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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Africa</title>
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		<title>Melania Trump vestita da colonialista fa arrabbiare gli africani</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 18:51:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[visita Melania Trump]]></category>

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		<description><![CDATA[Il look che Melania Trump ha sfoggiato in Kenya ha suscitato critiche e polemiche. Ieri la first lady americana ha visitato il David Sheldrick Wildlife Trust. E’ stata ripresa mentre viaggia a bordo di una jeep e mentre dà il biberon ad un elefantino. Ed è stata presa di mira sui social da critiche per la scelta del copricapo: “Era usato dai colonialisti durante i giorni più bui, non piace a noi africani, chi l’ha consigliata?”, ha commentato, per tanti, su twitter Pauleen Mwalo, di Nairobi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10713" alt="Melania-Trump" src="/files/2018/11/Melania-Trump.jpg" width="580" height="290" />“Sahariane”, completi ispirati ai tempi delle colonie e dei safari alla Hemingway, infine il casco bianco, simbolo non proprio gradito dagli africani (e non solo) del colonialismo.</strong></p>
<p>Per questo il look che Melania Trump ha sfoggiato in Kenya ha suscitato critiche e polemiche. Ieri la first lady americana ha visitato il David Sheldrick Wildlife Trust. E’ stata ripresa mentre viaggia a bordo di una jeep e mentre dà il biberon ad un elefantino. Ed è stata presa di mira sui social da critiche per la scelta del copricapo: “Era usato dai colonialisti durante i giorni più bui, non piace a noi africani, chi l’ha consigliata?”, ha commentato, per tanti, su twitter Pauleen Mwalo, di Nairobi.</p>
<p>Pollice verso anche da vari esperti.</p>
<p>Per Matt Carotenuto, storico e coordinatore degli Studi africani all’Università St. Lawrence, il casco bianco in Kenya è “come presentarsi in una fabbrica di cotone in Alabama in divisa confederata”.</p>
<p>Ma ieri il marito Donald Trump l’ha elogiata su Twitter, dicendo che in Africa la gente la ama.</p>
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<p>da ParsToday</p>
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<p>preso da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Allerta che cammina…la Missione Miracolo in Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2015 22:41:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi a distanza di Settant’anni anni da quell’atto terrorista che ricordava solo dieci anni fa il comandante Chavez, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8816" alt="mision milagro" src="/files/2015/07/unknown1.jpeg" width="265" height="190" />“Sessant’anni fa, proprio in questi stessi giorni, in queste stesse ore, si consumò l’atto terrorista più grande della storia. Un vero e proprio genocidio commesso dall’imperialismo nordamericano; Sessant’anni fa esplodevano le bombe atomiche nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Rammentiamo con tristezza siffatti eventi e rendiamo tributo alle vittime di quegli atti terroristi di carattere squisitamente genocida; rendiamo omaggio al dolore, e segnaliamoli come le azioni terroristiche più grandi che ricordi la storia. Oggi, a distanza di Sessant’anni, come allora in mezzo a quei popoli quivi summenzionati furono fatte esplodere quelle bombe atomiche per seminare la morte; Oggi, dove siamo riuniti, nella Valle di Caracas, sta esplodendo una bomba atomica per la vita: la Gioventù del mondo è qui presente!”</em></p>
<p>Queste sono le parole del comandante Hugo Chávez  durante la cerimonia di apertura del Sedicesimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che si svolse a Caracas dal 8 al 12 agosto del 2005.</p>
<p>Oggi a distanza di Settant’anni anni da quell’atto terrorista che ricordava solo dieci anni fa il comandante Chavez, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. Il testamento è chiaro: salvare i’umanità dalle guerre e dalla fame, dalle malattie e dalla miseria, attraverso progetti medico-sociali come la Misiòn Milagro. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere con più precisione di cosa tratta questa missione, nata nel 2004 dall’idea di Fidel Castro e Hugo Chávez.</p>
<p><strong>La Missione Miracolo: morale e luce verso il pieno diritto a vivere dignitosamente</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8813" alt="" src="/files/2015/07/misic3b3nmilagro.jpg" width="428" height="285" /></p>
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<p>La “Missione Miracolo”, è un’iniziativa congiunta dei governi rivoluzionari della Repubblica di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Trattasi di una campagna con un grande contenuto sociale e umanitario, che non fa nessuna discriminazione di carattere sociale, razziale, religioso, politico o di età tra i pazienti. Le operazioni che sono effettuate nelle condizioni oggettive presenti nei paesi dove si agisce – tutte realizzate in forma gratuita – stanno curando non poche malattie oftalmologhe presenti in quei cittadini del “sud” del mondo.</p>
<p>Dal 11 agosto del 2004, giorno nel quale ebbero inizio le prime cinquanta operazioni, Cuba ha lanciato una vera è propria battaglia per la vita per salvaguardare e far tornare la vista in Dieci anni a non meno di Sei milioni di malati latinoamericani che non potevano essere curati nelle cliniche mediche – quasi tutte private – che popolano l’America Latina e i Caraibi, e che sono considerate “zona rossa” per gli umili e i dannati della terra. Siffatta operazione medica cubana, è ricordata come il Convegno di Sandino, là dove medici e lavoratori della salute cubani, attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei più avanzati e moderni strumenti oftalmologici, sono riusciti a creare le condizioni per operare ogni anno a circa 1 milione di pazienti. Tutto questo all’interno dell’Alternativa Bolivariana per i popoli di Nostra America (ALBA-TCP).</p>
