giovani a posizioni di comando, le selezioni non sempre hanno avuto successo e di conseguenza non avevamo allora una squadra di sostituti ben preparati, con sufficiente esperienza e maturità per assumere i nuovi e complessi compiti di leadership nel Partito, nello Stato e nel governo.</p>
<p>Ho anche espresso che dovremmo risolvere questo problema gradualmente, senza fretta e improvvisazione, il che richiederebbe anche il rafforzamento dello spirito democratico e del carattere collettivo del funzionamento degli organi di direzione del Partito e del potere statale e governativo e la garanzia del ringiovanimento sistematico di tutta la catena delle posizioni amministrative e di partito nel paese.</p>
<p>Anche se non possiamo dare per scontato questo fronte strategico di lavoro, sono soddisfatto che stiamo consegnando la guida del paese a un gruppo di dirigenti preparati, allenati da decenni di esperienza nel passaggio dalla base alle più alte responsabilità, impegnati nell’etica e nei principi della Rivoluzione e del socialismo, identificati con le radici e i valori della storia e della cultura della nazione, impregnati di grande sensibilità verso il popolo, pieni di passione e spirito antimperialista e consapevoli di rappresentare la continuità dell’opera iniziata da Céspedes il 10 ottobre 1868, continuata da Gómez, Maceo, Calixto García e Agramonte; ricominciata da Martí alla testa del Partito Rivoluzionario Cubano; da Baliño e Mella con la fondazione del Primo Partito Comunista di Cuba; da Villena, Guiteras, Jesús Menéndez, Abel, José Antonio, Frank País, Camilo, Ché, Blas Roca, Celia, Haydée, Melba e Vilma, Almeida e il nostro Comandante in Capo di sempre, Fidel (Applausi).</p>
<p>Uno di questi compagni, selezionato a tempo, perché incominciamo a vedere in lui una serie di qualità, è il compagno Miguel Díaz-Canel Bermúdez, membro del Burò Politico e Presidente della Repubblica negli ultimi tre anni, carica che, secondo la valutazione della direzione del Partito, sta svolgendo con buoni risultati.</p>
<p>Abbiamo già detto che Díaz-Canel non è il risultato di un’improvvisazione, ma di una selezione ponderata di un giovane rivoluzionario con le condizioni per essere promosso a posizioni superiori. Per 15 anni è stato con successo Primo Segretario del Partito nelle province di Villa Clara e Holguín, dopo di che è stato nominato Ministro dell’Istruzione Superiore, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Primo Vice Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, posizioni che ha ricoperto contemporaneamente all&#8217;attenzione del fronte ideologico nel Partito.</p>
<p>In questi ultimi tre anni Díaz-Canel ha saputo formare una squadra e ha favorito la coesione con gli organi superiori del Partito, dello Stato e del Governo.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, il mio compito di Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba si conclude con la soddisfazione di aver compiuto il mio dovere e la fiducia nel futuro della Patria, con la meditata convinzione di non accettare proposte per mantenermi negli organi superiori dell’organizzazione del Partito, nelle cui file continuerò a militare come un combattente rivoluzionario in più, pronto a dare il mio modesto contributo fino alla fine della mia vita.</p>
<p>Nulla mi obbliga a questa decisione, ma credo ardentemente nella forza e nel valore dell’esempio e nella comprensione dei miei compatrioti e che nessuno ne dubiti, finché vivo sarò pronto, con il piede nella staffa, a difendere la Patria, la Rivoluzione e il Socialismo.</p>
<p>Con più forza che mai gridiamo:</p>
<p>Viva Cuba Libera! (Esclamazioni di: “Viva!”)</p>
<p>W Fidel! (Esclamazioni di: “Viva!”)</p>
<p>Patria o morte!</p>
<p>Vinceremo!</p>
<p>(Ovazioni)</p>
<p>Versioni stenografiche – Ufficio del Presidente della Repubblica</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Estudios Revolucion</p>
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		<title>Né scoperta, né incontro: Giornata della Resistenza Indigena</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 15:30:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle parole dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, pronunciate in occasione dell'inaugurazione del 53 ° Premio letterario Casa de las Americas (L'Avana, 2012), la data del 12 ottobre "rende omaggio" ai "presunti scopritori", che "erano più occultatori che scopritori, iniziò il saccheggio coloniale, mentendo sulla realtà americana e negando la sua abbagliante diversità e le sue radici più profonde ".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11764" alt="indigena" src="/files/2020/10/indigena.jpg" width="580" height="778" />In diversi scenari, ciò che accadde il 12 ottobre 1492 viene descritto come la &#8220;Scoperta dell&#8217;America&#8221;. Il 12 ottobre 1492, la spedizione guidata da Cristoforo Colombo, comandata dai re Isabella e Fernando di Castiglia, è arrivata in America. La spedizione era partita da Palos de la Frontera (Andalusia, Spagna) due mesi e nove giorni prima del suo arrivo su questa sponda dell&#8217;Atlantico. La data è conosciuta in diversi scenari come &#8220;Incontro di due culture&#8221;, &#8220;Scoperta dell&#8217;America&#8221; o &#8220;Columbus Day&#8221;.</strong></p>
<p>Nelle parole dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, pronunciate in occasione dell&#8217;inaugurazione del 53 ° Premio letterario Casa de las Americas (L&#8217;Avana, 2012), la data del 12 ottobre &#8220;rende omaggio&#8221; ai &#8220;presunti scopritori&#8221;, che &#8220;erano più occultatori che scopritori, iniziò il saccheggio coloniale, mentendo sulla realtà americana e negando la sua abbagliante diversità e le sue radici più profonde &#8220;.</p>
<p>Tuttavia, in paesi come Nicaragua, Venezuela e Navarra (Spagna), il 12 ottobre è stato ufficialmente istituito come &#8220;Giornata della Resistenza Indigena&#8221;.</p>
<p>Perché la Giornata della Resistenza Indigena?</p>
