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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; ALBA</title>
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		<title>Mélenchon propone entrata della Francia nell&#8217;ALBA Bolivariana</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 22:53:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il candidato di sinistra alle prossime elezioni presidenziali francesi, Jean-Luc Mélenchon, ha respinto con decisione gli attacchi ricevuti dopo aver manifestato la volontà di avvicinare la Francia all’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA) in caso di elezione alla carica di presidente. Il candidato del movimento France Insoumise ha evidenziato come la sua non sia un’idea campata in aria, dato che la Francia attraverso i propri territori d’oltremare è già membro di organismi regionali come l’Associazione degli Stati dei Caraibi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9902" alt="Melechon" src="/files/2017/04/Melechon.jpg" width="580" height="290" />Il candidato di sinistra alle prossime elezioni presidenziali francesi, Jean-Luc Mélenchon, ha respinto con decisione gli attacchi ricevuti dopo aver manifestato la volontà di avvicinare la Francia all’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA) in caso di elezione alla carica di presidente. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il candidato del movimento <i>France Insoumise </i>ha evidenziato come la sua non sia un’idea campata in aria, dato che la Francia attraverso i propri territori d’oltremare è già membro di organismi regionali come l’Associazione degli Stati dei Caraibi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per poi rimarcare come l’ALBA sia un organismo basato su meccanismi di cooperazione e solidarietà: «Proveremo a essere membri dell’ALBA, una coalizione che raggruppa paesi in un progetto di cooperazione allo sviluppo, non militare o di libero scambio».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La forte presa di posizione di Jean-Luc Mélenchon ha ovviamente scatenato un putiferio nel circuito informativo mainstream sempre in prima linea nell’attaccare il progetto fortemente voluto da Chavez e Fidel Castro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo gli ultimi sondaggi Jean-Luc Mélenchon è al terzo posto nelle intenzioni di voto dei francesi dietro Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Mentre un recente sondaggio di Ifop ha mostrato che il 68% dei francesi hanno un parere positivo di Mélenchon.</p>
<div id="FontEdi"><strong>Fonte: </strong>teleSUR</div>
<div id="BanCenter"></div>
<div id="FontEdi">
<div>traduzione: L&#8217;AntiDiplomatico</div>
<div></div>
<div><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/-a2YYQMu1v4" >per vedere il video</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
</div>
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		<title>Cuba si prepara per una mobilitazione in appoggio alla Democrazia e contro il Neoliberalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 02:10:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'attività nell'isola che si svilupperà nella Plaza Ignacio Agramonte, dell'Università de L'Avana, avrà come punto centrale la difesa della sovranità nazionale davanti agli interessi interventisti dell'imperialismo, assicurò Mario Molina, funzionario dell'Organizzazione di Solidarietà dei Popoli dell'Africa, dell’Asia e dell’America Latina (Ospaaal).  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9572" alt="Cuba-Jornada" src="/files/2016/11/Cuba-Jornada.jpg" width="300" height="250" />A Cuba, la giornata continentale per la Democrazia e contro il Neoliberalismo che avrà luogo il prossimo 4 novembre, sarà un “vespaio popolare”, come hanno informato oggi rappresentanti di organizzazioni sociali.</strong></p>
<p>L&#8217;attività nell&#8217;isola che si svilupperà nella Plaza Ignacio Agramonte, dell&#8217;Università de L&#8217;Avana, avrà come punto centrale la difesa della sovranità nazionale davanti agli interessi interventisti dell&#8217;imperialismo, assicurò Mario Molina, funzionario dell&#8217;Organizzazione di Solidarietà dei Popoli dell&#8217;Africa, dell’Asia e dell’America Latina (Ospaaal).</p>
<p>Inoltre, sarà un’occasione per protestare nuovamente contro il bloqueo imposto dagli Stati Uniti contro Cuba e contro l’occupazione illegale del territorio nell&#8217;orientale provincia di Guantanamo.</p>
<p>Con questa iniziativa, Cuba conferma la sua solidarietà coi popoli della regione, nella loro lotta contro la globalizzazione neoliberale e la spinta delle multinazionali nella loro campagna di dominazione, ha affermato.</p>
<p>Azioni di protesta si confermarono in questa giornata in Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Cile, Uruguay ed altri paesi, sotto la convocazione “Nessun passo indietro! I popoli continuano in lotta per la loro integrazione, autodeterminazione e sovranità, contro il libero commercio e le multinazionali!”, spiegò il funzionario dell&#8217;Ospaaal.</p>
<p>In varie città del continente si denuncerà anche l&#8217;industrializzazione dell&#8217;agricoltura, la discriminazione, i femminicidi e gli assassini di leader comunitari, riferì.</p>
<p>Ha anche osservato che i preparativi della mobilitazione nella nazione caraibica sono a carico delle organizzazioni che integrano il Capitolo Cubano dell&#8217;Articolazione dei Movimenti Sociali verso l&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America -Trattato di Commercio dei Popoli.</p>
<p>Tra questi si trovano la Federazione delle Donne Cubane, L&#8217;Associazione Nazionale di Piccoli Agricoltori, il Centro Memoriale Dr. Martin Luther King Jr., l&#8217;Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli ed il Movimento Cubano per la Pace.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;America Latina non vive un&#8217;epoca di cambiamenti, bensì un cambiamento di epoca</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 23:26:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La famosa frase del titolo, enunciato del presidente ecuadoriano Rafael Correa, oggigiorno, non è oramai qualcosa di profetico, bensì una realtà invariabile. Stava pensando proprio questo mentre osservava John Kerry parlando nel cortile della nuova ambasciata statunitense a L'Avana. Lui stesso ha dovuto ammettere: “Prima di terminare voglio, sinceramente, ringraziare i leader delle Americhe, che hanno spronato gli Stati Uniti e Cuba per molto tempo affinché allacciassero di nuovo i loro lacci diplomatici normali”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8864" alt="" src="/files/2015/08/CorreaObama.jpg" width="412" height="217" />“Nella storia degli uomini ogni atto di distruzione trova la sua risposta, presto o tardi, in un atto di creazione”.</p>
<p>Eduardo Galeano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La famosa frase del titolo, enunciato del presidente ecuadoriano Rafael Correa, oggigiorno, non è oramai qualcosa di profetico, bensì una realtà invariabile. </strong></p>
<p>Stava pensando proprio questo mentre osservava John Kerry parlando nel cortile della nuova ambasciata statunitense a L&#8217;Avana. Lui stesso ha dovuto ammettere: “Prima di terminare voglio, sinceramente, ringraziare i leader delle Americhe, che hanno spronato gli Stati Uniti e Cuba per molto tempo affinché allacciassero di nuovo i loro lacci diplomatici normali”.</p>
<p>Questa dichiarazione ammette che il popolo cubano ha sconfitto il vicino del Nord.</p>
<p>Dal trionfo della Rivoluzione nel 1959, Cuba rappresentò un raggio di luce nel continente: però poi, ha dovuto pagare molto caro la sua disubbidienza. Il suo nemico, a sole 90 miglia, che tentò isolarla dall&#8217;America Latina (nel 1962 l&#8217;OSA &#8211; Organizzazione degli Stati Americani &#8211; ruppe le relazioni diplomatiche con l&#8217;isola), la condannò ad un bloqueo genocida, ancora vigente.</p>
<p>Dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;OSA, il popolo di Cuba ha emesso la “Seconda Dichiarazione de L&#8217;Avana”, un appello a tutti i popoli dell&#8217;America Latina e del mondo dove rivendica il lascito martiano e segnala il principale nemico dell&#8217;indipendenza e della sovranità del continente: il potere imperialista di Washington.</p>
<p>Questa dichiarazione costituisce un appello all&#8217;insubordinazione ed alla disubbidienza di tutte le nazioni contro un potere egemonico che vuole schiacciare le aspirazioni di libertà, uguaglianza e giustizia sociale degli umili e dei poveri della terra americana.</p>
<p>Penso che questo testo, pilastro dei distinti processi di integrazione e resistenza agli appetiti imperiali degli USA, sia una delle fonti di ispirazione dei nuovi leader progressisti dell&#8217;America Latina. Chavez, Correa, Morales sono arrivati al potere nel momento in cui l&#8217;America Latina già non era più un fuoco insorgente, le armi non risultarono essere la soluzione per vincere il “Norte revuelto y brutal”; il socialismo del XXI secolo è l&#8217;evoluzione del progetto emancipatore del XIX secolo di Josè Martì e Simon Bolivar, ed i popoli latinoamericani hanno capito che  dovevano creare una federazione di tutte le forze progressiste con un piano di integrazione regionale basato nella solidarietà, nella reciprocità, nella giustizia sociale e nella preservazione della cultura per vincere, nell&#8217;unità.</p>