<p>Oggi, a distanza di oltre Dieci anni, come afferma la giornalista italiana Marinella Correggia: “Nella Missione Miracolo partecipano 165 istituzioni cubane”. Inoltre, la Missione Milagro, “dispone di una rete di 49 centri oftalmologici con 82 postazioni chirurgiche in 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Ci sono missioni miracolo in Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Panama, Guatemala, Saint Vincent e Granadine; Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua e Uruguay”.</p>
<p>Il primo paziente della Missione Milagro, un giovane adolescente venezuelano di nome Samuel, fu operato l’11 agosto del 2004. Samuel viveva nel Cerro Antimano, nel municipio Libertador a Caracas assieme a sua madre, suo padre e ai suoi quattro fratelli. Non c’è narrazione migliore di quella di Katiuska Blanco, Alina Perera e Alberto Nuñez nel loro libro <em>“Voces del Milagro”</em>, pubblicato dalla casa editrice Abril dell’Avana nel 2004 per descrivere la poesia e l’amore alla vita che si evince da tali politiche medico-sociali portate avanti dai governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela.</p>
<p><em>“La vita nel Cerro trascorre come quella di una lumaca, che entra ed esce lentamente dal proprio guscio, trascinandosi su e giù per quelle vecchie e squattrinate scalinate di quell’umile vicinato. Il viale principale si congiunge con una stradina e l’altra. Infondo a questo labirinto di strade e vicoli arriviamo davanti alla casa di Samuel, il primo bimbo venezuelano operato a Cuba di cataratta congenita e che da oltre dieci anni gli offuscava il suo fragile mondo infantile. Non poteva andare in bicicletta, ne guardare la televisione; non poteva leggere, scrivere o disegnare; non poteva giocare a baseball, a calcio e nemmeno restare per un tempo prolungato fuori di casa; non poteva andarsene in giro per conto proprio. In vita sua, non era mai riuscito a vedere con nitidezza il viso di sua madre, dei suoi fratelli e di suo padre, che fu anch’esso curato a Cuba dopo trent’anni di cecità. Una volta portate a termine le operazioni, fu la prima volta che questi riuscirono vedersi in faccia. </em></p>
<p><em>Sua madre viveva in Tacagua, un quartiere assai più complicato di Antimano 2 nel quale ora vivono. Il Cerro, che ricorda a una dea Aragua, è uno dei quartieri più difficili presenti nella città di Caracas. In seguito alla complicazione di un’operazione chirurgica precedente, realizzata con l’aiuto economico di una religiosa del Hogar del Junquito, Eucaris, la madre di Samuel, non aveva rinunciato al sogno di operare di nuovo a suo figlio Samuel Gonzalez. Fu proprio, il medico cubano della Missione Barrio Adentro presente in quel quartiere che gli aprì la strada per il viaggio verso la luce (…).</em></p>
<p><em>Oggi, in seguito all’operazione, Samuel può finalmente entrare e uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Può apprezzare la bellezza di un albero o di un animale. Può accarezzare ai suoi due cagnolini. Può giocare come tutti gli altri bambini a baseball o a calcio. Non esistono più ostacoli tra lui e i suoi sogni di studiare, che ora potranno realizzarsi senza nessun problema(…).</em></p>
<p><em>Sua madre vuole ringraziare a Chávez e a Fidel: “Quando ci dissero che saremmo partiti per Cuba non riuscii a trattenere la mia emozione da quanto ero contenta. Nel contempo, ero assai preoccupata di dover lasciare soli gli altri miei quattro figli per poterne curare uno. Si trattò di una decisione assai difficile. Dato che sono una persona umile e con poche risorse, devo ringraziare a Fidel e a Chávez per avermi concesso l’opportunità di operare a mio figlio Samuel e a Chávez gli dico: che dio ti benedica, che Dio ti moltiplichi per tutto il bene che stai facendo ai poveri, perché sei il primo Presidente che si preoccupa davvero per i poveri” </em></p>
<p><em> </em><strong>Una Missione Milagro Negro in Africa è un dovere morale</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8814" alt="bimbo nero" src="/files/2015/07/145427311-1e1dd3e4-3b3b-4160-9039-736e11b51962.jpg" width="300" height="246" /></p>
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<p>L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto recentemente che in Africa su una popolazione totale di 805 milioni di abitanti il 15% sono ciechi, l’8,3% sono Ipovedenti. Questi dati obbligano tutti noi a riflettere su quello che dovrebbe essere la missione di non pochi paesi a capitalismo avanzato come l’Italia in Africa. Invece ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è la più completa ottusità e indifferenza da parte del nostro paese che, evidentemente, preferisce spendere i propri soldi in tecnologia militare e in politiche d’ingerenza, atte allo sfruttamento del continente africano, piuttosto che attivarsi in politiche sociali e in missioni mediche per seminare la luce e l’amore alla vita a milioni di “Samuel” in tutta l’Africa.</p>
<p>Questo non è, però, il caso dei governi rivoluzionari dei paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie del governo cubano e venezuelano, vere e proprie avanguardie nella lotta per la vita; non solo in America Latina ma anche nella nostra Madre Africa. Cuba e Venezuela con il progetto “Missione Miracolo”, stanno dando attenzione medica e benessere a milioni di persone in tutta l’America Latina, nei Caraibi e non solo. Oggi vediamo come non poche centinaia di Brigate Mediche cubane stanno distribuendo attenzione medica in molte regioni del continente africano. Questo è il caso delle brigate mediche cubane presenti in Sierra Leone e che hanno sconfitto l’ebola nel silenzio “assordante” di quei mezzi di comunicazione allineati alla guerra mediatica e psicologica portata avanti dagli Stati Uniti contro i paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie contro Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia.</p>
<p>Ora, l’eroica attività dei medici e lavoratori della salute cubani in Sierra Leone non è un caso isolato, giacché nasce da una politica che viene da lontano e che nessun mezzo di comunicazione può nascondere. Missioni mediche che sono presenti in moltissime regioni del pianeta e che dovrebbero ricevere il premio nobel per la pace</p>
