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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Opinioni</title>
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		<title>Honduras: minacciano di dimostrare che le ultime elezioni del 2009 sono state una colossale frode</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 22:38:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ida Garberi]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni del 2009]]></category>
		<category><![CDATA[frode elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>

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		<description><![CDATA[“Un giorno di questi incominceremo a raccontare la realtà su come furono le elezioni del 2009 e diremo con trasparenza cosa effettivamente è successo”, sono state le dichiarazioni dell'ex candidato presidenziale del Partito Liberale, Elvin Santos, che insinuò che ci sono state irregolarità nelle ultime elezioni generali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2440" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2440" src="/files/2011/12/Honduras-elezioni.jpg" alt="clima elettorale in Honduras nel 2009" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">clima elettorale in Honduras nel 2009</p></div>
<p>“Un giorno di questi incominceremo a raccontare la realtà su come furono le elezioni del 2009 e diremo con trasparenza cosa effettivamente è successo”, sono state le dichiarazioni dell&#8217;ex candidato presidenziale del Partito Liberale, Elvin Santos, che insinuò che ci sono state irregolarità nelle ultime elezioni generali. </strong></p>
<p>Queste espressioni non furono prese sul serio dal presidente del Tribunale Supremo Elettorale, Enrique Ortez Sequeira, che -in tono giocoso – ha detto che se Santos deve raccontare un segreto, “io so degli altri segreti e, se si tenta di incontrare segreti, raccontiamo tutti i segreti”. E continuò: “Quando lui racconterà il primo, io in seguito racconterò il secondo.”</p>
<p>Ortez Sequeira non approfondì su questi segreti, ma voci di corridoio dicono che ha fatto allusione alla forma in cui Santos è stata iscritto dopo una lunga polemica col presidente del Congresso Nazionale, Roberto Micheletti, che era il suo concorrente nelle primarie a quell’epoca.</p>
<p>Santos accorse alle elezioni primarie utilizzando il nome del suo compagno di formula, Mauricio Villeda.</p>
<p>Dopo aver vinto il processo, il Congresso ordinò al TSE di iscrivere Santos.</p>
<p>Il magistrato del TSE, David Matamoros, ha detto: “Una persona che aspira alla presidenza della Repubblica non può lasciare temi nell&#8217;aria; deve formalizzare la denuncia”, in caso che esista.</p>
<p>“Il Tribunale afferma in modo tassativo al popolo honduregno ed al mondo intero che le elezioni furono trasparenti e legittime.”</p>
<p>Ma come possiamo credere a questo tribunale che ha il coraggio di dichiarare tutto il contrario sulla realtà sulle elezioni del 2009?</p>
<p>Il cinico funzionario Matamoros ha avuto il coraggio di aggiungere che “ci dispiace che si cerchino argomenti di tipo politico per delegittimare un processo dove accorse in massa il popolo honduregno e sono state le elezioni meno violente, le meno impugnate; il Presidente è stato eletto per la maggiore quantità di voti della storia.”</p>
<p>Peccato che i funzionari si stanno dimenticando che la partecipazione reale è stata solo del 22% del popolo honduregno, cha hanno avuto la più grande astensione della storia di Honduras, che i militari e la polizia hanno minacciato violentemente i cittadini ed in più di un’occasione li hanno costretti a votare con la forza, perpetrando anche perquisizioni e detenzioni illegali.</p>
<p>Quando succedono queste cose in Honduras, vale riflettere se, in realtà, esiste uno Stato dell’Honduras………</p>
<p>Ida Garberi</p>
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		<title>Il debito pubblico, un meccanismo di redistribuzione della ricchezza dai poveri ai ricchi</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/12/05/il-debito-pubblico-un-meccanismo-di-redistribuzione-della-ricchezza-dai-poveri-ai-ricchi/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:52:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchezza]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che fa realmente e veramente parte della proprietà collettiva dei popoli è …. Il debito pubblico. Da Il Capitale, Karl Marx (1867)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Iván Gordillo </strong></p>
<p><strong>Traducido por Daniela Trollio </strong></p>
<p><strong>(Tlaxcala)</strong></p>
<p><span><img class="alignleft size-full wp-image-2270" src="/files/2011/12/riquezas.jpg" alt="" width="300" height="250" />Gli ultimi fatti economici e politici stanno  succedendo a velocità  vertiginosa. Lo sprofondamento dei governi della  Grecia e dell’Italia in  appena dieci giorni è stato un colpo durissimo  dei cosiddetti mercati  alle deboli democrazie parlamentari come le  abbiamo concepite finora. Il  colpo di stato dei finanzieri iniziato con  il piano di salvataggio  pubblico del capitale finanziario privato ha  preso la sua forma  letterale: i tecnocrati provenienti dalla banca  internazionale, da  Goldman Sachs quale massimo esponente della Banca  Centrale Europea  (BCE), occupano le posizioni di controllo degli Stati  greco e italiano.  Le porte girevoli adesso girano al contrario: non  solo i politici  ritirati occupano i posti nei consigli di  amministrazione delle grandi  società ma i tecnici del capitale privato  occupano i portafogli pubblici  di alcuni governi a cui non resta nulla  di legittimo.</span></p>
<p>Non solo si compie la massima del capitalismo, che recita di   privatizzare i profitti e socializzare le perdite, ma oltretutto si   ordina come farlo.</p>
<p>Chi ordina, se non è un rappresentante eletto, non è un dittatore?!  Se  fossero militari, parleremmo di colpo di stato militare. Tutto ciò è  un  abuso in più del potere che anche prima faceva sì da favorire alcuni a   spese degli altri, ma ora hanno lasciato perdere anche la forma.</p>
<p>Nel caso presente tutti i dubbi che attanagliano i cosiddetti  mercati  si incentrano sul debito pubblico dei paesi della periferia  europea. Ma  come sono arrivati questi Stati a indebitarsi così?</p>
<p><strong>Squilibri commerciali, problemi per il capitalismo</strong></p>
<p>Nel capitalismo globale ci sono una serie di economie che hanno un   settore estero competitivo che permette loro di essere esportatrici   nette, cioè esportano più merci di quelle che importano. Sarebbe il caso   della Cina o della Germania. Queste economie si sono specializzate in   produzioni richieste fortemente da altri paesi: prodotti tecnologici,   macchinari o automobili nel caso tedesco, manifatturieri, anche se con   molta tecnologia, com’è il caso cinese. La configurazione di questa   produzione, oltre al fattore tecnologico, si basa su un tasso di   sfruttamento della loro classe lavoratrice molto alto, perpetuando   condizioni infraumane per milioni di persone, come nel caso cinese, o   con salari congelati da decenni (dal 1989) come nel caso tedesco.</p>
<p>Nonostante i manuali di economia usati nelle università dicano che   un’economia solida e competitiva è quella che ha un settore export   importante, finora non abbiamo la capacità di esportare merci sulla Luna   o su Marte o su qualsiasi altro pianeta del sistema solare. L’evidenza   ci dice che se una economia esporta è perché ce ne sono altre che   importano. Anche se studiosi e economisti ci dicono che da questa crisi   si esce esportando, qualcuno dovrà importare.</p>
<p>Ci sono paesi esportatori netti, come quelli segnalati, e paesi   importatori netti, cioè che importano più merci di quelle che esportano.   E’ questo il caso dell’economia spagnola e di altre della periferia   europea.</p>
<p>Il modello produttivo spagnolo incentrato nei settori della   costruzione, del turismo e dei servizi, e in misura minore delle   automobili, è un modello produttivo obsoleto, con forte dipendenza   dall’estero e generatore di disoccupazione e precarietà.</p>
<p>Le economie con un avanzo commerciale come quella tedesca non   utilizzano i fondi ottenuti frutto di questo vantaggio competitivo per   migliorare lo stato sociale per la loro popolazione, né per aumentare i   salari delle loro classi lavoratrici, né per mandare in pensione prima i   lavoratori, e neppure investono la gran parte di questo avanzo nel  loro  settore produttivo industriale.</p>
<p>Questo grande volume di capitale viene destinato proprio a prestare   denaro ad altri paesi che hanno un deficit, a finanziare i deficit di   altre economie come quella spagnola attraverso il settore finanziario.</p>
<p>Il via libera al credito che permise la bolla immobiliare doveva   provenire da qualche altro luogo che non fosse lo Stato spagnolo dato   che la sua economia era deficitaria, dipendeva dall’estero. Le banche e   le casse dello Stato spagnolo hanno potuto prestare ai costruttori, ai   promotori, alle società e alle famiglie grazie al fatto che chiedevano   denaro alla banca (centrale) europea. Il debito spagnolo cresceva, sia   per il deficit dell’acquisto di merci sia per il debito finanziario.   L’affare era perfetto e si sviluppò un forte settore bancario che   otteneva rendite dall’intermediazione tra il finanziamento estero e   l’economia produttiva interna. Diciamo che era perfetto finché la crisi   non colpì.</p>
<p><strong>Lo scoppio della crisi</strong></p>
<p>La crisi si scatenò nel settore finanziario e si può datare il suo   inizio all’agosto 2007, quando il primo fondo di capitali di rischio   fallì dopo lo scoppio della crisi delle ipoteche-spazzatura negli USA.   La crisi finanziaria fu la prima ondata di uno tsunami del quale   dobbiamo cercare l’epicentro del terremoto all’interno, negli stessi   meccanismi di sfruttamento e accumulazione del capitale che erano   arrivati al loro limite. Da un lato, il modello produttivo del   capitalismo nella fase attuale chiamata neoliberista non poteva più   estrarre il plusvalore atteso per restituire i crediti aziendali.   Dall’altro il via libera del credito al consumo, che in un contesto di   salari decrescenti degli ultimi anni aveva potuto mantenere il potere   d’acquisto e, direttamente, la vendita di merci (automobili, case, ecc.)   non poteva continuare.</p>
<p>Qualcuno dirà che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre  possibilità,  e noi rispondiamo che il capitalismo ci va sfruttando al di  sopra  delle nostre possibilità da molti anni. Se non fosse apparso il  credito  di massa &#8211; in fin dei conti denaro che cercava dove investire, a  chi  prestare in cambio di un prezzo, di un interesse per saziare la sua   sete di profitti &#8211; la crisi sarebbe scoppiata prima e in forma diversa.</p>
<p>Il sistema del credito spostava fittiziamente la soluzione del   problema, che nel capitalismo avviene sempre attraverso l’unico   meccanismo che realizza la sua logica: la crisi.</p>
<p>La crisi è qualcosa di inerente al sistema, intrinseca al  capitalismo e  persino necessaria per la sua riproduzione nel tempo; ha  bisogno di  questa purga ai capitali inefficienti e della concentrazione  di quelli  che sopravvivono. Dalle crisi una parte del capitale esce  rafforzata  mentre una parte della popolazione riceve il colpo di  trovarsi sulla  strada senza alcuna forma di entrate al di là dei sussidi  pubblici.</p>
<p>La seconda ondata del grande tsunami provocò una fermata  generalizzata  dell’attività produttiva nella maggioranza dei settori  dell’economia.  Nello Stato spagnolo è necessario aggiungervi  l’esplosione della bolla  immobiliare, così annunciata e prevista che  spaventa l’inattività dei  governanti. La distruzione di migliaia di  posti di lavoro a causa della  chiusura delle aziende, con l’aumento  della disoccupazione fino a  livelli mai visti prima, è il grande dramma  sociale della crisi.</p>
<p><strong>Intervento dello Stato nella crisi, il salvataggio dei potenti</strong></p>
<p>Durante le prime fasi della crisi, il governo spagnolo – dopo averne   riconosciuto tardi e male l’ampiezza – mise in atto una serie di misure   per alleggerire i suoi effetti negativi. Le politiche più importanti,   erratiche e a volte contraddittorie, furono incentrate su un forte   intervento dello Stato per salvare il settore finanziario, con seri   problemi per l’aumento della morosità, specialmente nelle casse di   risparmio. Questi aiuti si sono sviluppati attraverso il Fondo di   Acquisizione di Attivi Finanziari (FAAF), il Fondo di Ristrutturazione   Ordinata Bancaria (FROB) e una serie di avalli e crediti al settore   bancario. Il tentativo di contenere la crisi del settore delle   costruzioni con il Piano E, dotato di più di 10.000 milioni di euro, le   sovvenzioni all’acquisto di auto con il Piano 200E e il Fondo per   l’Economi Sostenibile che arrivava a più di 20.000 milioni, completavano   il salvataggio dei potenti. Furono aiutate le società finanziarie,   molto meno l’attività delle società produttive e quasi niente la   creazione di occupazione.</p>
<p><strong>L’apparizione del deficit fiscale, un problema solo di spesa?</strong></p>
<p>A questi interventi altamente dispendiosi per le casse pubbliche   bisogna aggiungere l’aumento della spesa per il sussidio di   disoccupazione, che ha visto distruggere quasi tre milioni di posti di   lavoro dall’inizio della crisi. Questo livello di disoccupazione. Il   21,52% nel terzo trimestre del 2011, presuppone una spesa annuale di più   di 30.000 milioni di euro.</p>
<p>Questo aumento importante delle spese ha contribuito a che si  passasse  da una situazione di avanzo fiscale dell’1,9% del PIL nel 2007  ad un  deficit dell’11,1% alla fine del 2009. Davanti a questo e pressati  con  forza dalla UE, i governanti hanno stabilito un duro regime di   diminuzione della spesa pubblica. La necessità di contenere le spese per   frenare il deficit crescente provocato – bisogna ricordarlo – dal   salvataggio dei potenti richiede un compito importante. Appoggiati dai   mezzi di comunicazione convenzionali, hanno lanciato un bombardamento   mediatico incentrato sull’idea di ridurre i costi considerati eccessivi.   Convergencia i Unio, partito alla testa della Generalitat de Catalunya   (la regione autonoma della Catalogna, n.d.t.) è stata la punta di  lancia  di una politica di tagli che finirà per imporsi in tutto lo  Stato.  Questo programma è incentrato nel taglio delle spese sociali,  nello  smantellamento del rachitico stato sociale, aprendo la sanità e   l’educazione pubblica al capitale privato.</p>
<p>Il deficit fiscale ha due facce: da un lato le spese, di cui abbiamo   già visto la provenienza del suo aumento negli ultimi anni, e   dall’altro lato le entrate. Le entrate del settore pubblico si ottengono   soprattutto dall’incasso delle imposte. Il sistema fiscale dello Stato   spagnolo è chiaramente regressivo e insufficiente, la pressione  fiscale è  attorno al 32% del PIL, molto al di sotto della media  europea. Le  riforme degli ultimi anni hanno via via ridotto le tasse  sui redditi  elevati e sul capitale e aumentato la pressione fiscale  sulle rendite da  salario e le imposte indirette, come è il caso  dell’IVA (Imposta sul  Valore Aggiunto). Circa il 45% della raccolta  dello Stato proviene  precisamente da questa tassa, totalmente ingiusta  dato che grava il  consumo indipendentemente dalle entrate delle  persone. L’ultima modifica  di questa imposta, già in piena crisi, per  ottenere più entrate  pubbliche, consistette nell’aumentarla dal 7  all’8% e dal 16 al 18%,  mentre la promessa di alzare le tasse ai ricchi  è rimasta una semplice  dichiarazione propagandistica.</p>
<p>Altra tassa importante è l’IRPF (Imposta sul Reddito delle Persone   Fisiche &#8211; la nostra IRPEF, n.d.t.). Alla fine degli anni ’70, la   fiscalità “che doveva permettere la democrazia” imponeva un tipo di   gravame ai redditi più elevati di più del 63% (negli USA e in altri   paesi d’Europa era abbastanza superiore). Attualmente i ricchi pagano il   43%. La riduzione delle imposte ai risparmiatori (chi può risparmiare   adesso?) – che suppone l’introduzione di una imposizione fissa del   19%.21% alle rendite da capitale, le numerose modalità di esenzione   fiscale ai fondi pensione, ai mutui, agli investimenti aziendali,   insieme alle ultime eliminazioni delle tasse sui patrimoni e sulle   successioni sono alcune delle modifiche portate a termine beneficiando   la parte più benestante della popolazione.</p>
<p>L’esistenza di forme societarie come le SICAV (Società di  Investimento a  Capitale Variabile), che utilizzano le grandi fortune e  che pagano in  tasse solo l’1%, sono un insulto in tempo di crisi. Per  quanto riguarda  l’Imposta sulle Società (IS), questa prevede in teoria  un’imposta del  30% sui profitti delle aziende (del 25% per le PYMES –  piccole e medie  imprese, n.d.t.). Le grandi aziende spagnole (quelle  quotate  nell’IBEX-35 &#8211; l’indice di riferimento della Borsa spagnola,  n.d.t.)  pagano in media il 17%. Cioè, quello che finiscono per pagare  realmente  dopo aver percorso tutte le strade per l’esenzione che la  legge  permette e, a volte, anche al limite della legalità com’è il caso  dei  paradisi fiscali, è una percentuale molto inferiore all’IS.</p>
<p>Chi paga più tasse in questo paese sono i lavoratori attraverso i   redditi da salario. Questo è grave specialmente per le classi popolari   perché negli ultimi anni la partecipazione dei salari alla ricchezza   generata dall’insieme dell’economia si è ridotta a beneficio dei redditi   da capitale. Nello stesso tempo una fiscalità centrata fortemente sui   redditi da salario spiega il fatto che, quando si produce una   distruzione dell’occupazione come quella dell’attuale crisi, da un lato   aumenta la spesa sociale per la disoccupazione e dall’altro affondano  le  entrate pubbliche.</p>
<p><strong>L’indebitamento pubblico come meccanismo di spoliazione delle classi popolari</strong></p>
<p>Questo deficit va finanziato in qualche modo. Le emissioni di debito   pubblico sono il meccanismo che gli Stati utilizzano per trovare il   grande volume di finanziamenti di cui hanno bisogno per le spese che non   possono coprire con le entrate tributarie. I buoni del tesoro danno   diritti ai finanziatori a percepire un interesse per il denaro prestato,   e alla fine del periodo stabilito gli si restituisce il capitale   prestato. Il tipo di interesse, il prezzo a cui si presta questo denaro,   viene determinato dai cosiddetti mercati, in base alla loro   considerazione sul rischio che si assumono e sulla solvibilità degli   Stati debitori. Le pressioni speculative per aumentare il tasso di   rischio ed esigere interessi più alti sono all’ordine del giorno,   specialmente durante i collocamenti importanti di titoli come quella   dell’ultima settimana, in cui lo Stato spagnolo ha chiesto 3.500 milioni   di euro che gli sono stati forniti ad un interesse del 7%.</p>
<p>I cosiddetti mercati non sono altro che l’insieme delle società del   settore finanziario: banche e casse di risparmio, gestori dei grandi   fondi di investimento e fondi pensione, assicurazioni, fondi sovrani,   fondi di capitali di rischio ecc. Società che hanno al centro dei loro   affari il conseguire profitti investendo il denaro di questi grandi   capitali e risparmiatori del mondo, cercando redditività nell’affare   finanziario di dare denaro in cambio di un interesse, di finanziare   progetti imprenditoriali o, nel caso del debito pubblico, di finanziare   gli Stati.</p>
