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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Gennaro Carotenuto</title>
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		<title>È morta la madre di Fabio Di Celmo; non era nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2012 23:39:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È morta ieri la signora Ora Bassi Di Celmo, mamma di Fabio, che proprio ieri avrebbe compiuto 47 anni.  Fabio di Celmo non c’è più dal 1997, da quando il ragazzo genovese fu assassinato da una bomba piazzata in un hotel dell’Avana dall’agente della CIA Luís Posada Carriles.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_4675" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-4675" src="/files/2012/06/OraFabio.jpg" alt="Ora Bassi e Fabio di Celmo" width="300" height="217" /></strong><p class="wp-caption-text">Ora Bassi e Fabio di Celmo</p></div>
<p>È morta ieri la signora Ora Bassi Di Celmo, mamma di Fabio, che proprio ieri avrebbe compiuto 47 anni.  Fabio di Celmo non c’è più dal 1997, da quando il ragazzo genovese fu assassinato da una bomba piazzata in un hotel dell’Avana dall’agente della CIA Luís Posada Carriles.</strong></p>
<p>Quest’ultimo, che sta passando una dorata vecchiaia negli Stati Uniti e per il quale nessun governo italiano ha mai chiesto l’estradizione, rivendicò esplicitamente la morte di Fabio, dichiarando senza vergogna di dormire sonni tranquilli e che l’italiano era responsabile di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.</p>
<p>Da quel giorno del 1997 Ora Bassi e suo marito Giustino Di Celmo hanno lottato con grande dignità per ottenere giustizia incontrando la sordità totale dell’Italia. Troppo scomodo per i nostri governi e per i nostri media perseguire la giustizia per un ragazzo italiano assassinato in un attentato terroristico. Significava ammettere l’esistenza del terrorismo dei buoni o che Cuba potesse avere ragione. Troppo scomodo che avesse ragione la signora Ora a denunciare che le mafie di Miami, che in questi decenni hanno compiuto migliaia di atti terroristici che hanno causato a Cuba più di 3.000 morti, siano un’industria parastatale finanziata dal governo degli Stati Uniti e che la cosiddetta controrivoluzione sia innanzitutto un grande affare economico. E così i coniugi Di Celmo hanno combattuto la loro battaglia per avere giustizia per quel figlio assassinato venendo più volte insultati e sbeffeggiati, come avvenne perfino col quotidiano Liberazione.</p>
<p>C’è terrorismo e terrorismo. Ci sono terroristi che è utile tenere in prima pagina e farne aleggiare lo spettro rancido e terroristi che è bene dimenticare. Ci sono parenti di vittime alle quali dar voce e parenti di vittime intorno alle quali costruire una gabbia di silenzio. È stato questo il caso di Ora Bassi, la mamma di Fabio, scomparsa proprio nel giorno in cui suo figlio avrebbe compiuto gli anni. Non cercatela sulla stampa italiana che alla verità e giustizia per Fabio Di Celmo non è affatto interessata.</p>
<p>Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it</p>
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		<title>Francesco Merlo di Repubblica e gli stereotipi su Cuba e omosessualità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 19:45:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati cinque anni da quando Francesco Rutelli tenne banco sui media inventando di sana pianta che a Cuba ci fosse la pena di morte per gli omosessuali. Oggi in un editoriale su Repubblica, Francesco Merlo accomuna Fidel Castro nell’omofobia a Vladimir Putin, Aleksandr Lukašenko, Silvio Berlusconi e Angiolino Alfano. Merlo non fa onore all’arguzia della sua penna già che il riferimento a Fidel Castro e a Cuba è, oramai da un quarto di secolo, muffa, pregiudizio e diffamazione. Cuba –conoscendola- può essere criticata per mille cose. Ma i suoi detrattori si concentrano a negarne soprattutto le evoluzioni e la capacità di cambiare ed essere diversa rispetto agli stereotipi negativi con i quali viene descritta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3483" src="/files/2012/03/Fresa_y_Chocolate_thumb.jpg" alt="" width="224" height="320" />Sono passati cinque anni da quando Francesco Rutelli tenne banco sui media inventando di sana pianta che a Cuba ci fosse la pena di morte per gli omosessuali. Oggi in un editoriale su Repubblica, Francesco Merlo accomuna Fidel Castro nell’omofobia a Vladimir Putin, Aleksandr Lukašenko, Silvio Berlusconi e Angiolino Alfano.</strong></p>
<p>Merlo non fa onore all’arguzia della sua penna già che il riferimento a Fidel Castro e a Cuba è, oramai da un quarto di secolo, muffa, pregiudizio e diffamazione. Cuba –conoscendola- può essere criticata per mille cose. Ma i suoi detrattori si concentrano a negarne soprattutto le evoluzioni e la capacità di cambiare ed essere diversa rispetto agli stereotipi negativi con i quali viene descritta.</p>
<p>Cos’altro dovrà fare Fidel Castro per essere depennato dalla lista degli omofobi in servizio permanente effettivo? Dopo aver ammesso pubblicamente che negli anni ’60 la Rivoluzione commise contro i gay &#8220;una grande ingiustizia&#8221;? Dopo aver esplicitamente ripudiato gli UMAP, i campi di lavoro dove negli anni ‘60 venivano “rieducati” i giovani omosessuali? Dopo che oramai da 24 anni la legislazione cubana è stata depurata da ogni discriminazione per preferenza sessuale? Perché Merlo usa la fotografia del Fidel attuale, quasi novantenne, e non semmai quella del Castro quarantenne che probabilmente piaceva anche a lui?</p>