<p>Durante il governo del presidente Hugo Chavez in Venezuela, è stato deciso di istituire il 12 ottobre come &#8220;Giornata della Resistenza Indigena&#8221;. Questo ha sostituito i nomi che tradizionalmente venivano dati alla festa, in particolare &#8220;Giorno della Razza&#8221;, decretato dal presidente Juan Vicente Gomez.</p>
<p>La decisione è stata approvata nel testo costituzionale. La Costituzione venezuelana riconosce nei suoi articoli il diritto dei popoli indigeni di &#8220;mantenere e sviluppare la loro identità etnica e culturale, visione del mondo, valori, spiritualità ed i loro luoghi sacri e luoghi di culto&#8221;.</p>
<p>Allo stesso modo, la legge fondamentale del paese sudamericano riconosce il diritto di questi popoli &#8220;ad una salute integrale che tenga conto delle loro pratiche e culture&#8221; ed &#8220;alla partecipazione politica&#8221;.</p>
<p>Considerare il 12 ottobre come &#8220;Giornata della Resistenza Indigena&#8221; implica il riconoscimento in quella data dell&#8217;inizio della barbarie coloniale che l&#8217;America Latina sta vivendo da più di 500 anni. Significa anche riconoscere la resistenza dei popoli indigeni contro ogni forma di oppressione.</p>
<p>Questo giorno viene utilizzato in diversi paesi d&#8217;America per ricordare gli indigeni che sono morti durante la colonizzazione. Inoltre, i gruppi indigeni rivendicano i loro diritti e manifestano contro il genocidio a cui sono sottoposti dalle politiche estrattive e neoliberiste, che danneggiano i loro territori.</p>
<p>Quali sfide devono affrontare i popoli indigeni delle Americhe?</p>
<p>In Brasile, da quando Jair Bolsonaro ha assunto la Presidenza nel gennaio 2019, la violenza contro le quasi 305 popolazioni indigene che abitano quella nazione è aumentata. Secondo un rapporto del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), che fa il punto sul 2019, si è registrato un aumento dei casi in 16 delle 19 categorie di violenza sistematizzate nel rapporto.</p>
<p>Una situazione complessa è presente anche in Colombia, che è stata classificata dall&#8217;organizzazione Global Witness come il paese più pericoloso per difendere i diritti umani, i diritti relativi alla terra, al territorio ed all&#8217;ambiente.</p>
<p>In Perù, i leader delle popolazioni indigene stabilitisi nell&#8217;Amazzonia del paese sudamericano hanno denunciato, il 6 ottobre, violazioni dei diritti umani contro le loro comunità e i loro rappresentanti.</p>
<p>Il problema della violenza e dell&#8217;impunità nei casi dei difensori delle popolazioni indigene si verifica anche in contesti meno visibili. Il 5 ottobre, 46 organizzazioni per i diritti umani hanno espresso &#8220;la loro profonda preoccupazione per la situazione di impunità strutturale in vigore in Costa Rica nei confronti dei difensori dei diritti delle popolazioni indigene&#8221;.</p>
<p>In Cile, la nazione mapuche è stata oggetto di un&#8217;aggressione permanente da parte dello Stato. Un rapporto pubblicato nel settembre 2020 sulle persone giustiziate e scomparse appartenenti a questo gruppo tra il 1973 e il 1990, riportava “171 casi, 36 casi in più, cioè legati alle vittime mapuche riconosciute dallo Stato del Cile; che sono state prontamente indagate dalle diverse commissioni istituite a tal fine”.</p>
<p>Resistenza culturale e conservazione delle tradizioni</p>
<p>La sfida di preservare tradizioni, memoria e culture è un elemento fondamentale per le comunità ed i popoli indigeni oggigiorno.</p>
<p>Non può essere separata dalla battaglia per la vita ed i territori. I capi indigeni sono i custodi di quella memoria e tradizioni. Allo stesso modo, il rapporto con la terra costituisce una forma particolare di cultura, che rompe lo schema dell&#8217;attuale Stato-nazione.</p>
<p>I popoli indigeni delle Americhe hanno speso più di cinque secoli nella resistenza contro l&#8217;aggressività, il colonialismo e le &#8220;intenzioni civilizzatrici&#8221; dell&#8217;Occidente.</p>
<p>da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il Time riconosce i risultati di Cuba nella lotta contro la COVID-19</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 22:33:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rivista statunitense Time ha riconosciuto i risultati positivi raggiunti da Cuba nel confronto della pandemia del coronavirus SARS-Cov-2 che colpisce oggi l'isola ed il mondo. In un articolo sull'impatto in America Latina, il mass media riconosce che esistono differenze tra i paesi della regione nella risposta all'emergenza sanitaria, proprio quando America Latina si è trasformata nel più nuovo epicentro della pandemia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11586" alt="coronavirus580x390" src="/files/2020/06/coronavirus580x390.jpg" width="580" height="390" />La rivista statunitense Time ha riconosciuto i risultati positivi raggiunti da Cuba nel confronto della pandemia del coronavirus SARS-Cov-2 che colpisce oggi l&#8217;isola ed il mondo.</strong></p>
<p>In un articolo sull&#8217;impatto in America Latina, il mass media riconosce che esistono differenze tra i paesi della regione nella risposta all&#8217;emergenza sanitaria, proprio quando America Latina si è trasformata nel più nuovo epicentro della pandemia.</p>
<p>D’accordo col testo, praticamente tutte le nazioni dell&#8217;area hanno istituito misure di distanziamento sociale per combattere la crisi di salute, ed un certo grado di stimolo governativo per affrontare la crisi economica risultante.</p>
<p>Tuttavia, ha sottolineato che l&#8217;effettività di queste azioni dipende anche dai contesti politico, sanitario, sociale ed economico che aveva ogni territorio all&#8217;inizio dell&#8217;emergenza.</p>
<p>Facendo una breve analisi delle condizioni in alcuni dei paesi più colpiti della regione, Time ha citato i casi dell&#8217;Uruguay (approssimativamente 800 casi e 22 morti nel momento di redigersi l&#8217;articolo pubblicato questo fine settimana) e Cuba (quasi 2000 casi e 82 decessi).</p>
<p>Le due nazioni, secondo il mezzo di comunicazione, hanno ottenuto degli ottimi risultati nel tentare di contenere il coronavirus, non solo in paragone con l&#8217;America Latina, bensì col resto del mondo.</p>