<p><em>“</em><em>Nell’ottobre 2005, il governo dell’Avana inviò 2000 professionisti sanitari in Pakistan, installando Trenta ospedali da campo che assistettero più di 1,5 milioni di persone, in seguito al terremoto avvenuto nel paese asiatico. In seguito al terremoto in Indonesia del 27 maggio 2006, Cuba inviò 135 medici e una delegazione che assistette 1000 pazienti al giorni nell’isola di java, fermandosi per un totale di otto mesi. Nel dicembre 2007, Cuba celebrò il raggiungimento di un milione di pazienti dall’America Latina, Caribe e Africa che hanno recuperato o migliorato la vista grazie all’ Operazione Milagro, essendo un fatto unico nella storia dell’umanità, grazie alla collaborazione dei governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. Il 20 novembre 2008, Cuba e Angola si accordarono per la formazione di oftalmologi del paese africano sotto l’istruzione di specialisti cubani nel segno dell’ Operazione Milagro”, </em>scrive Marinella Correggia.</p>
<p>La Missione Milagro Negro, ha come obiettivo di prestare attenzione medica a quegli oltre cinquanta milioni di persone che in tutto il continente sono considerati disabili visivi. Un dovere storico e morale per tutti i sinceri rivoluzionari che lottano per un mondo basato sulla pace con giustizia sociale e che patiscono ancora oggi l’accumulazione originale del capitale e lo sfruttamento realizzato dall’Europa in tutto il continente africano in questi ultimi Cinquecento anni.</p>
<p>Per questo la necessità urgente che si metta in piedi un progetto politico di carattere medico-sociale  che ponga in essere nuove triangolazioni nell’ambito della cooperazione e amicizia tra i popoli dell’ALBA-TCP, dell’Italia e dell’Africa; là dove questi ultimi devono essere quelli che devono ottenere il maggior beneficio dalla missione. Nostro compito come popolo lavoratore italiano, come attivisti sociali e sinceri rivoluzionari e quello di metterci al servizio di questa missione, che va verso la costruzione di un mondo dove la giustizia sociale sia la legge del futuro e dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura sia solo un brutto retaggio del passato.</p>
<p>Per questo che ANROS Italia, attraverso il presidente Emilio Lambiase; attraverso il patrocinio politico e morale dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nella persona del proprio Ambasciatore, il dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz e del proprio Consigliere Politico, il dott. Alfredo Viloria; del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, nella persona della Console Generale, la dott.ssa Amarilys Gutierrez Graffe, hanno consegnato al Primo Presidente operaio di Nostra America, il compagno Nicolas Maduro, la bozza del progetto della Missione “Milagro Negro”. Trattasi di un progetto che in realtà ha avuto già un precedente, se pensiamo al primo incontro che avvenne il 17 giugno del 2013 tra Maduro e il Papa Francesco, nel quale il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela aveva proposto alla Santa Sede, di unirsi ai popoli della Patria Grande in siffatta Missione.</p>
<p>Il progetto da allora ha preso forma, attraverso il lavoro di non poche compagne e compagni del movimento di solidarietà e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e che nel progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, vedono il cammino luminoso verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, multilaterale, multiculturale e multicentrico basato sul socialismo del XXI secolo, quello stesso socialismo che ebbe a definire il Comandante Eterno Hugo Chávez e che i popoli di Nostra America chiamano “nuestro socialismos” sottolineando come la costruzione di un mondo migliore deve essere libero da ogni dogma.</p>
<p>Una nota speciale va fatta anche al lavoro che in questi anni è stato realizzato nel Centro e nel Sud della penisola italiana, là dove l’unità dialettica tra movimenti, forze popolari e la Diplomazia del Popolo realizzata dai degni rappresentanti delle istituzioni diplomatiche e del popolo venezuelano presenti a Roma e a Napoli hanno reso possibile la costruzione di un forte blocco di forze progressiste che attraverso progetti di cooperazione e di amicizia tra i popoli stanno dando una lezione storica e politica su quello che dovrebbe essere l’internazionalismo; secondo le stesse parole di Fidel, il Che e Chavez.</p>
<p>A questi si è aggiunto il piacevole e importante contributo del M.A.C., Movimento Apostolico Ciechi che nella persone del proprio presidente, il prof. Francesco Scelzo, si sono impegnati a collaborare organicamente nel progetto, investendoci tutta la loro esperienza sviluppata in oltre 40 anni di lavoro sociale e assistenza in Africa.</p>
<p>di Alessandro Pagani (ANROS Italia)</p>
<p>preso da albainformazione.com</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8815" alt="anros" src="/files/2015/07/62769-logonuevoanros.png" width="442" height="149" /></p>
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		<title>Mettono in evidenzia la presenza cubana nell&#8217;assistenza dell&#8217;Ebola in Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 00:58:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un totale di 255 collaboratori cubani lavorano nell'assistenza diretta ai pazienti con il virus dell’Ebola in tre nazioni africane, Sierra Leone, Liberia e Guinea, ha riportato oggi la dottoressa Ileana Gonzalez Pino, dell'Unità Centrale di Cooperazione Medica (UCCM). Sono stati formati nell'Istituto di Medicina Tropicale "Pedro Kouri" (IPK), in settori quali, l'epidemiologia clinica, la manipolazione dei campioni in pazienti e cadaveri, e le questioni legate alla bio-sicurezza, connesse al tema della preparazione e l'igiene personale, ha detto l'esperta nella conferenza stampa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8282" alt="foto della Brigata Medica Cubana in Liberia per combattere il virus dell'Ebola" src="/files/2014/11/Liberiano-con-Brigada-Médica-de-Cuba.jpg" width="580" height="330" />Un totale di 255 collaboratori cubani lavorano nell&#8217;assistenza diretta ai pazienti con il virus dell’Ebola in tre nazioni africane, Sierra Leone, Liberia e Guinea, ha riportato oggi la dottoressa Ileana Gonzalez Pino, dell&#8217;Unità Centrale di Cooperazione Medica (UCCM).</strong></p>