<p>Un&#8217;altra volta, Cuba, col suo Comandante in capo Fidel Castro, è stata il faro che, con Hugo Chavez, ha creato nel 2004 l&#8217;Alternativa Bolivariana per le Americhe, ora Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, e che volle realizzare un&#8217;integrazione basata nella cooperazione, nella solidarietà e nella volontà comune per soddisfare le necessità e gli aneliti dei popoli latinoamericani e caraibici e, allo stesso modo, preservare la sua indipendenza, sovranità ed identità. Sorsero in seguito progetti come Petrocaribe, fino alla CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), organizzazione regionale intergovernamentale che riunisce i paesi dell&#8217;America Latina e dei Caraibi, senza l&#8217;ingerenza degli Stati Uniti e del Canada.</p>
<p>Il suo Vertice di fondazione è stato il 2 ed il 3 dicembre 2011 a Caracas con la presenza dei Presidenti e dei Capi di Governo di 33 paesi latinoamericani e caraibici, presieduta dal nostro scomparso Comandante Eterno, Hugo Chavez.</p>
<p>Tra i governi progressisti del XXI secolo, la Rivoluzione Cittadina di Rafael Correa presiede questo anno la strategica organizzazione e lo stesso presidente affermò che “la CELAC dovrebbe sostituire l&#8217;OSA, che è sempre stato uno strumento di dominazione del governo statunitense”. “La nostra agenda di lavoro avrà 4 assi: la pianificazione dell&#8217;integrazione per far scomparire la povertà estrema; la nuova architettura finanziaria regionale; la regolazione del capitale multinazionale ed, in maniera fondamentale, la garanzia dei diritti umani”.</p>
<p>E come sicurezza che per Correa la solidarietà non è solo una parola, possiamo ricordare il suo appoggio incondizionato a Cuba dal suo arrivo al potere nel 2006: contribuì sempre con appoggio materiale in seguito ai danni degli uragani che hanno colpito l&#8217;Isola e nel 2012 istituì la Missione di Appoggio alla Riabilitazione ed alla Costruzione Ecuador-Cuba Eloy Alfaro che edificò 1600 soluzioni domiciliari in Santiago di Cuba; nella lotta politica fu il primo presidente che ebbe il coraggio di chiedere agli USA la liberazione dei Cinque cubani nel Vertice dell&#8217;OSA di Trinidad e Tobago con Obama fisicamente presente nel forum; nel campo diplomatico fu il primo presidente che ha avuto l’idea di disertare i Vertici delle Americhe fino a che Cuba non fosse ammessa di nuovo. Ed in tutte queste sfide chi ha vinto è stato Rafael Correa, con l&#8217;appoggio di Nostra America.</p>
<p>L&#8217;Ecuador è ora chi ha bisogno di solidarietà poiché è minacciato da “un golpe soave” come parte della restaurazione conservatrice di settori di destra che persero il potere. Cuba è pronta per offrire il suo appoggio incondizionato. Si sono emesse dichiarazioni dell&#8217;Assemblea Nazionale cubana e perfino lo stesso popolo ha inviato il suo spirito di Resistenza a Rafael Correa ed alla Rivoluzione Cittadina ecuadoriana.</p>
<p>Un&#8217;altra volta, per concludere, incontro alcune parole di Fidel Castro che possono servire per riflettere, sia per Cuba che per l’Ecuador, due paesi che affrontano momenti determinanti. Alla sua entrata a L&#8217;Avana a Ciudad Libertad l’8 gennaio 1959, affermò: “Credo che sia questo un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. L&#8217;allegria è immensa. E tuttavia, rimane molto da fare, ancora. Non dobbiamo farci illusioni credendo che, da adesso, tutto sarà facile; magari, da adesso, tutto sarà più difficile”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Ida Garberi, corrispondente di Cubainformacion a Cuba</p>
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		<title>Allerta che cammina…la Missione Miracolo in Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2015 22:41:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi a distanza di Settant’anni anni da quell’atto terrorista che ricordava solo dieci anni fa il comandante Chavez, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8816" alt="mision milagro" src="/files/2015/07/unknown1.jpeg" width="265" height="190" />“Sessant’anni fa, proprio in questi stessi giorni, in queste stesse ore, si consumò l’atto terrorista più grande della storia. Un vero e proprio genocidio commesso dall’imperialismo nordamericano; Sessant’anni fa esplodevano le bombe atomiche nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Rammentiamo con tristezza siffatti eventi e rendiamo tributo alle vittime di quegli atti terroristi di carattere squisitamente genocida; rendiamo omaggio al dolore, e segnaliamoli come le azioni terroristiche più grandi che ricordi la storia. Oggi, a distanza di Sessant’anni, come allora in mezzo a quei popoli quivi summenzionati furono fatte esplodere quelle bombe atomiche per seminare la morte; Oggi, dove siamo riuniti, nella Valle di Caracas, sta esplodendo una bomba atomica per la vita: la Gioventù del mondo è qui presente!”</em></p>
<p>Queste sono le parole del comandante Hugo Chávez  durante la cerimonia di apertura del Sedicesimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che si svolse a Caracas dal 8 al 12 agosto del 2005.</p>
<p>Oggi a distanza di Settant’anni anni da quell’atto terrorista che ricordava solo dieci anni fa il comandante Chavez, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. Il testamento è chiaro: salvare i’umanità dalle guerre e dalla fame, dalle malattie e dalla miseria, attraverso progetti medico-sociali come la Misiòn Milagro. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere con più precisione di cosa tratta questa missione, nata nel 2004 dall’idea di Fidel Castro e Hugo Chávez.</p>
<p><strong>La Missione Miracolo: morale e luce verso il pieno diritto a vivere dignitosamente</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8813" alt="" src="/files/2015/07/misic3b3nmilagro.jpg" width="428" height="285" /></p>
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<p>La “Missione Miracolo”, è un’iniziativa congiunta dei governi rivoluzionari della Repubblica di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Trattasi di una campagna con un grande contenuto sociale e umanitario, che non fa nessuna discriminazione di carattere sociale, razziale, religioso, politico o di età tra i pazienti. Le operazioni che sono effettuate nelle condizioni oggettive presenti nei paesi dove si agisce – tutte realizzate in forma gratuita – stanno curando non poche malattie oftalmologhe presenti in quei cittadini del “sud” del mondo.</p>
<p>Dal 11 agosto del 2004, giorno nel quale ebbero inizio le prime cinquanta operazioni, Cuba ha lanciato una vera è propria battaglia per la vita per salvaguardare e far tornare la vista in Dieci anni a non meno di Sei milioni di malati latinoamericani che non potevano essere curati nelle cliniche mediche – quasi tutte private – che popolano l’America Latina e i Caraibi, e che sono considerate “zona rossa” per gli umili e i dannati della terra. Siffatta operazione medica cubana, è ricordata come il Convegno di Sandino, là dove medici e lavoratori della salute cubani, attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei più avanzati e moderni strumenti oftalmologici, sono riusciti a creare le condizioni per operare ogni anno a circa 1 milione di pazienti. Tutto questo all’interno dell’Alternativa Bolivariana per i popoli di Nostra America (ALBA-TCP).</p>
<p>Oggi, a distanza di oltre Dieci anni, come afferma la giornalista italiana Marinella Correggia: “Nella Missione Miracolo partecipano 165 istituzioni cubane”. Inoltre, la Missione Milagro, “dispone di una rete di 49 centri oftalmologici con 82 postazioni chirurgiche in 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Ci sono missioni miracolo in Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Panama, Guatemala, Saint Vincent e Granadine; Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua e Uruguay”.</p>
<p>Il primo paziente della Missione Milagro, un giovane adolescente venezuelano di nome Samuel, fu operato l’11 agosto del 2004. Samuel viveva nel Cerro Antimano, nel municipio Libertador a Caracas assieme a sua madre, suo padre e ai suoi quattro fratelli. Non c’è narrazione migliore di quella di Katiuska Blanco, Alina Perera e Alberto Nuñez nel loro libro <em>“Voces del Milagro”</em>, pubblicato dalla casa editrice Abril dell’Avana nel 2004 per descrivere la poesia e l’amore alla vita che si evince da tali politiche medico-sociali portate avanti dai governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela.</p>