<p>“Devo dare credito dove esiste”, ha aggiunto l&#8217;autore dell&#8217;articolo, Ian Bremmer, che ha osservato che alcuni paesi hanno preso più sul serio che altri la minaccia, fatto che si può constatare parzialmente nel numero di infettati e nei tassi di mortalità fino alla data.</p>
<p>Facendo allusione al comportamento di altre nazioni, ha menzionato i contesti come quello del Brasile (440000 casi e 26750 decessi), ed ha detto che “democraticamente nessun leader mondiale eletto è stato più distruttivo per la risposta del coronavirus del suo paese che Jair Bolsonaro”.</p>
<p>Nel caso della Colombia (approssimativamente 25500 casi e 850 morti), ha sostenuto che la realtà fiscale limita seriamente la quantità di stimolo governativo che si può iniettare nell&#8217;economia; mentre Ecuador (38500 contagiati e 3300 morti) “rimarrà in una precaria condizione economica e sociale come lo dimostrano le proteste recenti”.</p>
<p>Oltre a questi ed ad altri panorami specifici, il testo ha sottolineato che se nella prima fase di questa crisi si ha dato priorità alle considerazioni di salute, ben presto cominceranno a guadagnare spazio le questioni economiche, man mano che aumentino gli impatti in quell&#8217;area.</p>
<p>Per questo motivo, l&#8217;autore prevede nella regione “un episodio prolungato di coronavirus”, che avrà un alto costo tanto nella capacità di attenzione medica dei paesi che nelle loro economie.</p>
<p>con informazione di ACN/Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Ismael Francisco/Cubadebate</p>
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		<title>Cuba è il paese con la maggiore percentuale di pazienti di COVID-19 guariti in America Latina</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2020 21:50:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino alle 11:59 pm di ieri, Cuba ha raggiunto la cifra di 1724 pazienti guariti, fatto che rappresenta l’87,3% di tutti i positivi diagnosticati nel paese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11385" alt="coronavirus-banner-580px-580x150" src="/files/2020/03/coronavirus-banner-580px-580x150.png" width="580" height="150" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel mondo, fino a questa mattina, sono guariti meno di un terzo dei pazienti positivi alla COVID-19 (30,9%).</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11580" alt="datos-covid-10-am-580x106" src="/files/2020/05/datos-covid-10-am-580x106.jpg" width="580" height="106" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fino alle 11:59 pm di ieri, Cuba ha raggiunto la cifra di 1724 pazienti guariti, fatto che rappresenta l’87,3% di tutti i positivi diagnosticati nel paese.</p>
<p>Con questa cifra, Cuba è il paese dell&#8217;America Latina che ha la percentuale più alta di guariti fino alla giornata di ieri ed è una delle 20 nazioni con la percentuale di guariti più alta nel mondo.</p>
<p>dalla Redazione di Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11581" alt="Tabla-de-Recuperados-580x290" src="/files/2020/05/Tabla-de-Recuperados-580x290.png" width="580" height="290" /></p>
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		<title>Andate all’inferno, yankee di merda!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 23:58:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un'azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall'anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11444" alt="hugo-chavez-boina-roja-580x326" src="/files/2020/04/hugo-chavez-boina-roja-580x326.jpg" width="580" height="326" />I</p>
<p><strong>Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un&#8217;azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall&#8217;anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  </strong><br />
Di fronte a questo prolungato e brutale assalto, allora come adesso, il Governo ed il Popolo Bolivariano hanno mantenuto una ferma posizione di difesa della sovranità ed indipendenza nazionale, il bene più pregiato che abbiamo riconquistato dopo 200 anni, come ha detto il Comandante Chavez nel Piano della Patria; una posizione che è stata conseguente, inoltre, quando la stabilità di altri paesi fratelli della Nostra America Latino-Caraibica, è stata minacciata da chi insiste nel considerarci il suo patio posteriore.</p>
<p>II</p>
<p>Ricordiamo come il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha annunciato l’11 settembre dell&#8217;anno 2008, in un incontro di presentazione ed appoggio alle candidate ed ai candidati del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) al Governo ed ai Comuni dello stato Carabobo; che il Governo Bolivariano concedeva un termine di 72 ore all’allora ambasciatore gringo in Venezuela, Patrick Duddy, affinché abbandonasse il nostro paese; ordinando, contemporaneamente, il ritorno immediato alla Patria del compagno Bernardo Alvarez, che si sdebitava come Ambasciatore Venezuelano a Washington.</p>
<p>Il Comandante Chavez adottava questa misura in solidarietà col fratello popolo boliviano ed il compagno Presidente Evo Morales, il cui governo manteneva una dura disputa diplomatica con quello degli Stati Uniti, per la loro intromissione nei temi interni di questo paese, come normalmente succede, in appoggio ai settori di destra genuflessi ai propositi imperiali. Sia La Paz che Washington avevano espulso i loro rispettivi rappresentanti diplomatici.</p>
<p>Così, durante l&#8217;incontro, che abbiamo appena menzionato, il nostro Comandante Eterno ha detto: “Vadano all’inferno, yankee di merda, che qui c&#8217;è un Popolo degno…noi siamo i figli di Bolivar, i figli di Guaicaipuro, i figli di Tupac Amaru, e siamo risoluti ad essere liberi…Se venisse qualche paese, se venisse qualche aggressione contro Venezuela, allora non ci sarà petrolio né per il Popolo né per il governo degli Stati Uniti, noi, yankee di merda, sappiatelo, siamo risoluti ad essere liberi, passi quello che passi e ci costi quello che ci costi…”. Senza dubbio, un lascito del Comandante Chavez che continua ad essere completamente vigente.</p>