<p>Al crescere del debito pubblico finanziato da queste società, è ad  esse  che viene destinata una parte sempre più grande delle entrate   pubbliche che, come abbiamo indicato, ricadono sui redditi da salario e   sulle imposte che paga la popolazione. La parte di bilancio che si   riferisce al costo dei finanziamenti sta crescendo fortemente mentre la   spesa sociale soffre i tagli.</p>
<p>Il debito pubblico è uno strumento in più di spoliazione che il   capitale utilizza per redistribuire la ricchezza generata dal lavoro   delle classi popolari ai risparmiatori e ai capitali internazionali.</p>
<p>Questo è diventato l’affare perfetto grazie all’influenza politica   delle finanziarie che sono riuscite ad imporre, attraverso organismi   come il FMI, la BCE e la UE le politiche di aggiustamento non per uscire   dalla crisi, né per garantire il pagamento del debito pubblico, ma per   aumentare i loro profitti a qualsiasi prezzo.</p>
<p>Non importa se questo avviene a costo della sofferenza della   popolazione, del peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro,   della distruzione dello stato sociale e della cosiddetta classe media,   del trasformare l’elevata disoccupazione in qualcosa di cronico che poi   definiranno come strutturale e dell’aumento delle famiglie sulla  soglia  della povertà. Il problema è che queste misure, per la loro  natura, non  permetteranno nemmeno di restituire il debito, né di  risolvere alcuno  dei gravi problemi delle economie indebitate, tra  queste quella dello  Stato spagnolo.<br />
Di fatto questo si sta già dimostrando vista la gestione del taglio  del  50% del debito pubblico greco contratto con la banca tedesca e   francese e con l’aumento del fondo di salvataggio delle istituzioni   europee.</p>
<p>Dietro questi movimenti sta la necessità del capitale di gestire  questa  crisi senza che si possa prospettare un’uscita alternativa. E la  crisi  dura già da molto. L’ultima sequela di questo film dell’orrore si   intitola “crisi del debito”, o di come le società finanziarie si sono   date da fare per spostare la loro bolla finanziaria ai bilanci del   settore pubblico.</p>
<p>Il livello di indebitamento dell’insieme dell’economia è un peso  troppo  grande, specialmente quando i governanti sono disposti ad  utilizzare  le risorse pubbliche per coprire qualsiasi problema che il  settore  finanziario abbia. In un contesto in cui l’economia produttiva  non si  trova – né la si aspetta – e invece di cercare di resuscitarla,  ciò che  si conseguirà è affondarla attraverso i piani di aggiustamento,  sembra  difficile credere che la generazione della ricchezza, necessaria  non  solo per uscire dalla crisi ma per restituire il debito, sia una   possibilità.</p>
<p>Di fronte a questa situazione esigere di non pagare il debito è una   delle direttrici su cui impostare la lotta. Esigere che le classi   popolari non paghino le conseguenze di una crisi di cui non sono   responsabili passa per l’esigere che non si facciano carico di un debito   illegittimo che è servito a salvare le finanziarie e a beneficiare il   capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>22 ragioni per le quali potremmo assistere nel 2012 al collasso economico dell’ Europa</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/12/04/22-ragioni-per-le-quali-potremmo-assistere-nel-2012-al-collasso-economico-dell-europa/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 14:37:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2012 sarà l’anno in cui assisteremo al collasso economico dell’ Europa? Prima di licenziare il titolo di questo articolo come “allarmista”, leggete prima le informazioni elencate nel resto di questo articolo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> By Michael X</strong><br />
<strong>Traducido por  Anna Moffa</strong></p>
<p><strong>(Tlaxcala)</strong></p>
<p><span></p>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-2266" src="/files/2011/12/planeta-tierra.jpg" alt="" width="300" height="250" />Nel corso degli ultimi mesi, vi è stata una  sorprendente perdita di fiducia nel sistema finanziario europeo. In  questo momento, effettivamente nessuno vuole prestare denaro alle  nazioni europee in difficoltà finanziaria, e praticamente nessuno vuole  prestare denaro alle grandi banche europee.</div>
<div>Ricordate, una delle ragioni principali della crisi finanziaria del  2008 è stata la pesante stretta creditizia che si è verificata qui,  negli Stati Uniti. Questa strozzatura creditizia che sta fiorendo ora in  Europa è solo un elemento della “tempesta perfetta” che si sta  rapidamente avvicinando mentre ci apprestiamo ad entrare nel 2012. I  segnali delle difficoltà sono ovunque.</div>
<div></div>
<div>In tutta Europa, i governi stanno applicando misure di austerità e  riducendo drasticamente la spesa pubblica. Le banche europee stanno  sostanzialmente tagliando l’attività creditizia, mentre cercano di  soddisfare nuove ricapitalizzazioni che vengono loro imposte.</div>
<div>Nel frattempo, in tutta Europa, i rendimenti dei titoli di stato  stanno andando alle stelle, dato che gli investitori non hanno più  fiducia e chiedono rendimenti sempre più elevati per investire nel  debito europeo. È ormai chiaro che, se non accade un miracolo, non pochi  paesi europei e un numero significativo di banche europee non saranno  in grado di ottenere dal mercato i finanziamenti di cui hanno bisogno  nel 2012.</div>
<div></div>
<div>L’unica cosa che potrebbe evitare un crollo finanziario completo e totale in Europa è un’<strong>azione drammatica, di effetto,</strong> ma in questo momento i leader europei sono così impegnati a litigare tra loro che un piano coraggioso sembra fuori questione.</div>
<div>Quelle che seguono sono le 22 ragioni per cui potremmo assistere nel 2012 al collasso economico dell’Europa&#8230;.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong># 1</strong> La Germania potrebbe salvare il resto  d’Europa, ma questo richiederebbe un impegno finanziario senza  precedenti, e il popolo tedesco non ha alcuna propensione a farlo. È  stato stimato che il salvataggio in modo bastevole delle altre nazioni  dell’Unione europea in difficoltà finanziaria costerebbe alla Germania <a rel="nofollow" href="http://www.nytimes.com/2011/11/28/business/global/pressure-builds-in-europe.html?_r=2"  target="_blank">il 7 per cento</a> del PIL per diversi anni. Tale importo supererebbe di gran lunga le  riparazioni incredibilmente pesanti che la Germania fu costretta a  pagare in conseguenza della Prima guerra mondiale</div>
<div>Una serie di recenti indagini hanno dimostrato che il popolo  tedesco è fermamente contrario al salvataggio del resto d’Europa. Per  esempio, secondo un recente sondaggio, <a rel="nofollow" href="http://www.handelsblatt.com/politik/deutschland/mehrheit-der-deutschen-lehnt-euro-bonds-ab/5886554.html"  target="_blank">il 57 per cento</a> del popolo tedesco è contro la creazione degli eurobond.</div>
<div>A questo punto, i politici tedeschi si oppongono fermamente a  qualsiasi misura che imporrebbe un onere eccessivo sui contribuenti  tedeschi, quindi, a meno di cambiamenti, questo significa che l’Europa  non troverà salvezza al suo interno.</div>
<div><strong># 2</strong> Gli Stati Uniti potrebbero salvare l’Europa,  ma l’amministrazione Obama sa che questo sarebbe veramente duro da  vendere al popolo statunitense nel corso della vicina stagione  elettorale.</div>
<div>Ecco ciò che l’addetto stampa della Casa Bianca Jay Carney <a rel="nofollow" href="http://www.businessinsider.com/wait--what-did-obama-really-say-about-bailing-out-europe-2011-11"  target="_blank">ha dichiarato oggi</a> circa la possibilità di un piano di salvataggio dell’Europa da parte degli Stati Uniti &#8230;.</div>
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<div><em>“È una cosa che devono risolvere e hanno la capacità di  risolvere da soli, sia per capacità finanziaria che per volontà  politica”</em></div>
</blockquote>
<div>Carney ha anche affermato che l’amministrazione Obama non ha  intenzione di impegnare “risorse aggiuntive” per salvare l’Europa &#8230;.</div>
<blockquote>
<div><em>“Non crediamo in alcun modo che siano necessarie risorse aggiuntive dagli Stati Uniti e dai contribuenti americani.”</em><em> </em></div>
</blockquote>
<div><strong># 3  In questo momento, le banche </strong>di  tutta Europa stanno riducendo le speculazioni finanziarie con denaro  preso a prestito, nel tentativo di soddisfare le nuove esigenze di  ricapitalizzazione entro il prossimo giugno.</div>
<div>Secondo il noto giornalista finanziario <a rel="nofollow" href="http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/8830072/Europes-lost-decade-as-7-trillion-loan-crunch-looms.html"  target="_blank">Ambrose Evans-Pritchard</a>,  le banche europee hanno bisogno di ridurre la quantità di prestiti nei  loro bilanci per circa 7.000 miliardi di dollari, al fine di portarsi su  livelli di sicurezza &#8230;.</div>
<div><em>Le banche europee devono affrontare una contrazione di 7.000  miliardi di dollari di prestito per portare i loro bilanci in linea con  Stati Uniti e Giappone, con l’incubo di intrappolare l’Europa in una  strozzatura creditizia e nella depressione cronica per un decennio.</em></div>
<div>Cosa significa questo?</div>
<div>Questo significa che le banche europee diventeranno molto, molto avare con i prestiti.</div>
<div>Questo significa che in Europa sta per diventare veramente  difficile acquistare una casa o espandere un’attività produttiva, in  buona sostanza che l’economia europea sta per rallentare sensibilmente.</div>
<div><strong># 4</strong> Le banche europee sono sovraccariche di  “titoli tossici”, dei quali cercano disperatamente di sbarazzarsi.  Proprio come abbiamo già visto con le banche degli Stati Uniti nel 2008,  le grandi banche europee sono impegnate nel tentativo di scaricare  montagne di titoli senza valore, comunque di un valore contabile pari a  migliaia di miliardi di euro, che praticamente nessuno vuole comprare.</div>
<div><strong># 5 In tutta Europa, da parte dei governi stanno ora per essere imposti programmi di austerità. </strong>Ma  i programmi di austerità governativi possono avere effetti economici  molto negativi. Per esempio, abbiamo già visto cosa ha dovuto subire la  Grecia per causa dell’austerità imposta dal governo:</div>
<div>100.000 aziende sono state costrette alla chiusura e un terzo della popolazione ora vive in povertà.</div>
<div>Ma ora i governi di tutta Europa hanno deciso che è l’austerità la strada da percorrere. Da un estratto di un recente articolo <a rel="nofollow" href="http://www.economist.com/node/21540259"  target="_blank">dell’Economist</a> &#8230;.</div>
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<div><em>I piani di bilancio della Francia stanno per essere approvati,  sono probabili ulteriori tagli, che però saranno rimandati a dopo le  elezioni di primavera.</em> <em>L’Italia deve ancora approvare un pacchetto di tagli più e più volte riesaminato.</em> <em>Il  nuovo governo spagnolo ha promesso ulteriori tagli alla spesa,  soprattutto alle spese regionali, al fine di raggiungere gli obiettivi  di deficit concordati con Bruxelles.</em></div>
</blockquote>
<div><strong># 6</strong> L’ammontare del debito dovuto da alcune di  queste nazioni europee è così grande che risulta difficile da  comprendere. Per esempio, Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna,  insieme devono al resto del mondo circa <a rel="nofollow" href="http://www.cnbc.com/id/44482701"  target="_blank">3.000 miliardi di euro.</a></div>
<div>Quindi cosa potrà fare mai una massiccia austerità governativa  per  nazioni travagliate come la  Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e  l’Italia? Ambrose Evans-Pritchard <a rel="nofollow" href="http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/8830072/Europes-lost-decade-as-7-trillion-loan-crunch-looms.html"  target="_blank">è molto preoccupato</a> di ciò che un ulteriore aumento della disoccupazione significherà per molti di questi paesi &#8230;.</div>
<blockquote>
<div><em>Ad oggi, il tasso di disoccupazione giovanile in Giappone si aggira sul 10%.</em> <em>In Spagna è già al 46%, in Grecia al 43%, in Irlanda al 32%, e al 27%  in Italia.</em> <em>Scopriremo  col tempo cosa produrrà su queste società un minor finanziamento  derivato dal debito garantito dai loro titoli di stato.</em><em><br />
</em></div>
</blockquote>
<div><strong># 7</strong> L’Europa era in grado di salvare la  Grecia e  l’Irlanda, ma non c’è modo che l’Italia possa essere salvata, se  richiederà un salvataggio definitivo.</div>
<div>Purtroppo, mentre leggete questo, l’Italia è nel bel mezzo di una  crisi finanziaria enorme. Il rendimento dei titoli di stato italiani a  due anni è <a rel="nofollow" href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GBTPGR2:IND"  target="_blank">circa il doppio di</a> quello che si è verificato per la maggior parte dell’estate. Non c’è modo che sia sostenibile.</div>
<div>Sarebbe difficile quantificare in modo più pesante quanto di questa crisi l’Italia rappresenta.</div>
<div>Di seguito viene riportato come l’ex amministratore di fondi di investimento <a rel="nofollow" href="http://brucekrasting.blogspot.com/2011/11/italy-next-week.html#ixzz1f2fcBdFR"  target="_blank">Bruce Krasting</a> ha recentemente descritto la situazione attuale &#8230;.</div>
<blockquote>
<div><em>A questo punto vi è zero possibilità che l’Italia possa  rifinanziare una qualsiasi parte dei suoi 300 miliardi di dollari di  debito in scadenza nel 2012.</em> <em>Se c’è qualcuno al tavolo che pensa ancora che l’Italia possa tirare fuori un miracolo, si sbaglia.</em> <em>Sono certo che i fantocci del sistema finanziario presso la BCE e la Banca centrale italiana lo capiscono.</em> <em>Ripeto, per l’Italia c’è una possibilità pari a zero per una soluzione di mercato. </em></div>
<div>Krasting ritiene che, o l’Italia ottiene una gigantesca montagna di  denaro da qualche parte, o farà “default” entro sei mesi, e questo  significherà l’inizio di una depressione globale &#8230;.</div>
<div><em>Penso che la storia dell’Italia si compendi nel “risolvere o rovinare”.</em> <em>O si sistema questa situazione, o l’Italia farà default in meno di sei mesi. Effettivamente, non è che</em> <em>l’opzione  di default sia nelle considerazioni dei responsabili politici. Se  l’Italia non ce la fa, allora si sentirà un boato davvero tremendo.</em> <em>Finirebbe  col tirarsi dietro la maggior parte dei prestatori globali, un discreto  numero di paesi seguirebbe l’Italia nel vortice.</em> <em>A mio parere,  un default dell’Italia causerà certamente una depressione globale, una  di quelle depressioni che potrà comportare molti anni per venirne fuori.</em></div>
</blockquote>
<div><strong># 8</strong> Un default italiano può essere più vicino di quanto si possa pensare. Come <a rel="nofollow" href="http://www.telegraph.co.uk/news/politics/8917077/Prepare-for-riots-in-euro-collapse-Foreign-Office-warns.html"  target="_blank">il Telegraph</a> ha recentemente riferito, solo per rifinanziare il debito esistente, il  governo italiano deve vendere più di 30 miliardi di euro di nuovi  titoli di stato entro la fine di gennaio &#8230;.</div>
<div><em>Il nuovo governo in Italia dovrà vendere più di 30 miliardi di  euro di nuovi titoli di stato entro la fine di gennaio, per rifinanziare  i propri debiti.</em> <em>Gli analisti dicono che nessuno garantisce  che gli investitori compreranno tutte quelle obbligazioni, e questo  potrebbe costringere l’Italia al default.</em></div>
<div><em>Ieri, il governo italiano ha comunicato che nei colloqui con la   Cancelliera tedesca Angela Merkel e con il Presidente francese Nicolas  Sarkozy, il Primo ministro Mario Monti avrebbe accettato il fatto che  un crollo italiano “potrebbe significare inevitabilmente la fine  dell’euro”.</em></div>
<div><em> </em></div>
<div><strong># 9</strong> Paesi europei, non nel novero dei “PIIGS”,  stanno per affrontare un numero crescente di difficoltà. Per esempio,  Standard &amp; Poor’s ha recentemente declassato la posizione creditizia  del Belgio <a rel="nofollow" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204630904577060354133948944.html?mod=googlenews_wsj"  target="_blank">ad AA</a> .</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong># 10</strong> Attualmente, declassamenti del credito stanno  presentandosi incontrollati in tutta Europa. Si sta assistendo ad un  nuovo declassamento quasi ad ogni settimana. Alcune nazioni sono state  declassate diverse volte. Per esempio, Fitch ha declassato la posizione  creditizia del Portogallo <a rel="nofollow" href="http://www.cnbc.com/id/45427198/"  target="_blank">ancora</a> una volta. A questo punto, si prevede che nel 2012 il PIL portoghese si ridurrà <a rel="nofollow" href="http://www.cnbc.com/id/45427198/"  target="_blank">di circa il 3 per cento</a>.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong># 11</strong> Il crollo finanziario dell’Ungheria non ha  fatto molta notizia negli Stati Uniti, ma sarebbe stato il caso. Moody&#8217;s  ha considerato la posizione creditizia del debito ungherese <a rel="nofollow" href="http://www.bloomberg.com/news/2011-11-24/hungary-s-credit-rating-cut-to-junk-by-moody-s-after-last-minute-imf-plea.html"  target="_blank">a livello spazzatura</a>, e l’Ungheria si è ora assoggettata ad una richiesta formale all’Unione europea e al Fondo Monetario Internazionale <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204531404577051872062430592.html" >per il suo salvataggio</a>.</div>
<div><strong># 12</strong> Anche la fiducia nel debito tedesco sembra vacillare. La scorsa settimana, la Germania ha dovuto incassare “<a rel="nofollow" href="http://www.dailyfinance.com/2011/11/28/debt-crisis-german-bonds-have-worst-day-on-record/"  target="_blank">una delle sue peggiori aste di bond</a>”.</div>
<div><strong># 13</strong> Le banche tedesche stanno cominciando a  mostrare segni di debolezza. L’altro giorno, Moody&#8217;s ha declassato  l’indice di affidabilità <a rel="nofollow" href="http://www.france24.com/en/20111116-moodys-downgrades-10-german-public-banks"  target="_blank">di 10 grandi banche tedesche</a>.</div>
<div><strong># 14</strong> Come <a rel="nofollow" href="http://www.telegraph.co.uk/news/politics/8917077/Prepare-for-riots-in-euro-collapse-Foreign-Office-warns.html"  target="_blank">il Telegraph ha</a> recentemente riportato, il governo britannico sta ora predisponendo  piani basati sul presupposto che un crollo dell’euro sia solo “una  questione di tempo”&#8230;.</div>
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<div><em>Mentre il governo italiano combatteva per ottenere prestiti e  la  Spagna prendeva in considerazione la richiesta di un prestito  internazionale, i  ministri britannici avvertivano privatamente che il  crollo dell’euro, un tempo quasi impensabile, oggi è sempre più  plausibile.</em></div>
<div><em>I diplomatici si stanno preparando ad aiutare i Britannici  all’estero a sopportare un collasso bancario e persino ad affrontare  sommosse derivanti dalla crisi del debito.</em></div>
<div><em>Il Tesoro ha confermato all’inizio di questo mese che la pianificazione di emergenza per un collasso è in corso.</em></div>
<div><em>Un ministro importante ha ora rivelato il grado di  preoccupazione del governo, dicendo che la Gran Bretagna sta facendo  programmi sulla base della considerazione che un crollo dell’euro sia  ormai solo una questione di tempo.</em><em> </em></div>
</blockquote>