<p>Nella cultura della sinistra rivoluzionaria del Novecento, il maschilismo faceva il paio con il militarismo nell’arretratezza sull’omofobia. Le frasi omofobe attribuite a Fidel Castro o Ernesto Guevara possono essere attribuite a quasi chiunque, nato nella prima metà del Novecento, imbracciasse un fucile per una buona causa. L’omofobia era parte dell’esaltazione della virilità in un contesto nel quale il socialismo privilegiava sempre rapporti di produzione e nazione su questioni di genere e discriminazioni. L’uomo nuovo socialista era innanzitutto virile nel suo sforzo sovrumano di cambiare rapporti di produzione ingiusti. Non emenda gli UMAP ma quando a Cuba si rieducavano gli omosessuali (la pena di morte è un’infamia tutta rutelliana) la massima organizzazione mondiale di psichiatri ancora considerava l’omosessualità come una malattia mentale. Ricorda Merlo che perfino nella liberalissima California la sodomia smise di essere reato solo nel 1976 e che in una ventina di stati USA fino al 2003 ancora era previsto il carcere? Non a caso le battaglie per i diritti civili sono altro rispetto alla lotta di classe e alla lotta anticoloniale e Merlo è troppo colto e intelligente per non saperlo. La storia è andata avanti, non scusa per gli errori passati ma non può neanche essere epurata –come un film senza finale- da quanto è successo dopo. Forse a Merlo serviva solo un altro cattivone a caso da mettere con Putin e Lukašenko e ne ha preso uno, Fidel, la critica acritica del quale, per il centro-sinistra italiano, è passaggio necessario per essere introdotti nei salotti buoni.</p>
<p>La &#8220;legge di ostentazione pubblica&#8221; che discriminava gli omosessuali a Cuba, fu introdotta negli anni ’30 e cancellata nel 1988 quando a Cuba c’erano ancora in giro i sovietici e al governo c’era proprio Fidel Castro. Ovvero l’omofobo Castro è anche quello che l’omofobia di Stato ha cancellato. Quella cancellazione, 29 anni in ritardo rispetto alla Rivoluzione, racconta di un dibattito politico nell’isola che dura dalla fine degli anni ’70. Non solo, Cuba, che piaccia o no a Francesco Merlo, ha politiche pubbliche di lotta all’omofobia dall’ormai lontano 1995. Francesco Merlo ricorda che non è per colpa di Fidel Castro, e neanche di Angiolino Alfano, che in Italia è un tabù qualunque sanzione contro discriminazione, atti di omofobia o incitamento all’odio sulla base dell’orientamento sessuale mentre a Cuba tali politiche esistono? Merlo ricorda che in Italia, quando bande di fascistelli vanno a menare “i froci”, non sono previste aggravanti? E non sono previste aggravanti per quel bizantino equilibrismo che impedisce alla sinistra (il gioco di Merlo è di spiegare che i matrimoni gay sono anche di destra) di differenziarsi dalla destra per non dispiacere l’altra sponda del Tevere che non solo non vuole matrimoni, pacs, dico e quant’altro, ma è perfino preoccupata di non poter minacciare dall’altare il fuoco dell’inferno ai sodomiti finendo per colludere con i fascistelli di cui sopra.</p>
<p>È possibile che le memorie di Reinaldo Arenas, lo scrittore perseguitato come omosessuale negli anni ’60, uscito da Cuba con i marielitos nell’80 e morto in esilio di AIDS ormai 22 anni fa, vengano arbitrariamente usate per descrivere la Cuba attuale? Nel 2013 saranno vent’anni dall’uscita di &#8220;Fragola e Cioccolato&#8221;. Vent’anni fa a Cuba, un regista &#8220;di regime&#8221; come Tomás Gutiérrez Alea (fossero tutti così i registi o i giornalisti di regime!) girava un successo mondiale della cinematografia denunciando le difficoltà di un omosessuale nella Cuba degli anni ’70. Lo facevo dalla distanza di 15 anni dai fatti e di un dibattito politico e sociale che nell’isola (e anche nell’evoluzione personale del vecchio Fidel) era andato nel frattempo enormemente avanti. Due anni dopo quel film, nella conferenza internazionale di Pechino, Cuba fu l’unico paese latinoamericano a votare esplicitamente contro ogni discriminazione per preferenza sessuale. Si può glissare su tutto ciò?</p>
<p>Cos’altro dovranno fare a Cuba visto che l’isola è stato uno dei primi paesi al mondo a considerare il cambio di sesso come completamente gratuito e offerto dal servizio sanitario nazionale, e visto che a Cuba è in discussione in Parlamento il matrimonio omosessuale, o in subordine l’unione civile, che nel Parlamento italiano è tuttora un tabù e del quale non si deve parlare neanche per la presidente del Partito Democratico, Rosi Bindi? Allora, cos’altro deve fare Cuba (e la Rivoluzione cubana) perché venga riconosciuto che in questi anni abbia saputo emendare la propria omofobia di Stato, eliminato leggi discriminatorie e introdotte altre che quelle discriminazioni combattono? Che colpa ne ha Cuba se in Italia abbiamo Alfano e Bindi, Berlusconi e Rutelli? Anche nel criticare Cuba ci vorrebbe un po’ di onestà intellettuale.</p>
<p>preso da www.gennarocarotenuto.it</p>
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		<title>Amanda Knox: da Lima a Taiwan occhi puntati su Perugia per il “femminicidio globale” di Meredith Kercher</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 01:16:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino sul quotidiano La República di Lima, nel remotissimo Perù, nel Taiwan News, nell’australiano Sidney Morning Herald, e in migliaia di altri media, dalla Turchia al Sud Africa, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Gennaro Carotenuto</strong></p>
<p><strong>Giornalismo Partecipativo<br />
</strong></p>
<div id="attachment_1848" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1848" src="/files/2011/10/Meredith-Kercher.gif" alt="" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Meredith Kercher</p></div>