<p>III</p>
<p>Ed è che il Comandante Chavez è stato un veemente difensore della dignità nazionale e latino-caraibica, minacciata permanentemente dal nemico storico dei nostri Popoli; in questi tempi nei quali l&#8217;umanità intera sta combattendo una battaglia senza precedenti, negli ultimi anni, in cui continuiamo ad essere oggetto dell&#8217;accanimento yankee, caratterizzato in questo momento dall’approfondimento della guerra economica e dalle minacce di invasione militare contro il paese, e dalla pretesa di applicare la “formula Noriega” al Presidente Maduro ed ad altri dirigenti della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Orbene, è certo che dopo il golpe di Stato dell&#8217;anno 2002, contro il Governo Bolivariano diretto dal Comandante-Presidente Hugo Chavez, l&#8217;immensa maggioranza delle venezuelane e dei venezuelani -fondamentalmente la classe lavoratrice, le contadine ed i contadini della Patria -, hanno fortificato le loro convinzioni rivoluzionarie, hanno difeso tenacemente il paese, contro ogni avanzata impetuosa del pericoloso vicino del nord, nonché il progetto di trasformazioni profonde proposto dal leader storico della Rivoluzione Bolivariana; oggi sotto la conduzione dal compagno Presidente Nicolas Maduro.</p>
<p>Ovviamente, ciò non significa che si sono risolti i problemi propri della lotta di classe presenti nella società; e che il cammino da quel momento in poi sia stato liscio e senza inciampi. Sappiamo che non è stato così, e che il nostro Popolo, con un alto grado di organizzazione e consapevolezza, ha dovuto affrontare diversi ostacoli, tra i quali ci sono le situazioni generate nel paese dopo il risultato delle elezioni parlamentari di dicembre del 2015.</p>
<p>Proprio per questo, davanti ad un prevedibile scenario della continuità dell&#8217;aggressione gringa, e nonostante abbiamo avanzato molto fino ad ora; è necessario continuare a fortificare la nostra consapevolezza del dovere sociale, affinché non incontrino nessuno spazio le diserzioni, le divisioni e gli anti-valori coi quali le forze controrivoluzionarie pretendono debilitare questo Popolo organizzato e cosciente; dobbiamo essere capaci di sconfiggere definitivamente l&#8217;egoismo, l&#8217;individualismo ed il riformismo; e di blindarci di fronte alla brutale campagna anti-bolivariana sfrenata dalle grandi corporazioni mediatiche mondiali.<br />
Dobbiamo, inoltre, fortificare il ruolo del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) e del Gran Polo Patriottico; ed, in maniera particolare, degli e delle dirigenti della rivoluzione, nell&#8217;orientazione e nella formazione che dobbiamo svolgere con l&#8217;eroico e patriota Popolo venezuelano. È chiave il ruolo dell&#8217;avanguardia rivoluzionaria che orienta, dirige ed apprende nella pratica congiunta.</p>
<p>In definitiva, risulta necessario approfittare della congiuntura che stiamo vivendo, davanti al feroce assalto dell&#8217;impero, per continuare a consolidare il nostro movimento civico-militare, sempre di più attecchito nell&#8217;ideologia bolivariana e chavista. È il momento di aggiornare permanentemente il nostro piano strategico per cambiare la società ereditata, nella teoria e nel programma di azione socialista; affinché frema con più forza il sangue ribelle nelle nostre vene e nelle nostre coscienze. Applichiamo, con tutto quello che significa, le tre “R” al quadrato (Revisione, Rettifica e Rilancio, n.d.t.) che ci ha lasciato il Comandante Chavez; e nella difesa del suo lascito, Vinceremo sempre.</p>
<p>di Adan Chavez- da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Cinque chiavi geopolitiche per pensare America Latina nel 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 01:58:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11282" alt="america-latina-620x400-580x374" src="/files/2020/01/america-latina-620x400-580x374.jpg" width="580" height="374" />Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.  </strong></p>
<p>Probabilmente nell&#8217;anno 2020 ci saranno ancora più “focolai” rossi sui quali puntare la nostra attenzione, ma cerchiamo di dare priorità ed analizzare i 5 principali:</p>
<p><strong>L&#8217;asse progressista Messico-Argentina.</strong> Il ritorno del “kirchnerismo” e del peronismo nella terza economia latinoamericana non solo implica la sconfitta del progetto neoliberale “macrista” alle urne, essendo il primo presidente latinoamericano in tutto il ciclo progressista che non ottiene la rielezione, ma insieme al Messico conforma un asse progressista conformato da 2 dei 3 paesi latinoamericani membri del G20.</p>
<p>La buona sintonia tra Alberto Fernandez ed Andres Manuel Lopez Obrador, il cui governo inoltre è incaricato della presidenza pro tempore della CELAC (che avrà un primo incontro di conversazioni l’8 gennaio a Città del Messico) potrebbe dare un nuovo impulso all&#8217;integrazione regionale di un’America Latina agitata da golpe di Stato e ribellioni popolari. Benché ogni Presidente abbia molto da fare in casa sua per smontare il danno sociale neoliberale, con la rinegoziazione del debito di più di 50.000 milioni di dollari contratta con l’FMI nel caso di Fernandez, e le sfide per diminuire i tassi di povertà, disuguaglianza e violenza, nel caso di Lopez Obrador, sembra che ci sia un&#8217;intenzione per spingere una leadership regionale che nessun Presidente della destra latinoamericana può avere.</p>
<p><strong>Il golpe di Stato in Bolivia.</strong> Con Evo Morales protetto dal governo argentino e già molto più vicino alla Bolivia, i prossimi movimenti passano per la convocazione di elezioni il 6 gennaio (per il 3 maggio, con la presa di possesso il 6 agosto) e la designazione il 19 gennaio del candidato del MAS-IPSP, che tutto sembra indicare potrebbe essere Luis Arce Catacora, l&#8217;ex Ministro di Economia, artefice del miracolo economico boliviano, come una forma di ricorrere non tanto alla classe media bensì soprattutto alla tasca della gente comune, che rimarrà seriamente colpita in caso che i golpisti continuino nel potere. Il suo accompagnatore potrebbe essere un indigeno come l&#8217;ex Cancelliere Diego Pary, o un dirigente contadino come Andronico Rodriguez, Vicepresidente delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba.</p>