<p><em>“La vita nel Cerro trascorre come quella di una lumaca, che entra ed esce lentamente dal proprio guscio, trascinandosi su e giù per quelle vecchie e squattrinate scalinate di quell’umile vicinato. Il viale principale si congiunge con una stradina e l’altra. Infondo a questo labirinto di strade e vicoli arriviamo davanti alla casa di Samuel, il primo bimbo venezuelano operato a Cuba di cataratta congenita e che da oltre dieci anni gli offuscava il suo fragile mondo infantile. Non poteva andare in bicicletta, ne guardare la televisione; non poteva leggere, scrivere o disegnare; non poteva giocare a baseball, a calcio e nemmeno restare per un tempo prolungato fuori di casa; non poteva andarsene in giro per conto proprio. In vita sua, non era mai riuscito a vedere con nitidezza il viso di sua madre, dei suoi fratelli e di suo padre, che fu anch’esso curato a Cuba dopo trent’anni di cecità. Una volta portate a termine le operazioni, fu la prima volta che questi riuscirono vedersi in faccia. </em></p>
<p><em>Sua madre viveva in Tacagua, un quartiere assai più complicato di Antimano 2 nel quale ora vivono. Il Cerro, che ricorda a una dea Aragua, è uno dei quartieri più difficili presenti nella città di Caracas. In seguito alla complicazione di un’operazione chirurgica precedente, realizzata con l’aiuto economico di una religiosa del Hogar del Junquito, Eucaris, la madre di Samuel, non aveva rinunciato al sogno di operare di nuovo a suo figlio Samuel Gonzalez. Fu proprio, il medico cubano della Missione Barrio Adentro presente in quel quartiere che gli aprì la strada per il viaggio verso la luce (…).</em></p>
<p><em>Oggi, in seguito all’operazione, Samuel può finalmente entrare e uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Può apprezzare la bellezza di un albero o di un animale. Può accarezzare ai suoi due cagnolini. Può giocare come tutti gli altri bambini a baseball o a calcio. Non esistono più ostacoli tra lui e i suoi sogni di studiare, che ora potranno realizzarsi senza nessun problema(…).</em></p>
<p><em>Sua madre vuole ringraziare a Chávez e a Fidel: “Quando ci dissero che saremmo partiti per Cuba non riuscii a trattenere la mia emozione da quanto ero contenta. Nel contempo, ero assai preoccupata di dover lasciare soli gli altri miei quattro figli per poterne curare uno. Si trattò di una decisione assai difficile. Dato che sono una persona umile e con poche risorse, devo ringraziare a Fidel e a Chávez per avermi concesso l’opportunità di operare a mio figlio Samuel e a Chávez gli dico: che dio ti benedica, che Dio ti moltiplichi per tutto il bene che stai facendo ai poveri, perché sei il primo Presidente che si preoccupa davvero per i poveri” </em></p>
<p><em> </em><strong>Una Missione Milagro Negro in Africa è un dovere morale</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8814" alt="bimbo nero" src="/files/2015/07/145427311-1e1dd3e4-3b3b-4160-9039-736e11b51962.jpg" width="300" height="246" /></p>
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<p>L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto recentemente che in Africa su una popolazione totale di 805 milioni di abitanti il 15% sono ciechi, l’8,3% sono Ipovedenti. Questi dati obbligano tutti noi a riflettere su quello che dovrebbe essere la missione di non pochi paesi a capitalismo avanzato come l’Italia in Africa. Invece ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è la più completa ottusità e indifferenza da parte del nostro paese che, evidentemente, preferisce spendere i propri soldi in tecnologia militare e in politiche d’ingerenza, atte allo sfruttamento del continente africano, piuttosto che attivarsi in politiche sociali e in missioni mediche per seminare la luce e l’amore alla vita a milioni di “Samuel” in tutta l’Africa.</p>
<p>Questo non è, però, il caso dei governi rivoluzionari dei paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie del governo cubano e venezuelano, vere e proprie avanguardie nella lotta per la vita; non solo in America Latina ma anche nella nostra Madre Africa. Cuba e Venezuela con il progetto “Missione Miracolo”, stanno dando attenzione medica e benessere a milioni di persone in tutta l’America Latina, nei Caraibi e non solo. Oggi vediamo come non poche centinaia di Brigate Mediche cubane stanno distribuendo attenzione medica in molte regioni del continente africano. Questo è il caso delle brigate mediche cubane presenti in Sierra Leone e che hanno sconfitto l’ebola nel silenzio “assordante” di quei mezzi di comunicazione allineati alla guerra mediatica e psicologica portata avanti dagli Stati Uniti contro i paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie contro Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia.</p>
<p>Ora, l’eroica attività dei medici e lavoratori della salute cubani in Sierra Leone non è un caso isolato, giacché nasce da una politica che viene da lontano e che nessun mezzo di comunicazione può nascondere. Missioni mediche che sono presenti in moltissime regioni del pianeta e che dovrebbero ricevere il premio nobel per la pace</p>
<p><em>“</em><em>Nell’ottobre 2005, il governo dell’Avana inviò 2000 professionisti sanitari in Pakistan, installando Trenta ospedali da campo che assistettero più di 1,5 milioni di persone, in seguito al terremoto avvenuto nel paese asiatico. In seguito al terremoto in Indonesia del 27 maggio 2006, Cuba inviò 135 medici e una delegazione che assistette 1000 pazienti al giorni nell’isola di java, fermandosi per un totale di otto mesi. Nel dicembre 2007, Cuba celebrò il raggiungimento di un milione di pazienti dall’America Latina, Caribe e Africa che hanno recuperato o migliorato la vista grazie all’ Operazione Milagro, essendo un fatto unico nella storia dell’umanità, grazie alla collaborazione dei governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. Il 20 novembre 2008, Cuba e Angola si accordarono per la formazione di oftalmologi del paese africano sotto l’istruzione di specialisti cubani nel segno dell’ Operazione Milagro”, </em>scrive Marinella Correggia.</p>
<p>La Missione Milagro Negro, ha come obiettivo di prestare attenzione medica a quegli oltre cinquanta milioni di persone che in tutto il continente sono considerati disabili visivi. Un dovere storico e morale per tutti i sinceri rivoluzionari che lottano per un mondo basato sulla pace con giustizia sociale e che patiscono ancora oggi l’accumulazione originale del capitale e lo sfruttamento realizzato dall’Europa in tutto il continente africano in questi ultimi Cinquecento anni.</p>
<p>Per questo la necessità urgente che si metta in piedi un progetto politico di carattere medico-sociale  che ponga in essere nuove triangolazioni nell’ambito della cooperazione e amicizia tra i popoli dell’ALBA-TCP, dell’Italia e dell’Africa; là dove questi ultimi devono essere quelli che devono ottenere il maggior beneficio dalla missione. Nostro compito come popolo lavoratore italiano, come attivisti sociali e sinceri rivoluzionari e quello di metterci al servizio di questa missione, che va verso la costruzione di un mondo dove la giustizia sociale sia la legge del futuro e dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura sia solo un brutto retaggio del passato.</p>
<p>Per questo che ANROS Italia, attraverso il presidente Emilio Lambiase; attraverso il patrocinio politico e morale dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nella persona del proprio Ambasciatore, il dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz e del proprio Consigliere Politico, il dott. Alfredo Viloria; del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, nella persona della Console Generale, la dott.ssa Amarilys Gutierrez Graffe, hanno consegnato al Primo Presidente operaio di Nostra America, il compagno Nicolas Maduro, la bozza del progetto della Missione “Milagro Negro”. Trattasi di un progetto che in realtà ha avuto già un precedente, se pensiamo al primo incontro che avvenne il 17 giugno del 2013 tra Maduro e il Papa Francesco, nel quale il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela aveva proposto alla Santa Sede, di unirsi ai popoli della Patria Grande in siffatta Missione.</p>
<p>Il progetto da allora ha preso forma, attraverso il lavoro di non poche compagne e compagni del movimento di solidarietà e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e che nel progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, vedono il cammino luminoso verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, multilaterale, multiculturale e multicentrico basato sul socialismo del XXI secolo, quello stesso socialismo che ebbe a definire il Comandante Eterno Hugo Chávez e che i popoli di Nostra America chiamano “nuestro socialismos” sottolineando come la costruzione di un mondo migliore deve essere libero da ogni dogma.</p>
<p>Una nota speciale va fatta anche al lavoro che in questi anni è stato realizzato nel Centro e nel Sud della penisola italiana, là dove l’unità dialettica tra movimenti, forze popolari e la Diplomazia del Popolo realizzata dai degni rappresentanti delle istituzioni diplomatiche e del popolo venezuelano presenti a Roma e a Napoli hanno reso possibile la costruzione di un forte blocco di forze progressiste che attraverso progetti di cooperazione e di amicizia tra i popoli stanno dando una lezione storica e politica su quello che dovrebbe essere l’internazionalismo; secondo le stesse parole di Fidel, il Che e Chavez.</p>