<p>La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense  dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna  di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino  sul quotidiano <em>La <a rel="nofollow" href="http://www.larepublica.pe/03-10-2011/la-historia-del-crimen-de-meredith-kercher"  target="_blank">República</a></em> di Lima, nel remotissimo Perù, nel <a rel="nofollow" href="http://www.taiwannews.com.tw/etn/news_content.php?id=1724549"  target="_blank">Taiwan News</a>, nell’australiano <a rel="nofollow" href="http://www.smh.com.au/world/manipulated-knoxs-final-appeal-20111003-1l5l4.html"  target="_blank">Sidney Morning Herald</a>, e in migliaia di altri media, dalla <a rel="nofollow" href="http://www.nationalturk.com/en/amanda-knox-verdict-live-final-appeal-of-knox-in-court-14194"  target="_blank">Turchia</a> al <a rel="nofollow" href="http://news.iafrica.com/worldnews/755577.html"  target="_blank">Sud Africa</a>, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.</p>
<p>Non smettono di stupire le dinamiche dell’infotainement globale.  Quanti femminicidi sono avvenuti negli ultimi quattro anni a Lima, in  Perù, in America latina senza finire in prima pagina non dico per  reciprocità su La Repubblica di Roma ma neanche su quella di Lima. Per  quanti processi vengono organizzate perfino delle <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/GenCarotenuto/favorites"  target="_blank">dirette Twitter delle udienze</a> come quella che abbiamo notato nei giorni scorsi da parte di John Hooper, corrispondente a Roma per il Guardian e l’Economist?</p>
<p>Esistono elementi oggettivi e ricorrenti che costruiscono  l’infointrattenimento globale e questo caso è paradigmatico: la  nazionalità della presunta colpevole, la gioventù, il contesto del  crimine a carattere sessuale, l’avvenenza unita ad altri dettagli  riportati morbosamente, la centralità dei media statunitensi nel sistema  mediatico globale, tutto è studiato e non ci sorprende.  Nel mio saggio  <a rel="nofollow" href="http://www.gennarocarotenuto.it/giornalismo-partecipativo-storia-critica-del-giornalismo-al-tempo-di-internet-arriva-il-libro/"  target="_blank">Giornalismo partecipativo</a> scrivevo dell’<strong>agenda setting del giornalista flessibile:</strong></p>
<p>Il peggioramento dei rapporti di produzione ha conseguenze immediate sull’agenda setting del giornalismo[1]  e il fallimento della capacità innovativa del giornalismo mainstream  online è dato dal fatto che solo per tempismo ma raramente per qualità  fa da capofila. Anzi, nello sparare un titolo nel giro di pochi secondi  dal lancio d’agenzia è spesso responsabile di interpretazioni che poi si  standardizzano. Si pensi al caso della bambina polacca uccisa nel  nolano del quale abbiamo parlato a pagina 46. Ma più in generale si  pensi alla scomodità delle inchieste sulla corruzione politica in un  mondo giornalistico sempre più lottizzato. Si pensi alla gerarchia  artefatta dai media tra i 627 omicidi in totale in Italia nel 2008, un  numero da anni in decrescita, se non per allarme sociale sulla sicurezza  amplificato dai media. Oltretutto tali omicidi sono sempre più  concentrati in ambito familiare senza che sui media si apra un serio  dibattito sul perché in Italia non ci si ammazzi più tra sconosciuti e  invece ci si ammazzi sempre più tra parenti e affini.</p>
<p>Quei 627 morti oscurano largamente i 1.100 morti sul lavoro e gli oltre 5.000 sulle strade[2].  Amplificare gli uni e oscurare gli altri è una scelta che fa parte  delle prerogative del giornalismo. Determinati omicidi, magari con  risvolti piccanti o che coinvolgono personaggi noti, sono più  notiziabili per un giornalismo che deve stare comunque sul mercato,  rispetto alla caduta di un manovale albanese da un’impalcatura. Casi  come quello del campione di football O. J. Simpson negli Stati Uniti,  oppure di Wilma Montesi[3],  nell’Italia degli anni ’50, o l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia a  fine 2007, con la continua esposizione del bel viso della presunta  assassina Amanda Knox (50.000 foto sul web, due milioni di citazioni in  Google, 35.000 nei blog), è prevedibile che inducano i giornalisti ad  allettare l’attenzione fino alla morbosità del pubblico. Di nuovo: è  prerogativa del giornalismo scegliere a quali fatti dare rilievo e in  quale maniera narrarli (senza travisarli). Ma è altrettanto evidente  che, focalizzandosi su determinati casi e ignorando altri, il  giornalismo abdica da una delle sue funzioni principali. Lo fa per  esempio proprio evitando di contestualizzare le centinaia di manovali  stranieri che cadono dalle impalcature e quindi rinunciando a  documentare fenomeni sociali per limitarsi a selezionare notizie  appetitose.</p>
<p>Un giornalista, non necessariamente  cooptato o lottizzato, ma sicuramente conformista e voglioso di far  carriera, o semplicemente precario, è portato a sposare forme di  copertura giornalistica come quelle sulla violenza, sulla sicurezza, e  sui morti ammazzati (in realtà su 627 omicidi solo poche decine l’anno  bucano lo schermo). Queste causano consenso intorno al modello sociale.  Al contrario è portato a sottovalutare morti come quelle nelle strade o  nei cantieri perché obbligano a un ripensamento profondo del modello  stesso.</p>
<p>Oppure si pensi ai crimini ambientali dei  quali sono spesso colpevoli grandi multinazionali. Si confrontino tali  crimini con l’impermeabilità di fatto dei media verso questi. È  difficile non pensare che siano crimini dei quali sono colpevoli o  complici, non solo nel Sud del mondo, alcuni tra i maggiori investitori  pubblicitari del pianeta. Di nuovo il giornalismo mainstream proprio in  quanto operante in sinergia col potere politico ed economico abdica dal  proprio ruolo di controllo e di critica, di Quarto potere.</p>