<p>Ma malgrado il MAS potrebbe essere il partito più votato nel primo turno, è necessario essere coscienti che quelli che hanno spinto il golpe di Stato in Bolivia non consegneranno il potere in un appuntamento elettorale, e faranno tutto quello che possono e non possono fare per mantenerlo. Il ritorno della DEA, USAID e dell&#8217;Ambasciatore degli Stati Uniti, come la privatizzazione di aziende pubbliche o la vendita del litio, non saranno facilmente messe a rischio dai golpisti e dai loro soci del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Venezuela.</strong> Nonostante abbia sofferto durante il 2019 un&#8217;aggressione militare, diplomatica e mediatica maggiore che quella che ha provocato la caduta del processo di cambiamento boliviano, ed un blocco economico che ha rubato più di 30 mila milioni di dollari di pesos dovuto alle sanzioni, Venezuela comincia il 2020 come uno dei paesi più stabili della regione, consegnando l&#8217;abitazione numero 3 milioni ai settori più umili (con una meta di 5 milioni di abitazioni per il 2025) e dedicando il 76% del PIB ad investimento sociale, qualcosa di inedito nel continente.</p>
<p>Questo 2020 ci saranno le elezioni legislative, il numero 26 dal 1998 (delle 25 anteriori il chavismo ne ha vinte 23) e se si riesce a riattivare l&#8217;economia e l&#8217;opposizione golpista si mantiene divisa, può essere l&#8217;anno in cui si consolidi la tappa post Chavez della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p><strong>Ribellioni anti-neoliberali.</strong> Con un capitalismo globale in fase di decomposizione, ed un modello neoliberale che non può garantire condizioni di vita degne per la maggioranza della popolazione, le mobilitazioni popolari che adottano differenti ritmi, intensità e leadership secondo il paese, saranno in aumento durante 2020. Se a questo si somma l&#8217;onda femminista che può convertirsi in tsunami proprio là dove la sinistra non assuma il femminismo come parte del suo orizzonte politico, si danno le condizioni affinché la destra non possa imporre il suo programma grazie alle lotte di quelle e quelli più in basso.</p>
<p><strong>Stati Uniti.</strong> Last but not least, l&#8217;elezione presidenziale colpisce in America Latina, dal Messico all&#8217;Argentina, passando per Cuba ed ovviamente Venezuela, oltre a Bolivia o Brasile di un sempre più discusso Bolsonaro e di un Lula che può dimostrare una leadership in libertà non solo politica, bensì sociale.</p>
<p>L&#8217;atto di inizio della campagna “trumpiana” eseguito a Baghdad mediante l&#8217;assassinio del generale iraniano Soleimani è solo la conferma della necessità che ha Trump di una guerra e vari nemici esterni per assicurarsi la rielezione.</p>
<p>Se il 2020 non ci troverà confessati, speriamo almeno di essere informati.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Diaz-Canel ha assistito all’atto di solidarietà con Cuba nell&#8217;Università di Buenos Aires</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 01:15:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la presenza di Diaz-Canel si è svolto l’Atto di Solidarietà con Cuba nell'Aula Magna della Facoltà di Scienze Esatte dell'Università di Buenos Aires. Il Movimento argentino di solidarietà con l'Isola e l'Ambasciata cubana hanno organizzato questo incontro per l'amicizia tra i popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11243" alt="DiazCanelBuenos Aires" src="/files/2019/12/DiazCanelBuenos-Aires.jpg" width="580" height="326" />Con la presenza di Diaz-Canel si è svolto l’Atto di Solidarietà con Cuba nell&#8217;Aula Magna della Facoltà di Scienze Esatte dell&#8217;Università di Buenos Aires.</strong></p>
<p>Il Movimento argentino di solidarietà con l&#8217;Isola e l&#8217;Ambasciata cubana hanno organizzato questo incontro per l&#8217;amicizia tra i popoli.</p>
<p>Evocando il ricordo del Comandante in Capo, Fidel Castro, e la sua dimensione latinoamericana è cominciato l&#8217;Atto con l&#8217;intervento di Eugenia Mendez, argentina laureata della prima laurea dell&#8217;ELAM e membro del Movimento di solidarietà con Cuba.</p>
<p>Nel suo intervento questa notte nell&#8217;università, il capo di Stato ha sottolineato i tempi di cambiamenti e trasformazioni che vive Nostra America, ed ha condannato la dominazione imperialista, il neoliberalismo e le ingiustizie che generano nei nostri popoli.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto:Cancilleria Cuba/Twitter</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://twitter.com/i/status/1204163683032731648" >video di Diaz-Canel nell&#8217;Università di Buenos Aires</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11244" alt="DiazCanelArgentina" src="/files/2019/12/DiazCanelArgentina.jpg" width="580" height="347" /></p>
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		<title>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:15:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l'infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11140" alt="Che-Guevara-poster-2" src="/files/2019/10/Che-Guevara-poster-2.jpg" width="564" height="564" />(Lettera di Haydée Santamaria al Che Guevara, scritta dopo l&#8217;assassinio del Che in Bolivia)</strong></p>
<p>Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l&#8217;infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.</p>