<p>Sono stati formati nell&#8217;Istituto di Medicina Tropicale &#8220;Pedro Kouri&#8221; (IPK), in settori quali, l&#8217;epidemiologia clinica, la manipolazione dei campioni in pazienti e cadaveri, e le questioni legate alla bio-sicurezza, connesse al tema della preparazione e l&#8217;igiene personale, ha detto l&#8217;esperta nella conferenza stampa.</p>
<p>I professionisti, tra cui medici ed infermieri, sono stati inoltre preparati in inglese e francese, che gli permette di mantenere una buona comunicazione con i pazienti, ha detto Gonzalez, la capo d&#8217;insegnamento e di ricerca dell&#8217;UCCM.</p>
<p>Inoltre, sono stati preparati altri 36 istruttori, che sono andati in 53 paesi dell&#8217;America Latina e dell&#8217;Africa, con l&#8217;obiettivo di trasmettere le conoscenze acquisite alle brigate mediche cubane che sono già in questi paesi, così come ai membri delle ambasciate dell&#8217;isola, ed ai residenti, secondo gli interessi dei ministeri nazionali della salute, ha espresso.</p>
<p>Così sono state aggiornate sul tema dell&#8217;Ebola, in quelle 53 nazioni, più di 14 mila persone, ha detto Gonzalez.</p>
<p>Ha anche sottolineato che tutti i collaboratori che ora vengono a compiere missione in qualsiasi dei 66 paesi dove esiste la presenza cubana sono formati nell&#8217;UCCM. L&#8217;obiettivo è che conoscano la malattia, che siano in grado d&#8217;individuarla e di contribuire con le loro conoscenze a rallentare e fermare l&#8217;epidemia, ha detto.</p>
<p>Quindi insistono sulle questioni di bio-sicurezza, come mettersi e togliersi i dispositivi di protezione individuale. Devono conoscere bene i protocolli stabiliti, e per questo lavorano in coppia, con l&#8217;assistenza di un supervisore, ha detto Gonzalez.</p>
<p>Ha ricordato che nei giorni scorsi si è tenuto presso l&#8217;IPK il primo corso internazionale di prevenzione e di lotta contro l’Ebola, con la partecipazione di esperti provenienti da 19 paesi, nel quale hanno anche partecipato i capi delle brigate mediche. In seguito, si sono sviluppati altri cinque corsi nella riconosciuta istituzione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto di Ronald Hernandez Torres, uno dei medici cubani in Liberia, presa dal suo muro di Faceebook</p>
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		<title>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/10/22/abbiate-fiducia-ritorneremo/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 23:54:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<category><![CDATA[Ebola]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell'anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo. La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l'infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8179" alt="" src="/files/2014/10/ebola07.jpg" width="580" height="392" />Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell&#8217;anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo.</strong></p>
<p>La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l&#8217;infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”</p>
<p>C’è stato un ritardo e, più di tutto, si limitavano, a cercare di controllare le frontiere, ad iniettare loro dollari e convocare forze militari per evitare convulsioni ed instabilità sociale che inquinassero i continenti al di fuori dall&#8217;Africa.</p>
<p>Per questo motivo il mondo si è commosso, quando la Cuba di oggi ha fatto un atto di altruismo, vigoroso, un atto generoso da tutti i punti di vista, come se ne conoscono pochi in questi giorni del XXI secolo.</p>
<p>In primo luogo, più di 400 professionisti, allenati con meticolosità in suolo patrio; 165 di loro sono andati agli inizi di ottobre a Sierra Leone, nel vortice stesso di un luogo dove la malattia ha già ucciso più di 4 500 vite. Ora, 83 collaboratori in più, aggrappati come gli altri solo alla loro volontà, sono partiti ieri notte verso Liberia (49) e Guinea Conakry (34), dove li aspetta un piccolo avamposto che agisce già sul terreno.</p>
<p>Alla vigilia della partenza, uno, armato di migliaia di domande, li immagina irascibili, preoccupati, coi nervi tesi, coi cuori stretti dagli avvenimenti che trascendono loro, un poco perplessi, pensando come faranno per sopravvivere all&#8217;orizzonte che viene loro addosso e con più dubbi che risposte.</p>
<p>E la realtà ci scuote, ci strappa i dubbi : con un&#8217;allegria impaziente e speranzosa, propria della sicurezza per il buon agire, di certezza per sapersi dell&#8217;altezza delle circostanze, i medici e paramedici ricevono un gruppo di giornalisti nell&#8217;Unità Centrale di Cooperazione Medica, dove si preparano gli specialisti che compiono le missioni internazionaliste.</p>
<p>Sembrava che non ci fossero i motivi per la preoccupazione o che non abbiano ragioni per aver paura.</p>
<p>“Abbiamo paura, síiiii!” Luis Alberto Perez Lopez accentua la sua risposta in mezzo ad un sospiro che comparato con qualunque uragano, facciamo l’esempio del Katrina, lo avrebbe  fatto sembrare una lieve brezza di primavera. Però poi continua a rispondere con ottimismo all&#8217;intervistatore di fronte a lui.</p>
<p>“Chi non ha paura? Al principio, è chiaro. Ma mi sento preparato tanto bene che non c’è posto per la paura dentro di me. È difficile, lo so, ma compiamo la nostra missione a cappa e spada. Di questo non possono avere nessun dubbio, né il popolo e né la direzione del paese. Il nome di Cuba e della nostra medicina continuerà a stare nella cima più alta “.</p>
<p>E come la famiglia ha accolto la sua decisione?</p>
<p>“Hanno capito senza difficoltà. I miei genitori che sono stati protagonisti di questa Rivoluzione tanto grande; i miei fratelli che sono anche internazionalisti, i miei tre figli —di 16 (ragazza), 17 (uomo) e 19 anni (donna)—e mia moglie. Tutti comprendono l&#8217;altruismo di questo gesto.”</p>
<p>Per Luis Alberto, in Liberia, il destino della sua seconda missione, incontrerà un contesto molto più complicato di quello che ha trovato in Venezuela.</p>
<p>“Liberia sarà uno scenario con un quadro epidemiologico molto vario e con un nemico praticamente invisibile, a differenza di quello che succede in Venezuela dove ci sono molti sviluppi nella sanità ed il nemico era l&#8217;opposizione, contro la quale siamo preparati per affrontarla faccia a faccia.</p>