<p>In questo abdicare dal ruolo di watch dog  il modello redazionale digitale appare perfettamente funzionale. Il  giornalismo completamente sottomesso al mercato, precarizzato, produce  un’informazione che vola basso, corriva, scadente. Un giornalismo che  non ha tempo né qualità per investigare e che proprio per questo orienta  l’opinione pubblica in direzioni innocue, di frontiera con  l’intrattenimento, è oggi più comodo e più facile da controllare perfino  rispetto al tempo delle veline del Ministero della Cultura Popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] R. Marini, <em>Mass media e discussione pubblica. Le teorie dell’agenda setting</em>, Roma-Bari, Laterza, 2006.</p>
<p>[2] G. Lerner, <em>L’infedele</em>, La7, 8 dicembre 2008.</p>
<p>[3] F. Grignetti, <em>Il caso Montesi. Sesso, potere e morte nell’Italia degli anni ’50</em>, Venezia, Marsilio, 2006; C. Lucarelli, <em>Nuovi misteri d’Italia. I casi di Blu notte</em>. Torino, Einaudi, 2004, pp. 25-45; sulla stampa, P. Murialdi, <em>La stampa italiana del dopoguerra (1943-1972)</em>, Roma-Bari, Laterza, 1973, pp. 260-279, il capitolo del saggio di Murialdi è disponibile on line in: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi%28stampaitaliana%29.pdf" >http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi(stampaitaliana).pdf</a>.</p>
<p>È in tale contesto che matura il “femminicidio globale” e  globalizzato della povera Meredith ed è un contesto di abdicazione del  giornalismo dal proprio ruolo di Quarto potere. Non è un caso che  sopratutto i media britannici denuncino <a rel="nofollow" href="http://www.reuters.com/article/2011/10/03/us-italy-knox-meredith-idUSTRE7920TG20111003"  target="_blank">l’oscuramento della figura della vittima</a> e l’esaltazione della figura della presunta colpevole Amanda Knox che  cancella totalmente il suo ex-ragazzo italiano, coimputato, Raffaele  Sollecito, benestante e belloccio ma, ahilui, terrone per la stampa  italiana e meno interessante per quella mondiale.</p>
<p>Tutte le luci puntate su Amanda vuol dire la trasformazione di un  delitto in un serial televisivo collocato in un paese giudiziariamente  arretrato (per gli statunitensi) come l’Italia sul quale viene costruita  una narrazione superficiale, già vista in diecimila telefilm da Fox  Retrò a Fox Crime, nei quali Foxy Knoxy è assoluta protagonista nella  quale immedesimarsi.</p>
<p>Qualcuno ricorderà <em>Midnight Express </em>(Fuga di Mezzanotte), il  bel film di Alan Parker nel quale un ragazzo americano finiva in  carcere in Turchia in quanto colpevole di traffico di droga. Oggi il  caso perugino viene presentato dai media statunitensi egemoni come una  sorta di remake seriale dove l’Italia è la Turchia, Amanda è al posto di  Billy Hayes, e la giustizia penale italiana è al posto delle carceri  turche. Con la differenza, ma sembra non interessare, che Meredith sia  morta davvero.</p>
<p>* La mia amica Barbara Spinelli sarà  probabilmente dubbiosa sull’uso del termine  femminicidio per il caso  perugino. Personalmente mi sento, con meno prudenza, di spendere tale  termine in maniera estensiva in quanto una ragazza, Meredith, secondo le  ricostruzioni, sarebbe stata uccisa per aver rifiutato attenzioni  sessuali indesiderate.</p>
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		<title>Brasile: i paesi del BRICS si riuniscono per discutere come salvare l’Europa</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/09/18/brasile-i-paesi-del-brics-si-riuniscono-per-discutere-come-salvare-leuropa/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 17:27:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brisilia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega ha annunciato che la prossima settimana si riuniranno a Brasilia i ministri economici di Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa per discutere come aiutare l’Unione Europea al collasso. COMMENTO – La storia del mondo gira rapidamente e la perversione economica neoliberale adesso si ritorce contro l’Occidente che sarà chiamato a pagare il conto da quei paesi che aveva finto di aiutare con il FMI.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1788" src="/files/2011/09/europa-economia.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega ha annunciato che  la prossima settimana si riuniranno a Brasilia i ministri economici di  Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa per discutere come aiutare  l’Unione Europea al collasso.</p>
<p>COMMENTO – La storia del mondo gira rapidamente e la perversione  economica neoliberale adesso si ritorce contro l’Occidente che sarà  chiamato a pagare il conto da quei paesi che aveva finto di aiutare con  il FMI.</p>
<p>Nessuna illusione: oggi come allora, al nord come al sud a pagare  saremo sempre gli stessi e i criminali finanziari (uno speculatore  brasiliano non è meglio di uno francese) riusciranno ancora una volta a  vampirizzare intere società. Tempi neri ci attendono.</p>
<p>(<strong>Giornalismo partecipativo)</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/09/05/wikileaks-la-vera-storia-della-pubblicazione-senza-filtri-degli-archivi/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 21:06:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1735" src="/files/2011/09/20110604073504-wikileaks-logo.jpg" alt="" width="300" height="250" />La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza  filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi,  rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo.  Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la  stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York  Times al Guardian a El País avrebbe rispettato i patti e agito come  grande fattore di democratizzazione dell’informazione. Non è andata  così.</p>