<div><strong># 15</strong> Si presumeva che l’European Financial  Stability Facility (EFSF), il Fondo salva Stati, avrebbe dovuto  contribuire a portare una certa stabilità alla situazione, ma la verità è  che l’EFSF è già un “brutto scherzo”. È stato riferito che l’EFSF è già  stato costretto ad acquistare una quantità enorme <a rel="nofollow" href="http://www.zerohedge.com/news/european-ponzi-goes-full-retard-efsf-found-monetize-itself"  target="_blank">delle sue stesse obbligazioni</a>.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong># 16</strong> Purtroppo, sembra che una corsa agli  sportelli delle banche sia già iniziata in Europa. Il seguente estratto  viene da un recente articolo su <a rel="nofollow" href="http://www.economist.com/blogs/freeexchange/2011/11/euro-crisis-16"  target="_blank"> The Economist</a> &#8230;.</div>
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<div><em>“Stiamo iniziando ad essere testimoni di segni che le società  di capitali stanno ritirando i loro depositi dalle banche in Spagna,  Italia, Francia e Belgio”, così ha scritto un analista di  Citi Group in  un recente documento.</em> <em>“Questo è uno sviluppo preoccupante.”</em></div>
</blockquote>
<div><strong># 17</strong> La fiducia nelle banche europee è andata totalmente in frantumi e praticamente nessuno vuole prestare loro i soldi, al momento.</div>
<div>Quello che segue è un breve sunto di un <a rel="nofollow" href="http://www.cnbc.com/id/45417735"  target="_blank">recente articolo CNBC</a> &#8230;.</div>
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<div><em>I fondi del mercato monetario negli Stati Uniti hanno  drammaticamente chiuso le loro finestre per i prestiti alle banche  europee.</em> <em>Secondo l’Economist, Fitch stima che i fondi del  mercato monetario statunitense in generale hanno ritirato il 42 per  cento del loro denaro dalle banche europee.</em></div>
<div><em>E per la Francia questa dimensione è ancora maggiore &#8211; il 69 per cento.</em> <em>Anche i fondi monetari europei stanno entrando in azione.</em><em> </em></div>
</blockquote>
<div><strong># 18</strong> Ci sono decine di grandi banche europee che  sono in pericolo di fallimento. La realtà è che le banche europee più  importanti sono <a rel="nofollow" href="http://theeconomiccollapseblog.com/archives/3-2-1-global-debt-meltdown"  target="_blank">indebitate fino al collo</a> e sono massicciamente esposte al debito sovrano. Prima di crollare nel  2008, il rapporto di indebitamento della Lehman Brothers era 31:1. Oggi,  le grandi banche tedesche hanno un rapporto di indebitamento <a rel="nofollow" href="http://finance.fortune.cnn.com/2011/06/20/europes-sickly-banks/?iid=HP_LN"  target="_blank">32:1</a>, e queste banche sono attualmente in possesso di una massiccia quantità di debito sovrano europeo.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong># 19</strong> Secondo <a rel="nofollow" href="http://www.nytimes.com/2011/11/28/business/global/pressure-builds-in-europe.html?_r=2"  target="_blank">il New York Times</a> , l’economia dell’Unione europea è già destinata progressivamente a  ridursi l’anno prossimo, e questo non tiene nemmeno in conto ciò che  accadrà in caso di un totale collasso finanziario.</div>
<div><strong># 20</strong> Sono già presenti segnali che l’economia  europea sta seriamente rallentando. Gli ordinativi industriali  nell’Eurozona sono diminuiti del <a rel="nofollow" href="http://www.economist.com/node/21540259"  target="_blank">6,4 per cento</a> nel mese di settembre. Questo è stato il più grande abbassamento che si  sia verificato dal bel mezzo della crisi finanziaria nel 2008.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong># 21</strong> Il panico e la paura sono ovunque in Europa,  in questo momento. L’indice di fiducia dei consumatori della Commissione  europea è sceso <a rel="nofollow" href="http://www.economist.com/node/21540259"  target="_blank">per cinque mesi di fila</a>.</div>
<div><strong># 22</strong> I leader europei sono decisamente impegnati a  darsi battaglia l’uno contro l’altro, e un vero consenso su come  risolvere i problemi attuali sembra lontano al momento. Ecco come <a rel="nofollow" href="http://www.express.co.uk/posts/view/284656/Germans-try-to-kill-off-pound"  target="_blank">l’Express</a> recentemente ha descritto le tensioni crescenti tra i leader tedeschi e inglesi &#8230;.</div>
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<div><em>La Cancelliera</em><em> tedesca ha respinto apertamente  l’opposizione di David Cameron a una nuova tassa finanziaria da  estendersi a tutta l’Europa, che avrebbe un impatto devastante sulla  City di Londra, il centro commerciale e finanziario della Gran Bretagna.</em></div>
<div><em>E si è rifiutata di farsi convincere dall’appello di Cameron, che la Banca centrale europea sostenga l’euro.</em> <em>I mercati monetari si sono inabissati dopo il loro mancato accordo.</em></div>
</blockquote>
<div>Cominciate a farvi un quadro della situazione?</div>
<div>Il sistema finanziario europeo si sta dibattendo in una massiccia quantità di <a rel="nofollow" href="http://theeconomiccollapseblog.com/archives/trouble"  target="_blank">difficoltà</a>, e quando crollerà il mondo intero ne resterà scosso.</div>
<div>Ma non siamo solo noi a dire questo. Come già detto in un precedente <a rel="nofollow" href="http://theeconomiccollapseblog.com/archives/17-quotes-about-the-coming-global-financial-collapse-that-will-make-your-hair-stand-up"  target="_blank">articolo</a>,  esiste un gran numero di economisti autorevoli in tutto il mondo che  ora stanno sostenendo che l’Europa è sull’orlo del collasso.</div>
<div>Per esempio, basta controllare quello che sta affermando Credit Suisse sulla situazione in Europa &#8230;.</div>
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<div><em>“Sembra che siano iniziati gli ultimi giorni dell’euro, come  noi oggi lo conosciamo. Molto probabilmente, questo non vuol dire un  crollo totale, ma significa che alcune cose straordinarie quasi  certamente dovranno accadere &#8211; probabilmente per la metà di gennaio &#8211;  per impedire la chiusura progressiva di tutti i mercati obbligazionari  sovrani dell’Eurozona, potenzialmente accompagnata da crescenti corse  agli sportelli bancari anche delle banche più solide.”</em></div>
</blockquote>
<div>Molti leader europei stanno promuovendo un’integrazione molto più profonda, e un “<a rel="nofollow" href="http://theeconomiccollapseblog.com/archives/the-coming-european-superstate-that-germany-plans-to-cram-down-the-throats-of-the-rest-of-europe"  target="_blank">Superstato europeo</a>”,  come  risposta a questi problemi, ma ci vorrebbero anni per attuare i  necessari drastici cambiamenti, e l’Europa non ha tutto questo tempo.</div>
<div>Se l’Europa sperimenterà un massiccio crollo economico e una  prolungata depressione, per tanta gente questo potrà apparire “la fine  del mondo”, ma le cose in conclusione si stabilizzeranno.</div>
<div>A questo punto, sembra che tante persone stiano pensando che  l’economia globale, dal suo stato attuale stia entrando in uno stato di  “Mad Max”, di catastrofe post-atomica,  nel giro di poche settimane.  Beh, questo non accadrà. Le turbolenze in arrivo in Europa saranno solo  un’altra “ondata” del crollo economico in corso nel mondo occidentale.  Seguiranno altre “ondate”!</div>
<div>Naturalmente, questa crisi del debito sovrano potrebbe essere del  tutto allontanata se i paesi del mondo occidentale chiudessero le loro  banche centrali e iniziassero ad emettere moneta libera dal debito.</div>
<div>La verità è che non esiste alcun motivo per cui una qualsiasi  nazione sovrana sulla terra debba mai entrare in debito anche per un  solo centesimo con qualcuno. Se una nazione è veramente sovrana, allora  il governo ha il diritto di emettere tutto il denaro libero dal debito  che vuole. Sì, l’inflazione sarebbe sempre un potenziale pericolo in un  tale sistema (lo stesso che sotto la gestione delle banche centrali), ma  il denaro libero dal debito avrebbe il significato che i problemi di  debito pubblico sarebbero una cosa del passato.</div>
<div>Purtroppo, la maggior parte dei paesi del mondo opera in un sistema  in cui si crea più debito pubblico quanta più moneta viene creata. Il  risultato inevitabile di un tale sistema è quello al quale stiamo  assistendo ora: quasi tutto il mondo occidentale sta annegando <a rel="nofollow" href="http://theeconomiccollapseblog.com/archives/in-debt-up-to-our-eyeballs"  target="_blank">nei debiti</a>.</div>
<div>Ci sono alternative al nostro sistema attuale. Ma nessuno nel sistema mediatico di informazioni ne parla mai.</div>
<div>Così, invece di concentrarci sui modi davvero creativi per  affrontare i nostri problemi attuali, ci apprestiamo tutti a  sperimentare il dolore amaro del collasso economico in arrivo.</div>
<div>Le cose non dovevano andare in questo modo.</div>
<p></span></p>
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		<title>Amanda Knox: da Lima a Taiwan occhi puntati su Perugia per il “femminicidio globale” di Meredith Kercher</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 01:16:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<description><![CDATA[La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino sul quotidiano La República di Lima, nel remotissimo Perù, nel Taiwan News, nell’australiano Sidney Morning Herald, e in migliaia di altri media, dalla Turchia al Sud Africa, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Gennaro Carotenuto</strong></p>
<p><strong>Giornalismo Partecipativo<br />
</strong></p>
<div id="attachment_1848" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1848" src="/files/2011/10/Meredith-Kercher.gif" alt="" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Meredith Kercher</p></div>
<p>La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense  dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna  di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino  sul quotidiano <em>La <a rel="nofollow" href="http://www.larepublica.pe/03-10-2011/la-historia-del-crimen-de-meredith-kercher"  target="_blank">República</a></em> di Lima, nel remotissimo Perù, nel <a rel="nofollow" href="http://www.taiwannews.com.tw/etn/news_content.php?id=1724549"  target="_blank">Taiwan News</a>, nell’australiano <a rel="nofollow" href="http://www.smh.com.au/world/manipulated-knoxs-final-appeal-20111003-1l5l4.html"  target="_blank">Sidney Morning Herald</a>, e in migliaia di altri media, dalla <a rel="nofollow" href="http://www.nationalturk.com/en/amanda-knox-verdict-live-final-appeal-of-knox-in-court-14194"  target="_blank">Turchia</a> al <a rel="nofollow" href="http://news.iafrica.com/worldnews/755577.html"  target="_blank">Sud Africa</a>, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.</p>
<p>Non smettono di stupire le dinamiche dell’infotainement globale.  Quanti femminicidi sono avvenuti negli ultimi quattro anni a Lima, in  Perù, in America latina senza finire in prima pagina non dico per  reciprocità su La Repubblica di Roma ma neanche su quella di Lima. Per  quanti processi vengono organizzate perfino delle <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/GenCarotenuto/favorites"  target="_blank">dirette Twitter delle udienze</a> come quella che abbiamo notato nei giorni scorsi da parte di John Hooper, corrispondente a Roma per il Guardian e l’Economist?</p>
<p>Esistono elementi oggettivi e ricorrenti che costruiscono  l’infointrattenimento globale e questo caso è paradigmatico: la  nazionalità della presunta colpevole, la gioventù, il contesto del  crimine a carattere sessuale, l’avvenenza unita ad altri dettagli  riportati morbosamente, la centralità dei media statunitensi nel sistema  mediatico globale, tutto è studiato e non ci sorprende.  Nel mio saggio  <a rel="nofollow" href="http://www.gennarocarotenuto.it/giornalismo-partecipativo-storia-critica-del-giornalismo-al-tempo-di-internet-arriva-il-libro/"  target="_blank">Giornalismo partecipativo</a> scrivevo dell’<strong>agenda setting del giornalista flessibile:</strong></p>
<p>Il peggioramento dei rapporti di produzione ha conseguenze immediate sull’agenda setting del giornalismo[1]  e il fallimento della capacità innovativa del giornalismo mainstream  online è dato dal fatto che solo per tempismo ma raramente per qualità  fa da capofila. Anzi, nello sparare un titolo nel giro di pochi secondi  dal lancio d’agenzia è spesso responsabile di interpretazioni che poi si  standardizzano. Si pensi al caso della bambina polacca uccisa nel  nolano del quale abbiamo parlato a pagina 46. Ma più in generale si  pensi alla scomodità delle inchieste sulla corruzione politica in un  mondo giornalistico sempre più lottizzato. Si pensi alla gerarchia  artefatta dai media tra i 627 omicidi in totale in Italia nel 2008, un  numero da anni in decrescita, se non per allarme sociale sulla sicurezza  amplificato dai media. Oltretutto tali omicidi sono sempre più  concentrati in ambito familiare senza che sui media si apra un serio  dibattito sul perché in Italia non ci si ammazzi più tra sconosciuti e  invece ci si ammazzi sempre più tra parenti e affini.</p>
<p>Quei 627 morti oscurano largamente i 1.100 morti sul lavoro e gli oltre 5.000 sulle strade[2].  Amplificare gli uni e oscurare gli altri è una scelta che fa parte  delle prerogative del giornalismo. Determinati omicidi, magari con  risvolti piccanti o che coinvolgono personaggi noti, sono più  notiziabili per un giornalismo che deve stare comunque sul mercato,  rispetto alla caduta di un manovale albanese da un’impalcatura. Casi  come quello del campione di football O. J. Simpson negli Stati Uniti,  oppure di Wilma Montesi[3],  nell’Italia degli anni ’50, o l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia a  fine 2007, con la continua esposizione del bel viso della presunta  assassina Amanda Knox (50.000 foto sul web, due milioni di citazioni in  Google, 35.000 nei blog), è prevedibile che inducano i giornalisti ad  allettare l’attenzione fino alla morbosità del pubblico. Di nuovo: è  prerogativa del giornalismo scegliere a quali fatti dare rilievo e in  quale maniera narrarli (senza travisarli). Ma è altrettanto evidente  che, focalizzandosi su determinati casi e ignorando altri, il  giornalismo abdica da una delle sue funzioni principali. Lo fa per  esempio proprio evitando di contestualizzare le centinaia di manovali  stranieri che cadono dalle impalcature e quindi rinunciando a  documentare fenomeni sociali per limitarsi a selezionare notizie  appetitose.</p>
<p>Un giornalista, non necessariamente  cooptato o lottizzato, ma sicuramente conformista e voglioso di far  carriera, o semplicemente precario, è portato a sposare forme di  copertura giornalistica come quelle sulla violenza, sulla sicurezza, e  sui morti ammazzati (in realtà su 627 omicidi solo poche decine l’anno  bucano lo schermo). Queste causano consenso intorno al modello sociale.  Al contrario è portato a sottovalutare morti come quelle nelle strade o  nei cantieri perché obbligano a un ripensamento profondo del modello  stesso.</p>
<p>Oppure si pensi ai crimini ambientali dei  quali sono spesso colpevoli grandi multinazionali. Si confrontino tali  crimini con l’impermeabilità di fatto dei media verso questi. È  difficile non pensare che siano crimini dei quali sono colpevoli o  complici, non solo nel Sud del mondo, alcuni tra i maggiori investitori  pubblicitari del pianeta. Di nuovo il giornalismo mainstream proprio in  quanto operante in sinergia col potere politico ed economico abdica dal  proprio ruolo di controllo e di critica, di Quarto potere.</p>
<p>In questo abdicare dal ruolo di watch dog  il modello redazionale digitale appare perfettamente funzionale. Il  giornalismo completamente sottomesso al mercato, precarizzato, produce  un’informazione che vola basso, corriva, scadente. Un giornalismo che  non ha tempo né qualità per investigare e che proprio per questo orienta  l’opinione pubblica in direzioni innocue, di frontiera con  l’intrattenimento, è oggi più comodo e più facile da controllare perfino  rispetto al tempo delle veline del Ministero della Cultura Popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] R. Marini, <em>Mass media e discussione pubblica. Le teorie dell’agenda setting</em>, Roma-Bari, Laterza, 2006.</p>
<p>[2] G. Lerner, <em>L’infedele</em>, La7, 8 dicembre 2008.</p>
<p>[3] F. Grignetti, <em>Il caso Montesi. Sesso, potere e morte nell’Italia degli anni ’50</em>, Venezia, Marsilio, 2006; C. Lucarelli, <em>Nuovi misteri d’Italia. I casi di Blu notte</em>. Torino, Einaudi, 2004, pp. 25-45; sulla stampa, P. Murialdi, <em>La stampa italiana del dopoguerra (1943-1972)</em>, Roma-Bari, Laterza, 1973, pp. 260-279, il capitolo del saggio di Murialdi è disponibile on line in: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi%28stampaitaliana%29.pdf" >http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi(stampaitaliana).pdf</a>.</p>
<p>È in tale contesto che matura il “femminicidio globale” e  globalizzato della povera Meredith ed è un contesto di abdicazione del  giornalismo dal proprio ruolo di Quarto potere. Non è un caso che  sopratutto i media britannici denuncino <a rel="nofollow" href="http://www.reuters.com/article/2011/10/03/us-italy-knox-meredith-idUSTRE7920TG20111003"  target="_blank">l’oscuramento della figura della vittima</a> e l’esaltazione della figura della presunta colpevole Amanda Knox che  cancella totalmente il suo ex-ragazzo italiano, coimputato, Raffaele  Sollecito, benestante e belloccio ma, ahilui, terrone per la stampa  italiana e meno interessante per quella mondiale.</p>
<p>Tutte le luci puntate su Amanda vuol dire la trasformazione di un  delitto in un serial televisivo collocato in un paese giudiziariamente  arretrato (per gli statunitensi) come l’Italia sul quale viene costruita  una narrazione superficiale, già vista in diecimila telefilm da Fox  Retrò a Fox Crime, nei quali Foxy Knoxy è assoluta protagonista nella  quale immedesimarsi.</p>
<p>Qualcuno ricorderà <em>Midnight Express </em>(Fuga di Mezzanotte), il  bel film di Alan Parker nel quale un ragazzo americano finiva in  carcere in Turchia in quanto colpevole di traffico di droga. Oggi il  caso perugino viene presentato dai media statunitensi egemoni come una  sorta di remake seriale dove l’Italia è la Turchia, Amanda è al posto di  Billy Hayes, e la giustizia penale italiana è al posto delle carceri  turche. Con la differenza, ma sembra non interessare, che Meredith sia  morta davvero.</p>
<p>* La mia amica Barbara Spinelli sarà  probabilmente dubbiosa sull’uso del termine  femminicidio per il caso  perugino. Personalmente mi sento, con meno prudenza, di spendere tale  termine in maniera estensiva in quanto una ragazza, Meredith, secondo le  ricostruzioni, sarebbe stata uccisa per aver rifiutato attenzioni  sessuali indesiderate.</p>
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		<title>Un padre sogna il figlio assassinato</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/09/25/un-padre-sogna-il-figlio-assassinato/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 15:35:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Eroi cubani]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Di Celmo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustino Di Celmo]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[“Signor Barack Obama: Le scrivo perchè  mi  sento in debito con i Cinque Eroi cubani che hanno rischiato le proprie vite contro il terrorismo e stanno scontando, soffrendo, per  ingiuste sentenze dettate già 13 anni fa, quasi lo stesso tempo trascorso dal mio assassinio, condannati per delitti che non hanno commesso e che nemmeno esistono come tali. Io, dal luogo in cui riposo per sempre, vedo chiaramente, Presidente, che questi Cinque uomini hanno agito senza mettere in pericolo la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e della loro popolazione. La loro reclusione è dura e assurda, mentre coloro che hanno organizzato la mia morte camminano protetti per Miami. 