<p>“Ma siamo stati molto bene allenati, ripeto. È stato un corso intensivo di un mese ed otto giorni. Abbiamo ruotato per i principali ospedali de L&#8217;Avana, durante la parte teorica dell&#8217;addestramento e nell&#8217;IPK (Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì) abbiamo fatto la pratica tecnica.</p>
<p>“Ringraziamo molto i professori dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), che ci hanno dato una preparazione perfetta. Adesso, ci rimane solo applicare tutto quello che abbiamo imparato e mostrare il coraggio e la volontà del contingente.</p>
<p>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</p>
<p>E così, con questa tranquillità che trasmettono le sue parole, ci saluta.</p>
<p>Sembra una posa, una reazione illogica, un meccanismo di difesa, una maschera o qualsiasi altro tecnicismo psicologico. Ma qualunque di queste valutazioni si distrugge quando tutti reagiscono allo stesso modo, sereni, convinti, appassionati.</p>
<p>“Guarda, mia madre non era d’accordo con la mia disposizione. Aveva molta paura, fatto che è logico. Tuttavia, ho parlato con lei ed ha accettato la mia decisione quando ha capito che combattere l’Ebola in Africa, oltre a tutto quello che significa per questa popolazione, riduce anche le possibilità che si espanda per il mondo e, ovviamente, che arrivi a Cuba.”</p>
<p>Questo dice Ronald Hernandez Torres e, inoltre, che “l’Ebola è in vantaggio. Siamo sfavoriti, questa è una lotta che si doveva cominciare molto tempo fa. Così si sarebbero evitati tante morti e non esisterebbe questa sensazione di paura che c&#8217;è tra la popolazione, non solo a Cuba, bensì in tutto il mondo.</p>
<p>“No, io non ho paura. Questa è la verità. La preparazione che abbiamo avuto vince la paura che potremmo avere. Se applichiamo con disciplina tutte le norme biomediche, il rischio di contagio è quasi nullo. Inoltre, abbiamo 15 giorni di preparazione in più quando arriveremo in Liberia.”</p>
<p>“Sarà un scenario complicato —continua—, non solo perché l’Ebola è già un&#8217;epidemia, bensì perché solo il 20% della popolazione parla inglese, il resto si comunica con dialetti ed, inoltre, non c&#8217;è una situazione socio-politica che faciliti il nostro lavoro “.</p>
<p>A differenza di Luis Alberto e Ronald, il destino di Ruben Carballo Herrera è la Guinea Conakry, ma come loro è un modello di sicurezza. Al meno questo si può intuire dalla sua dichiarazione.</p>
<p>“Non mi sembra una missione tanto rischiosa. No, no, no, in realtà che non lo è”, ripete fino a quattro volte prima di argomentare la sua negazione.</p>
<p>“È che sono già stato in Haiti, un luogo che sono sicuro sia più ostile, più difficile di quello che troverò in Guinea Conakry. Sono sicuro”.</p>
<p>“Immagina che sono stato sull&#8217;Isola di Gonâve (isola di Haiti situata all&#8217;ovest di Porto Principe nel golfo con lo stesso nome), un medico ed io soli. Sono stato con pazienti che potevano contagiarti con l’AIDS, poliomielite, febbre tifoidea, malaria, tubercolosi… potrebbe essere rischioso allo stesso modo, ma non di più”.</p>
<p>“L&#8217;altra ragione è che ci hanno preparato molto bene da quando ci hanno scelti e, come hanno detto i miei compagni, l’addestramento è stato ottimo. Per questo ringraziamo i professori dell&#8217;OMS e dell&#8217;OPS, ed anche la direzione della Rivoluzione”.</p>
<p>“Trasmetta al popolo cubano che deve avere fiducia. La missione sarà soddisfacente. Di questo sono sicuro e posso dire che oggi nessuno di quelli che partiamo ha dei dubbi”.</p>
<p>A questo modo, con l&#8217;unica differenza dei paragoni con le sue esperienze internazionaliste previe, si dichiarano tutti i membri del contingente che ora, quando si leggeranno queste righe, si avvicinano al vortice di una malattia che, da marzo del 2014, colpisce Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone, Mali, Nigeria…, fuori controllo, con alta capacità di diffondersi e che ha già colpito a più di 11 000 africani.</p>
<p>“Quello che abbiamo fatto prima di prendere questa decisione, è stato riflettere, prima di tutto, nei bambini, nei giovani, nel futuro dell&#8217;Africa ed anche del resto del mondo. Per questo motivo partiamo con questa tranquillità che per alcuni è incredibile”, riassume in questo modo Carballo Herrera, che non vacilla a parlare per i suoi compatrioti.</p>
<p>Succede loro, non so perché mi viene il paragone, come a Woody Allen, che fanno questi sacrifici nel presente pensando al domani, che interessa loro tanto, perché è lì, nel futuro, dove vivranno il resto delle loro vite. Loro e, ancora più importante, i loro discendenti.</p>
<p>di Rafael Arzuaga</p>
<p>foto di Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>da Cubadebate</p>
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		<title>Cuba all&#8217;ONU: urge unirsi a questo sforzo globale contro l&#8217;Ebola</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2014 00:00:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervento di Abelardo Moreno, vice ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba nella sessione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dedicata alla lotta contro l'Ebola, il 18 settembre 2014. (Versione Stenografica–Consiglio di Stato)  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8117" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8117" alt="Abelardo Moreno" src="/files/2014/09/vicecancillercubano-abelardomoreno-foto-robertomorejon.jpg" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Abelardo Moreno</p></div>
<p><strong>Intervento di Abelardo Moreno, vice ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba nella sessione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU dedicata alla lotta contro l&#8217;Ebola, il 18 settembre 2014.  </strong></p>
<p>(Versione Stenografica–Consiglio di Stato)</p>
<p>&#8220;Sig.ra Presidentessa:</p>
<p>Mi permetta innanzitutto, ringraziare il Segretario Generale, il dottore Navarro, la dottoressa Chan ed il signore Niamah per l&#8217;informazione che ci hanno brindato, che posso assicurarle, che per noi, è sommamente utile e necessaria.</p>
<p>Sig.ra Presidentessa:</p>