<p>Da sempre, in tutti i paesi, gli archivi diplomatici sono  filtrati da alcune specifiche professionalità, archivisti, diplomatici,  uomini dei servizi di sicurezza. Tali persone stabiliscono, in genere a  distanza di 30 anni, quali documenti è interesse nazionale divulgare e  quali sono ritenuti così sensibili da essere in parte o del tutto meglio  rinviare ai posteri, apponendo segreti di 50 o 100 anni, se non essere  addirittura distrutti con procedure al di fuori della legge.</p>
<p>Il sogno di Wikileaks (informato di molta retorica sulla libera  stampa e accecato dal dogma della pubblicità) era sostituire le  burocrazie statali con presunti rappresentanti di un interesse pubblico  in contrasto con l’interesse di &#8220;poteri forti&#8221;. Tali rappresentanti del  pubblico interesse, i giornalisti, si impegnavano ad editare i documenti  e inserire filtri (comunque necessari) con l’unico criterio della  sicurezza delle persone nominate rispetto ad eventuali persecuzioni  politiche.</p>
<p>I giornali contattati (chi scrive conosce in prima persona tale  procedura per averla realizzata la scorsa primavera a Londra per il  settimanale uruguayano Brecha) hanno tutti firmato un contratto nel  quale si impegnavano ad editare TUTTO il pacchetto di documenti a loro  consegnati e pubblicarli TUTTI sul sito di Wikileaks indipendentemente  dall’usare (e citare) il tal documento in uno o più articoli. In cambio  della prima esclusiva (l’unica cosa giornalisticamente rilevante) le  testate si impegnavano alla creazione di un enorme archivio pubblico che  poteva essere consultato da privati cittadini ma anche da studiosi di  varie discipline, storici, economisti, sociologi, politologi,  specialisti di diritti umani. Una fonte di straordinaria importanza.</p>
<p>La grande stampa però, una volta ottenuti i preziosi file (normali  archivi excel passati brevi manu su pendrive) ha pubblicato quello che  alle singole testate sembrava interessante (qui ed ora) e poi ha  sistematicamente iniziato una lunga schermaglia con Wikileaks sostenendo  di poter da sola interpretare un interesse pubblico in grado di  stabilire quali fossero i soli documenti meritevoli di pubblicazione  (neanche l’1%) per condannarne all’oblio (censurandoli di fatto) la  stragrande maggioranza.</p>
<p>Chi scrive ne ha a lungo dibattuto con il presidente della FNSI,  Roberto Natale, in un convegno dello scorso aprile all’Istituto  Universitario Europeo di Fiesole: i giornali, che non avevano dubitato  un attimo nell’accettare l’impegno contrattuale preciso a rendere  disponibile l’intero rispettivo spezzone di archivio, una volta  utilizzati i documenti si schernivano dietro un presunto diritto di  stabilire loro cosa fosse d’interesse pubblico e cosa non lo fosse.  D’altra parte per Wikileaks, un’organizzazione quasi clandestina, far  valere le proprie ragioni contrattuali in un processo è oltre  l’immaginazione e forse l’ingenuità di chi la dirige.</p>
<p>Ho provato senza successo a segnalare a Julian Assange e al suo  gruppo più ristretto come il giornalismo commerciale non fosse  compatibile col realizzare un progetto di tal portata ma fosse solo  utile a dare la massima risonanza mondiale all’evento Wikileaks. Questi  hanno usato Wikileaks per spigolare alcune note di colore (cosa pensa  Hillary Clinton di Silvio Berlusconi?) e non molto altro senza cogliere  la sistematicità documentaria e d’insieme di quegli archivi. Ho provato a  prospettare che gruppi di accademici selezionati in giro per il mondo  avrebbero potuto con più comprensione per l’idea stessa di archivio  pubblico assolvere al c</p>
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		<title>Cavie umane per gli esperimenti del Ministero della Sanità degli Stati Uniti: almeno 83 morti in Guatemala</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 02:16:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1723" src="/files/2011/09/pruebas-guatemala_thumb.jpg" alt="" width="300" height="250" />Almeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.</p>
<p>È questo il primo risultato diffuso dalla commissione bioetica voluta dal presidente statunitense Barack Obama che lo scorso novembre aveva chiesto scusa al popolo guatemalteco dichiarandosi “profondamente triste” per quelli che il presidente Álvaro Colom ha invece definito senza perifrasi “crimini contro l’umanità” commessi dal governo degli Stati Uniti (all’epoca presidente era Harry Truman, democratico come Obama). Una formula, quella di “crimini contro l’umanità” che divide i due paesi con il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che si è procurata critiche per aver tentato di sminuire l’importanza della cosa parlando di “pratiche molto frequenti nella medicina dell’epoca” e cercando di nobilitarle sostenendo che furono utili nell’ambito della scoperta della penicillina.  