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Traduzione Gioia Minuti</strong></p>
<div id="attachment_1817" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1817" src="/files/2011/09/Giustino-Di-Celmo.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Giustino Di Celmo sogni di suo figlio Fabio Di Celmo</p></div>
<p>Con frequenza Giustino di Celmo sogna di parlare con suo figlio. Pochi giorni fa ha sognato che  Fabio aveva scritto questa lettera al Presidente degli Stati Uniti e l’ha inviata al quotidiano Joventud Rebelde:</p>
<p>“Signor Barack Obama: Le scrivo perchè  mi  sento in debito con i Cinque Eroi cubani che hanno rischiato le proprie vite contro il terrorismo e stanno scontando, soffrendo, per  ingiuste sentenze dettate già 13 anni fa, quasi lo stesso tempo trascorso dal mio assassinio, condannati per delitti che non hanno commesso e che nemmeno esistono come tali.</p>
<p>Io, dal luogo in cui riposo per sempre, vedo chiaramente, Presidente, che questi Cinque uomini hanno agito senza mettere in pericolo la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e della loro popolazione.</p>
<p>La loro reclusione è dura e assurda, mentre coloro che hanno organizzato la mia morte camminano protetti per Miami.</p>
<p>Lei che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace è obbligato a fare giustizia e a liberare questi uomini innocenti, separati dalle mogli, dai figli e da tutti i familiari.</p>
<p>Se lo farà, per Lei e per il popolo nordamericano sarà un segnale di pace, di giustizia e d’amore e diverrà un avvenimento trascendentale nella lunga storia giuridica degli Stati Uniti.</p>
<p>Io credo anche che Renè, che uscirà libero dalla prigione il 7 ottobre, debba andare direttamente a Cuba e non lo si deve lasciare alla mercè della cattive intenzioni di Luis Posada Carriles e dei suoi boia.</p>
<p>Non si dimentichi neanche, Presidente, d’eliminare il blocco di 11 amministrazioni statunitensi contro il popolo cubano, misura che ha già superato i cinquant’anni di  crudele durata. Gli abitanti dell’arcipelago che io ho conosciuto vogliono una relazione pacifica e rispettosa tra i due paesi.</p>
<p>Desidero che Dio illumini la sua mente, il suo cuore e la sua mano, e sono sicuro che la sua vita durerà a lungo in questo mondo, mentre io l’ho perduta in piena gioventù, 14 anni fa.</p>
<p>Infine, Signor Obama, agisca e sia anche lei come il presidente Abraham Lincoln, che divenne famoso perchè “precursore della buona vicinanza”.</p>
<p>Il mondo intero la ringrazierà.</p>
<p>Io ho fiducia nella sua coraggiosa decisione.</p>
<p><strong>Fabio di Celmo.</strong></p>
<div id="attachment_1818" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1818" src="/files/2011/09/fabio-01.jpg" alt="" width="500" height="722" /><p class="wp-caption-text">Giustino Di Celmo chiede giustizia per la morte di suo figlio Fabio di Celmo</p></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Una fantasia orientale: la rivoluzione in Israele-Palestina</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 19:06:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>

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		<description><![CDATA[Dateline: Tel Aviv, un giorno o l’altro, alla fine del 2011, o… più avanti… Le strade di Tel Aviv sono inondate da dimostranti che stanno sventolando la bandiera della Palestina, le sue insegne sovrastano un mare indistinto di altre bandiere, alcune di queste con la stella di Davide. Al culmine di mesi di proteste di massa, anche qui, come in altre città israeliane e in tutta la Striscia di Gaza e nella Cisgiordania da tanto tempo sotto occupazione, Israeliani, sia arabi sia ebrei, uniscono le loro mani con i rifugiati Palestinesi liberati dai campi, per festeggiare la nascita della nuova Palestina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Muriel Mirak-Weissbach </strong></p>
<p><span> Traducido por <strong> Curzio Bettio</strong></span></p>
<p><span><strong>(Tlaxcala)<br />
</strong></span></p>
<blockquote><p>Dateline: Tel Aviv, un giorno o l’altro, alla fine del 2011, o… più avanti…</p>
<p>Le  strade di Tel Aviv sono inondate da dimostranti che stanno sventolando  la bandiera della Palestina, le sue insegne sovrastano un mare  indistinto di altre bandiere, alcune di queste con la stella di Davide.</p></blockquote>
<div>
<blockquote><p>Al  culmine di mesi di proteste di massa, anche qui, come in altre città  israeliane e in tutta la Striscia di Gaza e nella Cisgiordania da tanto  tempo sotto occupazione, Israeliani, sia arabi sia ebrei, uniscono le  loro mani con i rifugiati Palestinesi liberati dai campi, per  festeggiare la nascita della nuova Palestina.</p>
<p>Tutti  gli abitanti della Palestina storica si stanno preparando per un  referendum popolare, attraverso cui saranno loro a decidere con il voto  se optare per un singolo Stato, che garantisca pari diritti di  cittadinanza a tutti, indipendentemente dalla religione o  dall’appartenenza etnica, o per due Stati separati e sullo stesso piano  di dignità.</p></blockquote>
<div>
<div id="attachment_1797" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1797" src="/files/2011/09/Israeliani-osservano-la-manifestazione-di-protesta-di-massa.jpg" alt="" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Mare di gente: Israeliani osservano la manifestazione di protesta di massa che il 3 settembre 2011 ha visto la partecipazione di 450.000 persone. Mettendo questo dato in relazione alla popolazione di Israele, questa presenza corrisponde ad un equivalente di 18 milioni di Statunitensi. (Foto gentilmente concessa da : www.forward.com)</p></div>
<p>Un governo provvisorio, composto da attivisti per il movimento  della pace, da membri di organizzazioni per i diritti umani e da  esponenti politici palestinesi, tra cui Marwan Barghouti liberato, ha  assunto la responsabilità di organizzare il referendum, mentre una  commissione di esperti del diritto ha iniziato a studiare i parametri di  una Costituzione &#8211; sia per la soluzione ad un unico Stato che per un  nuovo Stato palestinese &#8211; una Costituzione di una tal natura che lo  Stato di Israele non ha conosciuto mai.</p></div>
<div>La legge marziale, imposta di volta in volta dal 1948, è stata  definitivamente revocata, e i check-point, le barriere di controllo e  tutti gli altri ostacoli che avevano ridotto a brandelli il territorio  della Palestina in tanti Bantustan sono stati rimossi.</div>
</div>
<div></div>
<div><span></p>
<div>
<div>I primi bulldozer hanno iniziato a  smantellare il muro odiato, il confine con Gaza è stato aperto da  entrambe le parti, all’Egitto e al resto della Palestina.</div>
<div>È stata insediata una “Commissione della Verità”, sul modello  dell’esperienza sudafricana, per porre le basi per la riconciliazione  tra Israeliani e Arabi. La  Commissione ha due dipartimenti, uno che  esaminerà tutti i documenti riguardanti l’espulsione dei Palestinesi  durante la Nakba, e il secondo che passerà in rassegna le violazioni dei  diritti umani da quel momento ad oggi.</div>
<div>Gli ex leader del passato regime hanno lasciato il paese, molti,  come l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno fatto ritorno alla  loro terra d’origine, gli Stati Uniti. Altri, come la Tzipi Livni, Ehud  Barak, Avigdor Lieberman, e Shimon Peres, se ne sono andati in grande  segretezza, vale a dire hanno raggiunto luoghi più sicuri, per evitare  di essere bollati con mandati di cattura internazionali. Numerosi sono  gli ambasciatori israeliani all’estero che hanno presentato le loro  dimissioni, ugualmente alla ricerca di rifugio politico da qualche  parte, in qualche modo.</div>
<p><strong>Com’è accaduto</strong></p>
<div>Tutto è cominciato con le ribellioni arabe che hanno colpito il  Nord Africa all’inizio del dicembre 2010 in Tunisia, Egitto, e poi  Yemen, Bahrein, e via così.</div>
<div>Fin dall’inizio, è stata la questione della giustizia sociale che  ha scatenato gli sconvolgimenti. L’auto-immolazione di Mohammad Bouazizi  in Tunisia è stato un atto di protesta contro l’ingiustizia sociale ed  economica a cui lui e la sua famiglia erano stati sottoposti. Dopo la  fuga dello sgraziato dittatore Ben Ali e della sua odiata moglie Leila  Trabelsi in Arabia Saudita, la scintilla della rivoluzione si è  trasferita come fiaccola olimpica all’Egitto.</div>
<div></div>
<div>Oltre un milione di Egiziani, dimostrando nella Piazza Tahrir e in  tutto il paese, hanno costretto Hosni Mubarak ad abbandonare, per poi  trascinarlo davanti a un tribunale a rispondere della morte di oltre 800  manifestanti.</div>
<div></div>
<div>Nello Yemen, l’uomo forte Ali Abdullah Saleh ha fatto resistenza  alle pressioni della strada, così come alle offerte di generosa  mediazione del Consiglio per la  Cooperazione fra gli Stati Arabi del  Golfo (GCC), finché è stato indotto ad uscire di scena per salute  sofferente e per pressioni politiche. La spietata repressione di Muammar  Gheddafi contro civili che dimostravano ha fornito il pretesto per una  risoluzione delle Nazioni Unite di dubbia legalità, che a sua volta è  stata sfruttata per scatenare una guerra della NATO contro la Libia.  Solo dopo mesi di prolungata distruzione massiccia di Tripoli, che tanto  sangue ha fatto scorrere attraverso i bombardamenti aerei, un  compromesso è stato raggiunto, permettendo al leader libico una via di  uscita.</div>
<div></div>
<div>In Siria, il regime di Assad ha colpito con estrema brutalità la  sua gente, uccidendo oltre 2.000 persone, resistendo comunque a tutti i  tentativi di mediazione dall’esterno, fino a quando una fazione  pragmatica all’interno della minoranza alawita, sfruttando l’isolamento  che un embargo petrolifero dell’Unione Europea aveva imposto alla Siria,  si è mossa contro il clan Assad, e lo ha deposto, creando così le  condizioni per una transizione verso una qualche forma di governo  rappresentativo.</div>
<div></div>
<div>E l’ondata di ribellione araba non si è fermata qui.</div>
<div></div>
<div>I manifestanti in Bahrein hanno inscenato proteste senza  precedenti. La ribellione, presentata nei media internazionali come una  sfida puramente settaria lanciata dalla maggioranza sciita repressa  contro la minoranza dominante sunnita, invocava riforme economiche,  politiche e sociali di grande respiro. Alcune forze di opposizione  perseguivano una monarchia costituzionale, altre esigevano tout court  l’abolizione della monarchia.</div>
<div></div>
<div>La famiglia reale del Bahrein, sovrastata politicamente e  militarmente, ha dovuto chiamare a rinforzo gli Stati confinanti membri  del Consiglio per la  Cooperazione fra gli Stati Arabi del Golfo, che  sono arrivati in suo soccorso il 14 marzo 2011.  In una grottesca  parodia di “unità araba”, i soldati dall’Arabia Saudita e dagli Emirati  Arabi Uniti si sono mossi per proteggere posizioni strategiche,  liberando la polizia del Bahrein dal compito di affrontare i  manifestanti.</div>
<div></div>
<div>La dinastia saudita ha prevenuto la sollevazione sociale  nell’Arabia Saudita, annunciando che avrebbe messo subito sul piatto100  miliardi di dollari per elevare gli standard di vita del popolo.</div>
<div>Oman e Kuwait non sono stati immuni dall’ondata di proteste radicali, né lo sono stati gli Emirati Arabi Uniti.</div>
<div></div>
<div>Nei casi degli sceiccati del Golfo, sono stati i rappresentanti  delle diseredate comunità etniche e religiose ad esigere la fine della  discriminazione e un’adeguata rappresentanza politica in nuove  istituzioni dello Stato, che dovrebbero rimpiazzare le strutture  arcaiche, oligarchiche, attraverso cui gli sceicchi petrolieri avevano  governato i loro feudi, in totale disprezzo dei più elementari diritti  umani.</div>
<div></div>
<div>Dato l’enorme patrimonio economico in gioco nei diversi piccoli, ma  immensamente ricchi di petrolio, emirati e sceiccati, non vi è stata  alcuna esitazione da parte dei loro alleati occidentali e consumatori di  petrolio a venire in loro aiuto. Ma la dinamica sociale, psicologica e  politica che si era scatenata, non si sarebbe arresa alle misure  tradizionali di repressione. Condizioni di guerra civile hanno  minacciato molti degli sceiccati, costringendo a cambiamenti forzati  nello status quo politico: le riforme profonde hanno ridefinito alcune  delle monarchie assolute in entità costituzionali secondo i modelli  spagnolo o scandinavo. Sebbene lontani dal raggiungere la perfezione, i  cambiamenti forzati attraverso il potere della strada sono riusciti a  sostituire alcune delle antiquate strutture medievali aristocratiche con  decenti “pseudo-democrazie”, con sistemi solo a mezza strada  democratici, dove la gente comunque ha la possibilità di cominciare a  pensare a se stessa non come comunità di sottoposti ma di cittadini.</div>
<div></div>
<div>I monarchi della Giordania e del Marocco, più giovani e dalle  concezioni più moderne, sono riusciti ad evitare il conflitto sociale in  campo aperto con l’introduzione di riforme, che hanno ridotto il potere  della monarchia e progressivamente esteso le prerogative del  parlamento. Anche se ben lontane dal costituire un fondamentale  cambiamento politico, le misure cosmetiche hanno contribuito a mantenere  saldo il controllo sociale.</div>
<p><strong>Panico a Tel Aviv</strong></p>
<div>È stato in Israele che sono emerse le risposte più allarmate per la  “Primavera Araba”. L’establishment israeliano è stato colto  completamente alla sprovvista dalla rivoluzione egiziana. Le formidabili  agenzie d’intelligence, a partire dal Mossad, sono venute meno nel  prevedere l’improvviso slancio rivoluzionario, non perché non fossero  consapevoli dello sviluppo delle tendenze di opposizione negli ultimi  dieci anni, ma a causa della loro convinzione ideologica che gli  Egiziani (che sono solo Arabi, dopo tutto!) non avrebbero costituito  mai, non avrebbero potuto mai lanciare una sfida credibile al governo di  Mubarak.</div>
<div></div>
<div>Rafforzando i loro pregiudizi, il loro impegno politico si era  rivolto in favore del regime di Mubarak, che aveva fornito ad Israele un  partner arabo affidabile nella lotta contro la causa palestinese, sia  attraverso pressioni politiche su Fatah o addirittura mediante misure  repressive contro Hamas.</div>
<div></div>
<div>Secondo Wikileaks, Mubarak non solo aveva passivamente tollerato  nel 2008 la guerra di Israele contro Gaza, ma ne aveva sollecitato  l’aggressione.</div>
<div>Ora Mubarak, il pilastro della stabilità di Israele nel mondo arabo, è stato rovesciato. E non finisce qui.</div>
<div></div>
<div>Israele teme che, se l’Egitto fa marcia indietro e non riconosce  più gli accordi di pace di Camp David del 1978-79, la Giordania potrebbe  seguirne l’esempio, abrogando il trattato di pace con Israele del 1994.  E questo non è paranoia!</div>
<div></div>
<div>Come la rivoluzione egiziana ha prevalso e i manifestanti in Libia  hanno sfidato il regime di Muammar Gheddafi, i dimostranti hanno  riempito le strade di Amman, chiedendo un nuovo governo e l’introduzione  di effettive riforme, al di là dei cambiamenti proposti dal re Abdallah  II.</div>
<div></div>
<div>L’élite israeliana veniva fulminata. Le prime dichiarazioni  rilasciate da parte del governo facevano eco a quelle degli Arabi  detronizzati, evocando il fantasma dei fondamentalisti Fratelli  Musulmani, estremisti pronti a prendere il potere.</div>
<div></div>
<div>D’altro canto, Tel Aviv implorava clemenza: si pregava il nuovo  governo egiziano, qualunque esso fosse, di non rompere i precedenti  trattati con Israele e, soprattutto, di non entrare in un rapporto di  contrapposizione antagonista.</div>
<div></div>
<div>Le sollecite dichiarazioni dal Cairo da parte di dirigenti  razionali e maturi nell’ambito dell’Alto Consiglio militare egiziano,  con le assicurazioni che tutti gli obblighi internazionali sarebbero  stati rispettati, fornivano sollievo ai nervosi politicanti di Tel Aviv.  E le assicurazioni che le consegne di gas naturale, temporaneamente  sospese, sarebbero riprese, allontanavano ancor più i timori di Israele.</div>
<div></div>
<div>Ma poi, nel mese di febbraio 2011, per la prima volta in 30 anni,  l’Egitto consentiva all’Iran di inviare due navi da guerra attraverso il  Canale di Suez, una mossa che infiammava i timori paranoici di Tel  Aviv, che il nuovo regime del Cairo avrebbe potuto allearsi con l’Iran,  acerrimo nemico di Israele.</div>
<div></div>
<div>Più in generale, gli Israeliani erano terrorizzati che gli Egiziani  potessero abbandonare l’impegno di Mubarak rispetto alle clausole non  scritte a Camp David in materia di sicurezza a Gaza. Soprattutto,  temevano che la nuova leadership egiziana avrebbe instaurato rapporti  con la fazione di Fatah e con Hamas su un piano di parità, e aprire la  frontiera di Gaza. I leader israeliani temevano che, se avessero dovuto  lanciare una nuova guerra contro i Palestinesi a Gaza o in Cisgiordania,  l’Egitto, questa volta, non si sarebbe seduto in disparte a guardare.</div>
<p><strong>La rivolta arriva in Israele-Palestina</strong></p>
<div>Mentre i politici israeliani si stavano mangiando le unghie presi  dall’ansia per una tale terribile eventualità, nessuno di loro metteva  in conto la possibilità che un tale sviluppo, come stava spazzando il  mondo arabo, poteva inghiottire anche Israele. Così come il Mossad,  dalla fama di onnisciente servizio di intelligence israeliano, era stato  colto completamente di sorpresa dalle rivolte in Tunisia ed Egitto,  anche i dirigenti di Israele avevano sottovalutato o ignorato i segni di  un crescente processo di simile fermentazione nella stessa Israele /  Palestina.</div>
<div></div>
<div>In tutte le migliaia di editoriali di stampa sulla rivoluzione  araba, ci sono stati pochi giornalisti eccezionali che hanno contemplato  la possibilità che questo processo poteva spazzare anche la Palestina.  Ciò deriva dal tacito presupposto non solo negli ambienti giornalistici,  ma anche fra semplici cittadini della regione, che Israele è Israele,  cioè uno Stato ebraico, e quindi, qualsiasi cosa che si definisca una  rivoluzione araba non aveva la possibilità di avvenire qui.</div>
<div></div>
<div>Ma, in realtà, Israele/Palestina è araba &#8230;</div>
<div></div>
<div>Il primo passo significativo verso la rivoluzione in  Israele-Palestina è stato mosso quando i rappresentanti della Gioventù  palestinese da Gaza e dalla Cisgiordania si sono incontrati al Cairo il 3  marzo, con l’intenzione di sollecitare i leader di Fatah e Hamas a  superare le loro ostilità e, nell’interesse di organizzare i Palestinesi  per la creazione di uno Stato sovrano, a serrare i ranghi. Dopo gli  incontri del Cairo, i giovani di Ramallah hanno organizzato una  dimostrazione per l’unità palestinese, esibendo tutti la bandiera della  Palestina. Il 15 marzo, i loro coetanei a Gaza hanno messo in atto una  protesta simile, chiedendo ai leader di Fatah e Hamas di superare le  loro insignificanti e a volte meschine differenze, e di delineare una  strategia seria per uno Stato palestinese. Si stima che decine di  migliaia di persone abbiano marciato attraverso la Striscia con cartelli  su cui stava scritto “Fine delle divisioni!”</div>
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<div>Nel mese di aprile, il leader di Hamas Haniyeh ha rivolto un invito  ad Abbas a visitare Gaza per colloqui. Nel corso delle loro  discussioni, i leader di Hamas e Fatah hanno letto una scritta sul muro:  “o superare le divergenze politiche, e creare un fronte unito per uno  Stato palestinese, o, come per Hamas a Gaza e Fatah in Cisgiordania,  venire contestati dalle masse palestinesi, e, come Ben Ali, Mubarak,  Saleh, ecc., essere costretti a rinunciare al potere.”</div>
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<div>Infatti, dopo la caduta di Mubarak, c’erano state in Cisgiordania  molte dimostrazioni sicuramente di dimensioni più ridotte, ma che  lanciavano slogan del tipo: “Mubarak oggi, Abbas domani!”</div>
<div>A Gaza, un sondaggio di metà marzo dimostrava che due terzi degli  intervistati appoggiavano manifestazioni per il cambio di regime.</div>
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<div>Le manifestazioni palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di  Gaza sono state determinanti nel dare la sveglia alla leadership  palestinese, sempre in preda alle divisioni, con l’ammonizione che,  nella attuale congiuntura rivoluzionaria, questi dirigenti non potevano  permettersi di sedersi ed aspettare.</div>
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<div>Alla fine di aprile avevano trovato un accordo in 5 punti, che  comprendeva un governo di unità ad interim, elezioni entro un anno,  l’unione delle forze di sicurezza, e la liberazione dei prigionieri. Abu  Mazen è sembrato prendere il toro per le corna il 18 luglio, quando ha  annunciato che avrebbe presentato la dichiarazione di uno Stato  palestinese al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e, nel caso probabile di  un veto degli Stati Uniti, avrebbe trasferito la questione  all’Assemblea Generale.</div>