<p>Come può essere certo, questo continente non merita tutto ciò; coi tuoi occhi aperti, l&#8217;America Latina avrebbe avuto ben presto il suo cammino. Che, l’unico che avrebbe potuto consolarmi sarebbe stato il fatto di essere andata con te, ma non ci sono stata, sono vicino a Fidel, ho fatto sempre quello che lui vuole che io faccia. Ti ricordi?, me l’avevi promesso nella Sierra, mi avevi detto: non rimpiangerai il caffè, avremo il mate. Non avevi frontiere, ma mi avevi promesso che mi avresti chiamato quando saresti andato nella tua Argentina, e dal momento che l&#8217;aspettavo, sapevo bene che l’avresti compiuto. Non può più essere possibile oramai, non hai potuto, non ho potuto. Fidel l’ha detto, deve essere vero, che tristezza. Non poteva dire “Che”, prendeva forza e diceva “Ernesto Guevara”, così lo comunicava al popolo, al tuo popolo. Che tristezza tanto profonda, piangevo per il popolo, per Fidel, per te, perché non potrò, oramai. Dopo, nella veglia, questo gran popolo non sapeva che grado ti avrebbe dato Fidel. Te l’ha dato: artista. Io pensavo che tutti i gradi erano pochi, limitati, e Fidel, come sempre, ha trovato quelli veri: tutto quello che hai creato è stato perfetto, ma hai fatto una creazione unica, ti sei creato a te stesso, hai dimostrato come quell&#8217;uomo nuovo sia possibile, tutti così abbiamo visto che quell&#8217;uomo nuovo è la realtà, perché esiste, tu lo sei. Che cosa posso dirti ancora, Che. Se sapessi, come te, dire le cose. Comunque, una volta mi hai scritto: “Vedo che ti sei trasformata in una letterata con dominio della sintesi, ma ti confesso che come più mi piaci è in un giorno dell’anno nuovo, con tutti i fusibili sparati e tirando cannonate tutte intorno. Quell&#8217;immagine e quella della Sierra (perfino le nostre liti di quei giorni mi sono gradite nel ricordo) sono quelle che porterò di te per uso proprio”.</p>
<p>Per questo motivo non potrò mai scrivere niente su di te ed avrai sempre questo ricordo.</p>
<p>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</p>
<p>Haydée</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cina in America Latina: gli USA perdono il “cortile di casa”</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 00:02:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cina ha invitato formalmente l’America Latina a partecipare all’Iniziativa sulla Via della Seta nel gennaio 2018, nel corso dell’incontro con la Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC) a Santiago del Cile, dove la foto emblematica è stata quella dei ministri degli Esteri cinese e venezuelano che si stringevano la mano. Da allora, 16 paesi della regione hanno manifestato l’intenzione di far parte di questo progetto di connettività commerciale e hanno già concordato accordi in tal senso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11006" alt="ChinaAL" src="/files/2019/05/ChinaAL.jpg" width="580" height="293" />Cina ha invitato formalmente l’America Latina a partecipare all’Iniziativa sulla Via della Seta nel gennaio 2018, nel corso dell’incontro con la Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC) a Santiago del Cile, dove la foto emblematica è stata quella dei ministri degli Esteri cinese e venezuelano che si stringevano la mano. </strong><strong>Da allora, 16 paesi della regione hanno manifestato l’intenzione di far parte di questo progetto di connettività commerciale e hanno già concordato accordi in tal senso.</strong></p>
<p>Oltre al Venezuela, che è alleato strategico di Pechino nella costruzione del mondo multipolare, altri paesi hanno firmato accordi: Panama, Brasile, Messico, Bolivia, Antigua e Barbuda, Costa Rica, Cile e Guyana.<br />
Il piano globale avviato nel 2013 con l’annuncio pubblico del presidente Xi Jinping, contempla il rafforzamento delle infrastrutture, del commercio e degli investimenti tra il gigante asiatico e circa 65 paesi, con il coinvolgimento del 62% della popolazione mondiale e del 75% delle riserve energetiche conosciute.</p>
<p>In questo senso, l’America Latina creerà una grande linea di trasporti transoceanici sulla Via della Seta perché condivide con la Cina l’Oceano Pacifico, essendo questo l’estensione naturale che collega le due zone economiche, come ha dichiarato la Cina nel suo incontro con i paesi della CELAC all’inizio del 2018. Proprio in tale sede essa ha enfatizzato il ruolo fondamentale del blocco continentale nel piano di cooperazione internazionale.</p>
<p>Naturalmente, gli investimenti per realizzare il progetto non partono da zero. I progetti bilaterali con diverse nazioni dell’America Centrale, del Sud America e dei Caraibi risalgono al 2005. In quell’anno essi hanno ricevuto 4,7 miliardi di dollari in investimenti cinesi. Alla fine del 2018, questa cifra è aumentata del 425%, raggiungendo i 20 miliardi di dollari.</p>
<p>Negli ultimi otto anni, anche lo scambio commerciale è aumentato di 22 volte, superando i 280 miliardi di dollari nel 2017. Dati della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), forniti dalla sua segretaria Alicia Bárcena, posizionano il paese asiatico come il secondo partner commerciale più importante per la regione, e il primo per il Sud America, soppiantando gli Stati Uniti.<br />
L’intento di interconnettere globalmente le economie nazionali attraverso la Via della Seta e sotto l’emergente leadership cinese, formalizza e dà un nome a più di un decennio di relazioni commerciali.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Progetti e piani per la Via della Seta in America Latina</span></p>
<p>La complessa relazione sino-latinoamericana che fino agli anni ’90 si concentrava sugli investimenti in prodotti minerari e risorse naturali per il loro trasferimento in Cina, è entrata nel nuovo secolo con l’obiettivo di consolidare infrastrutture di trasporto ad alto impatto, tra cui la costruzione di strade, porti marittimi e ferrovie.<br />
Secondo il database finanziario Cina-America Latina preparato da The Dialogue, il centro di ricerca politica degli Stati Uniti, esistono 150 progetti legati ai trasporti, di cui quasi la metà sono in fase di costruzione.<br />
Inoltre, negli ultimi anni è avvenuta una diversificazione nel settore energetico, con l’investimento di 96,9 miliardi di dollari nella trasmissione e produzione di energia elettrica.</p>