Sia come sia il governo statunitense ha tenuto segreto e negato per oltre 6o anni che tali atrocità abbiano avuto luogo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Stephen Hauser, membro della commissione che ha presentato le prime conclusioni che anticipano un documento che sarà diffuso il prossimo ottobre, almeno 5.500 persone furono inconsapevoli vittime di esperimenti paragonabili –secondo la stampa di Città del Guatemala- a quelli della Germania nazista e dei giapponesi in Cina. “Furono selezionati settori socialmente deboli della popolazione – spiega Hauser- come carcerati, malati di mente, prostitute o semplicemente bambini. Nel campione sottoposto ad esperimenti su malattie veneree –circa 1.300 persone- ci sono stati almeno 83 morti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In particolare le prostitute furono infettate per poter studiare gli effetti del contagio sui loro clienti. In altri casi le persone sottoposte agli esperimenti sono state poi vittime di malattie come la meningite ma –secondo il relatore- sarebbe difficile stabilire la relazione tra tali malattie e gli esperimenti. Appena 700 persone tra quelle infettate furono sottoposte a trattamenti medici dopo l’inoculazione dei virus, “un episodio immorale di ingiustizia storica”, secondo la presidente della commissione Amy Gutmann.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COMMENTO – I tempi del governo statunitense sono più rapidi di quelli della Chiesa cattolica che ci mise 400 anni per scusarsi a mezza bocca per aver mandato al rogo Giordano Bruno a Campo de’ Fiori. Tuttavia ci domandiamo quanto ci metterà il governo statunitense a chiedere scusa per il Napalm in Vietnam o per avere addestrato decine di migliaia di torturatori in America latina nell’ambito del Piano Condor o per aver inventato di sana pianta la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e aver usato tale menzogna come “pistola fumante” per un’invasione costata centinaia di migliaia di morti. Pochi anni dopo i raccapriccianti esperimenti (ha ragione Clinton: non certo gli unici), proprio in Guatemala rovesciarono il governo democratico di Jacobo Arbenz, uno dei tanti golpe che hanno stuprato la vita di centinaia di milioni di persone, dal Cile all’Indonesia. Ci domandiamo infine quanto ci metteranno a Washington a parlare di indennizzazioni alle loro vittime. Per quelle guatemalteche di sessant’anni fa, poveri cristi mandati a morte atroce con metodi degni di Mengele, nonostante la “profonda tristezza” di Obama, è stato esplicitamente escluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it</p>
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		<title>Monterrey: più di 50 morti nell’assalto al Casinò</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2011/08/29/monterrey-piu-di-50-morti-nellassalto-al-casino/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 02:42:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CIUDAD JUAREZ E’ di almeno 53 morti il bilancio dell’assalto terroristico al Casino Royale di Monterrey, la più importante città del Nord del paese. Secondo le prime ricostruzioni un gruppo di almeno mezza dozzina di uomini armati sarebbero entrati nella sala da gioco affollata intorno alle 15.30 ora locale, le 23.30 italiane, sparando all’impazzata, quindi l’avrebbero cosparsa di benzina e poi avrebbero fatto esplodere almeno una granata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: 13px;font-weight: normal">CIUDAD JUAREZ E’ di almeno 53 morti il bilancio dell’assalto terroristico al Casino Royale di Monterrey, la più importante città del Nord del paese. Secondo le prime ricostruzioni un gruppo di almeno mezza dozzina di uomini armati sarebbero entrati nella sala da gioco affollata intorno alle 15.30 ora locale, le 23.30 italiane, sparando all’impazzata, quindi l’avrebbero cosparsa di benzina e poi avrebbero fatto esplodere almeno una granata.</span></h1>
<div>
<p>L’effetto del o degli ordigni sarebbe stato amplificato –è la spiegazione ufficiale delle autorità che tentano di svicolare dalla responsabilità di affrontare un atto di guerra come tale- dal fatto che le uscite d’emergenza della sala sarebbero risultate chiuse a chiave trasformando così l’edificio in una trappola mortale che, nella calca avrebbe prodotto il maggior numero di morti. Secondo alcune fonti il terribile attentato –il più grave in questi anni in Messico- sarebbe da ricondurre allo scontro tra cartelli minori per il controllo del narco e del gioco d’azzardo negli stati di Nuevo León, del quale fa parte Monterrey e Coahuila, dove domenica scorsa una partita di calcio era stata sospesa a causa di una sparatoria.</p>
<p>COMMENTO – Pur nel <img class="alignleft size-full wp-image-1712" src="/files/2011/08/Monterrey_thumb.jpg" alt="" width="300" height="250" /> violento di questi anni, 50.000 morti da quando Felipe Calderón è presidente, le dimensioni della strage di Monterrey lasciano sgomenti. La situazione è fuori controllo, siamo di fronte a un narcoterrorismo che non vacilla a mettere a ferro e fuoco il centro di una delle maggiori città del paese e la strategia di guerra al narco del governo messicano -d’accordo con quello statunitense- non ha portato a nessun risultato se non l’esplosione del paese. La società civile –come ha confermato lo scorso giugno la Carovana per la Pace con dignità e giustizia che ha come figura principale il poeta Javier Sicilia e che lo scorso giugno ha unito Città del Messico a Ciudad Juárez- chiede pace ma la politica non sa rispondere alla violenza dei narcos che con una guerra per bande nella quale l’esercito e le 2.000 diverse polizie del paese sembrano condurre tutte strategie che poco hanno a che vedere col ristabilimento della legalità. Così 100 milioni di messicani sono ostaggi e rubricati, come già sta avvenendo per i morti di Monterrey, come danni collaterali</p>
<div>Gennaro Carotenuto su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.gennarocarotenuto.it/" >http://www.gennarocarotenuto.it</a></div>
</div>