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<div>Il progetto era quello di scatenare manifestazioni sul tema  “Palestina 194”, per reclamare la presentazione della Palestina come lo  Stato n.194 al momento della riunione generale delle Nazioni Unite.</div>
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<div>E infatti, subito, il 20 settembre, nei Territori Occupati sono esplose dimostrazioni – perfino anche all’interno di Israele.</div>
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<div>Il movimento di protesta in Israele, che aveva visto il suo inizio  nel mese di luglio, era partito come un movimento per alloggi a prezzi  accessibili, per migliori condizioni di vita, &#8211; insomma, per una  “giustizia sociale” – comunque, i suoi leader esplicitamente evitavano  di collegare questo processo al sostegno politico in favore della  nascita di uno Stato palestinese.</div>
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<div>Molti tra i giovani israeliani avevano temuto che allargando la  protesta ad abbracciare la nascita di uno Stato palestinese, avrebbe  alienato i partecipanti più conservatori. Ma avevano dovuto rendersi  conto del fatto che ogni invocazione di “giustizia sociale” sarebbe  risultata una beffa se non veniva compreso il problema della Palestina.</div>
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<div>Mentre le dimostrazioni si sviluppavano, e tendopoli popolavano  l’intero paese, partecipavano alle manifestazioni in numero crescente  anche Arabi israeliani.</div>
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<div>Alla fine di luglio, gli appelli per la giustizia sociale avevano  lasciato il posto alla domanda di cambiamento di regime in Israele,  quando i manifestanti esibivano cartelli con: “Bibi, vai a casa!” e  “Vattene!” (in arabo) &#8211; tutti diretti contro Benjamin Netanyahu.</div>
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<div>Il 30 luglio, si mobilitavano ben più di una dozzina di città,  compresa Nazareth, dove Ebrei e Arabi marciavano insieme. Ai primi di  agosto, i manifestanti raggiungevano il quarto di milione. Nonostante la  “crisi di sicurezza” orchestrata dal governo Netanyahu in seguito  all’uccisione, il 18 agosto, di 8 Israeliani vicino a Eilat, e i  bombardamenti di rappresaglia di Israele su Gaza, le proteste in Israele  non cessavano.</div>
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<div>A metà agosto, migliaia marciavano a Tel Aviv per protestare contro  l’alto costo della vita. Significativamente, anche qui, la solidarietà  arabo-ebraica era un tema delle manifestazioni: “Gli Ebrei e gli Arabi  rifiutano di essere nemici”, cantavano i dimostranti.</div>
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<div>Le tante promesse di Netanyahu, che una sua “commissione” avrebbe  riesaminato le questioni sociali, non avrebbero potuto arginare la  protesta, che si è allargata culminando il 3 settembre nelle  manifestazioni che hanno visto quasi mezzo milione in piazza. In un  paese di 7,7 milioni di cittadini, questo costituiva una presenza di  enormi dimensioni. Si stava assistendo alle più grandi dimostrazioni mai  tenute in Israele. I manifestanti parlavano dell’evento come una  “seconda giornata di indipendenza”.</div>
<div></div>
<div>Nel momento che la questione di uno Stato palestinese veniva  portata davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i due  processi, quello dello Stato e quello della “giustizia sociale”,  diventavano un tutt’uno.</div>
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<div>Le proteste degli Israeliani contro i tagli al diritto alla casa,  all’assistenza sanitaria, e ad altre infrastrutture sociali erano  attacchi indiretti contro la politica di Netanyahu in favore di  insediamenti espansionisti. I coloni, estremisti di destra, stavano  godendo di sussidi e di strutture abitative moderne, mentre gli studenti  a Tel Aviv non riuscivano a trovare un posto dove vivere. Nel frattempo  il governo continuava ad autorizzare nuovi insediamenti in territorio  palestinese, Gerusalemme Est compresa.</div>
<div></div>
<div>Le due questioni non potevano più essere tenute separate. Come  programmato da parte della leadership palestinese, il 20 settembre  avevano inizio le manifestazioni in appoggio al voto delle Nazioni Unite  in tutta la Cisgiordania e Gaza, che venivano integrate con continue  manifestazioni di protesta in Israele.</div>
<div></div>
<div>Così, sebbene il voto del Consiglio di sicurezza, come previsto,  veniva sabotato dal veto degli Stati Uniti &#8211; un gesto che strappava al  presidente Obama i suoi ultimi brandelli di credibilità – l’Assemblea  generale delle Nazioni Unite esprimeva un voto ad enorme maggioranza in  favore della nascita di uno Stato palestinese. Nel frattempo, i  manifestanti in Israele-Palestina rappresentavano una realtà in campo.</div>
<div></div>
<div>Era lo “tsunami diplomatico” che Barak aveva temuto. Il 13 marzo,  aveva avvertito che la data del 20 settembre si avvicinava, “ci troviamo  ad affrontare uno tsunami diplomatico, di cui la maggioranza  dell’opinione pubblica non se ne rende conto”, con riferimento al  “movimento internazionale che può riconoscere uno Stato palestinese  entro i confini del 1967.”</div>
<div>A Barak si erano uniti altri leader israeliani e i loro equivalenti  negli Stati Uniti in una grande campagna diplomatica per estorcere ai  membri delle Nazioni Unite l’impegno di non votare per uno Stato  palestinese, ma senza alcun risultato.</div>
<div></div>
<div>Gli Stati Uniti si erano spinti fino a dar luogo ad un’iniziativa  diplomatica alla fine di agosto nei confronti di oltre 70 paesi,  chiedendo la loro opposizione alla dichiarazione dello Stato  palestinese, per motivi che questo sarebbe stato destabilizzante della  regione e avrebbe ostacolato il progresso del (ormai defunto da tempo)  “processo di pace”.</div>
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<div>L’establishment israeliano si dimostrava impotente di fronte a tale  fenomeno. Non era il voto delle Nazioni Unite che di per sé creava la  differenza &#8211; poiché il suo valore era ampiamente simbolico, anche se  moralmente potente &#8211; ma la convergenza delle agitazioni sociali  all’interno di Israele con le dimostrazioni dei Palestinesi nei  Territori Occupati. Le Forze di Sicurezza di Israele potevano non  esitare ad aprire il fuoco sui Palestinesi come in passato, ma non  potevano fare lo stesso con i cittadini israeliani.</div>
<div></div>
<div>Anche affrontare una rivolta palestinese di per sé sola avrebbe ora  presentato problemi. Ai primi di agosto, il Tenente generale Benny  Gantz riferiva ad una commissione della Knesset che “esiste la  possibilità di un confronto nel mese di settembre”, e ribadiva che  l’esercito non avrebbe permesso ai manifestanti di marciare contro gli  insediamenti. Ma Amos Gilad, capo del Dipartimento politico del  Ministero della Difesa aveva ammesso, “Non siamo bravi a trattare con…  Gandhi.”</div>
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<div>Ora quello che hanno dovuto affrontare è stato ben più di questo:  una sollevazione generale dei cittadini israeliani a fianco dei  Palestinesi, e tutti chiedevano giustizia per tutti.</div>
<p><strong>Miti israeliani e cecità della stampa</strong></p>
<div>La rivoluzione in Israele-Palestina aveva colto di sorpresa molti  analisti e giornalisti, soprattutto perché avevano ignorato la realtà  sociale, politica ed economica del paese, mentre erano sempre disposti a  bersi le prevalenti assunzioni sulle condizioni di vita in Israele.</div>
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<div>Avevano trascurato le caratteristiche comuni tra le condizioni di  vita in Israele e la vita in quelle nazioni arabe che ora erano  squassate dalla rivolta.</div>
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<div>Un’ipotesi sbagliata di questo tipo, ritenuta come universale, era  che Israele fosse una democrazia, anzi l’unica democrazia nella regione.</div>
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<div>I commenti del portavoce del primo ministro, Mark Regev, dopo le  massicce proteste del 30 luglio erano del tutto risibili: affermava di  pensare che i manifestanti “non chiedevano riforme democratiche, perché  sanno che noi viviamo in una società democratica.”</div>
<div></div>
<div>Quale società democratica??!? Pochi avevano sollevato la questione,  come si può avere una democrazia quando non si possiede una  Costituzione? Sicuramente una Costituzione è necessaria, più che avere  elezioni periodiche, condotte tra una collezione di partiti che possono  presentare differenze, ma di facciata, però che tutti accettano lo  status quo.</div>
<div></div>
<div>Un’altra questione che non è stata sollevata in precedenza: come si  può avere una democrazia, quando è in vigore la legge marziale?</div>
<div></div>
<div>Non siamo in presenza di una democrazia, ma di un’oligarchia che  governa Israele, come i manifestanti a poco a poco sono arrivati a  realizzare. Esaminando la struttura del potere economico e finanziario  del paese, hanno denunciato l’esistenza di una ridotta élite, costituita  da una decina di famiglie potenti che hanno tenuto sotto controllo la  ricchezza della nazione.</div>
<div></div>
<div>Un altro fattore sociale che Israele aveva in comune con le  dittature arabe era l’esistenza di una classe dirigente invecchiata e  corrotta. Anche se non rappresentata da una dinastia, questa élite  israeliana si è configurata in una dinastia collettiva guidata da figure  come Shimon Peres e Ariel Sharon (anche se attualmente del tutto  inabile), che hanno detenuto il potere per decenni.</div>
<div></div>
<div>E la corruzione era diffusa: visti gli scandali sessuali, come  quello che ha colpito l’ex presidente Katsav, che è stato incarcerato  per stupro, o la corruzione finanziaria, come nel caso di Ehud Olmert o  del presidente Ezer Weizman, per non parlare dei rapporti sporchi di  Ariel Sharon e dei suoi figli, l’élite israeliana non può dirsi  differente dalle sue corrispondenti in Egitto o in Tunisia. E non  parliamo delle accuse di abusi continui inflitti dalla moglie di  Netanyahu, Sara, contro i domestici.</div>
<div></div>
<div>Così, la rivoluzione in Israele-Palestina non avrebbe dovuto  sorprendere nessuno. Erano solo i paraocchi ideologici che impedivano  all’opinione pubblica mondiale di vedere ciò che stava sviluppandosi in  Israele-Palestina, come parte del processo della Primavera araba.</div>
<p><strong>Fantasia o Realtà?</strong></p>
<div>Da tanto tempo ho sempre sostenuto la tesi per cui, se deve  avvenire un qualche progresso nelle relazioni arabo-israeliane, deve  esplodere in Israele una crisi decisiva, una crisi dalle dimensioni  morali, politiche ed esistenziali, che costringa l’élite e la  popolazione in generale a ripensare a tutti i loro assunti di base, &#8211; di  come Israele ha iniziato ad esistere, qual è stato il rapporto con il  popolo palestinese fin dal 1948, come la sua ragion d’essere come  nazione dovrebbe essere giustificabile per pretendere di avere  legittimità.</div>
<div></div>
<div>La crisi è ormai a portata di mano, e deve essere accolta come un  fenomeno, il più salubre &#8211; non importa cosa potrà emergere alla fine del  processo.</div>
</div>
<p></span></div>
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		<title>Quando l’economia statunitense va al collasso, prende forma uno stato di polizia per una “nuova normalizzazione”</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 18:06:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando i grandi feudatari delle imprese multinazionali si saranno impadroniti anche di quel poco che resta della rete di protezione sociale ormai ridotta a brandelli (adieu Servizio Sanitario Statale per la cura degli anziani e per i meno abbienti! Previdenza Sociale? Au revoir!), l’amministrazione Obama si sta muovendo a rotta di collo per espandere ed intensificare i programmi di stato di polizia in precedenza impostati dal governo Bush. Dopo tutto, con le quotazioni azionarie preda di vortici selvaggi, occupazione e salari in una spirale mortale, e fondi pensione e patrimoni pubblici inghiottiti completamente dagli speculatori e dalla feccia dei possessori di rendite e dei grandi patrimoni, lo Stato rispolvera, migliorandoli, i piani di emergenza, per paura che il “contagio” dalla Grecia, Spagna o Gran Bretagna si estenda dai mitici lidi della “vecchia Europa” e vada ad infettare questo popolo timorato di Dio, qui nella sua Heimat, nella sua cara patria che sono gli Stati Uniti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Tom Burghardt </strong></p>
<p><span> Traducido por <strong> Curzio Bettio</strong></span></p>
<p><span><strong>(Tlaxcala)</strong></span></p>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-1793" src="/files/2011/09/economia-polizia.jpg" alt="" width="300" height="250" />Niente paura, coloro che detengono il potere possiedono formule magiche, a cui hanno conferito entusiasticamente il titolo di <span style="text-decoration: underline">Civil Disturbances: Emergency Employment of Army and Other Resources</span>, (<em>Disordini civili: impiego dell’esercito e di altre risorse in situazioni emergenziali</em>),  diversamente note come Disposizioni per l’Esercito 500-50, riguardanti  alle “politiche, responsabilità, e direttive per il Ministero della  difesa relative alla pianificazione di operazioni che vedono l’uso delle  strutture dell’esercito in funzione del controllo di disordini civili  in atto, o per la loro <em>prevenzione</em>.”</div>
<div>Quando i politici della Gran Bretagna, sull’onda delle rivolte londinesi, esigono un <em>clampdown</em>,  vale a dire provvedimenti restrittivi nei confronti dei mezzi di  comunicazione sociali, e quando l’agenzia Bay Area Rapid Transit (BART) a  San Francisco, nell’ultima settimana, ha interrotto in modo clandestino  il servizio telefonico mediante cellulari per agevolare la repressione  di una protesta contro la violenza della polizia, allora nelle  cosiddette “democrazie occidentali” stanno diventando di norma tattiche  di controllo autoritario, che scimmiottano quelle impiegate in Egitto e  in Tunisia (che così tanto bene hanno funzionato!).</div>
<p><strong>Legge segreta, programmi segreti </strong></p>
<div>Intanto, sulla Collina del Campidoglio, il Congresso ha fatto la  sua parte per difenderci da questa fastidiosa Carta Costituzionale dei  diritti del cittadino; questo è avvenuto prima che 81 dei “nostri”  Rappresentanti eletti – quasi un quinto dei Rappresentanti – se ne  andassero in Israele per visite ufficiali pagate dall’AIPAC. (1)</div>
<div><em>Secrecy News</em> ha riferito che la Commissione Servizi  Informativi del Senato “aveva respinto un emendamento che avrebbe dovuto  imporre al Ministro della giustizia e sovrintendente ai procuratori  distrettuali, e al Direttore dei servizi informativi nazionali, di  affrontare il problema della ‘normativa sulla segretezza’, per cui  agenzie governative dipendono legalmente da autorità poco o nulla  conosciute dall’opinione pubblica.”</div>
<div>Questo emendamento, proposto dai Senatori Ron  Wyden (D-OR) e Mark Udall (D-CO) veniva respinto con voto espresso  verbalmente, ed inoltre venivano assegnati rafforzati poteri di  sorveglianza senza precedenti ad agenzie del Settore Esecutivo, come  l’FBI e la NSA [<em>Ufficio investigativo federale e Agenzia per la sicurezza nazionale</em>].</div>
<div>Come precedentemente riportato da <em>Antifascist Calling</em>, la Electronic Frontier Foundation (<em>Fondazione per la Frontiera Elettronica</em>)  ha intentato una causa al fine di ottenere un provvedimento legislativo  sulla libertà di informazione contro il Ministero della giustizia, “per  ingiungere la pubblicazione di un memorandum legale segreto volto a  giustificare la possibilità di accesso dell’FBI alle registrazioni  telefoniche degli Statunitensi, anche in assenza di un qualsiasi  processo o di tutela di natura legale.”</div>
<div>Il Ministero della giustizia ha fatto  opposizione ed ora si assiste ad un Senato che ha affermato come la  “normativa sulla segretezza” dovrebbe stare all’interno dei  principi-guida della nostra ex Repubblica.</div>
<div>Inoltre, <em>Secrecy News</em> ha reso di dominio pubblico che la  Commissione ha respinto un secondo emendamento per una norma di  autorizzazione che avrebbe impegnato l’Ispettorato Generale del  Ministero della giustizia “nella valutazione del numero degli  Statunitensi che avevano avuto i contenuti delle loro comunicazioni  sottoposti a controllo, in violazione del FISA Amendments Act del 2008  [FAA].”  (2)</div>
<div>Come puntualizzato svariate volte, il FAA è un frammento pernicioso  di quel detrito legislativo bushista che legalizzava i programmi  segreti spionistici della passata amministrazione, da allora abbelliti  dal nostro attuale Presidente “<em>speranza e cambiamento</em>”.</div>
<div>Durante il periodo precedente l’approvazione del FAA, i Democratici  del Congresso, compreso l’allora senatore Barack Obama, e i suoi  colleghi Repubblicani di corridoio, avevano dichiarato che la legge  costituiva un “compromesso” tra i diritti alla privacy dei cittadini  degli Stati Uniti e le necessità delle agenzie per la sicurezza di  “bloccare i terroristi” in procinto di aggredire il paese.</div>
<div>Se questo era il motivo, perché il popolo usamericano non poteva rendersi consapevole se i suoi diritti erano stati compromessi?</div>
<div>Forse, come suggeriscono recenti documenti di <em><span style="text-decoration: underline">Truthout</span></em> ed altre pubblicazioni, l’ex “zar” del controterrorismo degli Stati  Uniti Richard Clarke aveva sollevato “accuse esplosive contro tre ex  funzionari al vertice della CIA &#8212; George Tenet, Cofer Black e Richard  Blee – imputando loro di non avere condotto, in tutta complicità,  un’opportuna azione di intelligence …su due dei terroristi dell’11/9 che  erano entrati negli Stati Uniti ben un anno prima degli attacchi.”</div>
<div>Le accuse di Clarke seguivano strettamente l’inchiesta dei giornalisti di “<em>Truthout</em>”, Jeffrey Kaye e Jason Leopold.</div>
<div>“Sulla base di documenti ottenuti sotto l’egida del Freedom of Information Act (<em>Legge sulla libertà di informazione</em>)  e di una intervista con un ex ufficiale di alto grado del  controterrorismo,” Kaye e Leopold si erano resi conto che “una ristretta  unità del servizio di intelligence militare, sconosciuta alle varie  strutture investigative sugli attacchi terroristici, era stata comandata  da funzionari governativi superiori di bloccare le ricerche su Osama  bin Laden e i movimenti di al-Qaeda prima dell’11/9.”</div>
<div>Come i lettori sanno perfettamente, la  provocazione dell’11/9 ha costituito il pretesto usato dallo Stato  capitalista per intraprendere guerre aggressive per le risorse, e nel  contempo imporre negli Stati Uniti norme repressive come il Patriot Act e  il FISA Amendments Act, che avevano come obiettivo i diritti  democratici del popolo usamericano.</div>
<div>Comunque, il FAA ha fornito legittimità a programmi illegali.  Inoltre ha offerto immunità retroattiva e copertura economica a giganti  delle telecomunicazioni come AT&amp;T e Verizon, che hanno tratto comodi  profitti effettuando controlli per il governo, e ottenendo schermature  dallo stesso in caso di risarcimenti monetari, come risultato di un  fiume di azioni legali come quella di <em><span style="text-decoration: underline">Hepting v. AT&amp;T</span></em>. (3)</div>
<div>Sorge una nuova questione: esistono <em>altre </em>compagnie negli  Stati Uniti, ugualmente protette dall’essere indagate a fondo tramite  allegati segreti presenti nel FAA o nel Patriot Act, che stanno  cancellando la privacy negli Stati Uniti?</div>
<p><strong>Echelon elevato al cubo</strong><sup><br />
</sup></p>
<div>
<div>La settimana scorsa, <em><span style="text-decoration: underline">Softpedia</span></em> rivelava che “Google ha ammesso di avere accondisceso alle richieste da  parte di agenzie di intelligence usamericane di accedere a dati  conservati nei suoi centri dati europei, molto probabilmente in  violazione alle norme dell’Unione Europea sulla protezione delle  informazioni.”</div>
</div>
<div>Il reporter Lucian Constantin ha scritto: “Al centro di questo  problema sta il PATRIOT ACT, che stabilisce che le compagnie registrate  negli Stati Uniti devono consegnare le informazioni amministrate dalle  loro filiali all’estero, se richiesto.”</div>
<div>La pubblicazione ribadiva che “non si tratta solo di questo; le  imprese possono essere costrette al segreto, in modo da evitare  inchieste attive di denuncia e la messa in allerta di coloro che  risultano obiettivo delle indagini.”</div>