<p>A questi si è aggiunto il piacevole e importante contributo del M.A.C., Movimento Apostolico Ciechi che nella persone del proprio presidente, il prof. Francesco Scelzo, si sono impegnati a collaborare organicamente nel progetto, investendoci tutta la loro esperienza sviluppata in oltre 40 anni di lavoro sociale e assistenza in Africa.</p>
<p>di Alessandro Pagani (ANROS Italia)</p>
<p>preso da albainformazione.com</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8815" alt="anros" src="/files/2015/07/62769-logonuevoanros.png" width="442" height="149" /></p>
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		<title>Dall’Alleanza del Pacifico all’Accordo del Transpacifico: quali sono le prospettive per l’America Latina e i Caraibi?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 23:15:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la ratio con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8747" alt="" src="/files/2015/07/AlleanzaPacifico.jpg" width="600" height="234" />Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la <i>ratio</i> con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Influenzati da siffatte concezioni, gli Stati Uniti, si ritrovano, oggi, senza una strategia idonea ai nuovi tempi. Se da una parte cercano, infatti, di difendere, la loro posizione egemonica; d’altro canto, è anche vero che questi non hanno un piano credibile per diffondere il proprio ordine mondiale, giacché il sistema economico e finanziario capitalista è giunto ormai all’estremo. Pertanto – secondo non pochi analisti e opinionisti – l’unica opzione che la Roma americana (secondo le categorie utilizzate allora dallo stesso José Marti per definire gli Stati Uniti), ha ancora a portata di mano, per recuperare il proprio dominio imperialista, sembra proprio che sia una guerra di tipo convenzionale. Ciò nonostante, l’idea di impantanarsi in un’altra guerra di lunga durata (in un nuovo Vietnam, per intenderci), assieme all’alto costo che questo provocherebbe sono alcune delle ragioni per le quali gli Stati Uniti non si sono tuttora gettati in un intervento diretto e hanno preferito, invece, optare nel provocare conflitti di tipo micro – regionali, dove a farne da padroni sono quegli squadroni paramilitari o quei governi allineati ai loro interessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principale problema che Washington ha da risolvere è che gli Stati Uniti non sanno cosa realmente potrebbe avvenire qualora si lanciassero in un conflitto armato e, nello specifico, contro chi dovrebbero utilizzare tutto il loro potenziale tecnologico e militare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contro i Russi o i Cinesi? o contro entrambi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, se è vero che gli strateghi militari del Pentagono sono una banda di criminali e terroristi che meriterebbero di essere trascinati di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’AJA, d’altra parte, è altresì vero che loro non ignorano affatto che la Federazione Russa e la Repubblica Popolare cinese non sono l’Irak, l’Afganistan o la Libia e che, pertanto, nell’epoca delle “guerre senza limiti”, una guerra ad alta intensità rappresenterebbe una scelta disastrosa per gli obiettivi di dominio imperialista del capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Portare il mondo ai limiti di una catastrofe nucleare, dissolverebbe in pochi secondi la possibilità di approfittare di quegli interessi che si nascondono dietro a quasi tutte le guerre di carattere imperialista che scoppiano e che &#8211; come ebbe a dire Lenin &#8211; sono orchestrate con il fine di saccheggiare le risorse naturali del Paese che è aggredito; ovvero, per distruggere e ricostruire le infrastrutture con i capitali delle proprie imprese transnazionali. Insomma, una guerra termonucleare disintegrerebbe sia le risorse naturali e umane in pochi secondi, e i capitalisti non possono permettersi un opzione di questo tipo, giacché essi non hanno come interesse di Stato di estinguere la specie umana (anche se talvolta sembra questa sia la loro tendenza predominante), bensì di sfruttarla, attraverso quello che Marx definì &#8211; correttamente &#8211; come “lavoro astratto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosicché il Pentagono, di fronte a tale scenario, ha attuato la dottrina militare della guerra di “Quarta Generazione”; vale a dire, di una catena di guerre di tipo micro &#8211; regionale (vedi: Afganistan, Irak, Siria, Ucraina), e mai una guerra simmetrica, che provocherebbe senz’altro un intervento diretto di altre potenze militari come la Russia e Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicché, la mancanza di una strategia bellica ben definita da parte degli USA, assieme al fatto di aver perso la leadership come prima economia del mondo (la Cina ha superato gli Stati Uniti da parecchio tempo), ha messo in serio pericolo la sopravvivenza degli interessi nazionali statunitensi che sono &#8211; principalmente &#8211; quelli delle multinazionali transnazionali, della finanza, dell’industria tecnologica &#8211; militare e delle lobbie che decidono la politica interna ed estera di Washington. In questo senso va letto, da una parte, il colpo di Stato in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno sostenuto militarmente ed economicamente alle bande paramilitari neofasciste di &#8220;Settore Destro”; e dall’altra parte, la politica aggressiva portata avanti dagli stessi in tutto l’Emisfero Occidentale, contro i Paesi membri dell’ALBA-TCP, in generale, e Cuba, Venezuela ed Ecuador, nella fattispecie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco che, proprio per queste ragioni, vediamo come gli Stati Uniti sono sempre più propensi a svolgere il loro sguardo anche in quello che hanno sempre considerato come il loro “giardino di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Questo per molteplici ragioni, che non sono solo quelle dove l’America Latina rappresenta geograficamente il confine tra centro e periferia dell’Impero, ma perché la stessa è, di fatto, assai ricca di tutte quelle risorse naturali utili ad alimentare quella stessa industria bellica statunitense che abbiamo menzionato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, questa politica imperialista si pone in essere quando vediamo come, per esempio, l’aquila fascista del Nord cerca di spezzare la consolidazione di alleanze strategicamente importanti per la realizzazione del sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande in quella che José Martì ebbe a definire come “Nuestra América”; vale a dire: la creazione di una Confederazione di Repubbliche sovrane e indipendenti dagli Stati Uniti del Nord America. In questo senso, va analizzato lo sforzo degli USA di scardinare le nuove triangolazioni che si sono concretate all’interno di blocchi regionali tra i “Sud” del mondo; ovvero: la creazione di organismi internazionali come l’ALBA-TCP, l’UNASUR, la CELAC, i BRICS e il G77+la Cina. Ergo: per contrarrestare suddette istituzioni, Washington ha creato parallelamente altre organizzazioni micro &#8211; regionali come l’Alleanza del Pacifico tra Messico, Colombia, Perù e Chile e l’Accordo del Transpacifico nel sud est asiatico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comprendere a fondo la politica degli Stati Uniti nella regione “Asia &#8211; Pacifico” e, quindi, anche in America Latina e nei Caraibi, è importante soffermarci ad analizzare il concetto di “sguardo verso il Pacifico”, o se preferiamo, “verso il Sud” e che vanno interpretati attraverso la genesi storico e politica delle relazioni interamericane; là dove risulta evidente un’evoluzione perversa e inquietante dei rapporti stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, quando analizziamo la formazione degli Stati Uniti del Nord America, va ricordato che essi hanno sempre rivolto i loro interessi &#8211; il loro “sguardo” &#8211; in direzione del Pacifico (Asia) e verso il Sud (America Latina). Una volta portato a termine il processo di “conquista del grande Ovest” &#8211; attraverso il genocidio delle popolazioni ancestrali nordamericane &#8211; e di saccheggio e occupazione di oltre metà del territorio messicano (California, Nuovo Messico, Colorado, Nevada, Texas, Florida, sono territorio messicani!), cominciarono a proiettarsi verso il Pacifico, mettendo in piedi una proiezione geopolitica e strategica che andava oltre il Pacifico: verso l’Asia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, se concentriamo le nostre ricerche verso la storia delle Relazioni Internazionali, dalla Dottrina Monroe fino al crollo dell’URSS, dagli anni Novanta del secolo passato fino a oggi; se analizziamo siffatte relazioni, vediamo come taluni progetti che sono stati sviluppati dopo la “fine&#8221; della guerra fredda, allorché si parlava già del ruolo da protagonista che in pochi anni avrebbe svolto la Cina, l’India e il Giappone nel campo delle relazioni commerciali, e quindi di come, concretamente, l’Asia e il Pacifico avrebbero rappresentato nei sogni imperialisti dei neo conservatori negli Stati Uniti, il “Nuovo Continente” dove l’aquila del Nord avrebbe dovuto svolgere il proprio sguardo, comprenderemo non poco l’insieme della politica estera della Casa Bianca di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco che, proprio per questa ragione, gli USA hanno fabbricato a livello mediatico -fomentando la guerra psicologica come arma di tipo non convenzionale &#8211; i “Nuovi Nemici” della cosiddetta “democrazia” a stelle strisce e che sono rappresentati da quei Paesi che possono creare nuove geometrie (o triangolazioni) all’interno delle relazioni internazionali e, nello specifico, nell’asse Sud &#8211; Sud all’interno del “continente” Asia &#8211; Pacifico (America Latina, Cina e Russia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trattasi, invero, di una “rivoluzione passiva” (secondo le categorie utilizzate da Antonio Gramsci), o se si preferisce, di una “controrivoluzione conservatrice” che gli Stati Uniti del Nord America stanno cercando di portare avanti a scapito del progetto di unità e integrazione latinoamericana e caraibica oggi in pieno sviluppo in tutto l’Emisfero Occidentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Orbene, da quando è sorta suddetta Alleanza del Pacifico e svolgendo le nostre attenzioni agli attori che fanno parte di siffatta alleanza, è difficile non accorgersi che quattro dei Paesi membri sono rappresentati da Governi che avevano già firmato in precedenza accordi bilaterali di tipo economico e militare con Washington. Nel campo economico, tutti avevano firmato il Trattato di Libero Commercio &#8211; il TLC &#8211; con gli Stati Uniti. A livello militare, questi avevano concordato di rinunciare alla propria giurisdizione territoriale in nome della cosiddetta (e mai attuata!) “guerra al narcotraffico”. Stiamo parlando &#8211; ovviamente &#8211; del Messico di Felipe Calderon, della Colombia, nel momento stesso che si era prodotto un “cambio” dovuto alle elezioni presidenziali tra Alvaro Uribe e Manuel Santos; quest’ultimo aveva firmato non pochi accordi di grande interesse per gli USA nel campo strategico &#8211; militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti di questi accordi si consolidarono ancor di più in seguito al Vertice delle Americhe che si realizzò in Colombia nel 2011. Nel caso del Perù, nonostante il “cambio” di governo, e rammentando che l’iniziativa inizialmente fu di Alan Garcia, il Governo di Olanda Humala non fece nulla per invertire tale politica; anzi, la incrementò dandogli una parvenza legale e istituzionale. Anche in Cile con la vittoria della cosiddetta destra “moderata” cilena di Piñera al potere, furono firmati non solo taluni accordi militari, ma anche il già noto TLC con gli Stati Uniti. Scopo di tale politica statunitense &#8211; attraverso questi accordi raggiunti &#8211; era quella di porre le basi per un’ Alleanza del Pacifico come parte di un “nuovo” progetto di Egemonia Corazzata di Coercizione (secondo la definizione utilizzata da Antonio Gramsci), attuo a dividere e dominare l’Emisfero Occidentale, e per sfiancare &#8211; infine &#8211; gli sforzi di integrazione e unità latinoamericana; di costruzione di nuovi paradigmi verso la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale multipolare, multicentrico, multiculturale, che oggi sono all’ordine del giorno nelle discussioni dei movimenti sociali, dei governi e dei paesi che conformano istituzioni come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come se questo non bastasse, Barack Obama ha accettato di farsi portatore per quegli interessi nazionali quivi summenzionati; cioè, di portare a compimento la missione di costituire il Trattato del Trans Pacifico (TTP), là dove &#8211; guarda caso &#8211; i referenti latinoamericani sono gli stessi che già fanno parte dell’Alleanza del Pacifico. Mentre i Paesi asiatici soci degli Usa sono il Giappone, l’Indonesia e le Filippine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invero, quando cerchiamo di analizzare in profondità la strategia militare degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale, rappresentata dal “Gruppo di Santa Fe”, vediamo come questa si basi sul presupposto che le Forze Armate Nordamericane devono concentrarsi nell’area dell’ Asia &#8211; Pacifico”, attraverso il pretesto di appoggiare e proteggere i propri soci in quello che loro definiscono come “sicurezza degli interessi nazionali” in America Latina e nei Caraibi contro il narcotraffico. Ciò nondimeno, ciò che in realtà gli Stati Uniti vogliono, non è debellare il traffico di droga, bensì di impossessarsi di quelle risorse naturali imprescindibili per il sostegno effettivo di tutto il loro macchinario economico &#8211; militare, che abbiamo già analizzato prima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, non c’è dubbio che questi elementi assai preoccupanti, fanno pensare che quando vediamo che attraverso la guerra mediatica e psicologica si cerca di creare un nemico che, secondo la congiuntura può essere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, la Rivoluzione Cubana o la Rivoluzione Cittadina in Ecuador, dietro vi è senz’altro una controffensiva imperialista e fascista per sgretolare e &#8211; infine &#8211; distruggere progetti come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC; vale a dire: la libera e giusta emancipazione dei popoli dal giogo imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo senso, vanno interpretate quelle politiche sempre più aggressive contro il Venezuela del Primo Presidente Operaio di “Nuestra América”, Nicolas Maduro e contro la Rivoluzione Cittadina in Ecuador; il blocco genocida contro Cuba socialista, la “Colombianizzazione” del Messico; il “golpe istituzionale” in Paraguay; la questione dei cosiddetti “fondos buitres” in Argentina e il colpo di Stato fascista in Honduras; il ritorno in auge della Quinta Flotta degli Stati Uniti e l’aumento della presenza militare statunitense in America Latina, attraverso la creazione di nuove basi militari nordamericane in Colombia e nella Triple Frontera tra Uruguay, Argentina e Paraguay; il subdolo tentativo (scartato dal Congresso e dalla Corte Suprema colombiana) di far entrare questo Paese nella NATO, rappresentano dei precedenti assai gravi e preoccupanti in una regione dichiarata da UNASUR come territorio di pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicché nel mezzo di una crisi strutturale (e non congiunturale!) del sistema finanziario capitalista, dovuto principalmente dalla cosiddetta caduta (tendenziale) della tassa di profitto &#8211; che Marx spiega con precisione nel Capitale -, la Casa Bianca sta cercando di porre in essere una ristrutturazione delle proprie priorità geopolitiche verso “l’area Asia &#8211; Pacifico”, passando, finanche, per l’assoggettamento di quello che costoro definiscono, ancora, come il proprio “patio trasero”: l’America Latina e i Caraibi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le ragioni sono semplici, e se non basta quanto detto fino a ora &#8211; a rischio di essere ridondanti &#8211; è necessario sottolineare ancora che gli Stati Uniti abbisognano per alimentare il proprio sistema economico, finanziario e militare di dominio a livello mondiale dell’America Latina; là dove, la presenza di non poche risorse strategiche (minerali, acqua dolce, biodiversità e petrolio) rappresentano il sostegno di quello che molti analisti e opinionisti amano definire come “complesso tecnologico e militare nordamericano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, se dinanzi a tutto questo aggiungiamo l’importanza che la regione riveste a livello mondiale; se pensiamo che in America Latina siano presenti gli unici transiti e scali tra l’Atlantico e il Pacifico; se pensiamo che la Cina e la Russia stanno invertendo tutte le proprie energie nella realizzazione di un Grande Canale Interoceanico tra l’Atlantico e il Pacifico, come nella costruzione di un importante scalo industriale &#8211; marittimo nel porto de L’Avana (Cuba), comprendiamo, allora, l’ansia degli Stati Uniti di scardinare queste nuove triangolazioni tra i Paesi membri dell’ALBA-TCP la Russia e la Cina stessa attraverso l’incremento della guerra a bassa intensità in Venezuela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altro canto, è altresì chiaro, pertanto, l’importanza da parte dei popoli lavoratori latinoamericani &#8211; se vogliono raggiungere il sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, verso la seconda e definitiva indipendenza, il loro impegno rivoluzionario deve passare attraverso il consolidamento di queste nuove relazioni internazionali, sulla base del rafforzamento dell’integrazione e dell’unità latinoamericana, che solo può avvenire attraverso una rottura rivoluzionaria del sistema capitalista e delle sue principali categorie &#8211; come la “legge del valore” nelle relazioni commerciali internazionali &#8211; verso un sistema basato sulla pace con giustizia sociale, su l’amicizia, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli di tutto il mondo; primo passo per la costruzione dei “Nuestros socialismos” in America Latina e in tutto il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandro Pagani, storico e scrittore</p>