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		<title>Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 20:26:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere. Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1695" src="/files/2011/08/libia1.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei  aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da  Antonio Moscato e che invito a leggere.</p>
<p>Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e <span style="text-decoration: underline">totalmente inventato nella citazione</span>, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.</p>
<p>Nel <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi" rel="nofollow"  target="_blank">primo</a> articolo,  quello di Mazzetta, si fa il punto sui rossobruni più propriamente  provenienti dalla destra estrema e di come a questi riesca sempre più  facile cooptare beoti di sinistra, alcuni anche molto noti. Neofascisti a  volte saltati al comunismo più dogmatico, a volte semplicemente  ridipingendo i vecchi simboli, riescono a tessere reti con spezzoni  purtroppo non marginali della sinistra radicale, magari con sinergie  (post)ideologiche e convergenze oggettive  sull’interpretazione di una  realtà per loro troppo complessa.</p>
<p>L’ultima volta che sono  stati così ingenti queste contaminazioni tra destra e sinistra è stato  alla vigilia della prima guerra mondiale, quando anche spezzoni  importanti del movimento operaio vedevano nella guerra (che poi avrebbe  gestato i fascismi) il “lavacro purificatore” rispetto alle pochezze  dell’Italietta liberale e il grimaldello verso la rivoluzione  proletaria, come in effetti successe, ma solo in Russia. Il più famoso  tra loro, nel frattempo saltato del tutto dall’altra parte, fu il  direttore dell’Avanti, Benito Mussolini. Oggi, nel mondo globalizzato, e  senza rivoluzioni alle porte in Occidente, la storia si ripete in farsa  e via Internet sposano seduta stante la tesi di qualunque complotto gli  si presenti davanti, in genere attribuibile ai perfidi giudei deicidi.  Così non sorprende che fino a qualche tempo fa un sito cult della  sinistra radicale, Comedonchisciotte, permetteva di scaricare l’edizione  completa dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel nostro tempo nulla accade  perché accade ma sempre e solo perché esseri considerano evidentemente  superiori (i marziani posadisti, il Mossad o gli amerikani) hanno  complottato che così fosse. Siccome in Ucraina o in Georgia ci sono  state le rivoluzioni colorate finanziate da Freedom House allora ogni  singolo movimento deve per forza essere eterodiretto e quindi: viva  Assad, viva Gheddafi, viva Ahmedinejad novelli Marx, Lenin e Mao o in  alternativa nuovi Hitler, Mussolini e Franco. Incapace di interpretare  l’esistente, l’estrema (destra e sinistra in questo caso si toccano)  tende a leggere sempre una sorta di piano segreto e mai un’evoluzione  naturale di politiche economiche predatorie, quelle neoliberali,  sfuggite agli apprendisti stregoni.</p>
<p>Pertanto l’11 settembre non  sarebbe mai avvenuto se non come autoattentati. Bin Laden era della CIA  e non è mai morto. Il povero Vittorio Arrigoni sarebbe stato –senza uno  straccio di indizio- ammazzato dal Mossad perché Hamas, in quanto  nemica del mio nemico, è intrinsecamente buona. Gli islamici a casa loro  sono l’eroico muro contro il sionismo, a casa nostra… viva Borghezio.  L’ultimo esempio è proprio la Libia. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="nofollow"  target="_blank">Gheddafi diviene un fulgido esempio di antimperialismo</a> da  difendere dal complotto giudaico-statunitense. Come si vede è l’estrema  destra a condurre le danze ma all’estrema sinistra non repelle  accodarsi. La <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16337-nel-mirino/" rel="nofollow"  target="_blank">cartina tornasole</a> del  rossobrunismo è proprio il disprezzo razzista per i migranti: cosa  importa se Gheddafi li massacrava per conto di Maroni, lui è il nostro  campione contro l’Amerika.</p>
<p>In questo aiuta a districarsi il <a href="http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=566:libia-chi-ha-vinto&amp;catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&amp;Itemid=31" rel="nofollow"  target="_blank">punto di vista</a> di  Antonio Moscato che ricorda quanto dovrebbero essere considerate con  trasporto le rivoluzioni arabe e quanto invece da sinistra siano  trattate con pregiudizi di varia natura, da quello sulla frammentazione  del paese, a quello sul fondamentalismo islamico alla presunta assenza  di opposizione a Tripoli per finire con l’eterodirezione occidentale di  tutto visto che Gheddafi –improvvisamente- aveva smesso di essere il  “campione delle libertà”. Inoltre Moscato ricorda dettagli non  trascurabili come la marginalità dell’impegno NATO in Libia (il che non  vuol dire non criticarlo). Insomma: per la prima volta in decenni una  rivoluzione in un’intera regione del mondo sta avvenendo sotto i nostri  occhi, pur nelle estreme difficoltà che tale processo comporta, e le  sinistre, moderate e radicali preferiscono spaccare il capello in  quattro, pregiudizialmente convinte che dalla riva sud del Mediterraneo  possano venire solo grane.</p>
<p>Uno degli schematici  argomenti dei difensori di Gheddafi è la posizione dell’America latina e  in particolare di Hugo Chávez. Su tale schematismo ho <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15096-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano/" rel="nofollow"  target="_blank">ampiamente scritto lo scorso febbraio in un articolo</a> che  ebbe ampia diffusione ed al quale rimando. Il prisma delle migliaia di  chilometri di distanza e alcune considerazioni propagandistiche  impediscono perfino di leggere Francia al posto di Stati Uniti come  paese che ha imposto l’intervento.</p>