<p>Per numero di progetti, Bolivia, Brasile e Giamaica sono le principali destinazioni degli investimenti cinesi nei canali fisici di comunicazione. Nel paese andino, sono stati sviluppate più di 20 opere tra strade e ponti, mentre in Brasile, dove l’importo totale supera i 28 miliardi di dollari, sono stati discussi 13 accordi in relazione alle infrastrutture di trasporto, come anche in Giamaica.</p>
<p>La Cina ha posto un accento particolare sulle aree portuali del Pacifico, dei Caraibi e dell’Atlantico. In effetti, ha maggiore successo nell’acquisizione o nella costruzione di questo tipo di impianti. Circa 20 progetti sono già stati completati o sono in fase di attuazione in Messico, Cuba, Panama, Venezuela, Ecuador, Brasile e Cile. Sono anche in discussione strutture portuali in Colombia, Perù e Uruguay.</p>
<p>Per quanto riguarda i porti, i 19 patti di cooperazione sugli scambi e le infrastrutture concordati sul Canale di Panama hanno una rilevanza particolare. Qui si evidenzia la mossa diplomatica panamense per approfondire le sue relazioni politiche con la Cina nel quadro della Via della Seta, dal momento che è il primo paese a firmare un accordo ufficialmente parte del progetto: la costruzione di una ferrovia ad alta velocità tra le zone urbane.<br />
Nel giugno 2017, Panama ha rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan, avviando così progetti giganteschi come la costruzione del quarto ponte sul Canale di Panama, di un porto per le navi da crociera all’entrata nel Pacifico e un porto per container situato vicino l’ingresso atlantico.</p>
<p>In ragione della sua posizione geografica, anche il Cile è considerato come un accesso naturale alla regione attraverso il Pacifico. Oltre alle aree portuali, la Cina investe nelle telecomunicazioni proponendo di costruire un cavo in fibra ottica sottomarino che attraversi l’oceano, di una lunghezza di 24 mila chilometri. Questo significa consentire un migliore scambio di informazioni tra Asia e America Latina.</p>
<p><span style="color: #ff0000">La risposta geopolitica degli Stati Uniti</span></p>
<p>Colpisce il fatto che molti dei paesi che sono commercialmente associati ai progetti più emblematici della Via della Seta siano quelli che gli Stati Uniti considerano alleati o i loro partner più forti nella regione dell’America Latina.<br />
La cooperazione omnidirezionale del suo rivale economico, che in definitiva non cerca di imporre o modificare le visioni politiche nazionali dei paesi con cui è collegata e, al contrario, rafforza lo sviluppo comune dei blocchi del Sud Globale, rappresenta un serio ostacolo alla volontà di Washington di mantenere una posizione di dominio nella regione.</p>
<p>Il politologo tedesco Wolf Grabendorff lo afferma così: “L’intenzione dichiarata cinese di affermarsi come potenza alternativa nel sistema internazionale non ha incontrato voci critiche in America Latina, e ciò riafferma le paure geopolitiche negli Stati Uniti”.<br />
La Cina sta sfidando l’egemonia degli Stati Uniti in mezzo alla debacle dell’ordine mondiale liberale guidato dall’Amministrazione Trump, che cerca di mitigarne gli effetti scatenando una guerra tariffaria aggressiva su scala globale che non risparmia i paesi latinoamericani.</p>
<p>Confrontando ciò che ciascun modello economico offre, l’apertura globale della Cina a parità di condizioni è in contrasto con il presunto protezionismo statunitense che non ha intenzione di prendersi cura degli interessi nazionali ma degli interessi economici dei gruppi di imprese private.<br />
Oltre ai continui tour di alti funzionari politici per imporre ai paesi satellite di intensificare il conflitto in Venezuela e i processi militari nelle zone di confine con la giustificazione della sicurezza nazionale, non ci sono progetti allettanti che entrino in competizione con l’immersione della Cina nei programmi economici dell’America Latina e dei Caraibi.</p>
<p>Negli ultimi due anni, il comportamento violento del “prendere o lasciare” che gli Stati Uniti adottano ha provocato gravi conseguenze nelle relazioni commerciali con i paesi vicini. Il Messico ha già avvertito lo shock delle condizioni dell’accordo di libero scambio, che ha portato a un deficit commerciale di 64 miliardi di dollari. Altri accordi commerciali con Colombia, Cile, Perù e America centrale sono nel mirino delle decisioni commerciali degli Stati Uniti.<br />
In quanto a risultati, le cifre sono abbastanza eloquenti. I dati del commercio estero degli Stati Uniti mostrano che, dal 2017 al 2018, le esportazioni e le importazioni latinoamericane hanno registrato un aumento del 7,13% e del 6,54%.</p>
<p>Al contrario, per l’alleanza sino-latino-americana, le importazioni e le esportazioni dello stesso anno sono aumentate rispettivamente del 30% e del 23%. Gli Stati rifuggono da misure unilaterali che li costringano a negoziare da una posizione svantaggiata e abbracciano i piani che offrono politiche economiche complementari, ancorate in questo momento alla Cina e ai paesi dell’ordine multipolare.<br />
Il declino americano accelera ad ogni passo che viene compiuto in linea con la Dottrina Monroe?</p>
<p><span style="color: #ff0000">Venezuela, il partner commerciale della Cina che minaccia il “cortile di casa”</span></p>
<p>Il trionfo dei progetti che caratterizzano le nascenti relazioni tra Cina e America Latina è legato alla stabilità politica e alla governabilità dei territori, nonché all’integrazione regionale del continente.<br />
In linea di principio, il consolidamento del blocco regionale è avvenuto durante la prima fase del governo di Hugo Chávez. Nel progetto, era previsto il trasferimento del centro del potere dall’asse occidentale all’asse eurasiatico, e di qui gli sforzi per creare solidi legami diplomatici con le nazioni sorelle per presentarsi come un’altra forza multipolare hanno caratterizzato i primi anni di Chavismo.</p>
<p>Di conseguenza, tale obiettivo è stato accompagnato dalla creazione da parte del Venezuela di organizzazioni come ALBA, Petrocaribe e CELAC, piattaforme multilaterali che hanno riunito i diversi interessi nazionali della regione. Per questo, negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi contro questi meccanismi di integrazione e gli attori politici che lo gestiscono, con “partner” degli Stati Uniti come la Colombia che guida iniziative tipo Prosur.<br />