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<p>Esclusivo per Cubadebate</p>
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		<title>Raul nel Vertice dell&#8217;Alba: non tollereremo che si distrugga la pace nella regione</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 00:52:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente cubano, Raul Castro, ha reiterato oggi una solidarietà invariata della Rivoluzione cubana con la Rivoluzione bolivariana, col presidente costituzionale Nicolas Maduro e con l'unione civico-militare che dirige. Reitero l'assoluta lealtà alla memoria del Comandante Hugo Chavez, il migliore amico della Rivoluzione cubana, ha affermato Raul Castro, parlando nel Vertice Straordinario dell'Alleanza Boliviariana per i Popoli della Nostra America (Alba) che si sviluppa a Caracas.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8461" alt="" src="/files/2015/03/raul-castro-en-la-cumbre-del-alba.jpg" width="580" height="330" />Il presidente cubano, Raul Castro, ha reiterato oggi una solidarietà invariata della Rivoluzione cubana con la Rivoluzione bolivariana, col presidente costituzionale Nicolas Maduro e con l&#8217;unione civico-militare che dirige.  </strong></p>
<p>Reitero l&#8217;assoluta lealtà alla memoria del Comandante Hugo Chavez, il migliore amico della Rivoluzione cubana, ha affermato Raul Castro, parlando nel Vertice Straordinario dell&#8217;Alleanza Boliviariana per i Popoli della Nostra America (Alba) che si sviluppa a Caracas.</p>
<p>Come già si è dichiarato, ratifichiamo un&#8217;altra volta che i collaboratori cubani presenti in Venezuela continueranno compiendo il loro dovere, con qualsiasi circostanza, in beneficio del fratello, solidale e nobile popolo venezuelano, ha detto il leader cubano.</p>
<p>Raul Castro ha segnalato che l&#8217;arbitrario, aggressivo ed infondato ordine esecutivo emesso dal presidente nordamericano contro il governo del Venezuela, qualificandola come una minaccia alla sua sicurezza nazionale, dimostra che gli Stati Uniti possono sacrificare la pace e le relazioni emisferiche per ragioni di dominazione e di politica interna.</p>
<p>Ha aggiunto che risulta insostenibile l&#8217;idea che un paese solidale come Venezuela che non ha mai invaso né aggredito nessun altro e che contribuisce in maniera sostanziale ed altruista alla sicurezza energetica e la stabilità economica di un considerabile numero di nazioni del continente, possa rappresentare una minaccia per la sicurezza della potenza più poderosa della storia.</p>
<p>Appoggiamo la posizione degna, coraggiosa e costruttiva del presidente Nicolas Maduro, che nonostante la gravità della minaccia, ha teso la mano al presidente degli Stati Uniti per iniziare un dialogo basato sul diritto internazionale ed il rispetto mutuo che conduca alla deroga incondizionata dell&#8217;ordine esecutivo ed alla normalizzazione delle sue relazioni, ha precisato.</p>
<p>Dopo indicare che l&#8217;Alba e la Celac (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici) dovrebbero accompagnare questa proposta, Raul Castro ha fatto presente che oggi il Venezuela non è solo e la nostra regione non è la stessa di 20 anni fa.</p>
<p>Non tollereremo che si vulneri la sovranità o che si incrini impunemente la pace nella regione, ha sostenuto ed ha assicurato che le minacce contro la pace e la stabilità in Venezuela rappresentano anche una minaccia contro la stabilità e la pace regionali.</p>
<p>“Gli Stati Uniti dovrebbero capire definitivamente che è impossibile sedurre o comprare Cuba né intimorire Venezuela”. “La nostra unità è indistruttibile”, ha sottolineato il presidente cubano.</p>
<p>Ha ricordato che “neanche cederemo né un apice nella difesa della sovranità ed indipendenza né tollereremo nessun tipo di ingerenza né condizionamenti nei nostri temi interni”.</p>
<p>Inoltre, ha proseguito, “non desisteremo dalla difesa delle cause giuste nella Nostra America e nel mondo, non lasceremo mai soli i nostri fratelli di lotta”.</p>
<p>Siamo venuti fino a qui per dimostrare la nostra lealtà con Venezuela e con l&#8217;Alba e ratifichiamo che i principi non sono negoziabili. Per difendere queste convinzioni assisteremo al VII Vertice delle Americhe (che si effettuerà in aprile prossimo in Panama), esporremo le nostre posizioni con fermezza, chiarezza e rispetto, ha affermato.</p>
<p>In questa riunione, ha anticipato, respingeremo con determinazione ogni tentativo di isolare e minacciare Venezuela e reclameremo la sospensione definitiva del bloqueo degli Stati Uniti contro Cuba.</p>
<p>“Dobbiamo convocare tutti i paesi e governi della Nostra America affinché si mobilitino e siano vigili in difesa del Venezuela”, ha detto Raul Castro ed ha aggiunto che la solidarietà è la base dell&#8217;unità e dell&#8217;integrazione regionale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>foto: Stampa Presidenziale di Miraflores</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Messaggio di Fidel al presidente Nicolas Maduro</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2015 20:20:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'idea di creare questa organizzazione è stata dello stesso Chavez, desideroso di condividere con i suoi fratelli caraibici le enormi risorse economiche con cui la natura aveva dotato la sua Patria di nascita, i cui doni erano caduti in mano all'intervento di poderose aziende nordamericane e di pochi milionari venezuelani.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8421" alt="" src="/files/2015/02/Fidel-y-Maduro-3.5-580x4352.jpg" width="580" height="435" />Onorevole Sig. Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro:</strong></p>
<p>Come ha pubblicato la stampa, domani martedì, 17 marzo, avrà luogo a Caracas il Vertice dell&#8217;Alba per analizzare l&#8217;insolita politica del governo degli Stati Uniti contro Venezuela e l&#8217;Alba.</p>
<p>L&#8217;idea di creare questa organizzazione è stata dello stesso Chavez, desideroso di condividere con i suoi fratelli caraibici le enormi risorse economiche con cui la natura aveva dotato la sua Patria di nascita, i cui doni erano caduti in mano all&#8217;intervento di poderose aziende nordamericane e di pochi milionari venezuelani.<br />
La corruzione e lo sperpero sono stati lo stimolo fondamentale della prima oligarchia di tendenza fascista, che si dedicavano alla violenza ed al crimine. Sono stati così intollerabili, per il popolo eroico del Venezuela, la violenza ed il crimine che si sono commessi contro di lui che non può dimenticarli, e non ammetterà mai un ritorno al passato vergognoso dell&#8217;epoca pre-rivoluzionaria che ha dato origine all&#8217;assalto dei centri commerciali ed all&#8217;assassinio di migliaia di persone, di cui nessuno può assicurare oggi la cifra.<br />
Simon Bolivar si dedicò al compito colossale di liberare il continente. Più della metà della parte migliore del suo popolo ha lottato ed è morta in lunghi anni di lotta ininterrotta. Con meno dell’1% della superficie del pianeta, possiede le maggiori riserve di idrocarburi del mondo. Per un secolo completo è stato obbligato a produrre tutto il combustibile che necessitavano le potenze europee e gli Stati Uniti. Anche se oggi gli idrocarburi, formati in milioni di anni, si consumerebbero in non più di un secolo, e gli esseri umani che oggi siamo 7 200 milioni, in cento anni in più si raddoppieranno, ed in duecento arriveranno ad essere 21 mila milioni, forse solo i prodigi della più avanzata tecnologia permetteranno la sopravvivenza della specie umana un po’ più di tempo.</p>
<p>Perché non si usano i favolosi mezzi di divulgazione per informare ed educare su queste realtà, invece di promuovere inganni, che ogni persona nel suo sano giudizio deve conoscere? Un Vertice dell&#8217;Alba non può svolgersi senza prendere in considerazione queste realtà che ci toccano tanto da vicino.</p>
<p>La Repubblica Bolivariana del Venezuela ha dichiarato decisamente che è stata sempre disposta a discutere ed a risolvere in forma pacifica e civilizzata i problemi col governo degli Stati Uniti, ma non accetterà mai minacce ed imposizioni di questo paese.<br />
Aggiungo che ho potuto osservare l&#8217;atteggiamento, non solo del popolo eroico di Bolivar e Chavez, ma anche una circostanza speciale: la disciplina esemplare e lo spirito della Forza Armata Nazionale Bolivariana. Faccia quello che faccia l&#8217;imperialismo degli Stati Uniti, non potrà mai contare con loro per fare quello che ha fatto durante tanti anni. Oggi il Venezuela conta con i soldati e gli ufficiali meglio equipaggiati dell&#8217;America Latina.<br />