<p>E qui torniamo al manifesto  del gruppuscolo rossobruno dell’immagine di apertura pubblicata da  Mazzetta. La citazione per la quale Chávez si ispirerebbe a Mussolini è  falsa, totalmente falsa e ovviamente diffamatoria. Nel pantheon degli  ispiratori di Hugo Chávez c’è semmai Antonio Gramsci –ripubblicato  continuamente in questi anni in Venezuela e citato ripetutamente dal  presidente- e non certo Benito Mussolini. La destra eversiva venezuelana  –questa sì parafascista e golpista ma che si autodefinisce democratica  per succhiare milioni da USAID- ha comparato spesso in questi anni  Chávez a Mussolini, spesso a uso e consumo dei media occidentali. Un  neonazista e antisemita dichiarato come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1000-alejandro-pena-esclusa-lorenzo-cesa-il-cardinal-martino-pedine-neocons-preparando-il-dopo-chavez/" rel="nofollow"  target="_blank">Alejandro Peña Esclusa</a> nel 2007 venne addirittura accolto in Vaticano spacciandosi per “capo dell’opposizione moderata”.</p>
<p>Strano meccanismo: gruppi  di estrema destra eversiva venezuelani regalano a gruppi di estrema  destra italiana Hugo Chávez come campione del mussolinismo  antiplutocratico redivivo. Ovviamente chi conosce il caos creativo della  rivoluzione bolivariana non può che farsi grasse risate rispetto al  presunto totalitarismo chavista. Allora il Chávez che in questi anni ha  fatto da parafulmine alla fase terminale dell’era del “Washington  consensus”, sconfiggendo un golpe, lavorando con gli altri paesi della  regione al rifiuto dell’ALCA e che continua incessantemente a lavorare  per un mondo multipolare e per l’integrazione latinoamericana e che  ovviamente mai potrebbe appoggiare interventi stranieri come quello in  Libia, tanto meno della NATO, diviene una sorta di maglietta del Che,  buona per tutte le stagioni. Perfino per quelle più nere.</p>
<p>(<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Genaro Carotenuto</strong></a>)</p>
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		<title>Camila Vallejo –minacciata- sotto scorta alla vigilia del grande sciopero in Cile</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/08/25/1685/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:06:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che avevamo denunciato lo scorso 15 agosto. Ha inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune delle quali si dimostrava di conoscere il domicilio e il telefono privato della studentessa. In particolare la corte suprema ha stabilito che è un crimine utilizzare social network come Facebook o Twitter per minacciare, spaventare o mettere a rischio la sicurezza e la libertà delle persone.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1687" src="/files/2011/08/295971_126443684118722_106870822742675_147195_3488439_n.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader  studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata  fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16269-facebook-minacce-di-morte-contro-la-leader-studentesca-cilena-camila-vallejo/" rel="nofollow"  target="_blank">avevamo denunciato lo scorso 15 agosto</a>.</p>
<p>Ha  inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune  delle quali si dimostrava di conoscere il domicilio e il telefono  privato della studentessa.</p>
<p>In particolare la corte  suprema ha stabilito che è un crimine utilizzare social network come  Facebook o Twitter per minacciare, spaventare o mettere a rischio la  sicurezza e la libertà delle persone.</p>
<p>Oggi e domani la Fech, la  federazione studentesca della quale Camila è presidente si somma al  principale sindacato del paese, la CUT, nel grande sciopero contro le  politiche neoliberali del governo.</p>
<p><strong>Gennaro Carotenuto su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank">http://www.gennarocarotenuto.it</a></strong></p>
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		<title>Saif Al Islam e la disinformazione al potere</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 23:41:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine anche Repubblica ha ceduto e ammette quello che alcuni media più seri (tra i quali il quotidiano spagnolo Público e Telesur) sostenevano da ore, ovvero che la notizia della cattura del figlio di Gheddafi Saif Al Islam era falsa, così come è francamente ridicolo che Gheddafi possa aver mai ordinato a dei cecchini di sparare sui bambini di Tripoli. E’ oramai la disinformazione al potere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1680" src="/files/2011/08/5.jpg" alt=" Saif Al Islam" width="300" height="250" />Alla fine anche Repubblica ha ceduto e ammette quello che alcuni media più seri (tra i quali il quotidiano spagnolo Público e Telesur) sostenevano da ore, ovvero che la notizia della cattura del figlio di Gheddafi Saif Al Islam era falsa, così come è francamente ridicolo che Gheddafi possa aver mai ordinato a dei cecchini di sparare sui bambini di Tripoli.</p>
<p>E’ oramai la disinformazione al potere. I media scelgono una parte per la quale tifare e, automaticamente, tutto quello che dice quella parte è vero, mentre tutto quello che afferma la controparte viene considerato falso. Ovviamente, in un caso e nell’altro, la stampa preferisce dare o negare le notizie per pura convenienza, magari per puro sensazionalismo, funzionando da cassa di risonanza per gli uffici stampa di una parte in causa senza la benché minima verifica che, è penoso ricordarlo, è parte essenziale del lavoro giornalistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
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