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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; 14 maggio 1980</title>
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		<title>Il Rio Sumpul, testimone silenzioso di un massacro nel Salvador</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 21:53:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[14 maggio 1980]]></category>
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		<description><![CDATA[Per buona parte della popolazione salvadoregna è impossibile dimenticare il denominato Massacro del Sumpul, un massacro dove circa 600 persone innocenti sono morte, che è stato perpetrato il 14 maggio 1980 da membri dell'esercito. Il Rio Sumpul, è uno dei fiumi più belli del Salvador, ma contemporaneamente è stato testimone silenzioso di massacri indiscriminati di civili accaduti negli anni del conflitto armato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7833" alt="" src="/files/2014/05/Sumpul.jpg" width="300" height="225" />Per buona parte della popolazione salvadoregna è impossibile dimenticare il denominato Massacro del Sumpul, un massacro dove circa 600 persone innocenti sono morte, che è stato perpetrato il 14 maggio 1980 da membri dell&#8217;esercito.</strong></p>
<p>Il Rio Sumpul, è uno dei fiumi più belli del Salvador, ma contemporaneamente è stato testimone silenzioso di massacri indiscriminati di civili accaduti negli anni del conflitto armato.</p>
<p>All&#8217;alba del 14 maggio 1980 nel casale La Arada e nei suoi paraggi soldati del distaccamento militare N°1 della Guardia Nazionale e dell’Organizzazione Democratica Nazionale paramilitare, appoggiati da elicotteri, hanno sparato senza pietà contro gli abitanti del luogo.</p>
<p>I militari realizzavano dal giorno prima un&#8217;operazione contro le guerriglie nella zona dove hanno agito con violenza ed eccessi verso la popolazione civile.</p>
<p>Si racconta che in questa voragine di morte, le donne senza tempo per fuggire, sono state torturate prima del tiro di grazia; bambini lattanti sono stati lanciati all&#8217;aria per essere il bersaglio di baionette e spari, e gli adolescenti legati per essere fucilati.</p>
<p>Davanti a tanto accanimento, numerose famiglie hanno tentato di fuggire ed hanno cercato di attraversare il Rio Sumpul per rifugiarsi in Honduras, ma dall&#8217;altro lato le truppe honduregne hanno ostacolato loro il passaggio ed i militari salvadoregni hanno fatto deliberatamente fuoco su di loro.</p>
<p>Circa 600 salvadoregni sono morti, molti affogati, soprattutto i bambini. Il Rio Sumpul, nel dipartimento di Chalatenango, si è tinto del sangue dei morti innocenti.</p>
<p>Le truppe salvadoregne non permettevano di raccogliere i corpi che sono rimasti alla mercè della corrente e degli uccelli da carogna.</p>
<p>I governi di entrambi i paesi, perfino gli osservatori dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani hanno negato il massacro. Solo la diocesi honduregna di Santa Rosa di Copan ha fatto la prima denuncia.</p>
<p>Il 24 maggio, il sacerdote honduregno Fausto Milla all’epoca della parrocchia di Corquin, in Honduras, ha denunciato il massacro, ma è stata ignorata a livello ufficiale e dalla stampa, sotto la pressione dei militari.</p>
<p>Una relazione della Commissione della Verità presentata nel 1993, segnala che il massacro si perpetrò in complicità coi corpi militari di entrambi i paesi ed anche le Conferenze Episcopali di entrambe le nazioni hanno confermato i fatti.</p>
<p>Dopo 34 anni, sopravvissuti e familiari delle vittime assicurano che non sono riusciti ancora a stabilire tutta la verità e molto meno giustizia o riparazione.</p>
<p>Ogni 14 maggio a La Arada, si onora la memoria di centinaia di persone assassinate.</p>
<p>Nel 2012, la Segreteria di Cultura ha dichiarato il luogo come Bene Culturale protetto dalla Legge del Patrimonio Culturale.</p>
<p>La risoluzione considera il valore storico del luogo per il genocidio successo, il valore sociale che gli concede l&#8217;essere oggetto di commemorazione annuale, dove si invischiano espressioni che evidenziano il ricordo implicito e la memoria collettiva.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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