<p>La gravità della situazione creata dall&#8217;epidemia dell&#8217;Ebola, che colpisce alcuni paesi dell&#8217;Africa Occidentale e Centrale, espone la necessità di affrontarla con energia e contare sulla cooperazione di tutti i paesi.</p>
<p>In questo spirito, Cuba, sul sollecito del Segretario Generale delle Nazioni Unite, eccellente signor Ban Ki-moon, e della Direttrice Generale dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, dottoressa Margaret Chan, ha iniziato già il processo di cooperazione sotto la coordinazione dell&#8217;OMS, come è stato annunciato venerdì scorso dal Ministro della Sanità della Repubblica di Cuba, dottor Roberto Morales Ojeda.</p>
<p>Questa cooperazione permetterà l&#8217;invio a Sierra Leone di una brigata medica, i cui membri hanno manifestato la loro disposizione ad unirsi alla lotta contro questa epidemia. Tutti possiedono più di 15 anni di esperienza professionale e hanno lavorato in altri paesi, affrontando disastri naturali ed epidemiologici, oltre a missioni di collaborazione medica.</p>
<p>Siamo preparati per lavorare gomito a gomito con altri paesi, inclusi quelli coi quali non abbiamo relazioni diplomatiche.</p>
<p>Questa risposta cubana si iscrive nel nostro aiuto solidale per Africa, per  Asia e per America Latina e per i Caraibi. Durante gli ultimi 55 anni, abbiamo collaborato con 158 paesi, con la partecipazione di 325 mila 710 lavoratori della salute. In 39 paesi dell&#8217;Africa hanno lavorato 76 mila 744 collaboratori. Oggi, in questo settore, 4 mila 048 cubani prestano servizi in 32 nazioni africane; di loro, 2 mila 269 sono medici.</p>
<p>Inoltre, Cuba, paese piccolo e povero, fino alla data, ha formato, gratuitamente, 38 mila 940 medici di 121 paesi. Attualmente frequentano il corso di medicina nella nostra isola 10 mila giovani stranieri, 6 mila dei quali lo fanno senza nessun costo, sotto il principio di continuare ad aiutare i più poveri e quelli che contano con delle risorse assumono le spese, fatto che contribuisce a garantire la sostenibilità del sistema di salute cubano e la collaborazione internazionale.</p>
<p>Sig.ra Presidentessa:</p>
<p>In questa battaglia contro l&#8217;Ebola, che deve essere di tutti, il Governo di Cuba ha deciso di mantenere la sua cooperazione ed estenderla ai paesi più colpiti, che sono stati già informati.</p>
<p>Nel resto della regione non colpita dall&#8217;Ebola e dove abbiamo, come già ho detto più di 4 mila collaboratori della salute, siamo disposti ad aiutare nella prevenzione di questa malattia.</p>
<p>Le brigate mediche che si manderanno in Africa per la lotta contro l&#8217;Ebola, fanno parte del “Contingente Internazionale Henry Reeve” —creato nell&#8217;anno 2005—integrato da medici specializzati nell’affrontare disastri e grandi epidemie.</p>
<p>La risposta di Cuba ha confermato i valori solidali che hanno guidato la Rivoluzione Cubana: non dare quello che eccede, ma condividere quello che abbiamo.</p>
<p>L&#8217;Africa aspetta una risposta immediata di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, e molto particolarmente di quelli che hanno risorse. E’ urgente unirsi a questo sforzo globale contro l&#8217;Ebola. L&#8217;umanità ha un debito coi paesi dell&#8217;Africa. Non possiamo defraudarli.</p>
<p>Molte grazie&#8221;.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto di Roberto Morejon/AIN</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Contrattisti svolgono missioni di spionaggio degli Stati Uniti in Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 22:53:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio con aerei]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro aeroplani da passeggeri piccoli e bianchi aspettano fuori da un hangar, sotto un sole bruciante, senza marche esterne degli Stati Uniti ad eccezione dei numeri di registro dipinti sulle code. Pochi uomini robusti, con occhiali da sole da aviatore e con capelli corti, spuntano in silenzio attorno agli alettoni ed al treno di atterraggio.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4867" src="/files/2012/06/pilatus-pc12-1.jpg" alt="" width="300" height="184" />Quattro aeroplani da passeggeri piccoli e bianchi aspettano fuori da un hangar, sotto un sole bruciante, senza marche esterne degli Stati Uniti ad eccezione dei numeri di registro dipinti sulle code. Pochi uomini robusti, con occhiali da sole da aviatore e con capelli corti, spuntano in silenzio attorno agli alettoni ed al treno di atterraggio. </strong></p>
<p>Gli aeroplani sono turboeliche Pilatus PC-12, scelti dalle forze delle Operazioni Speciali degli USA per le missioni di sigillo, precisamente dovuto alla loro apparenza anodina. Non c&#8217;è nessun indizio che siano carichi di sensori ad alta tecnologia né videocamere che possano filmare obiettivi del volume di un uomo a dieci miglia di distanza.</p>
<p>Per occultare ancora di più la missione, i militari degli USA hanno dato un altro passo inusuale: hanno subappaltato nella maggioranza dei casi l&#8217;operazione di spionaggio ad appaltatori privati. Gli appaltatori somministrano l&#8217;aeronave come i piloti, meccanici ed altro personale di intelligenza per aiutare i processi elettronici raccolti dallo spazio aereo dell&#8217;Uganda, del Congo, del sud del Sudan e della Repubblica del Centro Africa.</p>
<p>In ottobre, il presidente Obama inviò circa 100 soldati delle truppe di elite degli Stati Uniti per il centro dell&#8217;Africa, con la missione di cercare nel terreno Joseph Kony, il leader di un gruppo ribelle ugandese. Tuttavia, gli appaltatori statunitensi sono stati cercando Kony, dal cielo, in gran segreto, da molto prima, almeno dall&#8217;anno 2009, in un progetto col nome chiave di Sabbia-Tusker, secondo i documenti e le persone relazionate con l&#8217;operazione.</p>
<p>La pratica non dichiarata prima di contrattazione delle imprese private per spiare grandi estensioni del territorio africano è stata una pietra angolare delle attività segrete dei militari degli USA nel continente. A differenza delle truppe con uniformi, gli appaltatori vestiti da civili passano più inosservati.</p>
<p>Ma dovuto agli accordi fatti sotto i canali tradizionali, non c&#8217;è praticamente nessun tipo di controllo pubblico o di supervisione. E se qualcosa va male, il governo degli USA ed i suoi soci dichiarerebbero che gli appaltatori agiscono per conto proprio.</p>