Quando ti sei riunito con gli ufficiali in giorni recenti si poteva apprezzare che erano pronti a dare fino all&#8217;ultima goccia del loro sangue per la Patria.<br />
Un abbraccio fraterno per tutti i venezuelani, per i popoli dell&#8217;Alba, e per te.</p>
<p>Fidel Castro Ruz</p>
<p>16 marzo 2015</p>
<p>11:14 p.m.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Convocati dall&#8217;ALBA-TCP contro l’Ebola</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 00:17:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'apertura della riunione è stata presieduta da Josè Ramon Machado Ventura, primo vicepresidente dei Consiglio di Stato e dei ministri; Josè Luis Di Fabio, rappresentante dell'OPS (Organizzazione Panamericana della Sanità) e dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il ministro della Sanità di Cuba, il ministro del Commercio Estero Rodrigo Malmierca, Abelardo Moreno, vice ministro delle Relazioni Estere, e di altre entità vincolate come le Forze Armate ed il CITMA.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8194" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8194" alt="Nelson Arboleda" src="/files/2014/10/Nelson.jpg" width="580" height="359" /><p class="wp-caption-text">Nelson Arboleda</p></div>
<p><strong>Un minuto di silenzio in omaggio al collaboratore cubano Jorge Juan Guerra Rodriguez, morto in Guinea Conakry, è stata la prima proposta fatta da Roberto Morales, Ministro della Sanità di Cuba, inaugurando la Riunione Tecnica di specialisti e dirigenti per la prevenzione ed il confronto al virus dell’Ebola, che si effettua nel Palazzo delle Convenzioni de L&#8217;Avana, oggi e domani.</strong></p>
<p>L&#8217;apertura della riunione è stata presieduta da Josè Ramon Machado Ventura, primo vicepresidente dei Consiglio di Stato e dei ministri; Josè Luis Di Fabio, rappresentante dell&#8217;OPS (Organizzazione Panamericana della Sanità) e dell&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il ministro della Sanità di Cuba, il ministro del Commercio Estero Rodrigo Malmierca, Abelardo Moreno, vice ministro delle Relazioni Estere, e di altre entità vincolate come le Forze Armate ed il CITMA.</p>
<p>Il ministro Morales ha ricordato che solo nove giorni fa come parte della Dichiarazione finale del Vertice straordinario ALBA-TCP sull’Ebola si è decisa la realizzazione di questa riunione di specialisti e dirigenti per la prevenzione ed il confronto dell&#8217;epidemia del virus.</p>
<p>In quella riunione –ha commentato – abbiamo ascoltato il messaggio della Dra Margaret Chan, direttrice generale dell&#8217;OMS che ha detto: “Stanno facendo un passo corretto, senza alcun dubbio, vogliono aumentare, con la maggiore urgenza possibile, il loro livello di preparazione davanti ad un caso importato di Ebola.”</p>
<p>I capi di Stato e di governo nella riunione dell&#8217;ALBA, hanno manifestato (in quell&#8217;occasione) la loro preoccupazione per la situazione drammatica in Africa Occidentale, considerata come emergenza sanitaria di importanza internazionale, ha affermato il ministro Morales.</p>
<p>In questo senso il Vertice aveva come proposito cercare opzioni per l&#8217;America Latina e l&#8217;epidemia continua crescendo, sono già 10 487 casi, con 5 128 morti ed una mortalità del 48,9%.</p>
<p>In questa riunione di oggi, partecipano 254 esperti, rappresentanti di 32 paesi, organismi regionali ed internazionali. Nella sessione mattutina ogni paese ha offerto una relazione della situazione nazionale e le possibilità di collaborare con l&#8217;OMS.</p>
<p>Nelson Arboleda, direttore dei Centri per il Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) del Governo degli Stati Uniti per l&#8217;America Centrale, ha affermato che “Questo virus non conosce frontiere e c&#8217;è molta mobilità di popolazione tra il mondo e le aree colpite. Noi, gli Stati Uniti, e Cuba abbiamo molto personale medico coinvolto e cercheremo la maniera di mantenere la coordinazione con l&#8217;OPS, noi appoggeremo”, ha affermato.</p>
<p>Gli Stati Uniti –ha detto – ripetono il loro appello a tutti i governi non solo per prepararsi dentro il paese, bensì per appoggiare sullo sforzo internazionale, ed ha confermato che continueranno a lavorare con tutti i governi.</p>
<p>Arboleda ha riferito che nel suo paese c’è stato un caso che è arrivato dalla Liberia a Dallas in Texas ed è deceduto l’8 ottobre, ha contagiato due lavoratori della sanità che sono guariti e sono stati dimessi, l&#8217;ultimo caso è un lavoratore medico che è venuto dall&#8217;Africa e si trova in un ospedale di New York.</p>
<p>Ha spiegato che hanno un sistema di rilevamento e si stanno applicando determinate guide specifiche di informazione per i lavoratori della sanità: ha aggiunto che il CDC ha 20 ospedali di frontiera, che abbracciano confini terrestri, di aeroporti e delle dogane.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto di Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Dichiarazione del Vertice Straordinario dell&#8217;ALBA-TCP sull’Ebola</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 22:01:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I paesi membri dell&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America–Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), riuniti a L&#8217;Avana, il 20 ottobre 2014, in occasione del Vertice Straordinario per affrontare l&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola. Profondamente preoccupati per la catastrofe umanitaria in Africa Occidentale causata dall&#8217;Ebola, che è stata considerata dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “emergenza di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8171" alt="" src="/files/2014/10/cumbre061.jpg" width="300" height="250" />I paesi membri dell&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America–Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), riuniti a L&#8217;Avana, il 20 ottobre 2014, in occasione del Vertice Straordinario per affrontare l&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola.</p>
<p>Profondamente preoccupati per la catastrofe umanitaria in Africa Occidentale causata dall&#8217;Ebola, che è stata considerata dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “emergenza di salute pubblica” di preoccupazione internazionale, in relazione con la minaccia che rappresenta la propagazione ad altri paesi ed ad altre regioni del mondo.</p>
<p>Coscienti dell&#8217;urgenza che la comunità internazionale nel suo insieme, in piena cooperazione con l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con l&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS) e con la Missione delle Nazioni Unite per il Confronto dell’Emergenza dell’Ebola (UNMEER), svolga azioni per affrontare questo flagello con tutte le risorse necessarie.</p>
<p>Constatando con preoccupazione che le risorse internazionali richieste per svolgere azioni rapide ed efficaci per affrontare l&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola continuano ad essere insufficienti per affrontare quella che si può trasformare in una delle pandemie più gravi nella storia dell&#8217;umanità.</p>
<p>Riaffermando che l&#8217;ALBA-TCP si sostenta in principi di solidarietà, cooperazione genuina e complementarietà tra i nostri paesi, ed il compromesso coi paesi più vulnerabili e con la preservazione della vita nel pianeta.</p>
<p>Convinti che è imprescindibile l&#8217;adozione di misure di cooperazione efficaci ed urgenti che, attraverso azioni coordinate del settore della sanità ed altri settori, contribuiscano ad ostacolare che l&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola si estenda ai paesi del nostro emisfero.</p>
<p>Ricordando quanto stabilito nel Regolamento Sanitario Internazionale (2005) e la Guida di Risposta all’Ebola dell&#8217;OMS, del 28 agosto 2014, che ha per oggetto quello di fermare la trasmissione della malattia dell’Ebola a scala globale, ed affrontare le conseguenze di qualunque nuova propagazione internazionale.</p>
<p>Prendendo nota dei protocolli dell&#8217;OMS per prevenire la trasmissione della malattia dell&#8217;Ebola tra persone, organizzazioni e gruppi di popolazione.<br />
Sottolineando che è possibile controllare il focolaio dell’Ebola, in questione mediante l&#8217;applicazione delle azioni stabilite in materia di sicurezza e sanità, ed altre misure preventive che hanno dimostrato la loro efficacia.</p>
<p>Accordiamo:</p>
<p>1. coordinare i nostri sforzi per prevenire ed affrontare l&#8217;epidemia dell’Ebola, compresa la rapida prestazione ed utilizzo dell&#8217;assistenza tra i nostri paesi, con lavoratori sanitari e con le somministrazioni e con i materiali pertinenti.</p>
<p>2. soddisfare con priorità le necessità speciali dei paesi fratelli dei Caraibi che permetterebbe loro di avvantaggiarsi della cooperazione, per prevenire ed affrontare l’Ebola, che accordino i paesi dell&#8217;ALBA-TCP.</p>