<div>In altre parole, malgrado leggi che  tutelano in modo stretto la privacy, che esigono che le compagnie che  operano all’interno dell’Unione Europea conservino la riservatezza dei  dati personali dei cittadini, documenti rivelano che le imprese  statunitensi, che agiscono secondo un protocollo legale del tutto <em>differente</em>,  secondo leggi statunitensi sullo spionaggio integrate da clausole di  segretezza e consegne bavaglio, giocano le leggi e le norme di legge  delle altre nazioni.</div>
<div>Dato lo spionaggio ampiamente esercitato  dalle imprese, messo in atto secondo il programma ormai decennale di  intercettazioni delle comunicazioni <span style="text-decoration: underline">Echelon</span> della National Security Agency (NSA), le compagnie degli Stati Uniti  come Google, Microsoft, Apple o Amazon possono sicuramente essere  divenute complici consapevoli delle agenzie segrete statunitensi,  rovistando nelle informazioni riguardanti i cittadini europei, o  statunitensi, con “un’azione di spionaggio sicuramente processabile”.</div>
<div>Infatti, un decennio fa, l’Unione Europea emetteva un suo documento  definitivo sulla struttura spionistica di Echelon e concludeva che il  programma veniva usato per lo spionaggio industriale e di impresa, e che  i dati sgraffignati alle imprese europee venivano girati alle compagnie  statunitensi.   Nel 2000, la BBC riportava che secondo investigatori  europei “il buon esito in affari condotti dal Ministero del commercio  degli Stati Uniti poteva essere attribuito ai poteri di filtraggio delle  informazioni da parte di Echelon.”</div>
<div>Duncan Campbell, un giornalista britannico ed esperto di intelligence, assieme al giornalista della Nuova Zelanda <span style="text-decoration: underline">Nicky Hager</span>,  contribuiva a fare saltare la copertura di Echelon, fornendo due esempi  di spionaggio di compagnie statunitensi negli anni’90, quando  l’amministrazione Clinton di nuova elezione dava seguito alle promesse  di “aggressiva pubblica difesa” in favore delle imprese statunitensi  “impegnate in contratti con l’estero”.</div>
<div>Secondo Campbell, la  NSA “si era impossessata illecitamente di  tutti i fax e le chiamate telefoniche tra Airbus, la compagnia aerea  nazionale saudita e il governo saudita” per ottenere informazioni. In un  secondo caso portato alla luce, Campbell documentava come “Raytheon  usava informazioni raccolte dalla NSA, che spiava per assicurare un  contratto da 1,4 miliardi di dollari per fornire un sistema radar al  Brasile invece che alla francese Thomson-CSF.”</div>
<div>Come riportato da <em>Softpedia</em>, i centri di “cloud computing”  di base negli Stati Uniti che operano oltremare hanno posto “le  compagnie e le agenzie governative europee che stanno usando i loro  servizi…in una posizione difficile.” (4)</div>
<div>Con l’avvento delle piattaforme di  comunicazione a fibra ottica, programmi come Echelon hanno assunto una  portata ben superiore, e molto più insidiosa.</div>
<div>L’informatore AT&amp;T Mark Klein metteva  in evidenza il diffuso spiegamento da parte dell’Agenzia per la  Sicurezza Nazionale NSA di splitter (5) e “secret rooms” a fibra ottica presso imprese statunitensi di telecomunicazioni:</div>
<div>“Quello che spicca quando si va ad esaminare in concreto questa  organizzazione è che la NSA sta agendo come un ‘aspirapolvere’ su tutto  ciò che scorre nel grande flusso Internet: e-mail, letture web, chiamate telefoniche Voice-Over-Internet, immagini, registrazioni video.</div>
<div>Lo splitter non ha alcuna intelligenza  nell’operare, può fare solo copie alla cieca. Non dovrebbe essere  possibile l’autorizzazione legale per tutto questo, dato che le  autorizzazioni secondo il Quarto Emendamento devono essere specifiche  ‘particolarmente nella descrizione del sito che deve essere ispezionato,  e le persone e le cose che devono essere poste sotto sequestro.’…</div>
<div>Siamo in presenza di una massiccia  duplicazione alla cieca delle comunicazioni di milioni di persone,  straniere e domestiche, mescolate insieme a casaccio.</div>
<div>Da un punto strettamente legale, non  esiste giustificazione che si possa invocare per continuare le attività  nelle “segrete stanze”, la violazione ha già superato il punto di  rottura!</div>
<div>(Mark Klein, <em>Wiring Up the Big Brother Machine&#8230; </em><em>And Fighting It – Installarsi nella macchina del Grande Fratello…e combatterla</em>, Charleston, South Carolina: BookSurge, 2009, pp. 38-39.)</div>
<div>Qual è stata la risposta di Google?</div>
<div>In una dichiarazione alla pubblicazione tedesca <em><span style="text-decoration: underline">WirtschaftsWoche</span></em> un portavoce della compagnia Google affermava: “ Come compagnia  rispettosa della legge, noi ci conformiamo con i procedimenti di legge, e  questo – come per ogni compagnia con sede negli Stati Uniti – significa  che i dati raccolti fuori degli Stati Uniti possono essere soggetti al  legittimo controllo da parte del governo degli Stati Uniti. Comunque,  noi siamo impegnati a proteggere la privacy degli utenti quando ci  troviamo ad affrontare istanze di imposizioni legali. Noi abbiamo una  lunga storia di patrocini legali a difesa della privacy degli utenti a  fronte di tali richieste, ed esaminiamo a fondo queste istanze per  assicurarci che aderiscano alla lettera e allo spirito della legge prima  di accondiscendere.” (traduzione per gentile concessione di <span style="text-decoration: underline">Public Intelligence</span>)</div>
<div>Il risoluto rifiuto da parte della Commissione Servizi Informativi  del Senato a rendere pubblici documenti e comunicazioni segrete legali,  che quasi certamente prendono di mira cittadini usamericani, allora  costituisce un altro sfacciato esempio di eccezionalità intesa a  proteggere dall’essere smascherate come spie aziendali che agiscono per  conto del governo le imprese degli Stati Uniti che operano all’estero?</div>
<div>Come se la NSA non si fosse mai occupata di fare proprio questo all’interno dello Stato!</div>
<div>Come riportava il <em>The New York Times </em>nel 2009, “in mesi  recenti, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale ha intercettato privati  messaggi e-mail e chiamate telefoniche di Statunitensi su una dimensione  che va ben oltre i larghi limiti di legge stabiliti dal Congresso  l’anno scorso.”</div>
<div>Con riferimento a questa questione delle “superintercettazioni” e  delle “difficoltà tecniche”, funzionari di intelligence e legali  dell’amministrazione in modo anonimo dichiaravano ai giornalisti</div>
<div>Eric Lichtblau e James Risen che “sebbene la pratica fosse significante e sistemica…era possibile fosse non-intenzionale.”</div>
<div>Una intelligence tanto…  “non-intenzionale”, da costruire le motivazioni per scatenare una guerra  di aggressione contro l’Iraq, gonfio di petrolio!</div>
<div>In un articolo seguente, il <em>Times</em> rivelava che la NSA “a quanto pare, ha tollerato una significativa  raccolta di messaggi domestici e-mail, sottoposti ad esame senza  autorizzazioni.”</div>
<div>Un ex analista dell’NSA “documentato” sul programma illegale dichiarava a Lichtblau  e Risen che lui e “altri analisti nel 2005 erano stati addestrati ad  usare un database segreto, nome in codice Pinwale, per archiviare  messaggi e-mail esteri e domestici.”</div>
<div>E-mail sollecitamente consegnate da  Google, Microsoft o altre compagnie, “sottoposte ad accesso legittimo”  da parte della satrapia spionistica del Pentagono?</div>
<div>Una fonte anonima del <em>Times</em> ha  affermato che “Pinwale permetteva agli analisti della NSA di leggere  rilevanti volumi di messaggi e-mail, per-e-da Statunitensi, per quanto  entro certi limiti – egli si ricordava non più del 30% per ogni ricerca  database – e gli Statunitensi non venivano esplicitamente selezionati  nelle ricerche.”</div>
<div>Comunque, non venivano nemmeno esclusi da queste pratiche illecite!</div>
<div>Come Jane Mayer ha pubblicato nel <em>The New Yorker</em>, “controlli della privacy” e “configurazioni assicuranti l’anonimato” di un programma denominato ThinThread (<em>Filo Sottile</em>),  che avrebbe dovuto garantire l’osservanza della legge se le  comunicazioni degli Statunitensi fossero state “scrutate” dalle  gigantesche reti di intercettazione della NSA, venivano respinti in  favore del “flop da 1,2 miliardi di dollari” denominato Trailblazer (<em>Pioniere</em>). (6)</div>
<div>E, come riferito in precedenza, quando Wyden e Udall hanno chiesto  informazioni all’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale  (DNI), proprio su quanti Statunitensi avessero avuto controllate le loro  comunicazioni, il DNI si produceva in ostruzionismi dichiarando che  “non è ragionevolmente possibile identificare il numero delle persone  residenti negli Stati Uniti le cui comunicazioni potevano essere state  sottoposte a controllo sotto autorizzazione.”</div>
<div>Perché? Precisamente perché tali programmi agiscono come una  gigantesca spugna elettronica e assorbono, e i database scavano ed  ispezionano immensi volumi delle nostre comunicazioni.</div>
<div>Infatti, un responsabile della programmazione informatica della NSA  e creatore del programma ThinThread, Bill Binney, ha dichiarato al <em>The New Yorker</em>,  che “una piccola parte del programma…era stata modificata a diversa  orientazione” e veniva “usata per intercettare comunicazioni di tutto il  mondo.”</div>
<div>Tre anni dopo che Barack Obama aveva  promesso di mettere un freno agli “eccessi” dell’amministrazione Bush, i  programmi di sorveglianza illegale continuano a svilupparsi sotto la  sua vigilanza.</div>
<p><strong>Uno “Stato di Eccezione” permanente </strong></p>
<div>Nella nostra condizione politica attuale, gli “stati di eccezione” e  le “emergenze” di sicurezza nazionale sono divenuti caratteristiche  permanenti della vita sociale.</div>
<div>Intere classi di cittadini e non-cittadini allo stesso modo vengono  ora sospettati; anarchici, comunisti, immigrati, musulmani, attivisti  sindacali, i dissidenti politici in generale, sono tutti soggetti a  livelli di controlli minuziosi e di sorveglianza senza precedenti.</div>
<div>Dai “rinforzati controlli di sicurezza” agli aeroporti, alla  massiccia espansione di database privati e statuali che archiviano le  nostre abitudini di spesa, con chi noi parliamo e dove andiamo, in  maniera sempre crescente, quando il sistema capitalista sta implodendo e  milioni di persone stanno di fronte alla prospettiva di una rovina  economica, l’ex Repubblica usamericana sta assumendo le caratteristiche  di uno stato di polizia corporativo.</div>
<div>
<div>Il ricercatore ed analista di questioni sulla sicurezza, Christopher Soghoian, ha riportato sul suo blog  <em><span style="text-decoration: underline">Slight Paranoia</span></em> che “<strong><em>secondo  un documento ufficiale del Ministero della giustizia sulle consuetudini  “emergenziali”, le richieste senza autorizzazioni agli Internet Service  Provider (ISP) per visionare il contenuto delle comunicazioni degli  utenti sono balzate alle stelle per più del 400% in un solo anno.</em></strong>”(7)</div>
<div>Questa non è una questione di poco conto!</div>
<div>Così, il mese scorso <span style="text-decoration: underline">CNET News</span> ha divulgato: “Gli Internet Provider sarebbero costretti a conservare  registrazioni delle attività dei loro utenti per un anno – nel caso la  polizia volesse controllarle in futuro – secondo una normativa di legge  che una commissione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha  approvato oggi.”</div>
<div>Declan McCullagh ha riportato che “il  voto di 19 a 10 rappresenta una vittoria per i conservatori  Repubblicani, che hanno fatto della conservazione dei dati la loro più  importante iniziativa di natura tecnologica dopo le ultime elezioni di  autunno.”</div>
<div>Significativamente, CNET ha osservato che questa è una “vittoria”  anche per i designati Democratici al Ministero della giustizia di Barack  Obama, “che hanno tranquillamente fatto pressioni per le nuove esigenze  di controlli a tappeto.”</div>
<div>Secondo CNET, una “riscrittura del disegno di legge dell’ultimo  minuto allarga l’ambito di applicazione, per cui i fornitori di Internet  commerciali sono tenuti a conservare, per potere poi fagocitarli e  controllarli, i nomi dei clienti, indirizzi, numeri di telefono, numeri  di carte di credito, numeri di conto bancario, e indirizzi IP  temporaneamente assegnati.”</div>
<div>Peraltro, “con un voto di 7 contro 16, la commissione ha respinto  un emendamento che avrebbe puntualizzato che dovevano essere conservati  solo gli indirizzi IP.”</div>
<div>Consideriamo le implicazioni preoccupanti di questo disegno di  legge sui controlli a tappeto. Mentre i Repubblicani dell’ultra-destra “<em>Tea Party</em>”  giuravano di gettarsi “il governo alle nostre spalle”, nel caso si  fosse ficcato illecitamente il naso nei fatti altrui da parte dei  “sicurocrati”, la cui unica fedeltà è quella di un’auto-perpetuazione  della burocrazia securitaria, e da parte dei truffatori della difesa,  che sono al loro servizio (e che fanno assegnamento su questi del “Tea  Party” per ottenere posizioni di privilegio dopo il “pensionamento” di  questo governo), <strong><em>tutti i nostri dati privati </em></strong><strong><em>​​sono pronti per essere afferrati. </em></strong></div>
<div>Il disegno di legge, secondo la  Rappresentante Zoe Lofgren (D-CA), che ha guidato l’opposizione al  provvedimento, se approvato, consentirebbe la creazione di “una banca  dati di qualsiasi movimento digitale di ogni Usamericano, con la  potenzialità di individuare quali siti Web ogni singolo Statunitense sia  andato a visitare.”</div>
<div>Per rendere la vita più difficile agli  oppositori di questo disegno di legge, a costoro è stata offerta una  pillola avvelenata dai proponenti, che hanno denominato la legge,  pensate un po’, “Protecting Children From Internet Pornographers Act of  2011 – <em>Legge del 2011 per la protezione dei bambini dai pornografi in Internet</em>”,  sebbene, come la CNET ha sottolineato, “i registri obbligatori  sarebbero accessibili alla polizia nel corso di indagini di natura  criminologica, e forse ad avvocati impegnati in controversie civili in  materia di divorzio, frode assicurativa, come pure in altri casi di tale  natura.”</div>
<div>Come la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha messo in luce lo scorso anno, <em>nominati di parte politica</em> presso il Ministero per la Sicurezza Nazionale e presumibilmente altre  segrete satrapie di Stato, avevano ordinato “un ulteriore livello di  revisione della normativa espressa dalla Legge sulla libertà di  informazione. (FOIA)”.</div>
<div>EFF ha rivelato l’esistenza di un  memorandum politico del 2009 emanato dal Direttore dell’ufficio  responsabile dell’applicazione della Legge sulla libertà di informazione  e Direttore dell’ufficio sulla privacy del Ministero della giustizia,  Mary Ellen Callahan, per cui ai componenti del Ministero per la  sicurezza interna (DHS) “era stato richiesto di riferire su ‘attività  significative, nell’ambito della Legge sulla libertà di informazione’,  in relazioni settimanali da inviare all’Ufficio sulla privacy, che le  avrebbe integrate nella sua relazione settimanale all’Ufficio di  presidenza della Casa Bianca.”</div>
<div>Fra le cosiddette “attività  significative, nell’ambito della Legge sulla libertà di informazione”  venivano comprese le richieste provenienti “da qualsiasi membro di un  qualsiasi gruppo di attivisti, di organizzazioni di comitati di  controllo, di gruppi di interesse speciali, ecc.”, e “la richiesta di  documentazione, che avrebbe attirato l’attenzione dei media o stava  ricevendo l’attenzione dei media.”</div>
<div>Nonostante l’<em>apparenza </em>di  individuare situazioni di “emergenza”, spiando le richieste alle  commissioni del Congresso, presumibilmente supervisionando segretamente  le attività dello Stato (una assunzione generosa nella migliore delle  ipotesi), “<strong><em>è chiaro</em></strong>” asserisce Soghoian, “<strong><em>che le statistiche del Ministero della Giustizia non riferiscono adeguatamente sulla portata di questa forma di sorveglianza</em></strong>” e “<strong><em>sottovalutano queste appropriazioni di dati di diversi ordini di grandezza</em></strong>.”</div>
<div>Come tale, “la legge attuale è in gran  parte inutile.” Essa non si applica alle “forze dell’ordine statali e  locali, che rivolgono decine di migliaia di richieste senza mandato agli  Internet Service Provider ogni anno”, ed è inapplicabile nei confronti  delle “agenzie federali per l’ordine pubblico, esterne al Ministero  della giustizia.”</div>
<div>“Infine,” Soghoian ribadisce, “la  normativa non si applica alle rivelazioni, per motivi di emergenza, di  informazioni non significative, come dati geo-localizzanti, informazioni  su elenchi abbonati (come nome e indirizzo), o gli indirizzi IP  utilizzati.”</div>
<div>E con il Congresso pronto ad emanare la  normativa sulla conservazione dei dati con la possibilità in seguito di  esaminarli a tappeto, dovrebbe essere chiaro che le “riserve” espresso  da membri del Congresso sono semplici foglie di fico a copertura di una  illegalità sancita dallo Stato</div>
<p><strong>Guerra al terrorismo : saccheggio dell’economia globale</strong></p>
<p><span> </span></p>
<div>Il comportamento criminale da parte delle  agenzie incaricate della sicurezza interna è da collegarsi alle guerre  di aggressione illegali degli Stati Uniti e allo stato di guerra  economica del capitalismo contro la classe operaia, che ora viene  posizionata accanto ai “terroristi islamici”, come una minaccia alla  “sicurezza nazionale.”</div>
<div>Nonostante gli sforzi da parte dell’amministrazione Obama e dei  leader repubblicani del Congresso per far “quadrare i conti” sulle  spalle del popolo usamericano attraverso tagli massicci di bilancio,  come l’economista Michael Hudson ha sottolineato su <em>Global Research</em>, la crisi confezionata ad arte “di un debito alle stelle” costituisce un imbroglio enorme.</div>
<div>Il <em><span style="text-decoration: underline">World Socialist Web Site</span></em> ha affermato  che “i timori per una recessione sempre più profonda negli Stati Uniti e  la crisi del debito in Europa hanno fatto precipitare in un abisso i  mercati globali – giovedì 4 agosto, l’indice Dow Jones Industrial  Average ha visto una flessione mai così accentuata di 512 punti &#8211;  analisti ed esperti di finanza nei mezzi di comunicazione di massa   hanno sviluppato una nuova narrazione. La preoccupazione che a  Washington manchi la “volontà politica” di tagliare di netto i programmi  che assicurano diritti consolidati ha costituito la causa  dell’esacerbazione dell’“incertezza del mercato”. (8)</div>
<div>Jerry Bianco, della sinistra critica, ha osservato che “in realtà, i  nuovi tagli intensificheranno solamente la crisi economica, mentre i  tagli dei buoni pasto, dell’indennità di disoccupazione, dell’assistenza  sanitaria e dei finanziamenti all’istruzione pubblica elimineranno i  programmi essenziali per la sopravvivenza, ora più che mai.”</div>
<div>Infatti, come l’economista marxista Richard Wolff ha sottolineato nel <em>The Guardian</em>,  mentre “la crisi del sistema capitalistico negli Stati Uniti, che ha  avuto inizio nel 2007, può avere fatto piombare milioni di persone in  una acuta sofferenza economica e nell’indigenza, del ‘recupero’, che ha  avuto inizio nel 2009, ha beneficiato solo quella minoranza che è stata  la maggior responsabile della crisi: banche, le grandi imprese e i  ricchi che possiedono la parte preponderante dei capitali. La cosiddetta  “ripresa” non ha nemmeno ‘lambito’ la maggioranza del popolo degli  Stati Uniti, le persone che lavorano e che dipendono solo dal loro  impiego e dal loro salario.”</div>
<div>E nonostante le dichiarazioni mendaci da parte di funzionari  politici, e dei media allo stesso modo, il Pentagono se la passerà bene,  anche quando gli Usamericani saranno costretti a sostenere l’onere  finanziario delle avventure imperiali statunitensi in un futuro sempre  più cupo.</div>
<div>Il <em>Washington Post</em> riportava che il Ministro della difesa  Leon Panetta “giovedì, ha messo in guardia per le terribili conseguenze  se il Pentagono venisse costretto a effettuare tagli al suo bilancio,  oltre i 400 miliardi di dollari di risparmi previsti per il prossimo  decennio.”</div>
<div>Il <em>Post </em>sottolineava come “alti funzionari del Pentagono  hanno lanciato un’offensiva negli ultimi due giorni per convincere i  legislatori che ulteriori riduzioni della spesa del Pentagono avrebbero  messo in pericolo la sicurezza del paese”.</div>