<p>Il Comando Africa degli USA che sovrintende le operazioni militari nel continente, si rifiutò di parlare delle missioni specifiche o delle sue ragioni per la pubblicazione della raccolta di informazioni.</p>
<p>In risposta alle domande scritte formulate dal Washington Post, il comando indicò che gli appaltatori non ricevono un trattamento speciale nel caso di un incidente. Al contrario, “si darà lo stesso aiuto che a qualunque cittadino nordamericano a carico del Governo degli USA, che sia in pericolo.”</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Mondo anacronistico</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:31:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Scuote profondamente osservarci intorno. L'irrazionalità, le ingiustizie e la stupidità stanno vincendo la battaglia. La mente umana, bel frutto dell'evoluzione, si spreca e perde a causa dell'ambizione e della negligenza. All’altezza del secolo XXI, l'uomo è sempre di più nemico dell'uomo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4247" src="/files/2012/05/sudan.jpg" alt="" width="300" height="204" />Scuote profondamente osservarci intorno. L&#8217;irrazionalità, le ingiustizie e la stupidità stanno vincendo la battaglia. La mente umana, bel frutto dell&#8217;evoluzione, si spreca e perde a causa dell&#8217;ambizione e della negligenza.</strong> All’altezza del secolo XXI, l&#8217;uomo è sempre di più nemico dell&#8217;uomo.</p>
<p><strong>Quelli che sono in più</strong>. Muoiono come mosche nel corno africano. Sono quasi 100 mila uomini, donne e bambini quelli che sono morti da aprile del 2011 nel deserto del Sahel e nei suoi paraggi, annichiliti dalla fame e dalla siccità, alla presenza di un mondo che li osserva e non si occupa di loro.</p>
<p>Condannati a questo destino d’esclusione ci sono anche i più di 200 milioni di persone che non hanno impiego nel mondo. La crisi minaccia di ampliare questa grande e vergognosa cifra. Terminando quest’anno, 6 milioni di cittadini in più avranno perso il loro lavoro. Altri 5 milioni si prevede che avranno la stessa sorte nel 2013.</p>
<p><strong>I disperati</strong>. Il collasso economico li ha spinti fino a lì, al puro abisso. Hanno preferito la morte all&#8217;umiliazione. Più di 1700 greci si sono suicidati per tale ragione nei due ultimi anni. In Italia, i quotidiani ripetono i titolari che parlano del piccolo imprenditore che si è lanciato sotto le ruote di un treno, o del lavoratore autonomo e del disoccupato che si sono impiccati, spossati dai debiti e dalla mancanza di una soluzione. “Il suicidio si trasforma in un gesto di disubbidienza contro un sistema sordo ed insensibile che non vuole capire la gravità della situazione”, dice alla stampa un leader dei piccoli imprenditori romani.</p>
<p><strong>Quelli che ci guadagnano.</strong> In questi tempi assurdi le mafie fioriscono. L&#8217;incapacità di governi e governanti è campo fertile per espandere i loro commerci. Trafficano droghe, esseri umani, organi, armi. Il settore criminale genera annualmente circa 21 milioni di milioni di dollari. Tale cifra li trasforma in una delle 20 principali economie del mondo. Saranno invitati i loro capi alla prossima riunione del G-20?</p>
<p><strong>Quelli che vincono</strong>. Sono, da sempre, gli stessi. I miliardari di lussuose residenze, jet privati e perfino un mini-sottomarino. Quelli che muovono i fili delle finanze, dell&#8217;economia e della politica. Quelli che consumano fino all&#8217;indecenza. Dalla crisi che ha ridotto drasticamente entrate e risparmi delle maggioranze, loro l&#8217;hanno tirato fuori un profitto. In un Regno Unito sommerso nella recessione, i mille personaggi più ricchi della nazione hanno aumentato l&#8217;importo combinato delle loro fortune nel 2011 fino a livelli record. Più di 414 mila milioni di lire sterline si concentrano in così poche mani. Allo stesso modo succede in Francia, Spagna, Italia, Stati Uniti.</p>
<p>Il mondo ha bisogno di uno scossone. Così lo hanno esatto ieri milioni in tutto l&#8217;orbe durante le celebrazioni del Primo Maggio. Quelli che sono in più non sono gli esseri umani, bensì l&#8217;avarizia, lo smisurato consumo, l&#8217;individualismo feroce, l&#8217;assoluto regno del capitale. È necessario un attacco universale contro i bricconi.</p>
<p>testo di Randy Alonso Falcon</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La guerra fascista della NATO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 15:41:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non bisogna essere indovino per sapere che quanto ho previsto con molta precisione in tre Riflessioni pubblicate nel sito Web CubaDebate, fra il 21 febbraio ed il 3 marzo: “Il piano della NATO è occupare Libia”, “Danza macabra di cinismo”, e “La Guerra inevitabile della NATO”. Nemmeno i leader fascisti della Germania e dell’Italia furono così svergognati a causa della Guerra Civile Spagnola scatenata nel 1936, un episodio che forse molti hanno ricordato in questi giorni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna essere indovino per sapere che quanto ho previsto con molta precisione in tre Riflessioni pubblicate nel sito Web CubaDebate, fra il 21 febbraio ed il 3 marzo: “Il piano della NATO è occupare Libia”, “Danza macabra di cinismo”, e “La Guerra inevitabile della NATO”.</p>
<p>Nemmeno i leader fascisti della Germania e dell’Italia furono così svergognati a causa della Guerra Civile Spagnola scatenata nel 1936, un episodio che forse molti hanno ricordato in questi giorni.</p>
<p>Sono trascorsi da’allora quasi 75 anni, però non c’è niente che possa assomigliare ai cambi che hanno avuto luogo in 75 secoli, o se lo desiderano, in 75 millenni della vita umana sul nostro pianeta.</p>
<p>A volte sembra che, noi che opiniamo serenamente su questi argomenti, siamo esagerati. Mi azzarderei a dire che più che altro siamo molto ingenui quando immaginiamo che tutti dovremo essere consapevoli dell’inganno o della colossale ignoranza nella quale è stata coinvolta l’umanità.</p>
<p>Esisteva nel 1936 un forte scontro fra due sistemi e due ideologie quasi simili nel suo potere militare.</p>