Ovviamente, il governo del presidente Nicolás Maduro è l’obiettivo principale delle aggressioni per il fatto di rappresentare l’avanguardia nella regione contro la dottrina Monroe del 21° secolo, proponendo uno schema di commercio internazionale con altre nazioni emergenti, lontano dall’egemonia del dollaro e usando le sue risorse energetiche e minerarie per questa causa.</p>
<p>Ogni aggressione all’economia venezuelana attraverso strumenti finanziari o operazioni irregolari per rendere il suo territorio ingovernabile, cerca di danneggiare (tra altri obiettivi) l’agenda commerciale asiatica in cui il paese è coinvolto, poiché la Cina è una “minaccia esistenziale“ per gli interessi del Pentagono .<br />
Tuttavia, il Venezuela, che è la porta principale per l’ingresso della Via della Seta in quello che gli Stati Uniti considerano il proprio “cortile di casa “, così come per altre iniziative contrarie al neoliberismo, ha contenuto i tentativi di cambiare l’ordine politico nazionale, contrastando l’accerchiamento di quel mondo multipolare che tanto preoccupa Washington.</p>
<p>da Mission Verdad</p>
<p>tradotto da Mauro Gemma per Marx21.it</p>
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		<title>La destra distrugge i nostri Paesi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 22:18:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendendo l'Argentina ed il Brasile come riferimento, la destra ha come unico programma ed obiettivo la distruzione dei Paesi, del loro patrimonio nazionale, dei diritti dei lavoratori, delle politiche sociali, delle politiche di sovranità estere. Cerca soltanto di ridurre il profilo dei nostri Paesi,  affinché la politica estera statunitense torni a predominare, in modo totale, nel continente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10947" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10947" alt="Emir Sader" src="/files/2019/04/emir-sader.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Emir Sader</p></div>
<p><strong>Prendendo l&#8217;Argentina ed il Brasile come riferimento, la destra ha come unico programma ed obiettivo la distruzione dei Paesi, del loro patrimonio nazionale, dei diritti dei lavoratori, delle politiche sociali, delle politiche di sovranità estere. Cerca soltanto di ridurre il profilo dei nostri Paesi,  affinché la politica estera statunitense torni a predominare, in modo totale, nel continente.</strong></p>
<p>Prendiamo la situazione di questi Paesi 5 o 10 anni fa e compariamola con ciò che vivono adesso per chiarire che tipo di alternativa ha la destra per questi Paesi e, di conseguenza, per gli altri del continente che vuole governare.</p>
<p>I Kirchner hanno tolto l&#8217;Argentina dalla peggiore crisi della sua storia, facendo in modo che l&#8217;economia tornasse a crescere, ottenendo che l&#8217;esclusione sociale diminuisse in modo significativo, e gli argentini tornassero a inorgoglirsi del loro Paese ed a credere in un futuro migliore per l&#8217;Argentina.</p>
<p>Lula ha condotto il periodo più virtuoso della storia brasiliana, dopo essere stato il Paese più diseguale nel continente, più iniquo sulla scala mondiale nella guerra alla fame ed all&#8217;esclusione sociale. Ha fatto in modo che l&#8217;economia brasiliana superasse la recessione ereditata da Cardoso e crescesse con politiche di distribuzione dei profitti. L&#8217;immagine del Brasile nel mondo non era mai stata tanto positiva.</p>
<p>In pochi anni, dall&#8217;inizio del governo di Macri e del governo di Temer, l&#8217;argentina e il Brasile sono cambiati radicalmente, in tutto, e sempre in peggio. Le economie dei due Paesi sono ritornate a recessioni simili a quelle che avevano avuto come risultato dalle politiche neo liberali degli anni &#8217;90 e il prodotto interno lordo dei due Paesi cade in picchiata.</p>
<p>La struttura produttiva delle due economie si dissolve di fronte all&#8217;avanzata impetuosa del capitale finanziario. Le due economie sono dirette senza intermediari dai rappresentanti delle banche private, che smontano lo Stato e la struttura industriale che i due Paesi avevano costruito nei decenni.</p>
<p>I lavoratori e la popolazione non sono mai stati così senza protezione nei loro diritti. Sono decine di milioni di disoccupati strutturali, ormai senza speranza di riprendere i loro posti di lavoro. Sono sindacati debilitati nella loro capacità di negoziazione e di difesa dei diritti storici dei lavoratori. La grande maggioranza adesso non ha impiego formale né contratto e lavorano a cottimo a seconda delle necessità schiavizzanti del grande capitale. Le piccole e medie aziende illanguidiscono o semplicemente scompaiono, lasciando il posto ad economie totalmente controllate dal grande capitale monopolista, nel quale il potere del capitale finanziario privato è egemonico.</p>
<p>La disperazione e lo scoraggiamento sul destino dei Paesi e la vita della gente, tornano a imporsi.  La proiezione internazionale della leadership dei presidenti di questi Paesi danno luogo alla vergognosa immagine, dentro e fuori i Paesi, dei loro presidenti. L&#8217;insuccesso dei governi arriva dopo il Successo dei governi che li hanno preceduti.</p>
<p>Per questo le destre argentina e brasiliana hanno messo mano a tutti i loro strumenti, legali e illegali, per far cadere governi popolari e democratici e riprendere il governo, per distruggere il patrimonio pubblico, per togliere diritti ai lavoratori e per finirla con le politiche di inclusione sociale.</p>
<p>Gli uruguaiani, argentini e boliviani hanno di fronte agli occhi quello che i governi di sinistra hanno fatto nei Paesi della regione, in confronto a quello che i governi di destra fanno in Paesi come Argentina e Brasile. Che futuro vogliono per i loro Paesi?</p>
<p>di Emir Sader</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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