<div>“Invece di tagli alla difesa”, Panetta ha esortato i legislatori a  “fare riferimento su aumenti delle tasse e su riduzioni alle spese non  ‘indispensabili’, come quelle per il servizio sanitario e la previdenza  sociale, per ottenere il risparmio necessario.”</div>
<div>Ma, come Michael Hudson puntualizza, “è stata la guerra la causa principale di un debito nazionale sempre crescente.”</div>
<div>Dopo tutto, è stata addirittura l’icona borghese Adam Smith a  sostenere che “controlli dei parlamenti sulla spesa pubblica sono stati  designati per impedire ai governanti ambiziosi di scatenare la guerra.”.</div>
<div>Hudson scrive che “se la gente provasse sulla propria pelle  l’impatto economico della guerra immediatamente &#8211; invece di  procrastinare i suoi effetti con l’indebitamento finanziario &#8211; sarebbero  probabilmente meno propensi a sostenere l’avventurismo militare.”</div>
<div>Ma qui sta il guaio!</div>
<div>Dal momento che “l’avventurismo militare è l’unico settore in  crescita” di un’economia capitalista che sta implodendo, comunque sarà  tenuto aperto indefinitamente il rubinetto pubblico che finanzia tutto,  dai jet da combattimento invisibili ai radar dal costo devastante, ai  satelliti spia da molti miliardi di dollari, accanto ad un sistema  nazionale di sorveglianza dalla spesa fuori controllo.</div>
<div>Su questo punto, l’ipocrisia dei nostri governanti abbonda,  soprattutto quando si tratta del mantra per cui “noi non dobbiamo vivere  al di sopra dei nostri mezzi.”</div>
<div>Come Richard Wolff afferma, “quando mai si è sentita quella frase,  quando Washington ha deciso di spendere per un esercito immenso (anche  dopo essere diventata l’unica superpotenza nucleare), o di spendere per  guerre sicuramente costose in Iraq, Afghanistan, Pakistan e Libia (ora  tutte in corso allo stesso tempo)? No, allora il discorso era solo  incentrato sulla sicurezza nazionale, necessaria per salvarci dagli  attacchi.”</div>
<div>“Attacchi,” dovremmo debitamente prenderne atto, “che potrebbero aver avuto il permesso di accadere”, come il <em>World Socialist Web Site</em> recentemente riportava.</div>
<div>Enfatizzando l’argomento che la guerra, e non gli investimenti per  il sociale e le infrastrutture, ha alimentato il deficit, Hudson ha  ribadito che “l’attuale aumento del debito del Tesoro degli Stati Uniti è  il risultato di due forme di stati di guerra.</div>
<div>La prima è la ‘Guerra per il Petrolio’ manifestamente di natura militare nel Vicino Oriente, dall’Iraq all’Afghanistan (<em>Pipelinistan</em>), fino alla Libia ricca di petrolio. Queste avventure finiranno per costare tra i 3 e i 5 bilioni di dollari.”</div>
<div>“La seconda, ancora più costosa”, ha osservato l’economista, “è la  ‘Guerra Economica’, più segreta, ma ancora più costosa, di Wall Street  contro il resto del sistema economico nel suo complesso, esigendo che le  perdite delle banche e delle istituzioni finanziarie vengano trasferite  sul bilancio di esercizio del governo (<strong><em>&#8216;i contribuenti</em></strong> &#8216;.) Il salvataggio finanziario e il ‘generoso pasto’ per Wall Street &#8211;  non a caso, il numero uno dei contribuenti per la campagna elettorale  del Congresso &#8211; costano 13 bilioni di dollari.”</div>
<div>Ancora, Michael Hudson ha scritto:</div>
<div>“Ora che la finanza è la nuova forma di guerra, dove risiede il  potere che potrà costringere il Tesoro e la Federal Reserve ad impegnare  i contribuenti a salvare gli interessi finanziari al vertice della  piramide economica? E poiché i tagli nella distribuzione delle entrate  federali colpiranno duramente le amministrazioni delle città e degli  Stati, costringendoli a vendere ancora più terreni, strade e altri beni  del patrimonio pubblico per coprire i loro deficit di bilancio, allora  l’economia usamericana sprofonderà ulteriormente nella depressione. Il  Congresso ha appena aggiunto deflazione fiscale alla deflazione del  debito, con il conseguente rallentamento dell’occupazione, ancora  maggiore.”</div>
<div>Mentre l’economia globale sta prosciugando le risorse, con tagli  sempre più dolorosi ai programmi “a difesa dei diritti” destinati ad  attutire l’odierno crollo sul tagliere, i signori delle imprese e della  politica che spadroneggiano stanno affilando i coltelli, per modellare  strumenti di sorveglianza amministrativi e burocratici, per meglio  nascondere a tutti noi la “mano invisibile” che ci schiaffeggia.</div>
<div>E chiamano tutto questo “Libertà”!</div>
<div><strong><em>Note del Traduttore:</em></strong></div>
<div>(1) &#8211; <em>L’AIPAC, American Israel  Public Affairs Committee, è un gruppo di pressione statunitense noto per  il forte appoggio allo Stato di Israele. È considerato il più potente e  influente gruppo di interesse a Washington. L’AIPAC si definisce “la  lobby statunitense pro-Israele” ed è un&#8217;organizzazione di massa i cui  componenti comprendono democratici, repubblicani e indipendenti.  L&#8217;associazione è autofinanziata.</em></div>
<div>
<p>(2) &#8211; <em>Questo FAA ha lo scopo di  emendare il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) del 1978, la  legge sul controllo delle comunicazioni con metodi spionistici, che  stabilisce un protocollo per autorizzare l’acquisizione di certe  informazioni a scopi di intelligence e per altri intendimenti. Questa  norma FAA è stata promulgata da George Bush</em></p>
<p>(3) -<strong><em> Hepting v. AT&amp;T</em></strong><em> è un’azione legale “class action” intentata negli Stati Uniti nel  gennaio 2006 dalla Electronic Frontier Foundation (EFF) contro la  compagnia per telecomunicazioni AT&amp;T, in cui la  EFF asseriva che  AT&amp;T permetteva e dava assistenza alla NSA, l’Agenzia per la  Sicurezza Nazionale, nel monitorare in completa illegalità le  comunicazioni in tutti gli Stati Uniti, comprese quelle dei clienti  dell’AT&amp;T, delle imprese e di terzi le cui comunicazioni venivano  inviate tramite la rete di AT&amp;T, così come le chiamate telefoniche  presso “Voice over IP” venivano trasferite via Internet.</em><em> Questo caso è separato, ma è attinente alla controversia sui controlli  senza autorizzazione messi in atto dalla NSA, per cui l’agenzia del  governo federale bypassava i permessi dei tribunali nelle attività di  controllo delle chiamate telefoniche negli Stati Uniti, senza fornire  alcuna garanzia.</em></p>
<div><em>“Hepting v. AT&amp;T” non prevedeva il governo federale come parte in causa. </em></div>
<div><em>Nel luglio 2006, la Corte  distrettuale degli Stati Uniti per la  California settentrionale, presso  la quale la causa era stata intentata, respingeva una mozione del  governo federale che invocava il rigetto del caso. La mozione di  rigetto, che invocava lo “State Secrets Privilege”, il diritto statuale  alla segretezza, argomentava che qualsiasi esamina del tribunale su una  supposta collaborazione fra il governo federale e AT&amp;T avrebbe  creato pregiudizio alla sicurezza della nazione.</em><em> Immediatamente,  del caso veniva interessata la Nona Circoscrizione, che il 3 giugno 2009  rigettava la causa, citando retroattivamente la legislazione specifica  del Foreign Intelligence Surveillance ACT (FISA).</em></div>
<p>(4) -<em> Anni fa, Internet veniva  spesso rappresentata nei diagrammi come una nuvola (cloud): una sorta di  gigantesco etere nel cielo, ben al di là della propria residenza o  ufficio. Si trattava di una metafora decisamente buona: attualmente i  dati e i programmi non devono necessariamente risiedere all’interno del  proprio PC; possono infatti essere “ospitati” (o memorizzati) su  Internet o, come si suol dire, “in the cloud”.</em></p>
<div><em>Cloud computing significa semplicemente gestire esternamente (online) le applicazioni e le attività. I vantaggi non sono pochi.</em></div>
<div><em>Per prima cosa, un “hosting  service provider” esperto gestisce tutta l’architettura informatica. Ciò  significa che tutto quello che bisogna fare è accedere ai propri  documenti e programmi via Internet. Quindi, non è necessario investire  ingenti capitali in tecnologia, i servizi in hosting consentono di  beneficiare di servizi IT normalmente riservati solo alle grandi aziende  a costi decisamente inferiori. Ci sono già versioni &#8220;cloud&#8221; (o in  hosting) dei più diffusi programmi, quali CRM per la gestione delle  relazioni con i clienti, Exchange per la posta elettronica, SharePoint  per il portale aziendale e così via.</em></div>
<div>(5) &#8211; <em>Un programma flop può  consentire un controllo pressoché totale sulle attività sul Web degli  utenti, trasformandosi in un vero e proprio strumento di censura online.</em></div>
<div>(6) &#8211; <em>Un Internet Service  Provider , un “fornitore di servizi Internet”, è costituito da una  struttura commerciale o da un’organizzazione che offre agli utenti  (residenziali o imprese), dietro la stipulazione di un contratto di  fornitura, la fornitura di servizi specifici di Internet, come l’accesso  allo stesso Internet e il servizio di posta elettronica.</em></div>
<div><em>(7) </em><em>- L’indice <strong>Dow Jones</strong> (nome completo Dow Jones Industrial Average) è il più noto indice della  borsa di New York (il NYSE – New York Stock Exchange) ed è stato creato  negli Stati Uniti per valutare i ritmi di crescita dell’economia  americana. Deve la sua paternità a Charles Dow, padre dell’analisi  tecnica e fondatore del Wall Street Journal. </em></div>
<div>
<div><em>L’indice è calcolato, a  differenza di altri indici che tengono conto della capitalizzazione (e  quindi del peso relativo delle varie società), soppesando il prezzo dei  principali 30 titoli di Wall Street.</em></div>
<div><em>Il Dow Jones Industrial Average,  replica l’andamento di un portafoglio composto dalle maggiori 30 imprese  industriali statunitensi, raggruppate in un rapporto pesato in base al  loro prezzo.</em></div>
<div><em>La scelta di limitarne la  composizione a solo 30 “Blue Chips” ha fatto sì che nel corso del tempo,  l’indice abbia perso molta della sua importanza perché non è più in  grado di riflettere l’intero andamento del listino azionario americano.</em></div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Brasile: i paesi del BRICS si riuniscono per discutere come salvare l’Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 17:27:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brisilia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega ha annunciato che la prossima settimana si riuniranno a Brasilia i ministri economici di Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa per discutere come aiutare l’Unione Europea al collasso. COMMENTO – La storia del mondo gira rapidamente e la perversione economica neoliberale adesso si ritorce contro l’Occidente che sarà chiamato a pagare il conto da quei paesi che aveva finto di aiutare con il FMI.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1788" src="/files/2011/09/europa-economia.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega ha annunciato che  la prossima settimana si riuniranno a Brasilia i ministri economici di  Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa per discutere come aiutare  l’Unione Europea al collasso.</p>
<p>COMMENTO – La storia del mondo gira rapidamente e la perversione  economica neoliberale adesso si ritorce contro l’Occidente che sarà  chiamato a pagare il conto da quei paesi che aveva finto di aiutare con  il FMI.</p>
<p>Nessuna illusione: oggi come allora, al nord come al sud a pagare  saremo sempre gli stessi e i criminali finanziari (uno speculatore  brasiliano non è meglio di uno francese) riusciranno ancora una volta a  vampirizzare intere società. Tempi neri ci attendono.</p>
<p>(<strong>Giornalismo partecipativo)</strong></p>
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		<title>Il metodo&#8221;libico&#8221; grave minaccia per l&#8217;America Latina</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 17:22:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la formula utilizzata nell'aggressione contro la Libia dalla Nato si cerca di configurare un nuovo modello, applicabile ad altri paesi con alcune varianti. La questione fondamentale è ora la grave minaccia di ripetizione di questo ingannevole ed ambiguo schema in altri paesi con risorse d'interesse strategico per Washington e i suoi alleati o intollerabili posizioni politiche indipendenti, come quelle di alcuni in America Latina e nei Caraibi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Ángel Guerra Cabrera </strong></p>
<p>Tradotto da<span> <strong> Alba Canelli</strong></span></p>
<p><span><strong>(Tlaxcala)</strong></span></p>
<p><span></p>
<div id="attachment_1785" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1785" src="/files/2011/09/alerta.jpg" alt="Nei primi di gennaio del 1961 si evidenziava un'imminente intervento militare degli Stati Uniti contro Cuba. Fu annunciato, dal 31 dicembre 1960, lo &quot;Stato di Allerta Combattiva in tutta la Nazione&quot;." width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Nei primi di gennaio del 1961 si evidenziava un&#039;imminente intervento militare degli Stati Uniti contro Cuba. Fu annunciato, dal 31 dicembre 1960, lo &quot;Stato di Allerta Combattiva in tutta la Nazione&quot;.</p></div>
<p>Con la formula utilizzata nell&#8217;aggressione  contro la Libia dalla Nato si cerca di configurare un nuovo modello,  applicabile ad altri paesi con alcune varianti. Come affermato da Ben  Rhodes, vice presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati  Uniti in un&#8217;intervista a <em>Foreign Affairs</em>, il  &#8220;metodo&#8221;  utilizzato dall&#8217;amministrazione Obama nel paese nordafricano è &#8220;più  efficace&#8221; rispetto al dispiegamento di truppe attuato da Bush in Iraq e  in Afghanistan. Bisognerebbe aggiungere che è seguito dall&#8217;attuale  inquilino della Casa Bianca, e superato nel secondo paese, ma non ci  dobbiamo distrarre.  La questione fondamentale è ora la grave minaccia  di ripetizione di questo ingannevole ed ambiguo schema in altri paesi  con risorse d&#8217;interesse strategico per Washington e i suoi alleati o  intollerabili posizioni politiche indipendente, come quelle di alcuni in  America Latina e nei Caraibi.</p>
<p>Rhodes, un cognome certamente di lignaggio colonialista come ce ne sono pochi, dice: <em>&#8220;Il  fatto è che la marcia dei libici a Tripoli, non solo fornisce una base  di legittimità, ma anche un contrasto con la situazione in cui un  governo straniero è occupante&#8221;</em>. Secondo Rhodes Obama &#8220;ha  sottolineato&#8221; fin dall&#8217;inizio dell&#8217;intervento in Libia due principi. In  primo luogo, era molto più &#8220;legittimo ed efficace&#8221; per il &#8220;cambio di  regime&#8221; che fosse perseguito da un movimento &#8220;autoctono&#8221; e non gli Stati  Uniti.</p>
<p>In secondo luogo, porre l&#8217;accento sulla &#8220;ripartizione degli oneri&#8221; e  ricevere un &#8220;significativo&#8221; contributo a livello internazionale  piuttosto che sopportare il peso dello &#8220;sforzo&#8221;. Cosicché la <em>no-fly zone</em> &#8220;per proteggere la popolazione&#8221; &#8211; reclamata insistentemente da Obama,  Sarkozy e Cameron per ottenere l&#8217;approvazione della risoluzione 1973 del  Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite &#8211; era una palese bugia  perchè il vero obiettivo, confessa Rhodes, era il cambio di regime.  Certo, era necessaria molta ingenuità per credere a quello della  &#8220;protezione della popolazione&#8221;, ma Russia e Cina, con discutibile  prospettiva strategica, optarono per una negligente astensione. Senza  contare i clacson dei disoccupati, non sono mancati intellettuali e  analisti imprudenti che hanno portato acqua al mulino dell&#8217;aggressione  con sermoni sospesi nel vuoto per minimizzare il principio di non  intervento.</p>
<p>Una volta in atto la risoluzione all&#8217;esclusivo e selezionato club che  controlla l&#8217;ONU, la NATO l&#8217;ha ridotta in cenere al punto di uccidere  civili e distruggere gran parte delle infrastrutture della Libia con  bombardamenti non autorizzati da questa, sempre in funzione di radere al  suolo i luoghi da dove doveva avanzare la banda di Bengasi. E&#8217; ovvio  che si pensa alla &#8220;ricostruzione&#8221; da parte compagnie di paesi  appartenenti all&#8217;alleanza che non ricostruiscono nulla ma guadagnano  molti soldi.</p>
<p>Non contenta di questo, ha grossolanamente violato un divieto  esplicito della risoluzione di addestrare ed armare i ribelli e lanciare  una guerra mediatica e di forze militari terrestri di Stati Uniti,  Francia, Inghilterra, e le controrivoluzionarie monarchie del Consiglio  di Cooperazione del Golfo e giordana. In breve, quello che si presumeva  essere lo scopo di proteggere la popolazione libica è diventato un  intervento militare straniero di considerevole grandezza contro la  stessa popolazione. Naturalmente, presentato mediante trucchi e  detestabili montaggi mediatici, come un&#8217;idilliaca  prodezza  degl&#8217;idealisti &#8220;ribelli&#8221; libici. A peggiorare le cose, la forza che ha  occupato Tripoli non è costituita dall&#8217;anarchica e avventurosa truppa di  Bengasi, ma da esperti militanti di Al Qaeda con l&#8217;appoggio delle tribù  berbere dei monti Nafusa addestrati da forze speciali statunitensi.</p>
<p>Numerosi pappagalli mediatici martellano sulla somiglianza tra Gheddafi  con Chavez, alcuni invitando apertamente ad applicare, come a Cuba, la  soluzione &#8220;Libica&#8221;, che stranamente collegano ad un 15-M. In realtà, si  tratta di ripetere, principalmente &#8211; ma non esclusivamente &#8211; contro i  paesi dell&#8217;Alternativa Bolivariana per le Americhe, il copione per la  &#8220;ribellione repressa dal dittatore&#8221; e l&#8217;operazione aerea per proteggere  la popolazione. Siccome tale scenario non si verificherà nei Paesi in  cui il popolo è protagonista del potere, la fattibilità dell&#8217;intervento  dipende dal montaggio di una realtà virtuale, sfruttando il controllo  monopolistico-mediatico di Washington. Denunciarlo e denudarlo da subito  e prepararsi ad affrontarlo su tutti i terreni è fondamentale per  l&#8217;indipendenza e la pace della nostra America e del mondo.</p>
<p></span></p>
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		<title>Nessuno degli attuali problemi del mondo si può risolvere mediante la forza</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 01:51:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fidel Castro Ruz]]></category>
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		<description><![CDATA[Discorso del Presidente della Repubblica di Cuba, Fidel Castro Ruz, il giorno dei tragici successi accaduti negli Stati Uniti, l'11 settembre 2001]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1756" src="/files/2011/09/11-de-septiembre-1.jpg" alt="" width="300" height="250" />Discorso del Presidente della Repubblica di Cuba, Fidel Castro Ruz, il giorno dei tragici successi accaduti negli Stati Uniti, l&#8217;11 settembre 2001</strong></p>
<p>Oggi è un giorno tragico per gli Stati Uniti. Voi sapete bene che qui non si è mai seminato odio contro il popolo nordamericano. Forse, a causa precisamente della propria cultura e dell&#8217;assenza di preconcetti, sentendosi pienamente libera, con patria e senza padrone, Cuba è il paese dove con più rispetto si tratta i cittadini nordamericani. Non abbiamo mai predicato alcun genere di odio nazionale, né cose simili al fanatismo, per questo siamo così forti, perché la nostra condotta si basa sui principi e sulle idee, e trattiamo con grande rispetto -e loro se ne rendono conto- ogni cittadino nordamericano che visita il nostro paese.</p>
<p>Inoltre, non dimentichiamo il popolo nordamericano che ha messo fine alla guerra di Viet Nam con la sua enorme opposizione a quella guerra di genocidio; non dimentichiamo il popolo nordamericano che, in numero superiore all&#8217;80%, appoggiò il ritorno di Elián alla nostra patria (Applausi); non dimentichiamo</p>
<p>quanto idealismo, molte volte perturbato dall&#8217;inganno, perché &#8211; come abbiamo detto tante volte- per portare un americano ad appoggiare una causa ingiusta, prima bisogna ingannarlo, e il metodo classico utilizzato nella politica internazionale di quel enorme paese è il metodo d&#8217;ingannare prima per poi poter contare sull&#8217;appoggio della popolazione. Quando succede il contrario e il loro popolo scopre che qualcosa è ingiusta, per la tradizione d&#8217;idealismo, si oppone a quello che veniva appoggiando, tante volte cause molto ingiuste, convinto che ciò che appoggiava era giusto.</p>
<p>Per questo noi -che non sappiamo il numero esatto di vittime, però abbiamo visto immagini impressionanti di sofferenza e possibili vittime-, abbiamo provato profondo dolore e tristezza per il popolo nordamericano, fedeli alla linea che abbiamo sempre seguito.</p>