<p>Le armi in quel momento sembravano dei giocatoli paragonate con quelli attuali. L’umanità aveva garantito la sopravvivenza, nonostante il potere distruttivo e localmente mortifero delle stesse. Città intere, e anche nazioni, potrebbero essere virtualmente distrutte. Però mai gli esseri umani, nella sua totalità, potrebbero essere tante volte sterminati dallo stupido e suicida potere sviluppato dalle scienze e dalle tecnologie attuali.</p>
<p>Partendo da queste realtà, sono vergognose le notizie che si trasmettono continuamente sull’uso di potenti razzi guidati dal laser, di totale precisione; cacciabombardieri che duplicano la velocità del suono; potenti esplosivi che fanno scoppiare metalli induriti con uranio, il cui effetto sugli abitanti ed i loro discendenti perdura per tempo indefinito.</p>
<p>Cuba nella riunione di Ginevra ha esposto la sua posizione riguardo al problema interno libico. Ha difeso senza vacillare l’idea di una soluzione politica al conflitto nel suddetto paese, opponendosi categoricamente a qualsiasi intervento militare straniero.</p>
<p>In un mondo dove l’alleanza degli Stati Uniti e le potenze capitaliste sviluppate dell’Europa, si impadronisce ogni volta di più delle risorse e del frutto del lavoro dei popoli, qualsiasi cittadino onesto, qualsiasi fossi la sua posizione dinanzi al governo, si opporrebbe all’intervento militare straniero nella sua Patria.</p>
<p>La cosa più assurda della situazione attuale è che prima d’iniziare la guerra brutale nel Nord’Africa, in un’altra regione del mondo distante quasi 10 000 chilometri, era accaduto un incidente nucleare in uno dei punti più densamente popolati del pianeta dopo un tsunami provocato da un terremoto di  magnitudo 9 che ad un paese lavoratore come il Giappone è costato quasi 30 mila vittime fatali. Tale incidente non sarebbe accaduto 75 anni prima.</p>
<p>In Haiti, un paese povero e sottosviluppato, un terremoto di circa 7 gradi nella scala Richter provocò più di 300 mila morti, innumerevoli feriti e centinaia di migliaia di lesionati.</p>
<p>Comunque, la cosa terribilmente tragica in Giappone fu l’incidente nella centrale elettronucleare di Fukushima, le cui conseguenze sono ancora da valutarsi.</p>
<p>Citerò solo alcuni titolari delle agenzie di notizie:</p>
<p>“ANSA.- La centrale nucleare di Fukushima 1 sta diffondendo &#8220;radiazioni estremamente forti, potenzialmente letali&#8221;, ha detto Gregory Jaczko, capo della Nuclear Regulatory Commission (NRC), l’ente nucleare nordamericana.”</p>
<p>“EFE.- La minaccia nucleare a causa della critica situazione di una centrale in Giappone, ha sparato i controlli sulla sicurezza delle centrali atomiche nel mondo portando ad alcuni paesi a fermare i suoi piani.”</p>
<p>“Reuters.- Il devastatore terremoto in Giappone e l’aggravamento della crisi nucleare potrebbe provocare perdite fino a 200.000 milioni di dollari nella sua economia, però l’impatto globale è difficile da valutare adesso.”</p>
<p>“EFE.- Il deterioramento di un reattore dopo l’altro nella centrale di Fukushima continuò ad alimentare oggi il timore di un disastro nucleare in Giappone, senza che i tentativi disperati per controllare una fuga radioattiva aprissero uno spiraglio alla speranza.”</p>
<p>“AFP.- L’Imperatore Akihito esprime la sua preoccupazione per il carattere imprevedibile della crisi nucleare che colpisce il Giappone dopo il sisma ed il tsunami nei quali sono morti migliaia di persone ed altre 500.000 sono rimasti senza tetto. Riportano un nuovo terremoto nella regione di Tokio.”</p>
<p>Ci sono agenzie di notizie che parlano sui temi ancora più preoccupanti. Alcuni menzionano la presenza dell’iodio radioattivo tossico nell’acqua di Tokio, che duplica la quantità tollerabile che possono bere i bambini più piccoli nella capitale giapponese. Una delle agenzie di notizie parla sul fatto che le riserve d’acqua imbottigliata a Tokio si stano esaurendo, città ubicata in una prefettura a più di 200 chilometri di Fukushima.</p>
<p>Questo insieme di circostanze determinano una drammatica situazione per il nostro mondo.</p>
<p>Posso esprimere liberamente i miei punti di vista sulla guerra in Libia.</p>
<p>Non condivido con il leader di quel paese concessioni politiche o di carattere religioso. Sono marxista-leninista e martiano, come ho già detto.</p>
<p>Vedo la Libia come un membro del Movimento di Paesi Non Allineati ed uno Stato sovrano dei quasi 200 che fanno parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.</p>
<p>Mai un paese grande o piccolo, in questo caso di solo 5 milioni di abitanti, è stato vittima di un attacco così brutale dalla forza aerea di una organizzazione bellicista che possiede migliaia di cacciabombardieri, più di 100 sommergibili, portaerei nucleari, e sufficiente arsenale per distruggere più volte il pianeta. Mai la nostra specie ha conosciuto una situazione come questa e non c’era niente di simile 75 anni fa quando i bombardieri nazisti attaccarono obbiettivi nella Spagna.</p>
<p>Adesso, comunque, la screditata e criminale NATO scriverà un “bel” fumetto sullo “umanitario” bombardamento.</p>
<p>Se Gaddafi fa onore alle tradizioni del suo popolo e decide di combattere, come ha promesso, fino all’ultimo fiato insieme ai libici che affrontano i peggiori bombardamenti mai sofferti da un paese, affonderà nel fango dell’ignominia la NATO ed i suoi criminali progetti.</p>
<p>I popoli rispettano e credono negli uomini che sanno compiere il dovere.</p>
<p>Più di 50 anni fa, quando gli Stati Uniti assassinarono più di cento cubani con la esplosione del mercante “La Coubre”, il nostro popolo proclamò “Patria o Muerte”. Ha compiuto ed è stato sempre disposto a compiere la sua parola.</p>
<p>“Chi cerchi di impadronirsi di Cuba ―esclamò il più glorioso combattente della nostra storia― raccoglierà la polvere del suo suolo annegato nel sangue”.</p>
<p>Chiedo scusa per la sincerità con cui parlo sul tema.</p>
<p><img class="alignnone" title="Fidel Castro Ruz" src="http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2011/03/firma-de-fidel-28-de-marzo-de-2011-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fidel Castro Ruz</strong></p>
<p><strong>28 marzo 2011</strong></p>
<p><strong>Ore 20 e 14.</strong></p>
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