<p>3. attivare la Rete di Vigilanza epidemiologica dell&#8217;ALBA-TCP, la cui creazione è stata accordata nella I Riunione dei Ministri della Sanità dell&#8217;Alleanza che ha avuto luogo il passato 25 febbraio 2014, a Caracas.</p>
<p>4. appoggiare decisamente le brigate mediche volontarie specializzate contro i disastri e contro le grandi epidemie, del Contingente “Henry Reeve” della Repubblica di Cuba che lavorano nei paesi dell&#8217;Africa. In questo senso, esprimiamo la nostra disposizione come Alleanza Bolivariana a contribuire con personale della sanità altamente qualificato affinché si aumentino gli sforzi di questo Contingente nei compiti che siano richiesti nella regione latinoamericana e caraibica.</p>
<p>5. stabilire meccanismi nazionali per diagnosticare ed isolare rapidamente i presunti casi di infezione, tenendo in conto le manifestazioni cliniche iniziali della malattia, la storia di viaggio e/o la storia di esposizione riportata dal paziente od ottenuta nell&#8217;investigazione epidemiologica.</p>
<p>6. condividere e generare capacità per la diagnosi di malattie che richiedano laboratori con un livello adeguato di bio-sicurezza.</p>
<p>7. progettare ed eseguire campagne di educazione pubblica sulla prevenzione e la risposta all’Ebola, dirette ad aumentare la preparazione della popolazione e fomentare la sua fiducia.</p>
<p>8. proporzionare e rinforzare le misure preventive per il rilevamento e la mitigazione dell&#8217;esposizione all&#8217;infezione dell’Ebola e proporzionare trattamento e servizi medici efficaci per il personale di risposta.</p>
<p>9. rinforzare le misure di vigilanza e controllo epidemiologico alle frontiere, soprattutto in porti e negli aeroporti.</p>
<p>10. Contribuire alla formazione di personale della sanità specializzato nella prevenzione e confronto all&#8217;Ebola nei paesi dell&#8217;ALBA-TCP e dei Caraibi, a partire dall&#8217;esperienza accumulata.</p>
<p>11. Creare un gruppo di professionisti di differenti specialità per l&#8217;abilitazione del personale della sanità nei temi di bio-sicurezza, compreso l&#8217;uso di gruppi di protezione personale davanti a casi sospettosi o confermati di Ebola, l&#8217;attenzione alle malattie emorragiche ed al paziente in stato critico, che possano convertirsi in aiuti e consulenti nei loro rispettivi paesi.</p>
<p>12. Assicurare, nella maggiore quantità possibile di installazioni del sistema della sanità, gruppi di medici di riserva e materiali vitali per la gestione della malattia.</p>
<p>13. Fomentare le investigazioni scientifiche, epidemiologiche e biologiche sull&#8217;Ebola nella cornice dell&#8217;ALBA-TCP, e propiziare la cooperazione in questa sfera con altri paesi, come contribuzione agli sforzi internazionali diretti ad affrontare l&#8217;epidemia e con l&#8217;obiettivo di consolidare l&#8217;indipendenza scientifica, medica e sanitaria dei paesi dell&#8217;Alleanza.</p>
<p>14. Perfezionare i meccanismi di informazione tra i nostri paesi, in modo tale che si mantenga aggiornata la situazione epidemiologica nei paesi dell&#8217;ALBA-TCP e si diffondano con maggiore facilità le esperienze acquisite.</p>
<p>15. Appoggiare decisamente le iniziative delle Nazioni Unite, in questione dell&#8217;OMS/OPS e dell&#8217;UNMEER, avviate ad implementare le raccomandazioni del Comitato Internazionale di Emergenza del Regolamento Sanitario.</p>
<p>16. Fomentare la cooperazione nella sfera del confronto e prevenzione dell&#8217;Ebola con altri paesi dell&#8217;Emisfero ed intraprendere questi programmi congiunti, che contribuiscano ad ottenere questo scopo.</p>
<p>17. Convocare i giorni 29 e 30 ottobre, a L&#8217;Avana, a Cuba, una riunione tecnica di specialisti e dirigenti dei paesi dell&#8217;ALBA-TCP per scambiare esperienze e conoscenze, come concertare strategie di prevenzione e confronto alla minaccia dell&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola.</p>
<p>18. Incaricare i Ministri della Sanità dei paesi dell&#8217;ALBA-TCP l&#8217;elaborazione di un Piano di Azione alla luce delle proposte della riunione tecnica di specialisti e dirigenti, e la sua applicazione immediata, in coordinazione con l&#8217;OPS/OMS. Detto Piano dovrà essere presentato alla considerazione dei Capi di Stato e Governo dell&#8217;ALBA-TCP, al più tardi il giorno 5 novembre 2014.</p>
<p>19. Utilizzare tutte le risorse a disposizione della Segreteria Esecutiva dell&#8217;ALBA-TCP per appoggiare le iniziative considerate.</p>
<p>20. Congratularsi con la Repubblica Bolivariana del Venezuela per la donazione di cinque milioni di dollari per combattere l’Ebola, e che sono stati consegnati al Segretario Generale dell&#8217;ONU, Ban Ki Moon il passato 16 ottobre 2014.</p>
<p>21. Congratularsi con la Repubblica di Cuba ed il suo popolo per la dimostrazione di solidarietà coi paesi fratelli dell&#8217;Africa Occidentale, attraverso l&#8217;invio di personale medico cubano.</p>
<p>22. Proporre che la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) promuova sforzi regionali avviati a prevenire ed affrontare la minaccia dell&#8217;epidemia dell’Ebola.</p>
<p>23. Continuare a collaborare con i paesi dell&#8217;Africa colpiti dall&#8217;epidemia, mantenere la cooperazione esistente con quelli non colpiti ed incorporare le esperienze delle brigate specializzate contro disastri e grandi epidemie che lì lavorano.</p>
<p>L&#8217;Avana, 20 ottobre 2014<br />
da Cubadebate.cu</p>
<p>foto: Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel Castro: L&#8217;ora del dovere</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 21:53:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro paese non ha ritardato neanche un minuto a dare risposta agli organismi internazionali davanti al sollecito di appoggio per la lotta contro l’epidemia brutale, scoppiata in Africa Occidentale. È quello che ha fatto sempre il nostro paese senza escludere nessuno. Già il Governo aveva impartito le istruzioni pertinenti per mobilitare con urgenza e rinforzare il personale medico che prestava i suoi servizi in quella regione del continente africano. Alla richiesta delle Nazioni Unite abbiamo dato ugualmente una risposta rapida, come si è fatto sempre davanti ad un sollecito di cooperazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Il nostro paese non ha ritardato neanche un minuto a dare risposta agli organismi internazionali davanti al sollecito di appoggio per la lotta contro l’epidemia brutale, scoppiata in Africa Occidentale.</p>
<p>È quello che ha fatto sempre il nostro paese senza escludere nessuno. Già il Governo aveva impartito le istruzioni pertinenti per mobilitare con urgenza e rinforzare il personale medico che prestava i suoi servizi in quella regione del continente africano. Alla richiesta delle Nazioni Unite abbiamo dato ugualmente una risposta rapida, come si è fatto sempre davanti ad un sollecito di cooperazione.</p>
<p>Qualunque persona cosciente sa che le decisioni politiche che comportano rischi per il personale, altamente qualificato, implicano un livello alto di responsabilità da parte di chi li esortano a compiere un compito pericoloso. È perfino ancora più duro che il fatto di inviare soldati a combattere e perfino a morire per una causa politica giusta, cosa che è stata anche affrontata sempre come un dovere.</p>
<p>Il personale medico che va a qualunque luogo per salvare vite, anche a rischio di perdere la sua, è soprattutto l’esempio maggiore di solidarietà che può offrire l&#8217;essere umano, quando non è animato da nessun interesse materiale. Anche i suoi parenti più vicini apportano a questa missione una parte del più caro ed ammirato da loro. Un paese abituato da lunghi anni ad una lotta eroica può comprendere bene quello che qui si esprime.</p>
<p>Tutti comprendiamo che compiendo questo compito con il massimo di preparazione ed efficienza, si starà proteggendo il nostro paese ed i paesi fratelli dei Caraibi e dell’America Latina, ed evitando che si espanda, poiché sfortunatamente si è introdotta e potrebbe estendersi negli Stati Uniti, che mantengono col resto del mondo tanti vincoli personali e scambi commerciali. Con gusto coopereremo col personale nordamericano in questo compito, e non in ricerca della pace tra i due Stati, che sono stati avversari durante tanti anni, bensì in qualsiasi caso, per la Pace, per il Mondo, un obiettivo che si può e si deve tentare.</p>
<p>Il lunedì 20 ottobre, a sollecito di vari paesi dell&#8217;area, avrà luogo una riunione a L&#8217;Avana con la partecipazione di autorità importanti degli stessi che hanno espresso la necessità di cedere i passi pertinenti per ostacolare l&#8217;estensione dell&#8217;epidemia e combatterla in forma rapida ed efficiente.</p>
<p>Noi caraibici e latinoamericani staremo inviando anche un messaggio di speranza e di lotta agli altri paesi del mondo.</p>
<p>È arrivata l&#8217;ora del dovere.</p>
<p>Fidel Castro Ruz</p>
<p>17 Ottobre 2014</p>
<p>9:23 p.m&#8221;.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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