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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; ALCA</title>
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		<title>Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 20:26:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<description><![CDATA[La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere. Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1695" src="/files/2011/08/libia1.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei  aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da  Antonio Moscato e che invito a leggere.</p>
<p>Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e <span style="text-decoration: underline">totalmente inventato nella citazione</span>, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.</p>
<p>Nel <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi" rel="nofollow"  target="_blank">primo</a> articolo,  quello di Mazzetta, si fa il punto sui rossobruni più propriamente  provenienti dalla destra estrema e di come a questi riesca sempre più  facile cooptare beoti di sinistra, alcuni anche molto noti. Neofascisti a  volte saltati al comunismo più dogmatico, a volte semplicemente  ridipingendo i vecchi simboli, riescono a tessere reti con spezzoni  purtroppo non marginali della sinistra radicale, magari con sinergie  (post)ideologiche e convergenze oggettive  sull’interpretazione di una  realtà per loro troppo complessa.</p>
<p>L’ultima volta che sono  stati così ingenti queste contaminazioni tra destra e sinistra è stato  alla vigilia della prima guerra mondiale, quando anche spezzoni  importanti del movimento operaio vedevano nella guerra (che poi avrebbe  gestato i fascismi) il “lavacro purificatore” rispetto alle pochezze  dell’Italietta liberale e il grimaldello verso la rivoluzione  proletaria, come in effetti successe, ma solo in Russia. Il più famoso  tra loro, nel frattempo saltato del tutto dall’altra parte, fu il  direttore dell’Avanti, Benito Mussolini. Oggi, nel mondo globalizzato, e  senza rivoluzioni alle porte in Occidente, la storia si ripete in farsa  e via Internet sposano seduta stante la tesi di qualunque complotto gli  si presenti davanti, in genere attribuibile ai perfidi giudei deicidi.  Così non sorprende che fino a qualche tempo fa un sito cult della  sinistra radicale, Comedonchisciotte, permetteva di scaricare l’edizione  completa dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel nostro tempo nulla accade  perché accade ma sempre e solo perché esseri considerano evidentemente  superiori (i marziani posadisti, il Mossad o gli amerikani) hanno  complottato che così fosse. Siccome in Ucraina o in Georgia ci sono  state le rivoluzioni colorate finanziate da Freedom House allora ogni  singolo movimento deve per forza essere eterodiretto e quindi: viva  Assad, viva Gheddafi, viva Ahmedinejad novelli Marx, Lenin e Mao o in  alternativa nuovi Hitler, Mussolini e Franco. Incapace di interpretare  l’esistente, l’estrema (destra e sinistra in questo caso si toccano)  tende a leggere sempre una sorta di piano segreto e mai un’evoluzione  naturale di politiche economiche predatorie, quelle neoliberali,  sfuggite agli apprendisti stregoni.</p>
<p>Pertanto l’11 settembre non  sarebbe mai avvenuto se non come autoattentati. Bin Laden era della CIA  e non è mai morto. Il povero Vittorio Arrigoni sarebbe stato –senza uno  straccio di indizio- ammazzato dal Mossad perché Hamas, in quanto  nemica del mio nemico, è intrinsecamente buona. Gli islamici a casa loro  sono l’eroico muro contro il sionismo, a casa nostra… viva Borghezio.  L’ultimo esempio è proprio la Libia. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="nofollow"  target="_blank">Gheddafi diviene un fulgido esempio di antimperialismo</a> da  difendere dal complotto giudaico-statunitense. Come si vede è l’estrema  destra a condurre le danze ma all’estrema sinistra non repelle  accodarsi. La <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16337-nel-mirino/" rel="nofollow"  target="_blank">cartina tornasole</a> del  rossobrunismo è proprio il disprezzo razzista per i migranti: cosa  importa se Gheddafi li massacrava per conto di Maroni, lui è il nostro  campione contro l’Amerika.</p>
<p>In questo aiuta a districarsi il <a href="http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=566:libia-chi-ha-vinto&amp;catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&amp;Itemid=31" rel="nofollow"  target="_blank">punto di vista</a> di  Antonio Moscato che ricorda quanto dovrebbero essere considerate con  trasporto le rivoluzioni arabe e quanto invece da sinistra siano  trattate con pregiudizi di varia natura, da quello sulla frammentazione  del paese, a quello sul fondamentalismo islamico alla presunta assenza  di opposizione a Tripoli per finire con l’eterodirezione occidentale di  tutto visto che Gheddafi –improvvisamente- aveva smesso di essere il  “campione delle libertà”. Inoltre Moscato ricorda dettagli non  trascurabili come la marginalità dell’impegno NATO in Libia (il che non  vuol dire non criticarlo). Insomma: per la prima volta in decenni una  rivoluzione in un’intera regione del mondo sta avvenendo sotto i nostri  occhi, pur nelle estreme difficoltà che tale processo comporta, e le  sinistre, moderate e radicali preferiscono spaccare il capello in  quattro, pregiudizialmente convinte che dalla riva sud del Mediterraneo  possano venire solo grane.</p>
<p>Uno degli schematici  argomenti dei difensori di Gheddafi è la posizione dell’America latina e  in particolare di Hugo Chávez. Su tale schematismo ho <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15096-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano/" rel="nofollow"  target="_blank">ampiamente scritto lo scorso febbraio in un articolo</a> che  ebbe ampia diffusione ed al quale rimando. Il prisma delle migliaia di  chilometri di distanza e alcune considerazioni propagandistiche  impediscono perfino di leggere Francia al posto di Stati Uniti come  paese che ha imposto l’intervento.</p>
<p>E qui torniamo al manifesto  del gruppuscolo rossobruno dell’immagine di apertura pubblicata da  Mazzetta. La citazione per la quale Chávez si ispirerebbe a Mussolini è  falsa, totalmente falsa e ovviamente diffamatoria. Nel pantheon degli  ispiratori di Hugo Chávez c’è semmai Antonio Gramsci –ripubblicato  continuamente in questi anni in Venezuela e citato ripetutamente dal  presidente- e non certo Benito Mussolini. La destra eversiva venezuelana  –questa sì parafascista e golpista ma che si autodefinisce democratica  per succhiare milioni da USAID- ha comparato spesso in questi anni  Chávez a Mussolini, spesso a uso e consumo dei media occidentali. Un  neonazista e antisemita dichiarato come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1000-alejandro-pena-esclusa-lorenzo-cesa-il-cardinal-martino-pedine-neocons-preparando-il-dopo-chavez/" rel="nofollow"  target="_blank">Alejandro Peña Esclusa</a> nel 2007 venne addirittura accolto in Vaticano spacciandosi per “capo dell’opposizione moderata”.</p>
<p>Strano meccanismo: gruppi  di estrema destra eversiva venezuelani regalano a gruppi di estrema  destra italiana Hugo Chávez come campione del mussolinismo  antiplutocratico redivivo. Ovviamente chi conosce il caos creativo della  rivoluzione bolivariana non può che farsi grasse risate rispetto al  presunto totalitarismo chavista. Allora il Chávez che in questi anni ha  fatto da parafulmine alla fase terminale dell’era del “Washington  consensus”, sconfiggendo un golpe, lavorando con gli altri paesi della  regione al rifiuto dell’ALCA e che continua incessantemente a lavorare  per un mondo multipolare e per l’integrazione latinoamericana e che  ovviamente mai potrebbe appoggiare interventi stranieri come quello in  Libia, tanto meno della NATO, diviene una sorta di maglietta del Che,  buona per tutte le stagioni. Perfino per quelle più nere.</p>
<p>(<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Genaro Carotenuto</strong></a>)</p>
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