<p>Non andiamo adulando governi, né chiedendo perdono, né favori, né i nostri petti albergano nemmeno un atomo di timore. La storia della Rivoluzione ha dimostrato quanto è capace di sfidare, quanto è capace di lottare, quanto è capace di resistere ciò che deva resistere, qualcosa che ci ha trasformato in un popolo invincibile. Questi sono i nostri principi, una Rivoluzione che si basa sulle idee, sulla persuasione e non sulla forza. Spero che non ci sia al mondo un pazzo in grado di dire che 1 200 000 cittadini marciarono su quel lungomare lo scorso 26 luglio costretti, per forza.</p>
<p>La nostra reazione è stata quella che ho detto, e abbiamo voluto che il nostro popolo vedesse le immagini e conoscesse la tragedia. E non abbiamo esitato a esprimere pubblicamente il nostro sentimento. Qui abbiamo una dichiarazione che è stata consegnata alla stampa alle ore 15:00 circa, elaborata appena conosciuti i fatti, mentre la nostra televisione era impegnata nella divulgazione degli avvenimenti. Tale dichiarazione sarebbe stata comunicata al nostro popolo nel telegiornale della sera.</p>
<p>Mi anticipo comunque alcuni minuti per farvi conoscere la Dichiarazione Ufficiale del Governo di Cuba, di fronte ai fatti accaduti negli Stati Uniti.</p>
<p>&#8220;Il Governo della Repubblica di Cuba ha accolto con dolore e tristezza le notizie sui violenti e inattesi attacchi realizzati nella mattina d&#8217;oggi contro strutture civili e ufficiali nelle città di New York e Washington, che hanno provocato numerose vittime.</p>
<p>&#8220;E&#8217; nota la posizione di Cuba, contraria a ogni azione terrorista&#8221; -la nostra storia lo dimostra, questo lo sanno bene tutti coloro che conoscono la storia delle nostre lotte rivoluzionarie. &#8220;Non è possibile dimenticare che il nostro popolo è stato vittima, durante più di 40 anni, di tali azioni, promosse dallo stesso territorio degli Stati Uniti.</p>
<p>&#8220;Sia per ragioni storiche che per principi etici, il Governo del nostro paese rifiuta e condanna con tutta energia gli attacchi commessi contro le suddette strutture ed esprime le più sincere condoglianze al popolo nordamericano per le dolorose e ingiustificabili perdite di vite umane che hanno provocato i suddetti attacchi.</p>
<p>&#8220;In questa ora amara per il popolo nordamericano, il nostro popolo si solidarizza con il popolo degli Stati Uniti ed esprime la sua assoluta disponibilità a cooperare, nella misura delle sue modeste possibilità, con le istituzioni sanitarie e con qualunque altra istituzione di carattere medico o umanitario di quel paese, nell&#8217;attenzione, cura e riabilitazione delle vittime occasionate dai fatti avvenuti nel mattino d&#8217;oggi&#8221; (Applausi).</p>
<p>Questo non soltanto l&#8217;abbiamo reso pubblico, l&#8217;abbiamo anche trasmesso per via ufficiale, in ore del pomeriggio, specialmente quando cominciarono ad apparire cifre impressionanti di possibili vittime e conoscemmo che gli ospedali erano pieni di feriti.</p>
<p>Sebbene non si sappia se sono 5 000, 10 000, 15 000, 20 000 le vittime, si conosce che solo negli aerei che si schiantarono contro le torri, o contro il Pentagono, viaggiavano centinaia di passeggeri e abbiamo offerto quanto potevamo se fosse necessario.</p>
<p>Quello è un paese che ha un grande sviluppo scientifico, medico, ha risorse; però ci possono essere dei momenti in cui potrebbe essere necessario del sangue di un gruppo specifico, plasma -qualunque altro prodotto che noi potessimo donare e lo faremmo di cuore-, o appoggio medico, o di personale paramedico, perché sappiamo che molti ospedali hanno deficit di determinati tecnici e professionisti. Infine ciò che volevamo era esprimere il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità nei confronti di questi tragici avvenimenti.</p>
<p>Tutto ciò ha alcuni precedenti, perché vi ho menzionato che abbiamo sopportato più di 40 anni di terrorismo; anzi, abbiamo reso pubblico che in determinate occasioni abbiamo trasmesso al governo degli Stati Uniti importanti rischi per la vita di cittadini nordamericani. Ho qui un esempio, è una pagina e un quarto.</p>
<p>Nei giorni posteriori agli attacchi terroristi ai nostri alberghi, realizzati dalla mafia terrorista radicata nella Florida, che progettava e pagava gli attacchi terroristi contro Cuba, e decine di piani di attentati contro di me ogni volta che ho avuto la necessità di viaggiare all&#8217;estero, il gruppo capeggiato dal mostro Posada Carriles, al quale avevamo già catturato alcuni complici che erano mercenari stranieri mentre cercavano di entrare al territorio nazionale con i relativi mezzi, aveva progettato di utilizzare il sofisticato procedimento delle bombe che mettevano negli alberghi e nei luoghi frequentati da turisti stranieri come La Bodeguita del Medio, e che potevano esplodere persino 99 ore dopo essere state collocate, per attaccare aeronavi. Potevano viaggiare, collocare la bomba nell&#8217;aereo, festeggiare per tre giorni e ritornare al proprio paese prima che essa scoppiasse. Ci fu il caso di quel mercenario salvadoregno che progettò di collocare cinque di queste bombe in alberghi e luoghi pubblici della capitale per farle scoppiare quasi simultaneamente, una dietro l&#8217;altra. Guardate fin dove sono arrivati.</p>
<p>Più d&#8217;una volta ci comunicammo per vie confidenziali con il governo degli Stati Uniti e qui c&#8217;è uno dei messaggi diretti a colui che presiedeva il paese in quel momento -messaggi per vie confidenziali, non diremo come, attraverso persone d&#8217;intera fiducia, che avevano amicizia con noi e con lui, a cui spiegammo con esattezza ciò che volevamo comunicare-; una volta si usò una parte di questo materiale, però citerò testualmente un esempio:</p>
<p>&#8220;Un affare importante.</p>
<p>Numero uno: si mantengono piani di attività terrorista contro Cuba, pagati dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana e utilizzando mercenari centroamericani. Hanno già realizzato due nuovi tentativi di fare esplodere bombe nei nostri centri turistici, prima e dopo la visita del Papa.</p>
<p>&#8220;Nel primo caso, i responsabili poterono fuggire, ritornando per via aerea a Centroamerica, senza raggiungere i loro propositi, lasciando abbandonati i mezzi tecnici e gli esplosivi, che furono sequestrati.</p>
<p>&#8220;Nel secondo tentativo, furono arrestati tre mercenari, sequestrandosi gli esplosivi e gli altri mezzi; sono di nazionalità guatemalteca. Per ognuna delle quattro bombe che dovevano esplodere avrebbero ricevuto 1 500 dollari&#8221; -furono i primi catturati, non quello che mise il maggior numero di bombe.</p>
<p>&#8220;In entrambi i casi i mercenari furono assunti e forniti da agenti della rete creata dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana; adesso stanno pianificando e facendo i primi passi per fare scoppiare bombe in aerei delle aerolinee cubane o di altri paesi che viaggino a Cuba trasportando turisti da e verso paesi latinoamericani.</p>
<p>&#8220;Il metodo è simile: collocare l&#8217;ordigno di piccole dimensioni in luogo nascosto dell&#8217;aereo, esplosivo potente, detonatore controllato da orologio digitale che può essere programmato persino con 99 ore d&#8217;anticipo, abbandonare l&#8217;aereo normalmente nel luogo di destinazione; l&#8217;esplosione avverrebbe in terra o in pieno volo posteriore. Procedimenti veramente diabolici: meccanismi facili da montare, componenti quasi impossibili da scoprire, addestramento minimo per il loro impiego, impunità quasi totale, in estremo pericolosi per le aerolinee, strutture turistiche o di qualunque tipo; strumenti utilizzabili per crimini e delitti molto gravi.</p>
<p>&#8220;Se si divulgassero e si conoscessero tali possibilità&#8221; -noi ci opponevamo a che si divulgasse la tecnologia che usavano- &#8220;potrebbero diventare una epidemia, come avvenne in altri tempi con il sequestro di aerei. Altri gruppi estremisti d&#8217;origine cubano.</p>
<p>&#8220;Le agenzie poliziesche e dell&#8217;intelligence degli Stati Uniti possiedono informazioni veritiere e sufficienti sui principali responsabili, se in realtà lo desiderano possono fare abortire in tempo questa nuova forma di terrorismo; impossibile frenarla se gli Stati Uniti non compiono l&#8217;elementare dovere di combatterla. Non si può lasciare la responsabilità di farlo solo a Cuba, molto presto potrebbe essere vittima di tali azioni qualsiasi paese del mondo.&#8221;</p>
<p>Questo lo informammo, fecero attenzione a tale estremo che ci consultarono sulla convenienza d&#8217;inviare un testo del governo nordamericano a compagnie aeree.</p>
<p>Inviarono il testo in cui si comunicava alle aerolinee: &#8220;Abbiamo ricevuto informazione senza confermare su un complotto per collocare esplosivi a bordo di aeronavi civili che operano a Cuba e in paesi latinoamericani. Le persone coinvolte nel complotto progettano di lasciare un piccolo ordigno esplosivo a bordo&#8230;&#8221;, infine spiegano quanto gli avevamo trasmesso.</p>
<p>&#8220;Non possiamo scontare la possibilità che la minaccia possa includere operazioni di carico aereo internazionale dagli Stati Uniti.</p>
<p>&#8220;Il governo degli Stati Uniti continua cercando informazione addizionale per chiarire, verificare o rifiutare tale minaccia.&#8221;</p>
<p>Noi gli esponemmo la nostra opposizione alla pubblicazione di tale avviso, perché uno degli obiettivi che perseguivano gli individui era seminare il panico, e gli esponemmo che c&#8217;erano altri procedimenti come quelli che usiamo noi: organizzammo le guardie pertinenti ovunque c&#8217;era un rischio che mettessero le bombe, controllammo e sapevamo chi poteva collocarle e chi era coinvolto nei piani. Abbiamo vigilato, che è ciò che si deve fare, se non si vuole seminare il panico, creare uno scandalo o consegnare agli autori l&#8217;obiettivo che cercava di danneggiare l&#8217;economia del paese e diffondere il terrore.</p>
<p>Comunque resero pubblica l&#8217;informazione. E va bene, ormai noi avevamo molto rafforzato i meccanismi per catturare gli individui e da allora non poterono mettere nessun&#8217;altra bomba, e la guardia si mantiene dov&#8217;è necessario. Quando si disponevano a fare l&#8217;attentato là in Panama, ormai noi sapevamo meglio di loro stessi ciò che progettavano di fare. Questo è ovvio.</p>
<p>Ed ecco la mafia di Miami facendo sforzi per mettere in libertà i terroristi sorpresi in fraganti e arrestati in Panama. Hanno già dei piani di come farlo, attraverso quali paesi evacuarli e come, simulando di essere malati e muovendosi; ricevono liberamente visite da Miami e hanno persino partecipato all&#8217;invio di un&#8217;infiltrazione armata a Cuba, alcuni mesi fa, per Santa Clara.</p>
<p>Grazie a molti amici che abbiamo dovunque e a uomini come quelli che sono lì (si riferisce ai patrioti cubani incarcerati a Miami per cercare informazione sui piani terroristi contro Cuba), il paese si è difeso di questo terrorismo (Applausi).</p>
<p>Lo dico perché c&#8217;è una realtà, ci sono ancora altri documenti e note e noi abbiamo inviato anche messaggi verbali, e a volte abbiamo lasciato documenti scritti a riguardo, e uno degli argomenti che abbiamo utilizzato è inconfutabile: gli Stati Uniti sono il paese che ha il maggior numero di gruppi estremisti organizzati e 400 di essi sono armati.</p>
<p>I sequestri di aerei, metodo inventato contro Cuba, è diventato una piaga universale, e alla fine è stata Cuba a risolvere il problema quando, dopo averlo avvertito parecchie volte, restituimmo agli Stati Uniti due sequestratori, risulta doloroso, erano cittadini cubani, però l&#8217;avevamo avvertito, vennero e furono restituiti, compimmo la parola pubblicamente impegnata; tuttavia, dopo di ciò non ci diedero mai notizie per i parenti. Hanno un modo proprio di agire. Nessuno sa niente. So che vennero condannati a 40 anni di prigionia e fu quel fatto a mettere fine al sequestro di aerei.</p>
<p>Però, sentite, hanno 800 gruppi di estremisti. In occasioni, per qualche ragione, si sono rinchiusi in un luogo, si sono appiccati fuoco, sono morti tutti; gruppi che per qualche motivo, molti di essi per motivi politici, a volte per motivi religiosi, sono gruppi violenti, inclini all&#8217;impiego della forza o a prepara veleni, prodotti per agire contro le stesse autorità nordamericane. Non sto parlando della gente della mafia, sto parlando di centinaia di gruppi estremisti organizzati e che agiscono all&#8217;interno degli Stati Uniti. Non molto tempo fa hanno fatto saltare in aria quel edificio di Oklahoma.</p>
<p>Il paese più vulnerabile al terrorismo sono gli Stati Uniti, quello che ha più aerei, maggiore dipendenza da risorse tecniche, vie elettriche, gasdotti, ecc. E molti integranti di quei gruppi sono fascisti, non gli importa uccidere; mentalmente devono essere più vicini alla follia che a un&#8217;intelligenza equilibrata. Noi abbiamo detto alle autorità nordamericane: bisogna evitare che tali metodi siano divulgati -abbiamo usato questo argomento-, sono facili da utilizzare, è un pericolo per voi.</p>
<p>In questo stesso momento, quando sono arrivato qui, non c&#8217;era alcun elemento di giudizio che permettesse affermare chi abbia potuto collocare quelle bombe, perché può essere stata un&#8217;azione ideata ed eseguita da alcuni di questi gruppi, che l&#8217;hanno già fatto prima, come in Oklahoma, o possono essere stati gruppi dall&#8217;estero; però, risulta evidente, dai dettagli che si conoscono, che questo è stato organizzato con sufficiente efficacia, diciamo, con sufficiente organizzazione e sincronizzazione, il che è proprio di gente che conosce, che è ben preparata, che contava su piloti capaci di guidare i Boeing di grosse dimensioni, che ha coordinato le ore esatte in cui doveva agire, che ha sequestrato, senza dubbio, l&#8217;aereo della aerolinea su cui viaggiava, e aveva i piloti che poteva condurre gli aerei diretti a una torre o ad altri obiettivi, e uno dietro l&#8217;altro, con pochi minuti di differenza, e quasi contemporaneamente, un altro diretto contro il Pentagono.</p>
<p>Cioè, è gente con un livello di preparazione tecnica, d&#8217;organizzazione, e non devono essere per forza dei grossi gruppi; nessuno immagina il danno che possono fare i piccoli gruppi, di 20, 25 o 30 persone fanatiche o impegnate con determinate idee, e il luogo dove possono fare più danno sono gli Stati Uniti. Si vede che avevano studiato l&#8217;ora in cui ci potevano essere più persone negli uffici, circa le 09:00, il danno che potevano fare, le migliaia di vittime che potevano causare.</p>
<p>Adesso dovranno cercare indizi, alcun indizio, perché questo fatto ha caratteristiche speciali. E&#8217; per questo che il dovere più importante che, a mio avviso, hanno i dirigenti degli Stati Uniti è quello di lottare contro il terrorismo, e, in parte, queste tragedie sono conseguenza di aver applicato i metodi terroristi, nel caso di Cuba per un sacco di anni, e in altri paesi; perché hanno diffuso l&#8217;idea del terrorismo, e non c&#8217;è potere al mondo d&#8217;oggi, anche se grande, che possa evitare fatti di questa natura, perché li eseguono persone fanatiche, persone assolutamente indifferenti alla morte. Quindi, lottare contro tali metodi è difficile.</p>
<p>Di questo si può trarre un&#8217;idea: nessuno degli attuali problemi del mondo si può risolvere mediante la forza, non c&#8217;è potere globale, né potere tecnologico, né potere militare che possa garantire l&#8217;immunità totale contro tali fatti, poiché possono essere azioni di gruppi ridotti, difficili da scoprire, e la cosa più complessa, applicati da gente suicida. Quindi, lo sforzo generale della comunità internazionale è porre fine ai conflitti che ci sono al mondo, almeno in questo terreno; porre fine al terrorismo mondiale (Applausi), creare una coscienza mondiale contro il terrorismo. E vi parlo in nome di un paese che è vissuto oltre 40 anni di Rivoluzione e ha acquisito molta esperienza , è unito e ha un livello di cultura grande; non è un popolo di fanatici, né ha diffuso il fanatismo, bensì idee, convinzioni, principi.</p>
<p>Saremmo in migliori condizioni di difenderci, e l&#8217;abbiamo dimostrato, quante vite sono state salvate di fronte a tanti soldi e a tante risorse impiegate per seminare il terrorismo nella nostra patria! Abbiamo vissuto 40 anni di esperienza, siamo dieci volte più preparati per prevenire tali azione che gli stessi Stati Uniti.</p>
<p>E&#8217; molto importante sapere quale sarà la reazione del governo degli Stati Uniti. Possibilmente arriveranno giorni pericolosi per il mondo, non sto parlando di Cuba. Cuba è il paese che è più tranquillo al mondo, per diverse cause: per la nostra politica, per la nostra forma di lotta, per la nostra dottrina, la nostra etica, e, inoltre, compagne e compagni, per l&#8217;assoluta assenza di timore.</p>
<p>Niente ci disturba, niente ci intimorisce. Sarebbe molto difficile fabbricare una calunnia contro Cuba, non la crederebbe nemmeno colui che l&#8217;inventasse e brevettasse, è molto difficile; e Cuba non è oggi cosa da niente al mondo (Applausi). Ha una posizione morale molto grande e una posizione politica molto solida. Non mi passa nemmeno per la testa l&#8217;idea che sebbene ci sia stato uno degli idioti della mafia cercando d&#8217;intrigare, e credo abbia menzionato perfino Venezuela e Cuba, uno dei tanti ciarlatani spregevoli della mafia, qualcuno gli faccia alcun caso. Nessuno gli farà il benché minimo caso; però ci sarà una situazione di tensioni, rischi, dipendendo da come agirà il governo degli Stati Uniti.</p>
<p>I prossimi giorni saranno tesi dentro gli Stati Uniti e fuori gli Stati Uniti, cominceranno a emettere opinioni chissà quanta gente.</p>
<p>Ogni volta che accade una di queste tragedie, che sono anche molto difficili da evitare, io non vedo altra via che seguire ciò che, in alcune occasioni, è permesso suggerire all&#8217;avversario -avversario che è stato duro con noi per molti anni, però sa che anche noi siamo duri, sa che resistiamo, sa che non siamo sciocchi e ci può essere persino un po’ di rispetto nei confronti del nostro paese-, ci sono molti problemi in tante parti, ma se fosse corretto in alcuna circostanza, suggerire qualcosa all&#8217;avversario, per il benessere del popolo nordamericano e sulla base degli argomenti esposti, suggeriremmo a coloro che dirigono il potente impero che siano sereni, che agiscano con equanimità, che non si lascino trascinare dall&#8217;ira o dall&#8217;odio, né si mettano a cacciare gente lanciando bombe dappertutto.</p>
<p>Ribadisco che nessuno dei problemi del mondo, né quello del terrorismo, si possono risolvere mediante la forza, e ogni azione di forza, ogni folle azione dell&#8217;uso della forza, in qualunque parte, peggiorerebbe seriamente i problemi del mondo.</p>
<p>La via non è l&#8217;uso della forza né la guerra. Lo dico qui con tutta l&#8217;autorità di chi ha sempre parlato con onestà, possiede convinzioni solide e l&#8217;esperienza di aver vissuto gli anni di lotta vissuti da Cuba. Solo la ragione, la politica intelligente di cercare la forza del consenso e dell&#8217;opinione pubblica internazionale possono sradicare il problema. Credo che questo fatto tanto insolito dovrebbe servire a creare la lotta internazionale contro il terrorismo; però, la lotta internazionale contro il terrorismo non si risolve eliminando un terrorista qui e un altro là, usando metodi simili e sacrificando vite innocenti.. Si risolve ponendo fine, tra altre cose, al terrorismo di Stato e ad altre forme ripugnati di uccidere (Applausi), ponendo fine ai genocidi, seguendo con lealtà una politica di pace e di rispetto a norme morali e legali che sono ineludibili. Il mondo non potrà salvarsi se non segue una linea di pace e di cooperazione internazionale.</p>
<p>Nessuno s&#8217;immagini che stiamo cercando di comprare una tonnellata di qualcosa nel mercato degli Stati Uniti. Noi abbiamo dimostrato che possiamo sopravvivere, vivere e progredire, e tutto quanto si mostra oggi è l&#8217;espressione d&#8217;un progresso senza paragone nella storia (Applausi). Non si può progredire producendo solo automobili, si progredisce sviluppando intelligenze, diffondendo conoscenze, creando cultura, curando gli esseri umani come devono essere curati, che è il segreto dell&#8217;enorme forza della Rivoluzione.</p>
<p>Il mondo non può essere salvato mediante altre vie, e in questo caso mi riferisco alle situazioni di violenza. Si cerchi la pace dovunque per proteggere tutti i popoli contro la piaga del terrorismo, che una delle piaghe d&#8217;oggi (Applausi) perché c&#8217;è un&#8217;altra terribile piaga che si chiama AIDS; c&#8217;è ancora un&#8217;altra terribile piaga che uccide decine di milioni di bambini, adolescenti e persone al mondo: la fame, le malattie e la mancanza di assistenza e medicine.</p>
<p>&nbsp;</p>
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